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Full text of "Scienza delle finanze"

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SCIENZA DELLE FINANZE 



GIUSEPPE BICCA SALERNO 



^° '"'i. 



FIRENZE, 
a. BARBÈRA. EDIIOKE. 



it. X 




:rìtte dalla Legge, ì diritti di riprodnz 



PREFAZIONE. 



Ho raccolto in questo volumetto e riordinato con 
nuovo disegno i risultati più importanti delle ricer- 
che scientifiche intorno alla finanza pubblica. 

Delle molteplici fonti, a cui ho dovuto attingere, 
ricordo in ispecie le opere fondamentali dello Stein,* 
del Wagner,* dello Schònberg,^ del Leroy-Beaulieu,* 
del Cossa,'' dell* Hoc V del De Parieu,' dello Schàffle,' 
del Sax ' e del Vocke ; *^ e le notevoli monografie del 



* L. V. Stein, LehrhucH der Finanzio iaaensohaft (1860), Wien 
1885-86, 5» cdiz. in 4 voi. 

' Ad. Wagner, Finanzwieaenschaft^ Leipzig, 8 toI. pabblicatl, il 
primo nel 1871-72 (3» ediz. 1883), il secondo nel 1878-80, eli terzo 
nel 1886-87. 

• 6. SchOnbkhq, ffandbuch der Pditischen (EkanomiCf Tttbingen, 
1886, 2» ediz. voi. III. 

* P. Lero7-6eaulieu, Tratte de la Science de» Financeg, Paris, 
1883, SI" ediz. 2 voi. 

' L. CossA, Primi elemenii di Scienza delle Finanze, Milano, 1887, 
4* ediz. 

• L. V. HoGR, Die offentliclien Abgaben und Schulden^ Stutt- 
gart, 1863. 

"^ E. De Pariku, Tratte dea Imputa, Paris, 1866-67, 2» ediz. 4 voi. 

• A. E. F. SCHAPPLB, Die Grundadtze der SteuerpoUtik, lì ^hìUgeriy 1880. 

* E. Sax, Qrundlegung der theoretiachen Staatawirth8chaft,Vfi(ìnf 1887. 
'• W. Vocke, Die Abgaben Au/lagen und die Steuer vom Standpunkte 

der Oeachichtc vnd der Sittlichkeit, Stuttgart, 1887. 



l'RF.F AZIONE. 

lei BéaobraBof,'- del Pescatore," del Vo- 
Iferich," del Wagner," del Neuraann," 
," del Messedaglia," del Nasse," del 
'Adams;" senza dire di molte altre 
, che trovansi registrate nella ricca 
lei Cossa. E per ciò che riguarda i 
■ornici, su cui poggia la teoria generale 
esposta nel primo libro, ricordo anche 
1 Jevons," del Menger " e del Bijlini- 

RiIS,i'la<i(twir(*miAu/ì (nel Dtatscha Slaatricerlerbueh 

Brater, StiittgBrt, 18B7, tol. X), 
LAsnp, Tmpdlé tur leu nciei (nei MimBÌnt di PAea- 
teribouTg, 1866-67). 
ORE, La Logica delle Impotle. Toriuo [867. 

Ueber Baleaerung iler LandtvirlhtiAafl — Uthtr 
?6er Périonalbt9tenefung — Ueber Kapitalrenlenhftle' 
ZeiUchrifl/iir die geènmmle SlaatiurÌHaueha/l, TQbìa- 

5, 1BB8, IBCo). 

. HttLFEBIRlI, Die Be/orm der diricien Sleuern in 

He Ein/ìdumg rincr KapitaUlmer in Badm (nella 

' gaamm. Slaatminfmfdin/I, Tflbingea, 1S73, 1846). 

tu, ,5fan(MC*uWen — ZSUr (nel DevUchti SMoHicùr- 

schli n. Brater, Stuttgart, 1868, XI). 

KjINH, Die pyagTtitite Einlceinmciuleutr, Leipzig, 18T4 

; dal «feniliche Intfraie, Leipzig, 1887. 

ai, />«■ Gffetilliehe Crrdit, CarlEruhe, 18^9, S* ediz. 

ibielumg der Zinten der affentUcken Kchvlden, Statt- 

■AQT.u, Dei pTtttiii pnhUici e del migliar litUmn di 

Inno, IBòO. 

?inier« nini StaateanUilien (nell» Zeitiehri/t fur die 

leaicha/ì, Tabingen 1368). 

ìB, Die Prineipien der gerechlen Be^ltuerung, Berlin, 

ti dea Ei<ikommena, Berl[n, 1837. 

MS, PMic Dehlt: an eiiag in Ihe .oìenct o/j5non«, 

IT Jftonb, ne Tkeory lyf Politicai Econoiny, London, 

^ ()™nd««(« der roft.wirlS«eSo/fiIeir(, Wien, 1871. 



PREFAZIONE. VII 

Bawerk,*^ a cui rimando i lettori, che desiderano 
più ampi svolgimenti. 

Ma, interpretando e giudicando liberamente le 
dottrine degli scrittori, e in ispecie quelle dei mae- 
stri onorati e autorevoli, fui spesso condotto dai miei 
studi ad accogliere concetti teorici e vedute siste- 
matiche, che per vari rispetti dififeriscono da quelli 
adottati dagli altri. Intorno a ciò lascio giudici gli 
uomini competenti e imparziali, che si degneranno 
di esaminare questa operetta, confrontandola coi 
trattati e compendi più noti. A me basterà il dire, 
che, cercando d'imprimere ad essa un carattere 
scientifico e un'impronta particolare nei limiti ri- 
stretti, che mi erano prefissi dall' indole sua, ho vo- 
luto fornire argomento di discussione ai cultori delle 
discipline politiche ed economiche, e specialmente 
ai giovani; essendo mio convincimento, confermato 
dall'esperienza, che il migliore ufficio di un libro 
elementare, come di un insegnamento efficace, è 
quello di dare impulso al pensiero, invitare a studi 
più vasti ed educare alla disciplina della scienza. . 

G. R. S. 

Modena, 1» giugno 18S8. 



*' K. V. Bcìhm-Hawicrk, Grundzuge der Thoerie dea wìrtBcìinftìichen 
O'àterwerts (noi Conrad^ a JahrhucJier, Jena, 1886). 



INDICE. 



LiBBO PttiMO. - LA TEORIA GENERALE 
DELLA FINANZA PUBBLICA. 

Capitulo I. I fatti e gli istituti finanziari Paj;. 1 

> II. Le principali dottrine finanziarie 18 

» III. La finanza pubblica e il principio del valore nella 

economia sociale 33 

» IV. La finanza pubblica e la produzione e distribuzione 

delle ricchezze 40 

w y. La finanza pubblica e la circolazione delle ricchezze. 53 
^ VI. I principii fondamentali della politica e della legisla- 
zione finanziaria 71 

Libro Skconuo. - LE ISTITUZIONI SPECIALI 
DELLA FINANZA PUBBLICA. 

Titolo I. - Speso pubbliche. 

Capitolo I. La natura e gli oggetti dello spese pubbliche. ... 85 

> II. Le spese pubbliche e T ordinamento del bilancio. . 94 
» III. Le norme giuridiche e politiche delle spese pubbliche. 107 

Titolo II, — Entrate ordinarie. 

Capitolo I. Le entrate ordinarie in generale 115 

» II. Il demanio fiscale 127 

' III. Le contribuzioni speciali. Tasse 137 

IV. Le contribuzioni generali. Imposte 155 

r V. L'ordinamento generale delle Imposte 172 

» VL La formazione del sistema tributario. Imposte dirette. 188 
VII. La formazione del sistema tributario. Imposte in- 
dirette 204 



I 



INIUCE. 
Eutrxta Etrsardiuarìe. 

iS entrate straordiaaria in genersls Pag. ì°2 

I debito pabblioo a le sne forme direrse 230 

la stipnlatione e la consolidazione del debito pub- 



Jl* 



Libro Primo. 

LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA, 



Capitolo I. 
I fatti e gli istituti finanziari. 

§ 1. — La finanza pubblica comprende nel suo più 
ampio significato tutti i fatti e gli istituti che si riferi- 
scono all'acquisto e all'uso delle ricchezze materiali per 
parte dello Stato, della provincia e del comune. Gli 
scopi, che son propri di queste forme necessarie della 
sociabilità umana, e che rientrano nel fine più com- 
plesso della vita civile, non potrebbero raggiungersi 
senza r impiego di mezzi idonei, di beni e servigi, senza 
il concorso e la cooperazione degli stessi cittadini. Ac- 
ciocché si possa costituire e conservare la potenza della 
nazione, guarentire il diritto dei privati e stabilire isti- 
tuzioni di pubblica utilità e di coltura, occorrono ter- 
reni, fabbricati, strumenti, merci di ogni genere, che 
bisogna destinare a tale ufficio. E se noi ammettiamo 
che lo Stato debba proporsi gli scopi accennati e ren- 
dere quei servigi alla società, dobbiamo anche ammet- 
tere eh' esso riceva da essa i mezzi occorrenti. La ne- 
cessità degli ordini finanziari deriva logicamente dalle 
attribuzioni e funzioni amministrative dello Stato, per 
le quali è indispensabile 1' uso delle ricchezze. 

A ^. — 3. • I 



2 LIBRO PRIMO. 

Lo Stato medesimo non può concepirsi air infuori 
dei cittadini ; esiste e vive nelle opere e nella vita de- 
gli stessi individui. È nota la distinzione, giusta ma 

' incompleta, che risale al Mohl ed è accettata da molti ; 
secondo la quale lo Stato non è che la società, consi- 
derata da certi aspetti determinati, o riguardo al suo 
ordinamento giuridico e agl'interessi generali e co- 
muni. Le quistioni politiche, quistioni di Stato, si distin- 
guono per questo carattere uniforme e per il contenuto 
più ristretto e omogeneo dalle quistioni sociali, più vaste, 
molteplici e complesse. Perchè V uomo consegua il suo 
fine di provvedere alla propria esistenza e perfezionarsi 
nella intelligenza, nella prosperità, nella moralità e via 
dicendo, sono indispensabili alcune condizioni, che non 
possono essere stabilite che dallo Stato, ed è necessaria in 
molti casi Topera collettiva delle associazioni politiche so- 
vracennate. E lo Stato sarebbe, secondo questa dottrina, 
un organo della società importante, . essenziale, nobilis- 
simo, ma che non menoma o distrugge la grandezza e 
r efficacia degli altri organi di essa. Ma poiché la stessa 
società si compfjne d'individui, bisogna ricercare in 
essi, nelle loro facoltà, tendenze e forze diverse e nelle 
relazioni molteplici colla natura esteriore le cagioni pri- 
me dei fenomeni sociali e politici, di tutte le manifesta- 
zioni varie delF attività umana. I fatti e gV istituti della 
vita civile, qualunque forma a*ssumano e in qualunque 
modo s' intreccino, mettono capo sempre air uomo indi- 
viduo e vero. Tutto ciò che non ha radice neir uomo vi- 

, vento è semplice parvenza o astrazione priva di realtà. 
E quindi non basta il dire che lo Stato è un aspetto, 
una forma determinata della società ; ma conviene di- 
mostrarne la ragione obbiettiva nei sentimenti^ nei fini 
e nei modi di agire degl' individui che formano real- 
mente la società. 

§ 2. — Ora in tutta Fattività degli uomijii possiamo di- 




LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 3 

stinguere due ordini di bisogni e di fatti, due specie di 
tendenze e di forze, che il Sax designa coi nomi d' « in- 
dividualismo » e di « collettivismo » e che, pur diffe- 
rendo nelle forme, nelle combinazioni e manifestazioni 
esterne, s'immedesimano nella unità dell'essere umano. 
II primo ordine di fatti ha per centro e per iscopo l'in- 
dividuo come tale ; V altro ordine il complesso degP indi- 
vidui collegati fra loro indissolubilmente. La vita indivi- 
duale si svolge, al pari della collettiva, nella società; 
e riceve impulso dagli stessi moventi d' interesse parti- 
colare, d' interesse mutuo e d' interesse altruistico, ben- 
ché in maniera diversa, e come effetto di spontanee de- 
terminazioni di ogni individuo, non di una consociazione 
necessaria, prestabilita. È sociale tanto l'opera di chi 
provvede singolarmente o per mezzo di un' associazione 
volontaria o di relazioni contrattuali^ soddisfare certi 
bisogni, promuovere alcuni interessi, raggiungere scopi 
determinati ; quanto l' opera di chi è costretto a fare 
prestazioni o rendere servigi per il bene dell'intiera 
comunanza. Fra queste due parti dell'attività umana 
non è differenza di elementi o di cagioni intrinseche, 
ma di forme ; più semplici e libere nell' una, più com- 
plicate e necessarie nell' altra, perchè legate ad una 
organizzazione superiore al volere dei singoli individui. 
1 fini e i mezzi sono sostanzialmente gli stessi : ma nel 
primo caso si tratta di bisogni o d' interessi che riguar- 
dano r individuo e si connettono coir opera individuale ; 
neir altro caso si tratta di bisogni e d' interessi che ri- 
guardano il complesso degl'individui, la loro coesistenza, 
e richiedono la cooperazione di tutti. 

La vita collettiva degli uomini si manifesta nelle 
forme ordinarie e concrete dello Stato, della provincia 
e del comune, in cui assume un carattere politico, 
coattivo, il quale esprime la necessità deir associazione 
e la comunanza degl'interessi. Gli scopi a cui si rife- 



LIBRO PRIMO. 

quegli stessi della vita privata, scopi di po- 
diritto, di prosperità e di coltura, ma solo in 
oro conseguimento non è possibile, od age- 
ùero senza quella forma dì attività, che im- 
icorao di tutti i consociati. Relativamente a 
i questi oggetti e in ogni parte della vita so- 
me dello Stato e degli altri corpi politici non 
indipendente e sempre uguale ; ma si eon- 
rarìa misura coli' opera degl' individui e delle 
i private, e diversifica grandemente secondo 
Qze di tempo e di luogo. Cosi allo Stato spet- 
1 massima parte gli ullici che si riferiscono a 
)tenza e di diritto, quantunque non escludano 
sione degl' individui, la quale si esercita per 
3 consuetudini, delle tradirioni, dei liberi con- 
e pratiche civili, che si coordinano agli stessi 
^a parte ai privati si appartiene l'iniziativa e 
'etta ed efficace per rispetto agli scopi di pro- 
i coltura, benché essa richieda in alcuni casi, 
ilemento necessario o temperamento oppor- 
erenza dello Stato. Le relazioni fra lo Stato e 
variano di tempo in tempo a seconda che si 
■estringe la sfera delle loro attribuzioni recì- 
i uffici governativi erano prima più estesi per 
norali ed economici, e meno estesi per gli 
dici ,e civili, che non siano nei tempi mo- 
forma individuale e la forma collettiva del- 
imana, benché sempre congiunte indissolu- 
lon serbano le stesse proporzioni riguardo 
aggetti, ma si condizionano reciprocamente, 
no in vario tempo e con alterna vicenda. 
> riscontrarsi in ogni parte della vita so- 
la legislazione civile, nella produzione, nella 
nella proprietà, nelle successioni e vìa di- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 5 

§ 3w — Gli uffici dello Stato consistono nel complesso 
dei servigi amministrativi, mediante i quali esso coopera 
direttamente a vantaggio della società, tutelando le re- 
lazioni giuridiche dei privati, mantenendo la sicurezza 
e la potenza della nazione e promovendo la prospe- 
rità e la coltura del popolo. In sostanza si tratta di 
benefica che i cittadini procurano a sé medesimi in 
comune, mercè V- opera collettiva, come quella che è ne- 
cessaria più vantaggiosa; cioè di beneflcii che col- 
r opera puramente individuale non potrebbero ottenersi 
assolutamente, o si otterrebbero con maggiori sacri- 
fici, in modo imperfetto. Ma perchè rispondano a que- 
sto principio, eh' è il fondamento e V essenza dello 
Stato, devono i suoi uffici molteplici essere stabiliti 
opportunamente, ed efficacemente adempiuti in con- 
formità dei bisogni sociali o della varia attività dei 
privati. A tal uopo occorrono le seguenti condizioni. 
Anzitutto bisogna scegliere e determinare di volta in 
volta gli scopi dello Stato ed assicurarne il consegui- 
mento, mediante un' azione provvida ed effióace. E il 
complesso degli ordini pubblici, delle leggi e delle gua- 
rentigie, secondo cui è stabilita, limitata, regolata Fat- 
tività collettiva del corpo sociale, dicesi costituzione 
dello Stato. Da essa dipende T ordinamento dei poteri 
pubblici, e la formazione degli organi, che sono depu- 
tati alla interpretazione dei bisogni e dei fini comuni, 
e alla determinazione dei mezzi occorrenti o della coo- 
perazione dei. singoli cittadini. In secondo luogo è ne- 
cessario che le deliberazioni prese siano recate ad ef- 
fetto e il compito dello Stato, definito a quel modo, 
abbia la sua piena attuazione nella vita* reale e in 
tutte le sue particolarità. E V esercizio pratico del po- 
tere costituito delle funzioni dello Stato, la somma 
delle operazioni e degli atti, coordinati agli scopi comuni 
già stabiliti, è ciò che chiamasi amministrazione puh- 



6 LIBRO PRIMO,. 

Uica, La costituzione e l'amministrazione si condizio- 
nano e s'integrano reciprocamente nella esistenza e 
nella attività dello Stato, e s'informano al principio, 
che ne determina la natura e i fini. 

È questo V oggetto e il contenuto delle discipline po- 
litiche, le quali possono distinguersi nel modo seguente : 
1° una dottrina degli scopi dello Stato (politica gene- 
rale), come risultano da un concetto generale delle sue 
attribuzioni necessarie e accidentali, permanenti e var- 
riabili ; 2° una dottrina della costituzione, o del modo 
più conveniente e razionale, con cui devono ordinarsi i 
poteri dello Stato, acciocché corrispondano meglio al 
fine e al compito suo ; 3<» una dottrina dell' amministra- 
zione delle funzioni che lo Stato deve esercitare in 
conformità delle leggi emanate e in ordine agli scopi 
stabiliti. Determinare opportunamente questi-scopi e re- 
carli ad effetto nel modo migliore è il massimo problema 
deir arte politica nel senso più largo. La costituzione 
interna, organica dello Stato è, per cosi dire, il centro 
del sistema; perchè da un lato essa è coordinata alla 
determinajsione particolare dei fini e alla interpreta- 
zione concreta dei bisogni collettivi ; e dall' altro stabi- 
lisce le norme e fissa i mezzi all' azione effettiva dello 
Stato. E r amministrazione consisté appunto nell' eser- 
cizio di queste due serie di funzioni pubbliche, cioè nel- 
r attuazione pratica dei fini e nell' uso dei mezzi in con- 
formità delle leggi stabilite. La costituzione è unica, 
fondamentale ; l' amministrazione è molteplice, diversa, 
come amministrazione della guerra, della giustizia, dei 
lavori pubblici, della istruzione, della finanza e simile. 
L' amministrazione presuppone la legge, e quindi ha 
base nella costituzione dello Stato ; ma consiste propria- 
mente nelle operazioni o funzioni necessarie al conse- 
guimento degli scopi proposti. Cosi F amministrazione 
sociale, per iscopi di prosperità e di coltura; non istà 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 7 

nel determinarli (compito della politica economica e so- 
ciale), ma nel recarli ad effetto. 

Queste discipline fanno parte della politica e della 
legislazione generale, in quanto contengono massime e 
forniscono norme regolatrici di quei rapporti molteplici 
e vari) che passano fra i cittadini e gli organi dello 
Stato, delle obbligazioni reciproche e della sfera propria 
di azione. Ma acquistano un carattere scientifico, quando 
risalgono alle cause generali, dà cui dipende l'intiero 
ordinamento dello Stato, la maggiore o minore am- 
piezza delle sue attribuzioni, la costituzione più o meno 
larga e forte, le funzioni, semplici o complicate e si- 
mili ; ne dimostrano la ragione obbiettiva nella na- 
tura degli individui e della società, nelle loro tendenze 
e qualità essenziali e nelle circostanze del mondo ester- 
no, in mezzo a cui vivono. in altri termini le disci- 
pline politiche, scientificamente considerate, studiano i 
vari aspetti del collettivismo, le manifestazioni deir at- 
tività collettiva degli uomini, in quanto dipendono da 
cause naturali e si riferiscono agli s(V)pi della vita 
umana. E ad esse fanno riscontro le scienze che di- 
consi sociali, e che riguardano le varie forme dell' in- 
dividualismo, ossia le manifestazioni delF attività indi- 
viduale privata nella società, dipendenti da cagioni 
analoghe e coordinate agli stessi scopi della sicurezza, 
della potenza, della prosperità della coltura e via di- 
cendo. Cosi, per esempio, dati gli scopi della prosperità 
(beni materiali), Fattività individuale degli uomini in 
relazione con essi forma argomento della economia so- 
ciale j Ci r attività collettiva è oggetto della politica 
economica (teorica) o economia dello Stato, che impro- 
priamente dicesi amministrazione sociale. Le une e le 
altre discipline, benché differiscono riguardo air oggetto 
immediato, phe consiste, non negli scopi, ma nella for- 
ma diversa, individuale o collettiva, delF attività umana. 



edesìmo fondamento, e risalgono alle origini 
li fatti politici e sociali, che risiedono nella 
ir uomo e nelle sue relazioni col mondo 

la r adempimento degli uffici dello Stato e il 
lento degli scopi, che costituiscono un bene 
ichiedono l'uao di una certa quantità di ric- 
mo del pari lo esige il conseguimento di tutti 
:opi della vita privata. Ai servigi amiiini^ 
Ila sicurezza, della giustizia, della civiltà e 
■ispondono le spese pubbliche e le contribu- 
te dai cittadini allo Stato. La ragione si è 
ervigi rappresentano bibogni collettìvi, che, 
i bisogni privati, non possono essere soddi- 
a l'impiego di beni materiali. Gli stessi ei(^ 
ostanza per conseguire gli scopi individuali 
devono anzitutto rivolgere la loro operosità 
o delle ricchezze. La dipendenza dell' uomo 
ra e la necessità di trasformare utilmente la 
^r soddisfare i bisogni inesauribili della sua 
iivile, perfezionare e svolgere le sue facoltà, 
tano chiaramente in ogni parte della vita 
la legge fondamentale economica, che deter- 
gge la produzione e l' uso delle ricchezze, si 

tutti gli scopi dell' individuo e dello Stato, 
A privata e dell'attività collettiva degli uo- 
irma in tal guisa e per queste ragioni net- 
terà dell' amministrazione pubblica una serie 

ordini, di atti e di operazioni, che hanno 
o di procurare allo Stato i beni materiali, in- 
li all' esercizio delle sue funzioni ordinarie. E 
momeni e gl'istituti finanziari, che si ridu- 
erogazione effettiva delle spese e alla riscos- 
ì entrate pubbliclie, ossia all' acquisto e al- 
rminato di una parte della ricchezza generale 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 9 

per gli scopi della vita collettiva. La costituzione della 
finanza pubblica va di pari passo coir ordinamento dello 
Stato e coir esercizio delle funzioni amministrative. 

E invero lo Stato abbisogna innanzi tutfo nei suoi 
molteplici uffici di forze personali e di prestazioni di 
opera. Che anzi la sua essenza non consiste realmente 
che nella organizzazione di questi elementi per fini co- 
muni air intiera società. Ora i modi con cui le forze 
private entrano nella cerchia dell' amministrazione pub- 
blica per servire agli scopi dello Stato, sono tre, diversi 
per la loro efficacia attuale e la importanza storica. 
Il primo è la prestazione spontanea e gratuita di ser- 
vigi, che i cittadini fanno per ragioni di pubblica uti- 
lità, come avviene anche ai tempi nostri negli uffici 
cosi detti di onore, che formano parte considerevole 
delle autonomie locali, e specialmente del self-govern^ 
meni inglese. E benché questo sistema abbia avuto 
maggiore importanza nei secoli scorsi, segnatamente 
per le imprese di guerra ; si è ridotto ora a tenui 
proporzioni e non forma che un'eccezione negli Stati 
moderni ; perchè mentre non potrebbe fornire ad essi 
un corredo sufficiente di attitudini speciali e di forze, 
arrecherebbe ai privati gravi e disuguali sacrifici. A 
misura che si estende la specificazione delle industrie e 
prevale la disciplina tecnica in tutti i rami di attività 
umana, le istituzioni pubbliche si trasformano e si rior- 
dinario sulle stesse basi, come vedremo meglio in ap- 
presso. L'altro modo di ottenere le forze personali 
consiste neir obbligo imposto ai cittadini di rendere 
certi servigi senza compenso o con rimunerazione par- 
ziale, come accade nella coscrizione militare, nella giu- 
ria e simili. È indispensabile all' applicazione di questo 
sistema V uso di beni materiali, sia per fornire il man- 
tenimento necessario, sia per dare una qualche inden- 
nità a coloro che sono soggetti a un carico personale 



10 LIBRO PRIMO. 

troppo grave, che toglie loro i mezzi di vivere o ca- 
giona spese straordinarie. Né si potrebbe con esso sop- 
perire a tutti i bisogni e provvedere ai vari uffici ^ello 
Stato, specialmente a quelli che richiedono speciali co- 
gnizioni ed attitudini, un tirocinio più o meno lungo e 
metodico, un'abile pratica dell' amministrazione. E da 
ciò deriva la necessità di ricorrere ad un terzo modo, 
che può dirsi ordinario e puramente contrattuale, con 
cui si ottengono servigi, resi con perfetta regolarità, e 
rimunerati intieramente, secondo norme fisse e libera- 
mente accettate. È il modo praticato in tutte le ammi- 
nistrazioni civili, propriamente dette, e nelle parti più 
difficili della stessa amministrazione militare, e forma 
oramai la regola d- ogni consociazione pubblica. Ma per 
i compensi dovuti agli ufficiali pubblici e che costitui- 
scono i mezzi della loro sussistenza, occorre allo Stato 
un' altra quantità di beni materiali, che figurano tra le 
spese e le entrate pubbliche. 

A queste partite se ne aggiungono altre di non mi- 
nore importanza. Lo Stato abbisogna neir esercizio delle 
sue funzioni, non solo di forze e di servigi personali, 
ma di terreni, di edifici, di macchine, di strumenti, di 
merci varie. Cosi non basta alimentare V esercito, ma 
è necessario rifornirlo di vestimenti, di armi, di muni- 
zioni, di cavalli, di fortezze, di navi, e via dicendo. E 
similmente, non solo conviene pagare i funzionari della 
giustizia e della sicurezza pubblica, per fornire loro 
un opportuno mantenimento, ma bisogna mettere a di- 
sposizione di essi palazzi, carceri e simili. Vi sono dun- 
que cagioni personali e cagioni reali di spese pubbliche, 
le quali presuppongono o richiedono entrate corrispon- 
denti, e insieme con esse formano la materia e l'or- 
dine della finanza. Variano di tempo in tempo le pro- 
porzioni e le forme, ma è permanente la sostanza del 
fatto. Ed anche per ottenere i beni materiali lo Stato 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 11 

ha adoperato tre modi analoghi a quelli usati per i 
servigi personali. In certi periodi di economia e di ci- 
viltà primitiva ebbe importanza non lieve il sistema 
delle largizioni pubbliche, dei donativi, e delle presta- 
zioni straordinarie, specialmente in casi di guerra. Era 
nella finanza degli Stati medievali o più antichi un 
complemento necessario dei proventi, eh' essi ordina- 
riamente ricavavano in massima parte dai possessi de- 
maniali, dai dazi e da certe contribuzioni speciali. In 
pari tempo prevaleva nella percezione delle entrate 
pubbliche la forma contrattuale di acquisto, come T am- 
ministrazione e r affìtto dei beni, componenti il dema- 
nio fiscale, la vendita dei prodotti e via dicendo. Ma 
collo Svolgersi della economia e il progresso delle isti- 
tuzioni civili, per le ragioni che diremo in altro luogo, 
il primo sistema, è scomparso quasi intieramente ; e il 
secondo ha perduto una gran parte della sua impor- 
tanza finanziaria. Oramai nelle finanze degli Stati mo- 
derni ha la più larga applicazione il sistema coattivo 
o forzato di prelevare le entrate pubbliche, il quale di- 
versifica soltanto nei modi particolari, e assume le due 
forme delle contribuzioni generali e speciali, secondo 
la natura delle spese e dei servigi corrispondenti. 

§ 5.— Pertanto i fenomeni e gV istituti finanziari de- 
rivano dalla necessità obbiettiva di destinare una parte 
delle ricchezze ai bisogni della vita collettiva. Vi è un 
rapporto di dipendenza tra i servigi pubblici e la pro- 
duzione dei beni materiali ; per modo che dati gli scopi 
e gli uflici dello Stato ne segue necessariamente la ra- 
gione delle spese e delle entrate. La finanza pubblica 
per i caratteri formali, le basi giuridiche e il fine po- 
litico non differisce da ogni altra parte di ammini- 
strazione, da cui si distingue per il contenuto e gli 
elementi sostanziali di cui si compone, elementi che 
appartengono alla economia sociale. I medesimi prin- 



12 LIBRO PRIMO. 

cipii di politica generale e di diritto pubblico, che 
praticamente stabiliscono le attribuzioni e gli uffici 
dello Stato, determinano altresì il modo di soddisfare 
i bisogni corrispondenti o V uso delle ricchezze e delle 
forze private per gli scopi comuni, e come i cittadini 
devono contribuirvi colla persona e coli' avere. Per 
r uno è per V altro rispetto si adoperano procedimenti 
analoghi, son poste in atto guarentigie simili, e val- 
gono leggi uguali. L'imposta, per esempio, riveste i 
medesimi caratteri esterni, politici e giuridici, che sona 
comuni al servizio militare obbligatorio, alla espro- 
priazione forzata per motivi di utilità pubblica e via 
dicendo. La finanza ha strette attinenze coir intiero or- 
dinamento politico della società, di cui è parte essen- 
ziale. Essa trova il riscontro perfetto o il correspettivo 
necessario nelFamministrazione pubblica, intesa nel senso 
più largo ; ha la base legale nella costituzione organica, 
da cui dipende la sua forma concreta; e la ragione di es- 
sere nei fini dello Stato, connessi intimamente coir esi- 
stenza e col bene di qualunque consorzio civile. Le spese 
e le entrate non possono giustificarsi formalmente, che 
in quanto corrispondono a servigi reali ; sono determinate 
e ordinate secondo le norme costituzionali vigenti, e deri- 
vano da bisogni pubblici riconosciuti o servono a scopi 
stabiliti nei modi legali. E solo quando esse fanno parte 
di un compiuto sistema di diritto pubblico, può parlarsi 
di un vero ordinamento finanziario nel senso giuridico 
politico della parola. La ragione ultima e la sostanza 
di ogni finanza pubblica consiste in una somma di sa- 
crifici, che i cittadini devono fare per il bene comune, 
o per il conseguimento dei fini relativi all'unità del 
corpo sociale ; e quindi rientra nella sfera più vasta 
della vita collettiva degli uomini e nelle relazioni mol- 
teplici che passano fra essi e lo Stato, eh' è di quella 
vita la forma concreta ed organica. 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 13 

Ma se negli scopi e nelF attività dello Stato vi sono 
le premesse e le condizioni indispensabili, non vi è 
r oggetto proprio della finanza. Le quistioni finanziarie, 
quistioni di mezzi materiali od economici, nascono, 
quando sono . esaurite e definite le quistioni, che ri- 
guardano i fini, e quando si tratta di spese e di en- 
trate pubbliche, necessarie al loro raggiungimento, e 
di modi efllcaci ed opportuni di provvedere alle prime 
e di prelevare le altre. Gli scopi, gli ul|ìci e T attività 
dello Stato costituiscono semplici dati di fatto o ter- 
mini di confronto per la finanza pubblica, politica- 
mente e giuridicamente considerata, ed implicano qui- 
stioni di ordine diverso, superiore, la cui soluzione 
spetta alle altre discipline politiche e sociali. Queste di- 
mostrano, per esempio, la necessità e V utilità inesti- 
mabile deir ordine, della sicurezza e della garanzia dei 
diritti e interessi privati nel corpo sociale; ma poiché 
ciò non può ottenersi senza V opera di pubblici ufficiali e 
Tuso di alcune ricchezze, ne deriva la ragione di spese 
e di entrate pubbliche. Similmente i motivi che giustifi- 
cano in alcuni casi o reclamano V azione diretta dello 
Stato per certi scopi di prosperità, sono d' interesse ge- 
nerale, e non devono confondersi con quelli che riguar- 
dano i mezzi occorrenti : ma il nesso fra queste due 
parti è intimo, com' è costante la dipendenza deir una 
dall'altra. La quistione economica e sociale, relativa 
alla costruzione e air esercizio delle ferrovie, si distin- 
gue nettamente dalla quistione finanziaria del modo 
con cui si deve sopperire alla spesa, ch'esse richie- 
dono ; e solo quand' è risoluta la prima in favore del- 
l' ingerenza governativa, può discutersi e risolversi la 
seconda. La finanza pubblica non è l'economia dello 
Stato, propriamente detta, la quale si riferisce a scopi 
particolari di prosperità, ma l' azienda delle spese e 
delle entrate, il complesso dei mezzi pecuniari, che 



14 LIBRO PRIMO. 

riguardano tutti- gli scopi. Nella estrema ipotesi di uno 
Stato intieramente alieno da qualunque impresa indu- 
striale, da qualunque ingerenza diretta nelle faccende 
economiche, mancherebbe V economia dello Stato (o pub- 
blica), ma non la finanza, per le ragioni che abbiamo 
detto. In egual modo è un problema gravissimo di po- 
litica generale, se conviene od è necessaria una guerra 
ad un momento dato; un problema che racchiude gl'in- 
teressi più vitali ed implica la stessa esistenza dello 
Stato : è un problema finanziario quello che riguarda 
la scelta e V applicazione del sistema migliore per 
provvedere alla spesa, come sarebbe il tesoro, V au- 
mento delle imposte o il credito pubblico. A seconda 

. degli scopi diversi, praticamente considerati, diver- 
sifica la natura delle spese pubbliche, la loro quantità, 
durata, e gli effetti che ne derivano; e di ciò biso- 
gna tener conto nello stabilire le entrate corrispon- 
denti. Le quistioni finanziarie, benché subordinate alle 
quistioni politiche, nel senso più largo, hanno un campo 
assai vasto,, e un'importanza che si comprende facil- 
mente, quando si considera che senza i mezzi oppor- 
tuni non è possibile raggiungere i fini. È fuori di dub- 

' bio che la potenza dello Stato ed anche V esito di una 
guerra dipende in gran parte dai mezzi disponibili; 
com'è certo che le condizioni finanziarie esercitano 
un'influenza fortissima su tutte le parti dell' ammini- 
strazione pubblica. 

§6.-11 complesso dei fatti e degl'istituti finanziari si 
può considerare sotto aspetti diversi, e fornisce argo- 
mento a varie discipline. Abbiamo infatti la storia delle 
finanze, la statistica finanziaria, e il diritto finanziario 
positivo, che ne dimostrano o le vicende e le trasforma- 
zioni nell'ordine dei tempi successivi, o le condizioni 
di fatto e gli elementi numerici in tempi e luoghi de- 
terminati, le relazioni giuridiche che ne derivano tra 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 15 

lo Stato e i privati. E, benché esse' servano a chiarire 
lo stato della finanza in molti punti essenziali e forni- 
scano dati utilissimi od anche indispensabili allo studio 
di essa, pure differiscono dalla scienza delle finanze, 
propriamente detta; la quale mira a ricercare le cause 
generali, permanenti e necessarie dei fenomeni finan- 
ziari, a determinarne le leggi naturali, e a formulare 
quei principii che governano la politica e la legisla- 
zione finanziaria. Bisogna distinguere però due scopi 
e due uffici diversi, a cui adempie la medesima disci- 
plina, uffici che non possono separarsi completamente, 
ma che spesso sogliono confondersi con danno grandis- 
simo del progresso degli studi. Altra cosa è infatti il 
compito dell'arte, nel senso più largo, essenzialmente 
pratico, che consiste nel dare precetti e stabilire nor- 
me, le quali valgano a dirigere Fazione libera degli 
uomini e regolare le istituzioni pubbliche entro certi 
confini e in conformità delle circostanze di tempo e di 
luogo. lEd altra cosa il compito della scienza, pura- 
mente teorico, il quale sta nella ricerca del nesso fra 
le cause e gli effetti e nella determinazione di quelle 
leggi, che essendo « V espressione normale, tipica del 
modo di agire delle forze naturali» (Rùmelin) costitui- 
scono il fondamento di tutte le massime e regole del- 
Tarte. La dottrina finanziaria, finché si riferisce agli scopi 
e alle funzioni dello Stato, ai rapporti che passano fra 
esso e i cittadini, dimostrando gli oggetti immediati delle 
spese pubbliche, i modi di prelevare le entrate e simile, 
ha un carattere prevalente di arte, come le altre disci- 
pline politiche, accennate di sopra j si eleva alFalto ufficio 
della scienza, quando ritrova dei fenomeni e degl'istituti, 
che compongono la finanza, le cause efficienti ed ultime 
nella natura degli uomini individui, nella corrispon- 
denza fra le loro opere e i motivi, nelle le^gi che de- 
terminano r attività economica e V uso delle ricchezze. 



16 LIBRO PRIMO. 

Cosi le «ragioni politiche giuridiche e morali, che si 
adducono nella politica e nella legislazione finanziaria 
in favore delle imposte in generale o di alcune istitu- 
zioni e riforme tributarie in particolare, si risolvono 
effettivamente in una ragione obbiettiva che si de- 
sume da condizioni economiche, ed hanno valore ed 
efficacia pratica in quanto sono conformi ad essa. Il 
costringimento adoperato in materia di tributi dallo 
Stato, in virtù del potere costituito, o su tutti i citta- 
dini o sovra alcune classi, è possibile fino a un certo 
limite, oltrepassato il quale cesserebbe o perderebbe 
ogni vigore, perchè dovrebbe violare quei principii, 
offèndere quegF interessi, che diconsi vitali, e sono per 
natura inviolabili. Qualunque coazione eccessiva o po- 
tere arbitrario scompare nel corso della storia umana ; 
nella quale predomina l'azione delle forze sociali, o 
« r influenza delle cause, in virtù delle quali la società 
è formata e si conserva » (Quetelet). La finanza pub- 
blica, al pari di ogni altro sistema politico o ammini- 
strativo, ha certo caratteri formali propri, un'im- 
pronta speciale, che deriva dai fini dello Stato, a cui 
serve, dalle forme della vita collettiva, di cui è parte ; 
ma in sostanza non è che risultato di attività, indivi- 
duale, e non esiste veramente che come opera d'indi- 
vidui, a cui si riferisce ogni manifestazione di vita so- 
ciale. Il progresso della scienza moderna riguardo alla 
finanza, come riguardo a molte altre istituzióni pub- 
bliche, consiste nel sottrarla via via al dominio appa- 
rente di cagioni politiche e di principii astratti, di- 
struggendo le immagini illusorie o fallaci di uno Stato 
autonomo e di un'amministrazione indipendente dalle 
leggi delle forze sociali; e nel collocarla sulla base 
reale, in cui nasce e sì svolge naturalmente, o in quel 
complesso di sforzi e di soddisfazioni, di sacrifici e di 
beni, che formano l'economia e che il Jevons chiama 



II 



7 p* 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 17 

giustamente la « meccanica delle utilità » o degF in- 
teressi. 

Né la politica generale, né il diritto possono darci 
la ragione obbiettiva degF istituti finanziari, i quali im- 
plicano una serie di sacrifici fatti per ottenere una 
somma di soddisfazioni comuni. La politica stabilisce 
gli scopi dello Stato e dimostra la necessità delle spese 
pubbliche o determina V uso di una certa quantità di 
ricchezze; il diritto prescrive e definisce gli obblighi, 
che ne derivano ai cittadini, di contribuire a quelle 
spese, e alle autorità, di effettuarle in modo conforme 
al fine stabilito. Ma tutto ciò presuppone un fonda- 
mento economico, a cui si appoggiano e i diritti dello 
Stato e gli obblighi dei privati, presuppone che questi 
e quelli siano conformi ai motivi ordinari che inducono 
gli uomini alla produzione delle ricchezze. I dettati 
della politica e del diritto sono generalmente veri « in 
ipotesi, » cioè date le condizioni, le facoltà, i mezzi ne- 
cessari alla \ofo effettuazione pratica, e posto ch'essi 
siano consentanei alle leggi naturali della società. E però 
il conseguimento dei fini dello Stato e l'adempimento 
degli obblighi corrispondenti dei cittadini, in quanto 
presuppongono una ricchezza disponibile, dipendono da 
ciò, che una parte della attività produttiva possa es- 
sere, secondo le norme ordinarie della economia, e sia 
veramente dedicata a soddisfare i bisogni . della vita 
collettiva. Qui deve ricercarsi la ragione obbiettiva, 
scientifica dei fenomeni e degli istituti finanziari, che 
sotto le forme giuridiche e i caratteri politici conser- 
vano la natura economica ed hanno una base utilitaria. 



Jf. B. — 3. 



:oL0 II. 

ittrine finanziarie. 

lentale, di cui la scienza delle 
zione, è questo r una quantità, 
zza privata, o del reddito an- 

dell'attlvità economica degli 
Idìsrazione dei bisogni comuni 
imento degli alti scopi dello 
per quale ragione, con quali 
rali ? 11 fòtto è in complesso 
:hè a tutti appare evidente la 
)liclie, cioè di una somma di 
i all'esercizio delle funzioni 
. ministrati vo, sia per l'acqui- 
i indispensabili, sia per la re- 
raonali. Gli ufllci e gli scopi 
», di potenza, di prosperità 
m costituiscono per sé stessi 
ma solo in quanto richiedono 
tà di ricchezza e dipendono 
conomia. E il problema flnan- 
1 questo rapporto che passa 

mezzi pecuniari che ne costi- 
necessaria, tra gli uffici del- 
ia e i beni materiali che ne 
mto. Ma la spiegazione teo- 
tnno dato del medesimo fatto 
petti e non intieramente con- 
iva delle cose. E le risposte 
inato, benché differiaoano no- 
iltre, si accordano in ciò, che 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANM PUBBLICA. 19 

riguardano più le forme esteriori che V intima sostanza 
dei fenomeni finanziari, e non arrivano a dimostrare il 
punto in cui si rannodano alla economia sociale, e le 
cause prime da cui dipendono. , 

Le principali dottrine propugnate successivamente 
e con diversa fortuna dagli scrittori sono tre, e si di- 
stinguono secondo che sono informate al concetto del 
consumo, al concetto dello scambio o al concetto della 
produzione. Tutte quante però presuppongono T esi- 
stenza di condizioni e di elementi estranei e sono su- 
bordinate alla necessità deir azione politica dello Stato. 
Il fatto, che una parte della ricchezza generale debba 
destinarsi a soddisfare bisogni pubblici, a tutelare e pro- 
muovere interessi comuni, è direttamente determinato 
dall' ingerenza e dalla potenza dello Stato : ma, secondo 
la prima dottrina, consiste in una semplice sottrazione 
di beni alle private economie ; secondo T altra, in una 
mutua prestazione di servigi o in una corrispondenza 
di beni equivalenti ; e secondo V ultima, in una forma 
speciale di attività economica, produttiva. 

§ 8. — L'antica teoria del «consumo» non considera 
che il fatto compiuto neir ultimo stadio, ossia la desti- 
nazione definitiva e V uso della ricchezza per gli uffici 
dei corpi politici, senza' dimostrarne la ragione, il pro- 
cesso e i legami* cogli altri fatti precedenti della econo- 
mia. La finanza pubblica è, secondo questa opinione, 
un fenomeno perturbatore dell' ordine sociale delle ric- 
chezze della economia naturale, un semplice consu- 
mo improduttivo di beni materiali. E quindi non può 
avere in sé una ragione intrinseca, non è governata 
da una legge economica, ma dipende esclusivamente 
da cause accidentali ed estranee, come sarebbero le ne- 
cessità dello Stato. 11 consumo inteso in un senso em- 
pirico e arbitrario, separato dalle altre parti dell' eco- 
nomia, disgiunto da quei motivi e principii che ne 



20 LIBRO PRIMO. 

regolano le varie manifestazioni e lo sviluppo, sarebbe 
la base della finanza pubblica. E per molti anni pre- 
valse questo concetto, come se V uso^ della ricchezza 
non avesse alcuna norma naturale, come se fosse pos- 
sibile di sottrarre ai privati una quantità di beni senza 
ragione o misura, come se il consumo in tutte le sue 
forme potesse determinarsi arbitrariamente o scindersi 
dalla produzione. Il Say, che pure ammetteva il con- 
cetto dei beni immateriali e riguardava i servigi pri- 
vati come ricchezze, non considera altrimenti le spese 
pubbliche che quale consumo improduttivo di ricchezza 
o semplice distruzione ài beni, imposta ai cittadini 
dalle necessità politiche degli Stati, e ne pareggia gli 
effetti a quelli della grandine, dell' incendio e simili. 
Egli scambia le forme estrinseche, apparenti colle ra- 
gioni intime sostanziali del fatto incontestabile ; e non 
si avvede che il concetto del consumo improduttivo 
contraddice a quello della produzione di beni immate- 
riali; come ridea di una semplice distruzione di ric- 
chezze non è in armonia con quella di una soddisfa- 
zione necessaria di bisogni pubblici. 

In questa e nelle altre dottrine analoghe professate 
da molti economisti abbondano le finzioni teoriche e i 
modi artificiali d' interpretare i fenomeni finanziari, che 
apparivano loro essenzialmente anormali, inconcilia- 
bili coi principii della economia. Ma si comprende fa- 
cilmente come un'azione cosi vasta e profonda dello 
Stato sugi' interessi economici dei cittadini e l' uso che 
ne deriva di una parte cospicua della ricchezza gene- 
rale sarebbero impossibili, se non avessero la loro base 
in quelle leggi naturali che governano la meccanica 
delle utilità. Tutto ciò che sa di violenza o di arbitrio 
è un fatto accidentale, momentaneo, o soltanto appa- 
rente; e scompare nella serie delle cause generali da 
cui dipende l' ordine duraturo e normale della società. 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 21 

Per costituire una finanza stabile ed ordinata non ba- 
sta sottrarre in un modo qualsiasi una certa quantità 
di beni ai privati, ma bisogna fare assegnamento sul- 
r opera loro spontanea ed efficace, sugli sforzi e sui 
risparmi individuali. Il consumo sotto tutte le sue for- 
me, ed anche sotto quella delle spese pubbliche, non 
ha in sé la propria ragione e misura, ma presuppone 
la produzione, si coordina al valore dei beni ed è de- 
terminato e regolato da esso. Ricercare nel consumo 
la ragione economica della finanza pubblica è come 
rivolgere Y attenzione alle conseguenze di un fatto com- 
plesso senza studiarne le premesse da cui derivano e 
le condizioni che ne costituiscono la base e la legge. I fe- 
nomeni finanziari, come quelli della economia sociale, 
provengono dalla medesima, sorgente e sono determi- 
nati da quelle cause che riguardano i bisogni e Fatti- 
vità degli uomini in relazione col mondo esterno. E il 
compito della scienza è appunto questo, di scoprire 
sotto le forme diverse V azione delle stesse cause, e di 
correggere la erronea percezione dei fatti, dimostrando 
la identità della loro natura essenziale, nascosta nelle 
apparenze differenti. 

§9. — La teoria dello «scambio» di servigi pubblici 
con ricchezze private è immaginaria e artificiale, perchè 
presuppone la coesistenza di beni permutabili, e una 
parità di condizioni fra le parti contraenti, i cittadini 
e lo Stato, che sono contraddette dalla realtà. Bisogna 
ammettere innanzi tutto che i servigi resi dallo Stato 
formino parte della ricchezza al pari dei beni mate- 
riali ; e che, in secondo luogo, si stabilisca fra gli uni 
e gli altri un rapporto di permutabilità, simile a quello 
che passa tra le merci scambiate. E la spiegazione del 
fatto sarebbe questa, che le spese pubbliche formano 
r equivalente di altri beni economici, ed entrano nella 
sfera degli scambi, propriamente detti, regolati dal prin- 



22 LIBRO PRIMO. 

cipio del valore oggettivo. Trattandosi di bisogni pub- 
blici, dice il Bastiat, i quali hanno i caratteri della ge- 
neralità e deir uniformità, conviene provvedere alla 
loro soddisfazione mediante il concorso di tutti i con- 
sociati e r opera di alcuni agenti stipendiati a spese e 
a vantaggio di tutti. Gli elementi primi della economia 
sociale non si alterano menomamente in questa forma 
di scambio, perchè vi ha sempre una prestazione re- 
ciproca di sforzi e di servigi. I funzionari pubblici la- 
vorano per soddisfare i bisogni dei contribuenti e i 
contribuenti lavorano per soddisfare i bisogni dei fun- 
zionari. I servigi pubblici, come i privati, non sono che 
forme particolari dello scambio. E però, conclude il 
Bastiat, i principii essenziali dello scambio rimangono 
intatti in tutti i casi. 

Contro questa dottrina, che viene espressa in vari 
modi dai suoi propugnatori, e si riflette anche nel pen- 
siero di altri scrittori che sostengono opinioni diverse, 
si oppongono molte cose. Le contribuzioni che i privati 
pagano allo Stato non hanno sempre e nella maggior 
parte dei casi per correspettivo un servigio particolare. 
E posta anche la corrispondenza fra la somma dei ser- 
vigi pubblici e la somma delle spese pubbliche, è im- 
possibile determinarla in ogni atto concreto e relativa- 
mente ad ogni singolo individuo. La equivalenza generale 
non potrebbe risolversi in una equivalenza particolare 
di beni, e perderebbe la massima parte della «uà ef- 
ficacia e del suo significato. Oltre di ciò, il principio 
delle prestazioni reciproche non deve confondersi col 
principio degli scambi propriamente detti : perchè V uno 
ha un senso più largo e si riferisce ad ogni specie di 
contrattazione, mentre V altro riguarda soltanto la per- 
mutazione delle merci. Ora i servigi pubblici e privati 
sono veramente beni permutabili, ch'entrano per sé 
stessi nello scambio, secondo le relazioni del valore og- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 23 

getti vo ? La risposta non può essere che negativa, solo 
che si ponga mente alle differenze essenziali che pas- 
sano fra questi due termini. La ricchezza prodotta si 
scambia nelle sue varie parti, secondo rapporti di va- 
lore che derivano dalle loro condizioni intrinseche e 
che sono uniformi e invariabili per ciascun individuo. 
I servigi sono retribuiti con beni materiali diversamente 
dai privati, secondo T apprezzamento vario, ch'essine 
fanno. Lo scambio si effettua in base alla produzione, 
e allarga la cerchia delle soddisfazioni, accresce V uti- 
lità dei prodotti materiali per entrambe le parti ; la 
prestazione di servigi presuppone bensì la ricchezza, 
ma ne attenua V utilità, ne restringe V uso per chi li 
riceve. Insomma altra cosa è la produzione, e Fattività 
economica degli uomini che si esercita sulla materia è 
legata alle leggi del mondo fisico, ed ha per risultato 
la ricchezza ; ed altra cosa la loro attività generale, 
rivolta a scopi diversi. I servigi pubblici, al pari dei 
privati, rappresentano o gli stessi bisogni soddisfatti, 
come quelli della sicurezza, della giustizia, della civiltà 
e simili ; oppure F opera intermedia di quegli agenti 
che procurano questa soddisfazione, che servono al con- 
seguimento di questi scopi. E il mezzo necessario per 
ottenere tutto ciò, la condizione economica indispensa- 
bile è quella parte di ricchezza, che mentre è destinata 
all'uso dei funzionari e ufficiali pubblici, e soddisfa i 
loro bisogni privati, giova ad un tempo a soddisfare i 
bisogni collettivi della società dianzi accennati, ma viene 
sottratta ai bisogni privati dei contribuenti. Vi ha quindi 
una destinazione o un impiego speciale, non uno scam- 
bio di ricchezze. E infatti i beni materiali si scambiano 
fra di essi, a misura che sono prodotti, senz' altra con- 
dizione, air infuori della loro esistenza ; ma i servigi 
non potrebbero esistere, non potrebbero scambiarsi, se 
in pari tempo non vi fossero beni materiali che ne 



24 LIBRO PRIMO. 

costituiscono la base economica. Lo scambio non è che 
una forma della produzione, fondata sulla divisione del 
lavoro. 

Adunque la prestazione dei servigi pubblici signi- 
fica Fuso che si fa di una parte della ricchezza per 
certi scopi determinati, per la soddisfazione di bisogni 
comuni. E le ragioni, le leggi di questo fatto devono 
ricercarsi, non nel valore oggettivo che regola lo scam- 
bio delle merci, ma in un principio diverso e più alto 
di valore soggettivo, secondo cui avviene la produ- 
zione e r uso della- ricchezza. I servigi, da qualunque 
aspetto si considerano, non costituiscono oggetti di va- 
lore, beni permutabili, ma bisogni, scopi, a cui è de- 
stinata una parte delle' ricchezze secondo il valore 
eh' esse posseggono relativamente agli altri o. a tutti 
gli impieghi possibili. 

§ 10. — Nei sistemi dei teorici moderni prevale il con- 
cetto della «produttività» applicato alle spese pubbliche e 
ai servigi corrispondenti ; concetto che esposto da prima 
in maniera paradossale, esagerata dallo Storch e dal 
Dietzel sotto la forma di una « produzione capitalistica » 
e dal List nella dottrina vaga ed incerta delle « forze 
produttive, » venne di poi elaborato dallo Stein nella 
teoria della « riproduttività indiretta » e dal Wagner 
nella teoria della « produzione diretta. » Secondo 
r opinione comune di questi scrittori la finanza consiste 
in un complesso di mezzi pecuniari destinati all' eser- 
cizio di un'industria speciale, in una trasformazione 
utile di ricchezze materiali in beni immateriali di sicu- 
rezza, di potenza e di civiltà. E le spese pubbliche ap- 
paiono dotate del carattere produttivo, in quanto che 
o accrescono il capitale immateriale della nazione, di 
cui sarebbe parte cospicua lo^ Stato, o rinvigoriscono 
ed aumentano indirettamente la produttività delle forze 
e degli elementi della economia, o danno luogo ad una 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 25 

produzione particolare di beni immateriali. Esistono 
quindi tra gli scrittori accennati notevoli divergenze di 
vedute, e non mancano nelle loro dottrine frequenti 
contraddizioni fra le premesse economiche stabilite e le 
conclusioni che se ne ricavano riguardo alU finanza pub- 
blica ; come del pari non è rara la incertezza delle idee 
e l'ambiguità delle espressioni. Ma lasciando da parte 
Terrore massimo del Dietzel e degli altri economisti che 
facevano dello Stato e delle istituzioni pubbliche un 
grande capitale immateriale, e formulavano la stessa • 
dottrina nel senso di una produttività capitalistica at- 
tribuita 2M. servigi amministrativi ; giova esaminare 
questo concetto nella forma in cui venne espresso dallo 
Stein e dal Wagner. 

. Il principio della « riprodutti^tà » è, secondo lo 
Stein, r anima e la legge del sistema finanziario. Lo 
Stato adopera e consuma una certa quantità di ric- 
chezze, invece dei privati, per . soddisfare bisogni della 
società e rendere servigi, che sono indispensabili alla 
vita economica del popolo, alla formazione del capitale, 
alla produzione e via dicendo. Quest' uso è giustifica- 
bile ed utile solo quand' è conforme al principio accen- 
nato : e le spese pubbliche diventano riproduttive in 
quanto per virtù propria rifanno il valore dei beni con- 
sumati e danno anche un avanzo che serve all'incre- 
mento ulteriore del capitale. Esse formano parte inte- 
grale del costo di produzione di tutte le ricchezze. Lo 
Stato deve rendere neir amministrazione ai cittadini ciò 
che ha ricevuto da essi nella finanza: il valore delle 
ricchezze, che costituiscono le spese pubbliche, deve ri- 
comparire intiero nel valore dei beni prodotti. E la ri- 
produttività degli elementi finanziari si manifesta in un 
aumento di efiìcacia produttiva, che contiene V equiva- 
lente della spesa capitalizzata, secondo le norme del- 
l'interesse ordinario. L'economia dello Stato o la finanza 



26 LIBRO PRIMO. 

consiste appunto in una vasta circolazione di beni, re- 
golata dai due principii della riproduttività e della ca- 
pitalizzazione. 

Questa dottrina sistematica, in cui si trovano rifusi 
molti concetti anteriori, per quanto appaia grandiosa 
e geniale, non regge ad una critica severa. La ripro- 
duttività delle spese pubbliche, e s'intende di tutte 
senza distinzione, è ammessa, supposta, ma non dimo- 
strata in nessun modo, né per mezzo di un ragiona- 
mento deduttivo, né mediante un'analisi completa dei 
fatti. Né lo Stein ci fornisce un criterio qualsiasi per 
giudicare della utilità delle spese e degli effetti econo- 
mici deir amministrazione pubblica. Per convertire la 

t sua ipotesi in una teoria scientifica bisognerebbe dimo- 
strare, che tutte le spese pubbliche per la natura loro 
per la funzione eh* esercitano sono necessariamente 

I produttive, come a un di presso suol farsi del capitale 

• impiegato nelle industrie private. Ma il concetto della 
riproduttività generale, indiretta, è troppo vago ed in- 

, certo perché si possa ridurre ad una espressione ra- 
zionale e precisa. Se poi si dimostra che queste o quelle 
spese particolari sono o possono essere produttive, si 
nota un semplice fatto, che non ha significato generale, 
né valore scientifico. In sostanza qui manca una teoria 
informata ai medesimi concetti fondamentali, a cui si 
appoggiano le dottrine economiche ; e V applicazione del 
principio della produttività alla finanza pubblica é una 
semplice analogia, un artificio ingegnoso, ma destituito 
di ragione e incapace di darci la spiegazione completa 
dei fatti. 

§ 1 1. — E similmente il Wagner cerca la giustificazione 
teorica degl'istituti finanziari nei loro risultati economici, 
e ricostruisce in una forma più larga e spiccata la dot- 
trina della « produzione. » Egli considera lo Stato come 
un ente che ha personalità propria reale, distinta da 



à 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 27 

quella degF individui, di cui si compone; ed afferma 
eh' esso esercita nelle sue varie funzioni un ramo o più 
raimi speciali d'industria, attende alla produzione di 
beni immateriali o di servigi che valgono a soddisfare 
bisogni umani. Lo Stato toglie ai privati una parte delle 
loro ricchezze, e ne fa loro la restituzione in forma di- 
versa mediante i servigi pubblici. Ma questi servigi son 
dovuti air operosità di un certo numero d' individui, che, 
adoperando i beni materiali, forniti loro dalla società, 
possono soddisfare i bisogni collettivi ; e rappresentano 
quindi un impiego speciale definitivo, non una produ- 
zione di ricchezza. Certo la soddisfazione di tali bisogni 
e r uso che a tal uopo deve farsi delle ricchezze, avven- 
gono in modo speciale e sotto quella forma organica, 
collettiva, eh' è propria degli enti politici e delle loro 
funzioni; ma non occorre immaginare per ciò che lo 
Stato renda per sé dei servigi, e si frapponga, come 
personalità intermedia-, tra coloro eh' esercitano quelle 
funzioni, e i cittadini che contribuiscono alle spese. 1 ser- 
vigi pubblici, come- cosa distinta dall'opera dei fun- 
zionari e agenti governativi, non esistono in nessun 
modo. E quindi non rimane altro che la soddisfazione di 
certi bisogni mediante l'uso di beni materiali, necessari 
come mezzi diretti o come retribuzione delle persone 
addette a tale ufficio. 

La dottrina del Wagner dimostrasi anche più erronea 
e contraddittoria nelle conseguenze pratiche e nelle ap- 
plicazioni alle varie parti della finanza. Se fosse vero 
che qui abbiamo una duplice produzione, nel senso pro- 
prio della parola, da una parte produzione di beni im- 
materiali servigi e da un' altra produzione di ricchezze 
materiali, lo scambio dovrebbe effettuarsi secondo le 
leggi della permutabilità intrinseca o del valore rela- 
tivamente a tutti i singoli contraenti. 11 Wagner però 
afferma che questo principio si riduce alla equivalenza 



28 LIBRO PRIMO. 

corrispondenza generale fra la somma delle spese 
pubbliche e il complesso dei servigi o beni immateriali ; 
e che i singoli cittadini devono fornire il proprio con- 
tributo Indipendentemente da qualunque correspettivo 
particolare, per un semplice dovere verso lo Stato e a 
norma di un criterio di giustizia distributiva. Egli sta- 
bilisce il suo sistema di economia finanziaria su queste 
tre proposizioni fondamentali, fra cui il nesso è appa- 
rente e la contraddizione profonda. Lo Stato produce 
beni immateriali, servigi, che si scambiano con ric- 
chezze materiali private ; in questa specie di scambio 
il principio della permutabilità regola soltanto la cor- 
rispondenza fra la quantità delle ricchezze che costitui- 
scono la spesa totale, e la quantità dei beni che formano 
il prodotto ; le singole parti di cui si compone quella spesa 
sono pagate dai cittadini senza riguardo al risultato, al 
vantaggio particolare, ma per semplice dovere di cit- 
tadinanza e secondo una regola di giustizia civile. E 
cosi è falsato il concetto, distrutta V efficacia di quel 
principio economico, con cui si voleva spiegare T ordi- 
namento naturale della finanza, e di cui si riconoscono 
impossibili le applicazioni rigorose. Alle premesse star- 
bilite non corrispondono le conclusioni ; e i fenomeni 
finanziari rimangono disgiunti dalla economia sociale e 
sottratti al dominio delle leggi naturali che governano 
r attività economica degli uomini in tutte le sue mani- 
festazioni più svariate. Infatti, poiché la teoria della 
produzione non può darci completa ragione di quei 
fatti, bisogna ricorrere ad altri principii, a criteri estra- 
nei, alla sovranità dello Stato, air idea della giustizia e 
simili. 

Le dottHne della « riproduttività » e della « produ- 
zione » come sono svolte specialmente dallo Stein e dal 
Wagner, occupano nei loro sistemi teorici un posto 
subordinato a quello dei principii politici, su cui si fonda 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 29 

lo Stato. La finanza, considerata anzitutto quale parte 
deir amministrazione pubblica e sottoposta alle norme 
del diritto costituzionale, è uno strumento adoperato 
variamente per conseguire certi scopi determinati e 
prestabiliti. Il potere e Fazione dello Stato sarebbero, 
secondo gli scrittori accennati, dati primitivi è indipen- 
denti da motivi economici, e per sé stessi dovrebbero 
determinare V esistenza e le basi della economia finan- 
ziaria ; la quale ritrova di poi, non la ragione di essere 
o la causa efficiente, ma una semplice giustificazione 
accessoria nei concetti di produzione o di produttività. 
E queste dottrine, variamente intese dagli scrittori, in 
quanto che si attribuisce alle spese pubbliche o V effi- 
cacia indiretta di accrescere il prodotto, la ricchezza 
generale, o quella diretta di produrre una specie di beni 
immateriali, convengono in ciò, che la finanza porti in 
sé stessa, nella sua cooperazione od operazione produt- 
tiva le condizioni e gli elementi della propria vita econo- 
mica, e produca insomma V equivalente di ciò che con- 
suma. Ma, senza dire che qui sarebbe impossibile qualun- 
que calcolo fra costo e prodotto, trattandosi di elementi 
etejpogenei, in qual modo dovrebbero spiegarsi gli effetti 
della pressione tributaria (la restrizione dei consumi pri- 
vati) se veramente ogni incremento di spese pubbliche 
fosse una forma più estesa di produzione ? Il .vero si è 
che nella economia finanziaria il confronto utilitario non 
é fra il costo e la produzione, ma fra la soddisfazione dei 
bisogni collettivi e la soddisfazione dei bisogni indivi- 
duali, secondo la relativa loro importanza, fra i vari modi 
d'uso della ricchezza. Del resto, ammesse pure quelle 
promesse erronee, si avrebbe il medesimo concetto della 
produttività, che ha una lunga storia nella economia so- 
ciale, e che, applicato dapprima alla terra, é stato via 
via esteso all'industria, al capitale, al lavoro, ai ser- 
vigi personali e ai servigi pubblici collo scopo di darci 



30 LIBRO PRIMO. 

ragione della rendita, del profitto, dell'interesse, del 
salario e della retribuzione pagata a coloro che rendono 
i servigi anzidetti. Il progresso scientifico ha distrutto 
completamente questo edificio immaginario, e ha dimo- 
strato che le relazioni fra le varie parti del reddito, le 
quali formano l'ordine della distribuzione e del con- 
sumo, presuppongono bensì la produttività, ma dipen- 
dono da quelle cause che determinano il valore dei 
prodotti, che governano la condotta degli uomini relati- 
vamente air acquisto e air uso delle ricchezze nelle con- 
dizioni reali, stabilite dalla natura. E però quand' anche 
fosse dimostrata la produttività economica degl' istituti 
amministrativi, non potrebbe jdedursene alcuna conse- 
guenza per la soluzione del ndstro quesito, né ricavarsi 
alcun principio che valga a chig^rire la natura e deter- 
minare la proporzióne delle spese pubbliche colla ric- 
chezza generale. 

§12.-11 predominio dei principii politici e giuridici 
nella finanza pubblica ha nociuto grandemente alla ri- 
cerca positiva delle cause, allo studio scientifico dei feno- 
meni finanziari. Si tratta di fatti essenzialmente eco- 
nomici, di cui bisogna ricercare la ragione nelle leggi 
ordinarie dell'economia; e invece si sono proposte spie- 
gazioni e adottate dottrine che s'informano a concetti 
estranei, come quelli della potenza dello Stato, del diritto 
pubblico, della prevalenza di alcune classi sociali e simili. 
Coloro che sono animati da tendenze ottimistiche, idea- 
listiche, ritrovano negli scopi e nell' azione dello Stato, 
nel suo compito altissimo di attuare la giustizia, la ra- 
gione degl' istituti finanziari, dei loro mutamenti e pro- 
gressi. Ed altri invece inclinati a riconoscere ed esa- 
gerare le profonde disuguaglianze esistenti 3&*a le classi 
sociali e a investigare le cause economiche od etnolo- 
giche che le producono, attribuiscono a questo fatto gli 
ordini costituiti e variabili della finanza. Secondo la 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 31 

prima opinione i successivi sistemi finanziari dovreb- 
bero riflettere le applicazioni continue dell'idea della 
giustizia, effettuate dallo Stato nell'ordinamento delle 
spese e delle entrate pubbliche ; e secondo V altra opi- 
nione le conseguenze di un potere politico, esercitato 
a beneficio di coloro che possiedono la forza o il potere 
economico. Ma, come si è detto di sopra, il potere 
dello Stato è circoscritto dentro limiti definiti, non può 
contraddire alla natura umana, e non può quindi vio- 
lare quelle leggi meccaniche, secondo cui si effettua la 
produzione e V uso delle ricchezze, e si determinano le 
relazioni delle spese pubbliche colla economia dei pri- 
vati. E d' altra parte i principii politici, giuridici e mo- 
rali, che informano la politica finanziaria, in tanto hanno 
valore e significato pratico, in quanto si riferiscono e si 
appoggiano alle stesse leggi economiche e rimangono, 
per così dire, nella loro sfera di azione. Adunque né la co- 
stituzione politica della società e dello Stato, né le mas- 
sime dominanti del diritto e della morale possono darci 
la spiegazione completa obbiettiva dei fenomeni finan- 
ziari, i quali dipendono da quella legge fondamentale 
che governa V attività economica degli uomini, e si ri- 
flette nella potenza dello Stato e neir applicazione delle 
norme giuridiche alle varie parti deir amministrazione 
pubblica. 

I concetti estranei, principalmente politici, che son 
prevalsi finora nella finanza pubblica si connettono in 
modo diverso con alcuna delle tre dottrine accennate 
di sopra, cioè quelle della produttività, dello scambio 
e del consumo, e sono coordinati a fini di arte finan- 
ziaria, non di scienza propriamente detta. Cosi tutti i 
sistemi finanziari che implicano in qualunque maniera 
r idea del semplice consumo materiale, si possono espri- 
mere e graduare nei termini seguenti: posto che la 
finanza sia un carico, un sacrificio per i privati, con- 



32 LIBRO PRIMO. 

sumo improduttivo di una parte della ricchezza per 
r economia sociale, lo Stato impone quel sacrificio a 
tutti per forza del suo diritto di sovranità, o ne riparte 
il carico ai cittadini, secondo le norme di giustizia, op- 
pure effettua il consumo a danno di alcune classi so- 
ciali più deboli e a beneficio di altre dominanti. Lo 
Stato, organo di giustizia, o strumento di preponde- 
ranza sociale, è il primo fattore diretto degli ordini 
finanziari. Ma, prescindendo dalle variazioni accidentali 
e da certe forme irregolari, temporanee della finanza, 
non può spiegarsi in quella guisa V origine sua, la sua 
ragione e la stessa esistenza, come un fatto permanente 
e normale della societàf. Perocché né la potenza delle 
classi dominanti é illimitata e arbitraria, né l'attua- 
zione di certi principii giuridici e morali possibile nella 
economia privata e pubblica, air infuori di quelle leggi 
naturali che determinano Y attività degli uomini, il la- 
voro, il risparmio, la produzione, e i rapporti fra la 
ricchezza prodotta e i vari bisogni umani. Qui deve ri- 
cercarsi la base e la ragione obbiettiva degV istituti 
finanziari. 

E però il fatto, che una parte della ricchezza gene- 
rale é destinata agli scopi dello Stato e degli altri enti 
collettivi, è un uso immediato e definitivo, che si fa di 
quei beni per soddisfare certi bisogni ; o, se cosi vuoisi, 
un fatto di consumo che presuppone la produzione, si 
connette variamente colla distribuzione e colla circola- 
zione, ed è determinato in tutte le sue forme dalle leggi 
ordinarie della economia. E la scienza per darne una 
completa spiegazione deve risolvere i quesiti seguenti : 
per quali motivi e in quale proporzione è prodotta la 
ricchezza che serve al consumo pubblico ; in qual modo 
e con quale misura vi contribuiscono le varie classi 
sociali ; quali atti di scambio intervengono e si coordi- 
nano allo stesso consumo. La finanza, come un uso ape- 



LA TEORIA GENERAL?: DELLA FINANZA PUBBLICA. 33 

ciale e ordinario della ricchezza, dev' essere considerata 
in relazione colla produzione, colla distribuzione e colla 
circolazione, e subordinata al principio fondamentale 
che governa ogni parte della economia sociale. 



^ Capitolo III. 

La finanza pubblica e il principio del valore 
nella economia sociale. 

§ 13. — I fatti e gl'istituti finanziari non formano che 
speciali manifestazioni delF attività economica degli uo- 
mini, che nella più grande varietà dei casi deriva dagli 
stessi motivi, segue le medesime leggi, porta l'impronta 
di caratteri uniformi. Per averne la spiegazione scien- 
tifica, bisogna risolverli nei loro elementi semplici, e 
sottoporli al processo dialettico della economia sociale. 
La causa principale degli errori notati di sopra sta in 
ciò, che ai fenomeni finanziari si applicavano concetti 
diversi od estranei ; e gli stessi concetti e vocaboli eco- 
nomici come quelli dei beni permutabili, del valore, del 
lavoro, del capitale e simili, erano intesi, adoperati in 
modi differenti. Si alterava il metodo e il lingi^aggio se- 
vero della scienza economica, ed erano fi'equenti le 
ambiguità, continui gli errori. 

La finanza pubblica, eh' è una forma speciale di con- 
sumo delle ricchezze, si connette intimamente con tutte 
le parti della economia, e dipende sostanzialmente dallo 
stesso principio fondamentale. Gli elementi, di cui si 
compone, sono desunti dalle private economie e non 
esistono veramente che in esse. La vita finanziaria dello 
Stato, considerata nella sua realtà obbiettiva, si risolve 
in una parte della vita economica dei cittadini, rego- 
lata in tutte le sue manifevStazioni dà principii uni- 

M. B. -s. 3 



34 LIBRO PRIMO. 

formi. L' uso della ricchezza nelle spese pubbliche per 
i motivi da cui dipende e le cagioni intrinseche che lo 
determinano, non differisce da quello che ha luogo nelle 
spese private, benché ne siano diversi gli oggetti e di- 
versa la forma. 

Intanto le varie categorie logiche della economia si 
rannodano al concetto dei bisogni, a cui si riferiscono 
tutti gli altri fatti economici. DalF esistenza dei bisogni 
deriva V utilità delle cose, il lavoro deir uomo indispen- 
sabile a trasformare utilmente la materia, il valore dei 
beni limitati in quantità o inferiori al bisogno, quale 
norma direttiva della condotta umana in ordine alla loro 
produzione e al loro uso, e quindi il possesso, lo scambio, 
il capitale e via dicendo. Dalla molteplicità e graduazione 
dei bisogni, posti a riscontro colle cose utili, molteplici 
anch' esse e diverse per qualità e quantità, dipende la 
formazione del valore, lo svolgimento deir attività eco- 
nomica e gli altri fatti simili. In generale V importanza 
attribuita da ognuno alle cose valevoli, di cui può di- 
sporre, è in ragione inversa della loro quantità e in ra- 
gione diretta della intensità dei bisogni corrispondenti. 
Il valore delle ricchezze possedute da ciascun individuo 
si desume dalla utilità finale, ossia dall' importanza re- 
lativa deir ultimo bisogno soddisfatto o alla cui soddisfa- 
zione si può provvedere. E però da una parte il concetto 
dell'utilità finale regola il lavoro e l'intiero processo della 
produzione, in quanto che rappresenta o racchiude un 
complesso di beni e di piaceri che vince la somma degli 
sforzi e dei sacrifici all' uopo occorrenti. 11 lavoro non 
ha luogo che nei casi in cui la soddisfazione eh' esso 
procura agli uomini è più grand.e della pena che loro 
arreca. E d" altra parte secondo lo stesso concetto della 
utilità finale avviene l' uso della ricchezza prodotta, e 
la sua ripartizione tra il consumo immediato e lo scam- 
bio, tra la soddisfazione di bisogni presenti e di bisogni 



LX TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 35 

futuri, per modo che se ne abbia T impiego più proficuo. 
Di tutti i beni posseduti in un dato momento da ciascuna 
persona è assegnata ad ogni categoria di bisogni la parte 
corrispondente alla intensità e importanza relativa di 
essi. E se avviene lo scambio, invece dell'uso diretto 
della ricchezza, la ragione è che con esso si ottiene 
un' utilità maggiore ; e se ha luogo la capitalizzazione 
invece del consumo immediato dei beni, la ragione è 
la stessa, perchè a un certo pttnto i bisogni presenti 
hanno importanza minore di altri bisogni futuri. Il me- 
desimo principio regola la produzione e T uso delle ric- 
chezze, in tutte le loro forme ; e vale generalmente 
per tutti i privati, quantunque nelle singole applica- 
zioni differisca grandemente da individuo a individuo, 
secondo lo stato particolare dei suoi bisogni e delle sue 
facoltà. E su queste basi si fonda il bilancio di ogni 
singola economia, informato al concetto della utilità 
finale o del valore soggettivo, così nella sua estensione, 
come nelle sue varie parti ; stantechè in esso i beni 
ricevono quella destinazione eh' è determinata dall' im- 
portanza relativa dei bisogni, ed hanno quell'impiego 
che riesce all' individuo più proficuo. L' attività econo- 
mica degli uomini si esercita nella produzione e nel- 
l'uso delle ricchezze e si riparte opportunamente fra 
la soddisfazione delle varie specie di bisogni presenti e 
futuri a norma dello stesso principio fondamentale. Il 
bilancio rappresenta il sistema meccanico, fondato sovra 
una legge inviolabile di natura, la legge dell' utilità, 
secondo cui si producono i beni materiali e si adope- 
rano economicamente per i vari scopi della vita. Tutto 
ciò, che non è conforme a questa legge, contribuisce 
allo squilibrio del bilancio e quindi alla rovina dell'eco- 
nomia privata. • 

§ 14. — Quella parte di ricchezza, eh' è destinata agli 
scopi dello Stato, corrisponde ai bisogni collettivi, i quali 



36 LIBRO PRIMO. 

entrano nella serie indefinita dei bisogni umani, e al pari 
degli altri esigono una soddisfazione proporzionata. To- 
gliendo di mezzo ogni cagione intermedia e puramente 
immaginaria, si può comprendere che la esistenza e per- 
SQnalità dello Stato consiste neir insieme organico, nella 
consociazione delle persone singole. I bisogni cosi detti 
pubblici o dello Stato non sono che bisogni dei singoli uo- 
mini, considerati, non quali individui e nella sfera della 
loro vita privata, ma quali consociati, quali membri di 
un consorzio politico necessario, in cui si svolge la loro 
vita collettiva. E dati gli scopi dello Stato, nei quali 
è implicito r interesse comune dei cittadini, come sa- 
rebbero quelli della sicurezza, della potenza, della col- 
tura e simili, e posta la necessità obbiettiva di impie- 
garvi una parte della ricchezza, ne derivano i bisogni 
corrispondenti, per soddisfare i quali occorre V applica- 
zione di una parte proporzionata dell'attività; economica 
degli individui. I servigi pubblici, che rappresentano 
la soddisfazione dei bisogni collettivi, sono possibili sol- 
tanto a condizione che una certa quantità di beni ma- 
teriali sia destinata a tal fine o per il mantenimento* 
delle persone che ne costituiscono gli organi necessari 
per r acquisto degli oggetti che ne formano gli stru- 
menti e i mezzi indispensabili. Le spese pubbliche cor- 
rispondono a bisogni collettivi, sentiti e apprezzati 
diversamente dai singoli membri del consorzio politico, 
i quali per provvedervi devono impiegarvi una parte 
della loro ricchezza o dedicarvi una parte della loro 
attività produttiva. E la regola di questa attività, il 
criterio e la norma della soddisfazione dei bisogni è pa- 
rimente nella economia finginziaria il principio del va- 
lore ; stantechè in esso si riflette la natura e importanza 
dell'ultimo bisogno che potrà essere soddisfatto o il grado 
finale della utilità dei beni disponibili appartenenti ad 
ogni persona; e da esso dipende Tuso e la destinazione 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 37 

degli stessi beni, la direzione e T energia del lavoro. 
La ripartizione che ordinariamente si fa delle ricchezze 
tra i vari scopi della vita privata e pubblica è gover- 
nata da questo principio, per modo che bisogni relati- 
vamente più forti ed urgenti sono soddisfatti a prefe- 
renza degli altri, dentro quei limiti segnati dalla legge 
fondamentale deir utilità o dalla sua proporzione cogli 
sforzi e ì sacrifici necessari. E quindi la possibilità e la 
misura delle contribuzioni private alle spese pubbliche 
variano grandemente nelle singole economie a seconda 
dello stato dei bisogni e delle ricchezze individuali. La 
stessa norma di proporzione vale per tutti i membri 
del consorzio civile, nella economia e nella finanza, cosi 
per le spese private come per le pubbliche. E ciascun 
individuo, regolando la propria attività relativamente 
alla produzione e air uso delle ricchezze secondo il prin- 
cipio del valore soggettivo o della utilità finale, ottiene 
quel risultato che il Sax chiama « soddisfazione armo- . 
nica dei bisogni individuali e collettivi, » e che nel com- 
plesso ci presenta fra i vari individui aspetti diversis- 
simi e tanti quanti sono gli stati delle private economie. 
§ 15. — In questo modo si costituisce la finanza dello 
Stato quale risultante delle valutazioni individuali della 
ricchezza destinata alla soddisfazione di una specie deter- 
minata di bisogni in una forma particolare, collettiva. Le 
spese e le entrate pubbliche sono essenzialmente spese 
ed entrate dei cittadini, adoperate per gli scopi comuni 
della sicurezza, della potenza, della civiltà e simili. E 
però il bilancio finanziario dello Stato non esiste, che in 
quanto esistono i bilanci economici degl' individui, e si 
risolve in un grandissimo numero di partite, che hanno 
il loro posto, la loro sede naturale negli stessi bilanci 
privati. Ciascuna di queste partite entra in un bilancio 
individuale, di cui è parte integrante, e segue la legge 
fondamentale di esso. La finanza pubblica non è costituita 



38 LIBRO PRIMO. 

di elementi economici distinti o isolati in qualsiasi modo, 
ma di elementi che esistono nelle private economie, 
si connettono intimamente cogli altri e sono soggetti 
egualmente alle leggi della meccanica degr interessi. 
Ne segue che per chiarire la composizione naturale del 
bilancio pubblico e dimostrare le cause da cui dipende, 
bisogna considerare le singole partite che lo compon- 
gono nelle loro relazioni normali e in quanto risiedono 
nella sfera delle economie private. E poiché queste par- 
tite, che possiamo chiamare finanziarie o pubbliche, non 
sono in sostanza che partite dei bilanci economici dei 
cittadini, si devono considerare sotto tre aspetti diversi : 
neir ordine interno d'ogni bilancio individuale e re- 
lativamente alle altre partite, di cui si compone, secondo 
il principio fondamentale che governa la produzione e 
r uso delle ricchezze ; o nelle relazioni esterne dei vari 
bilanci privati, nelle proporzioni diverse che quelle par- 
tite assumono in essi conformemente alla legge della, 
distribuzione delle ricchezze ; o negli scambi e nelle 
transazioni intermedie, che hanno luogo nella circola- 
zione delle ricchezze in ogni periodo di tempo per la 
determinazione economica delle stesse partite compo- 
nenti il bilancio finanziario. In altri termini il fatto com- 
plessivo che costituisce V essenza della finanza pubblica, 
ci si presenta da prima come una forma speciale del 
consumo o dell'uso immediato della ricchezza e si ri- 
ferisce alla produzione e air attività economica in ge- 
nerale ; indi acquista proporzioni differenti messo a ri- 
scontro colle diverse condizioni economiche dei privati 
e delle classi sociali, ed entra quindi neir ordine della 
distribuzione ; e finalmente si determina in vario modo 
nei periodi successivi di tempo, secondo le relazioni dello 
scambio per i singoli cittadini. Considerando lo stesso 
fatto dal punto di vista di ogni individuo, si riduce 
anzitutto ad una certa contribuzione alle spese pubbli- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 39 

che, che costituisce una partita del suo bilancio econo- 
mico, e eh' è determinata relativamente alle altre par- 
tite dal principio del valore soggettivo; ma, a seconda che 
variano le proporzioni dei bilanci privati o i rapporti 
della distribuzione, differiscono da individuo a individuo 
quelle contribuzioni o partite finanziaj^ie ; e infine acqui- 
stano nei singoli casi un valore diverso, secondo la 
forma concreta che assumono nella circolazione delle 
ricchezze. È questo V ordinamento naturale della finanza 
nella economia o nella meccanica degl' interessi umani, 
in cui s'incardina, risiede e si svolge. 

Giova chiarire meglio questo concetto fondamentale, 
che contiene gli elementi essenziali e i rapporti intrin- 
seci di tutti i fenomeni e istituti finanziari. Il bilancio 
dello Stato si compone economicamente, come abbiamo 
•detto, di molteplici e varie partite, che hanno il loro 
posto nei bilanci privati, e non possono esistere che 
come parti integranti di essi. Per dare la spiegazione 
di questo fatto bisogna anzitutto dimostrare quando e 
perchè ognuna di queste partite trova la sua sede nel 
bilancio individuale, in conformità del principio del va- 
lore ; e come a norma dello stesso principio sta in certe 
relazioni e proporzioni colle altre partite componenti 
il medesimo bilancio. Un'alterazione dell' equilibrio per 
' le ragioni dette di sopra, non può essere che un fatto 
accidentale, particolare e non durevole, peluche contra- 
rio alla legge di utilità che determina le azioni econo- 
miche degli uomini. Ma appunto per ciò, che ogni par- 
tita finanziaria è nel bilancio privato proporzionata al 
tutto legata intimamente con esso, differisce dall' uno 
all' altro bilancio e diversifica nelle variazioni succes- 
sive di ciascuno di essi', secondo il valore delle ric- 
chezze che lo compongono. E infine perchè differiscono 
ed hanno un valore diverso nei vari bilanci individuali, 
quelle partite che costituiscono la finanza, sono per- 



40 LIBRO PRIMO. 

mutate spesso fra gli uni e gli altri, e danno luogo ad 
atti di scambio e di credito o a transazioni vantaggiose 
per entrambe le parti contraenti. Ecco il processo na- 
turale, dialettico, necessario dei fenomeni finanziari : i 
quali dipendono dall' esistenza dei bisogni collettivi e 
formano una specie di consumo, si connettono colla pro- 
duzione, fanno parte della distribuzione ed entrano nella 
circolazione delle ricchezze. E da ciò, i quesiti essen- 
ziali, a cui deve rispondere la teoria generale delle 
finanze : 1« come e perchè una contribuzione pubblica 
trova posto tra le partite del bilancio privato ; 2° in 
quali relazioni sta colle altre partite componenti lo stesso 
bilancio ; 3** in quali proporzioni colle partite finanziarie 
degli altri bilanci individuali, diversi o variabili ; 4? quali 
forme concrete assume nel passaggio dair uno air altro 
bilancio. Le risposte ai primi tre quesiti dimostrano le 
relazioni della finanza col consumo, colla produzione e 
colla distribuzione delle ricchezze ; e formano T argo- 
mento di questo e del capitolo seguente. Le risposte 
air ultimo quesito dimostrano le relazioni della finanza 
colla circolazione ; e costituiscono V oggetto di un altro 
capitolo consecutivo. 



Capitolo IV. 

« 

La finanza pubblica e la produzione 
e distribuzione delle ricchezze. 

§ 16. — Le cagioni esterne delle spese pubbliche e de- 
gli ordini finanziari sono conosciute da tutti, perchè a 
tutti appare manifesta la necessità dei beni materiali 
per r esercizio delle funzioni amministrative dello Stato 
e r adempimento dei suoi uflSci connessi col bene ge- 
nerale della società. L'esistenza dei bisogni collettivi, 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 41 

obbiettivamente considerati, è in generale un fatto in- 
concusso ; ' ma, poiché gli stessi bisogni presuppongono, 
come gli altri, un soggetto, che li senta, li apprezzi e 
li soddisfaccia, e questo soggetto non può essere una 
persona morale, come lo Stato, devono necessariamente 
attribuirsi agi' individui. I quali, legati fra loro naturai-, 
mente da vincoli di sociabilità, si trovano uniti in un 
consorzio politico necessario, perchè sentono l'impulso 
dei bjsogni comuni della sicurezza, della giustizia, della 
potenza, della civiltà e simili, che non possono essere 
soddisfatti, se non in forma collettiva, mercè la coope- 
razione di tutti. E quindi i bisogni collettivi costitui- 
scono il punto di partenza della economia finanziaria, 
il fatto primordiale, da cui dipende V origine e lo svol- 
gimento delle spese e delle entrate pubbliche, e a cui 
si rannodano gli altri fatti e istituti finanziari. Ciascun 
cittadino ottiene in via normale col proprio lavoro, 
coir intiera attività economica la soddisfazione relati- 
vamente completa dei suoi bisogni, individuali e col- 
lettivi : e in questo rapporto è il nesso intimo tra la 
finanza e V economia sociale. 

Ora mentre i bisogni umani sono vari e indefiniti, la 
produzione delle ricchezze è sempre limitata, per modo 
che basta soltanto a soddisfarne un numero determinato. 
E r ordinamento naturale della economia poggia, come 
fu detto, su questi due principii : che la somma degli 
sforzi e dei sacrifici inerenti ad una serie di atti pro- 
duttivi sia inferiore di un grado minimo al complesso 
delle soddisfazioni ottenute ; e che la quantità di ric- 
chezza prodotta sia destinata a soddisfare i bisogni re- 
lativamente più forti ed intensi. In tal modo si effettua 
la legge della massima utilità nella produzione e nel- 
r uso dei beni materiali. Il primo dei due principii ac- 
cennati segna i limiti dell* attività economica, l'estremo 
grado d' intensità del lavoro e del risparmio, corrispon- 



42 LIBRO PRIMO. 

dente all'importanza degli ultimi bisogni soddisfatti, e 
stabilisce il rapporto fondamentale, inerente air equi- 
librio del bilancio economico privato. L' altro principio 
determina l'ordine interno dello stesso bilancio, o le 
proporzioni con cui è ripartita la ricchezza fra i vari 
bisógni a seconda della loro natura e importanza re- 
lativa. Non è possibile assolutamente la produzione, 
che implica sforzi e sacrifici penosi, se non riceve l'im- 
pulso da bisogni la cui soddisfazione contiene un pia- 
cere maggiore : e data la quantità dei beni prodotti, il 
loro uso effettivo dipende dall'importanza degli stessi 
bisogni che ne assorbono quote proporzionate. Per que- 
sto rispetto non vi ha differenza sostanziale fra le va- 
rie applicazioni della ricchezza nella vita privata e 
nella pubblica; perchè in tutti i casi è necessaria la 
produzione; indispensabili i motivi sovraqjeennati, e si 
adoperano le ricchezze nel modo che si crede più pro- 
ficuo, per bisogni più forti ed urgenti. Lo Stato, che 
ha il compito di rendere i servigi pubblici mercè l'opera 
di agenti governativi, riceve i beni materiali occor- 
renti dai cittadini sotto forma d'imposta o in altro 
modo equivalente. E appunto questa contribuzione indi- 
viduale alle spese pubbliche, in quanto richiede una 
serie di sforzi e di sacrifici, ha la sua ragione nella 
relativa importanza dei bisogni collettivi, a cui si ri- 
ferisce. Nella ripartizione della ricchezza, posseduta 
da ciascuno, fra i vari scopi, privati e pubblici, si ri- 
flette la graduazione di tutti i bisogni corrispondenti e 
diversi per natura e intensità. Ne segue che un biso- 
gno collettivo meno forte cede il posto ad un bisogno 
individuale più forte, nella soddisfazione, e viceversa, 
sino al limite estremo, segnato dalla quantità dei beni 
disponibili. Cosi, per esempio, se un bisogno individuale 
ha un'importanza come 10, un bisogno collettivo un'im- 
portanza come 9, e un altro bisogno individuale un'ini- 



I 
LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 43 

portanza come 8, e se la ricchezza esistente nei bilan- 
cio privato non basta a soddisfarli tutti e tre, resterà 
insoddisfatto T ultimo ritenuto meno importante. 

§ 17. — Se non che a misura che le ricchezze, possedute 
dagl'individui si accrescono, scema T utilità del loro im- 
piego finale od è sempre minore V importanza delF ul- 
timo bisogno soddisfatto, da cui si desume il valore 
soggettivo di esse. Dall' infima classe di uomini, che 
dispongono appena di ciò eh' è strettamente necessario 
a soddisfare i bisogni primi dell'esistenza, fino alla 
classe "più elevata che possiede ricchezze cospicue si 
può fare un' estesa graduazione di fortune private di- 
versissime e di bilanci individuali, che ci presentano 
le più svariate proporzioni, determinate sempre dalla 
medesima legge, che abbiamo accennato. La stessa 
quota di beni ha per ciascuna di queste classi, per 
ognuno degl'individui un valore diversissimo, corri- 
spondente all' uso meno proficuo che potrà farsene, 
alla intensità dell' ultimo bisogno che potrà soddisfarsi. 
Questo valore costituisce la regola che governa 1' uso 
generale della ricchezza e determina le varie partite 
di ogni singolo bilancio, conformemente alla importanza 
relativa dei bisogni corrispondenti. in altri termini 
r impiego utile, normale dei beni materiali non avviene 
che dentro i limiti e secondo le proporzioni stabilite 
dalla legge del valore soggettivo. Applicandosi lo stesso 
principio alla parte di ricchezza, che forma la contri- 
buzione di ciascun cittadino alle spese pubbliche, se ne 
ricavano i due corollari seguenti, i quali ne determi- 
nano il posto e le proporzioni fra le partite del bilan- 
cio privato. In primo luogo la soMis fazione dei biso- 
gni collettivi per parte di un individuo è possibile in 
generale, quand'essi hanno un'importanza maggiore 
di quella attribuita agli ultimi bisogni individuali, 
che segnano il grado finale di bitinta della ricchezza 



44 LIBRO PRIMO. 

posseduta. Così, per esempio, se in uno dei bilanci più 
cospicui il grado finale di utilità o il valore soggettivo 
dei beni materiali arriva a 2, tutti i bisogni collettivi 
che hanno un' importanza di 3, 4, 5, possono essere sod- 
disfatti gradatamente insieme cogli altri bisogni pri- 
vati di grado superiore. Ma se in uno dei più piccoli 
bilanci, il valore della ricchezza è desunto da un grado 
finale di utilità come 8, tutti i bisogni collettivi che 
hanno un'importanza minore di 7, 6, 5, non possono 
trovare alcun mezzo di soddisfazione. E se un nuovo 
bisogno collettivo si manifesta, a cui è attribuita una 
intensità relativa di 5, esso avrà la sua partita corri- 
spondente, sotto forma di contribuzione, in quei bilanci 
privati, nei qu^i il valore della ricchezza è determi- 
nato da un grado finale di utilità inferiore, come 4, 3, 2, 
e non T avrà negli altri bilanci, in cui il valore della 
ricchezza è determinato da un grado finale di utilità 
superiore, come 6, 7, 8. E in secondo luogo la soddi- 
sfazione dei bisogni collettivi presso vari individui è 
più o meno larga e la quantità di beni che assorbono 
maggiore o minore, secondo la differenza che passa 
fra la importanza loro propria e quella degli ultimi 
bisogni che possono socldis farsi e da cui deriva il valore 
della ricchezza. Le proporzioni, che assume la contri- 
buzione pubblica nei diversi bilanci privati, si riferi- 
scono alla loro maggiore o minore ampiezza e dipen- 
dono dalla differenza accennata. Cosi dato un bisogno 
collettivo, a cui si attribuisce una intensità relativa 
pari a 5, esso troverà i mezzi di soddisfazione e avrà 
una partita sua propria in tutti i bilanci, nei quali il 
valore della ricchezza o il grado finale di utilità è in- 
feriore, come 4, 3, 2; ma questa partita sarà dall'uno 
air altro bilancio quantitativamente molto diversa, se- 
condo la differenza fra 5 e 4, 3, 2, cioè via via mag- 
giore, a misura che la stessa differenza si accresce, e 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 45 

da 5-4 diventa, 5-3 o 5-2. La ragione si è che nel pri- 
mo caso la ricchezza destinata a soddisfare il bisogno 
collettivo non può essere sottratta che ad una specie 
di bisogni privati, nel secondo a due specie e nel terzo 
a tre specie di grado inferiore. La ricchezza^ disponi- 
bile per i bisogni collettivi, una volta che sia determi- 
nata r importanza relativa di questi, si aumenta nella 
stjBSsa ragione, in cui si abbassa il valore soggettivo 
nei singoli bilanci individuali. E però la distanza che 
passa fra il grado di utilità attribuito air uso della ric- 
chezza per iscopi pubblici e il grado finale di utilità 
della stessa ricchezza determina la proporzione del con- 
tributo privato alle spese pubbliche. 

§ 18. — Si avverta però che il principio generale del 
valore soggettivo applicato alla produziorie e air impiego 
delle ricchezze non deve confondersi con quello speciale 
che riguarda lo scambio dei beni permutabili. Non può 
parlarsi veramente di un valore uniforme o proprio dei 
servigi, ma delF utilità che si ottiene adoperando la ric- 
chezza a questo fine. Il calcolo utilitario che s' istituisce 
in tal caso consiste nel paragone fra la soddisfazione 
di alcuni, bisogni , poniamo collettivi, e la soddisfa- 
zione di altri bisogni privati, a cui si rinunzia, perchè 
meno forti od urgenti. Mentre il valore oggettivo o di 
scambio è inerente a tutte le cose utili e limitate, 
uguale per tutti, ricchi e poveri, come la risultante 
media di tutte le valutazioni individuali, che assume 
un carattere uniforme, il quale copre e nasconde le ori- 
gini e gli elementi diversi: il valore soggettivo degli 
stessi beni rela.tivamente agli usi molteplici, alle forme 
varie di consumo, ai servigi privati e pubblici, è sem- 
pre differente da individuo a individuo, secondo lo stato 
della economia privata. Cosi, per esempio, due persone 
ficevono dallo stesso medico il medesimo servigio per 
la identica malattia curata in modo eguale per lo stesso 



46 LIBRO PRIMO. 

numero di giorni ; ma, se si trovano in condizioni eco- 
nomiche differenti, lo pagano diversamente, avendo nel 
loro bilancio una quota disponibile disuguale, non as- 
sorbita dagli altri bisogni dello stesso grado o di un 
grado più alto d' importanza. E similmente la parte di 
ricchezza eh' essi possono economicamente destinare ai 
servigi pubblici di pari importanza, alla soddisfazione di 
uguali bisogni collettivi, sarà diversa secondo la quantità 
complessiva delle ricchezze possedute e il loro valore 
soggettivo. Ma, poiché ciò vale relativamente per tutti 
i privati, ne deriva una legge di proporzione a norma 
d^lla quale è fissata la loro partecipazione alle spese 
pubbliche, e si determinano nei bilanci economici in- 
dividuali le varje partite che compongono il bilancio 
finanziario dello Stato. Supponendo pari l'importanza 
dei bisogni collettivi, • quella proporzione è correlativa 
al grado finale di utilità della ricchezza privata. Di 
guisa che dato il complesso dei beni, necessari o desti- 
nati agli scopi dello Stato, ne segue una ripartizione 
utilitaria immancabile fra le singole economie in con- 
formità di quel principio di valore ; il bilancio finan- 
ziario pubblico si risolve, secondo la proporzione indi- 
cata, in partite diverse, che prendono posto nei bilanci 
economici individuali, ed entrano in queir ordine natu- 
rale che forma la base del loro equilibrio. 

Un' alterazione durevole di quest' ordine stabilito, o 
della proporzione utilitaria fra le partite di ogni bilan- 
cio, non è possibile senza la rovina della stessa econo- 
mia e della finanza. Suppongasi, per poco, che lo Stato, 
abusando del suo potere riguardo a tutti o ad alcuni 
cittadini, adoperi sistematicamente ricchezze per sod- 
disfare bisogni collettivi meno importanti a scapito di 
altri bisogni privati, più forti ed intensi, i quali riman- 
gono insoddisfatti o nel presente o nel futuro. Quali 
saranno le conseguenze ? Quelle ricchezze, sottratte dal 



LA TEOEIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 47 

fondo di consumo o dal capitale e usate in modo non 
economico costituiscono per i privati un sacrificio senza 
compenso proporzionato, una perdita, più che un vero 
e ragionevole consumo. E la reazione non tarda a ma- 
nifestarsi. Si rallentano i risparmi e T accumulazione 
del capitale, diventato meno rimunerativo, e per la 
stessa ragione scema r intensità del lavoro e V efficacia 
della produzione. Il risultato è una minore quantità di 
beni disponibili cosi per gli scopi dello Stato come per 
quelli dei cittadini. La soddisfazione dei bisogni richiede 
sempre una produzione corrispondente ; ma la stessa 
produzione dov' essere coordinata alla più opportuna 
soddisfazione dei bisogni, conformemente al principio 
utilitario, detto di sopra. Non sono possibili gli sforzi 
e i sacrifici inerenti alla produzione, se con essi non 
si ottiene una utilità maggiore ; non è duraturo V im- 
piego delle ricchezze che arreca vantaggi minori di 
quelli che potrebbero ottenersi adoperandole in altre 
guise ; e in via normale la legge del valore deve avere 
nella economia il suo pieno adempimento. 

§ 19. — Adunque la ragione economica delle spese e 
delle entrate pubbliche e in generale dei fenomeni finan- 
ziari consiste nella importanza dei bisogni collettivi rela- 
tivamente alla importanza minore degli altri bisogni, che 
determinano il grado finale di utilità o il valore sog- 
gettivo della ricchezza posseduta da ciascun individuo. 
E poiché il rapporto che passa fra questi due termini, 
non solo differisce notevolmente da individuo a indi- 
viduo nel medesimo tempo, ma muta via via nel corso 
degli anni, a seconda che si cangia la distribuzione delle 
ricchezze fra le varie classi sociali, così ne derivano 
cambiamenti analoghi in tutte le parti della finanza. 
Le cause che determinano variamente per rispetto ai 
privati la importanza dei bisogni collettivi, la impor- 
tanza degli ultimi bisogni privati j che potrebbero sod- 



grande che vi ha 
lucono ciò che si 
noniia finanziaria, 
istribuzione delle 
ipre maggiori nei 
ìffetto della legge 
ne territoriale ; e 
classe lavoratrice 
ite necessario per 
aggio dei profitti 
ensahile per il de- 
,ra parte si svolge 

qualità, la posl- 
ni, si formano le 
lae ricchezze nelle 
ecolo di persone, 
redditi privati di- 
ido che differisce 
10 che gl'individui 
■esso le classi più 
pochezza disponi- 
ni meno necessari 
'Oggettivo o grado 
ta maggiore è de- 
i un grado via via 
centi nel possesso 
renza fra l'utilità 
egli unì, dei meno 
in potere degli 
dersi dei bisogni 
entità di ricchezze 

esigenze della ci- 
igi personali e via 

dipendenti dalle 

Il Alci accresciuti 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 49 

dello Stato, V estensione e il miglioramento dei servigi 
pubblici, e quindi ì" aumento delle spese corrispoadenti. 
Il che è dovuto, relativamente parlando, non tanto alla 
quantità assoluta o air aumento generale della ricchez- 
za, come ritiensi da molti scrittori, quanto alla ine- 
guale distribuzione di essa fra i privati, i quali ne ap- 
prezzano diversamente le singole parti, e ne fanno un 
uso differente. Si abbassa il valore dei beni posseduti 
in maggior copia da un certo numero di cittadini, a 
misura che si accresce la quantità ; e cosi ne rimane 
una quota maggiore disponibile per le spese pubbliche. 
Altre sarebbero le condizioni della finanza e degl* isti- 
tuti amministrativi, e più limitata la sfera d' azione e 
la potenza economica dello Stato, se la distribuzione 
delle ricchezze fosse più equabile, e meno disparati i 
rapporti del valore soggettivo. 

L'aumento delle spese pubbliche nei paesi più po- 
polati ed antichi si connette intimamente con una tras- 
formazione notevole dell' ordinamento delle entrate, cioè 
con un aumento delle contribuzioni dirette, prelevate 
sul reddito dei più ricchi. Si dirà, che, ridotto il salario 
al minimo, scema o cessa la possibilità di tassare di più 
le classi inferiori ; e bisogna necessariamente ricorrere 
alla tassazione diretta delle classi più agiate. La me- 
desima ricchezza che nel mutato ordine della distribu- 
àone viene sottratta al lavoro, e si concentra nel pro- 
fitto del capitale e nella rendita del possesso fondiario, 
è sempre la fonte dei proventi fiscali. E cei'to, secondo 
ciò che abbiamo detto, se da una parte si restringono 
i bilanci della classe lavoratrice, e dall'altra si allar- 
gano i bilanci della classe dei possessori, devono cam- 
biare le proporzioni delle varie partite, che li compon- 
gono e quindi delle contribuzioni alle spese pubbliche. 
Ma la spiegazione sarebbe incompleta; perchè bisogna 
osservare, che nel passaggio della ricchezza dagli uni agli 

M. B. — S. 4 



50 LIBRO PRIMO. 

altri e nella sua concentrazione in poche mani, subisce 
una specie di depreziamento, in quanto che si abbassa il 
grado finale della sua utilità. Ed è questo valore sog- 
gettivo, notevolmente scemato nella maggiore accumu- 
lazione dei beni, che ci dà ragione tanto dèlie più forti 
imposte dirette, quanto delle crescenti spese dello Stato, 
come ci dà ragione di enormi spese private per scopi 
ed oggetti di lusso, neppure compresi dai meno ricchi. 
In altri termini a misura che V importanza e V intensità 
dei bisogni individuali, che possono essere soddisfatti 
colla ricchezza disponibile delle classi più agiate, si at- 
tenua, cresce la possibilità di soddisfare bisogni collettivi 
meno importanti ed intensi. Perocché s'egli è vero che 
le spese pubbliche rivestono i caratteri e portano la 
impronta di un fatto e di un istituto collettivo, supe- 
riore agli stessi individui, sono esse pur sempre la ri- 
sultante di elementi individuali, di una serie innu- 
merevole di valutazioni soggettive e divergenti della 
ricchezza. 

In tal modo si spiega come certi bisogni collettivi 
siano soddisfatti a preferenza di altri bisogni indivi- 
duali, più sentiti da molti privati o ritenuti più im- 
portanti ed urgenti, e come abbiano luogo delle spese 
pubbliche, che dai più sono giudicate superflue o poco 
utili. La ragione si è che i bisogni collettivi, al pari di 
quelli individuali, sono molteplici e diversi per impor- 
tanza e intensità relativamente ai singoli individui, e 
quindi ritrovano una quantità corrispondente, diversa, 
di ricchezza nelle private economie. Ora, alterandosi i 
rapporti della distribuzione, diventando maggiori le di- 
suguaglianze di fortuna o di condizione economica, da 
una parte si eleva il valore delle ricchezze, e scema la 
possibilità di contribuire alle spese pubbliche; e dal- 
l'altra si abbassa via via il valore delle ricchezze in 
proporzione del loro aumento, cresce la capacità con- 



i 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 51 

tributiva dei possessori e si aumentano le spese pub- 
bliche ed anche le contribuzioni dirette. Di guisa che 
se i meno ricchi partecipano solo alla soddisfazione dei 
bisogni più necessari, secondo il principio del valore, 
i più ricchi per la stessa ragione contribuiscono alla 
soddisfazione di bisogni via via meno importanti ed 
intensi. 

Come la distribuzione delle ricchezze nelle sue fasi 
consecutive, le relazioni che passano fra salario, pro- 
fitto e rendita, e le mutazioni analoghe che ne deri- 
vano nel consumo privato, dipendono dalle cause ge- 
nerali del valore delle cose utili e limitate; così la 
quantità dei beni, che forma la sostanza degl'istituti 
finanziari, è determinata dalle stesse cause nel suo 
complesso e nelle varie parti, e riflette i cangiamenti 
che si verificano ilei rapporti del valore e della distri- 
buzione. La ripartizione dei cariclil pubblici fra i sin- 
goli cittadini e le varie classi sociali in tempi successivi 
è un effetto delle leggi che determinano la distribuzione 
delle ricchezze ; e la pressione' tributaria avviene sem- 
pre, né potrebbe effettuarsi altrimenti, dentro la cer- 
chia e nelle proporzioni stabilite dal principio del va- 
lore. Cosi la classe lavoratrice diventa via via meno 
tassàbile, perde in gran parte la sua capacità contri- 
butiva, a misura che il suo reddito scema; e non vi- 
ceversa. Come del pari le classi più ricche non solo 
pagano le imposte dirette, ma sono più proclivi all'au-' 
mento delle spese pubbliche, perchè possiedono mag- 
gior copia di ricchezza, a cui attribuiscono un valore 
minore. 

§ 20. — Se non che la importanza relativa dei bisogni 
collettivi, che finora abbiamo supposto pari, non è im- 
mutabile, e nel corso ordinario della vita sociale tende 
ad elevarsi. Si aumenta la somma e il valore delle spese 
pubbliche necessarie per gli stessi servigi o bisogni 



52 LIBRO PRIMO. 

collettivi. Da una parte i metodi più complicati e per- 
fetti, i procedimenti più difficili e lunghi, gli strumenti 
più efficaci e migliori, il personale più idoneo ed eletto, 
che si connettono col sistema preventivo nella pubblica 
amministrazione, e col miglioramento dei servigi ri- 
chiedono una maggiore quantità di ricchezza ; e d' altra 
parte la stessa quantità è divenuta più costosa nei paesi 
popolati e civili, perchè prodotta in condizioni meno 
favorevoli, e sotto gV influssi della legge territoriale li- 
mitatrice, per modo che a mantenere gli stessi uomini 
e rifornirli di mezzi eguali occorre una spesa maggiore. 
Il che significa, che per avere gli stessi servigi pub- 
blici della sicurezza, della giustizia, della potenza, della 
civiltà e simili, nella forma nuova in cui sono richiesti, 
è necessaria una maggiore somma di sacrifici e di sforzi 
per parte dei consociati. Da ciò la pressione che la 
finanza esercita sulla economia sociale, e di cui risen- 
tono gli effetti tutte le classi fino ai limiti segnati dalla 
legge utilitaria, dianzi accennata. Si restringe il con- 
sumo privato, e si attenua il risparmio fino a quel 
punto, in cui Timportanza.degli ultimi bisogni individuali 
soddisfatti pareggia la importanza elevata dei bisogni 
collettivi. Dovendo destinarsi una parte maggiore del- 
l' attività economica alla produzione delle ricchezze per 
gli scopi comuni della vita pubblica, ne rimane una 
parte relativamente minore per gli scopi della vita pri- 
vata. E però se V aumento delle spese pubbliche, lo 
svolgimento delle imposte e simili sono fatti che dipen- 
dono in primo luogo ed anzitutto da cagioni soggettiva, 
dai sentimenti e dai giudizi degli uomini riguardo al- 
l' uso vario delle ricchezze,* ritrovano poi un fonda- 
mento reale, una base oggettiva in quelle cause che 
determinano T indirizzo e l'efficacia della produzione. 
La dinamica del sistema economico e finanziario di- 
pende dalla legge territoriale dei compensi diversi o 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 53 

decrescenti, la quale, alterando il rapporto fra la somma 
degli sforzi e la quantità dei beni prodotti, fra questi 
e i bisogni degli uomini, arreca i cangiamenti di cui 
si è parlato. 



Capitolo V. 

La finanza pubblica 
e la circolazione delle ricchezze. 

§ 21. — Le relazioni tra la finanza pubblica e la circo- 
lazione delle ricchezze si manifestano uqì modi, concreti, 
con cui è stabilita in ogni caso e periodo di tempo la 
contribu25ione dei cittadini alle spese pubbliche. Quan- 
tunque sia determinata questa partita in ogni bilancio 
economico individuale da una legge intrinseca di va- 
lore, pure acquista diversa importanza secondo la forma 
che assume, naturale o monetaria, ordinaria o a cre- 
dito. Rimane immutato il fatto sostanziale di una parte 
considerevole della ricchezza privata, destinata a sod- 
disfare i bisogni collettivi dei cittadini ; ma variano i 
modi particolari e le combinazioni con cui si ottiene il 
medesimo risultato col minore dispendio di forze nella 
economia generale. La finanza entra nello scambio delle 
ricchezze ; e ne derivano le forme concrete degli isti- 
tuti finanziari e le transazioni private corrispondenti, 
che sono coordinate allo stesso scopo, a quello cioè di 
soddisfare le spese pubbliche colla minore somma di 
sacrifìci per i privati. Abbiamo anche qui un'applica- 
zione dei principii generali del valore, non agli ele- 
menti intrinseci della finanza, alla quantità dei beni 
materiali, che i cittadini destinano agli scopi dello 
Stato, ma agli espedienti pratici adoperati a tal uopo 



LIBRO PRrMO. 

iiezzi con cui sì effettua la destinazione e V uso 
stessi beni. Lo scambio delle ricchezze non ri- 
ì, direttamente l' economia finanziaria, ma solo 
into IVa i privati hanno luogo transazioni e per- 
doni diverse di beni in ordine alla soddisfozione 
logni collettivi. Le ricchezze che formano le spese 
ve, che sono veramente usate o consumate dallo 
non sono sempre materialmente quelle stesse 
) dai contribuenti ; ma altre diverse che furono 
late colle prinie nell" intervallo di tempo che 
tra il momento della contribuzione e quello del 
no definitivo. Gli atti di scambio che avvengono 
ichezze e ricchezze in questo intervallo e le forme 
e che assumono le prestazioni economiche rese 
ttadini allo Stato entrano nel concetto della Gir- 
ine. E nella serie di tali atti, nelle mutazioni 
sìve che si verificano nell' istituti finanziari do- 
guel principio di valore che regola tutta l'atti- 
conomica degli uomini. 

2. —La forma primitiva, la più semplice e diretta 
levare le entrate ed erogare le spese pubbliche, 
te in ciò, che i cittadini forniscono allo Stato una 
dei loro beni d'uso immediato, pagano, come 
Irsi, le contribuzioni in natura. E in qualunque 
ciò avvenga, sìa che si tratti di una produzione 
a e speciale, sia che di una cessione di merci 
te, il fatto è sostanzialmente lo stesso, e riducesi 
a quantità di lavoro eseguito direttamente per 
are i bisogni collettivi. Gli stessi individui lavo- 
d un tempo e per gli scopi della vita privata e 
lelli della vita pubblica, e dividono tra gli uni e 
pi la ricchezza prodotta. Le contribuzioni in na- 
ie prestazioni di servigi personali (fornimento 
rate e di oggetti vari, esecuzione di lavori deter- 
, prestazione di servigi militari e simili) sono le 



I 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBUCA. 55 

prime forme di economia finanziaria, i modi diretti di 
provvedere ai bisogni dello Stato. Qui non interviene 
alcun atto di scambio propriamente detto ; i beni ma- 
teriali che i cittadini forniscono allo Stato son quegli 
stessi, eh' esso adopera e consuma neir esercizio delle 
sue funzioni. E la ragione del fatto si può comprendere 
facilmente, ove si considerino le cause che determinano 
il predominio dell'economia naturale; cioè l'estensione 
più che sufficiente dei terreni migliori, l'abbondanza 
dei prodotti e la grande efficacia del lavoro relativa- 
mente allo scarso numero dei bisogni privati e pubblici. 
E poiché la produzione diretta basta a tal uopo e ri- 
sponde in massima parte al fine proposto, mancano o 
sono limitati i motivi economici dello scambio. E quindi 
non abbiamo trasmissioni intermedie di ricchezze e tran- 
sazioni relative alle spese pubbliche, le quali nel loro 
compimento non differiscono punto dal loro principio. 
§ 23. — Le cause che hanno prodotto la trasformazione 
dell' economia naturale in economia monetarla si connet- 
tono intimamente colle difficoltà crescenti della produ- 
zione territoriale e la scemata efficacia del lavoro. A 
misura che si restringe il campo d'impiego relativa- 
mente alla popolazione aumentata, scema la produtti- 
vità dell'industria e il compenso degli sforzi e dei sa- 
crifici ad essa inerenti. Da ciò la necessità di accrescerne 
via via l'efficacia con vari mezzi, e principalmente 
colla più estesa divisione del lavoro ; e da ciò l' incre- 
mento degli scambi mercè l' introduzione della moneta. 
E in questa guisa si ottiene, non solo una produzione 
relativamente più copiosa da tutte le parti, ma un uso 
più proficuo della ricchezza, stantechè mediante lo scam- 
bio si eleva l' utilità reciproca degli stessi beni adope- 
rati da vari individui per bisogni diversi. Così le con- 
tribuzioni dei cittadini alla finanza pubblica assumono 
la forma monetaria, una forma intermedia fra la rie- 



56 LIBRO PRIMO. 

chezza da loro fornita e quella consumata effettiva- 
mente dallo Stato. Le spese pubbliche per i privati 
consistono nella quantità di prodotti clf essi devono 
scambiare con moneta per pagare le imposte ; e per lo 
Stato nella quantità corrispondente di beni e di servigi 
che coi proventi monetari delle imposte si procura. 
Abbiamo quindi una serie di scambi che si effettuano 
tra i privati in ordine alla soddisfazione dei bisogni 
pubblici. E vi sono differenze notevoli tra la parte di ric- 
chezza che i cittadini destinano agli scopi dello Stato, e 
quella ch'esso realmente consuma. Mentre le contri- 
buzioni naturali erano fissate invariabilmente e rima- 
nevano sempre identiche fino al consumo definitivo, in 
una data quantità di merci, di lavoro e simili ; le con- 
tribuzioni monetarie subiscono T influenza delle varia- 
zioni dei prezzi ed hanno un valore diverso cosi per i 
privati come per lo Stato. Se i prezzi si abbassano da 
un momento all'altro, le imposte pagate in moneta 
arrecano un maggior carico ai contribuenti, e un van- 
taggio corrispondente per il fisco ; e se i prezzi a' in- 
nalzano,, ne derivano effetti contrari. Le contribuzioni 
e le spese pubbliche entrano quindi nella circolazione 
delle ricchezze, e ne subiscono gl'influssi in senso di- 
verso. In ogni caso la quota pagata da ciascun indi- 
viduo, e che costituisce una partita del suo bilancio eco- 
nomico, consiste nella quantità di ricchezza eh' egli deve 
cedere per eseguire il pagamento dell' imposta in mo- 
neta, e sarà più o meno grande, secondo che dev'es- 
sere maggiore o minore la stessa quantità e la somma 
dei sacrifici ad essa inerenti. 

Ma prescindendo da queste variazioni particolari e 
temporanee delle contribuzioni monetarie, il fatto co- 
stante e la ragione fondamentale di esse si collegano 
colla prevalente divisione del lavoro e cogli altri carat- 
teri propri dell' economia moderna. Le ricchezze desti- 



rsr 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 57 

nate agli scopi dello Stato sono prodotte sotto le me- 
desime condizioni, sotto cui si producono quelle adope- 
rate a soddisfare i bisogni privati. La ragione si è, che 
aumentandosi per effetto delle cause anzidette le diffi- 
coltà della produzione, si mettono in opera i mezzi 
opportuni e soprattutto si allarga la divisione del la- 
voro per accrescerne V efficacia, anche riguardo a quei 
beni occorrenti per le spese pubbliche. E da ciò la 
forma monetaria delle contribuzioni pubbliche e quella 
serie di scambi che precedono Fuso della ricchezza 
adoperata per gli scopi dello Stato. L'economia so- 
ciale segue in tutte le sue parti la stessa evoluzione, 
determinata dalla legge territoriale dei compensi de- 
crescenti ; la quale rende necessaria maggiore specifica- 
zione degli elementi produttivi, maggiore intensità di 
sforzi e r applicazione di quei metodi e strumenti che 
costituiscono il sistema industriale moderno, fondato 
sulla divisione del lavoro e sullo scambio dei prodotti. 
La soddisfazione dei bisogni privati e dei bisogni col- 
lettivi avviene in massima parte, non colle ricchezze 
prodotte direttamente, ma con quelle che si ottengono 
vantaggiosamente per mezzo degli scambi, cioè colle 
ricchezze prodotte da tutti nelle condizioni più favore- 
voli. Ad ogni specie di bisogni è destinata quella parte 
di ricchezza che si può ottenere nell'intiera economia 
umana coi minori sforzi e sacrifici. Si allarga il campo 
deir attività economica, e si moltiplicano le più utili 
applicazioni di essa a beneficio di tutti gl'individui. E 
quindi nella finanza pubblica cessano le contribuzioni na- 
turali ; scemano via via le prestazioni di servigi e i pos- 
sessi demaniali ; la produzione diretta cede il posto alla 
produzione indiretta, il lavoro determinato al lavoro 
indeterminato, l'industria fiscale all' industria generale ; 
e lo scambio diventa il modo ordinario con cui si prov- 
vede ai bisogni pubblici. Le ricchezze adoperate per gli 



• non sono prodotte direttamente e con 
zione dai singoli contribuenti in qasr- 
e si trovino, ma da coloro che poasono 
ore costo nel sistema dell'industria spe- 
sone coordinati gli atti dello scambio 
tra i privati per r effettuazione delle 
I cittadini alienano una parte dei beni 
duti per avere la moneta che occorre 
ille imposte ; coi proventi delle imposte 
tri beni per uso degli ulflciali e fun- 
Ma togliendo di mezzo la moneta, lo 
,ua realmente tra beni e beni, ed li» 
!sce proficuo ai privati, cioè quando ha 
destinare a queir uso i beni che hanno 
, relativa o il costo minore. Perocché le 
tituiseono le contribuzioni finanziarie, 
lei individuali un valore diverso, sono 
iltre e arrecano vantaggio ad entrambe 
?ibuenti cedono le ricchezze, prodotte 
più fiivorevoli o colla minore somma 
icriflci, alienandole nel mercato gene- 
allo Stato nei contributi monetari il 
> per r acquisto di altre merci nei ter- 
;iosi, perchè prodotte pure con un costo 
inore di quello che avrebbe richiesto 
retta. È questo il processo di circola- 
ezze nella economia fìnanzìaria, e for- 
one di quel principio di valore che 
izione e V impiego della ricchezza nel- 
idustriale moderno. E così si rinnova 
a serie degli scambi a seconda che di 
io si rinnovano nei bilanci economici 
partite destinate alla soddisfazione dei 
. Date le quote individuali della rie- 



•: ifi.' 



LA TEORIA GEJ^ERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 59 

chezza, disponibili per quegli scopi, e dato il loro va- 
lore diverso per i singoli, ne seguono naturalmente gli 
scambi, determinati dall'interesse reciproco dei per- 
mutanti. 

§ 24. -— Questo processo di circolazione, che possiamo 
chiamare ordinario o monetario, si congiunge ad un altro 
processo più complicato e più vasto, che diremo straor- 
dinario di credito. E invero, posto un aumento consi- 
derevple e temporaneo di spese pubbliche, ossia rico- 
nosciuta ÌSii necessità di destinare una parte maggiore 
(Iella ricchezza alla soddisfazione di bisogni collettivi 
straordinari, come avviene in un caso di guerra, in 
qual modo si provvederà e quali saranno gli effetti 
nella economia sociale ? Il di più di ricchezza occorrente 
a tal uopo non può desumersi che dal capitale esistente 
e dal fondo d' immediato consumo, cioè dev' essere sot- 
tratto alla soddisfazione dei bisogni privati presenti e 
futuri, ma con proporzioni differenti secondo lo stato 
di ogni economia privata e conformemente al principio 
del valore, che regola il bilancio economico individuale. 
Si restringe il consumo e si attenua il risparmio o il 
capitale fino a quel punto, in cui V importanza delF ul- 
timo bisogno presente soddisfatto pareggia quella del- 
l' ultimo bisogno futuro a cui si provvede, ed egua- 
gliano entrambe la importanza elevata dei bisogni 
collettivi ; e in tal guisa si effettua V impiego economico 
e si ottiene la massima utilità della ricchezza posseduta 
da ciascun individuo. Il che avverrebbe contempora- 
neamente neir ipotesi che si sopperisse alle spese straor- 
dinarie con un' imposta nuova, applicata effettivamente 
a tutti i cittadini, o con un aumento delle imposte esi- 
' stenti, e eh' essi non. potessero ricorrere ad altro espe- 
diente e dovessero sopportarne V intiero carico in quel 
dato momento. Ma il contributo, che dovrebb' essere 
pagato in tal caso da ciascuno di essi, ha per loro un 



60 LIBRO PRIMO. 

valore assai diverso ; perchè mentre per alcuni risponde 
a bisogni più o meno necessari o di grado superiore e 
forma parte della ricchezza relativamente indispensa- 
bile, per altri risponde a bisogni secondari, di grado in- 
feriore e forma parte della ricchezza disponibile. E però 
tra gli uni e gli altri in conformità della legge del va- 
lore si compie una transazione vantaggiosa sotto la for- 
ma di prestito; e consiste in ciò, che i possessori della 
ricchezza meno valevole forniscono invece degli altri la 
somma -occorrente per le spese straordinarie, riceven- 
done un interesse eh' è superiore air utilità che altri- 
menti potevano ricavarne; mentre i contribuenti che 
pagano questo interesse, conservano in pari tempo il 
capitale corrispondente che arreca loro una maggiore 
utilità. 

Se infatti dividiamo la ricchezza dei più ricchi cit- 
tadini in tre parti a cui si assegna un valore relativo 
di 10, 8 e 6, secondo il grado e la intensità dei bisogni 
corrispondenti, e la ricchezza di quelli meno ricchi in 
due parti col valore relativo di 10 e 8, si comprende 
come sarà conveniente per tutti che la nuova spesa 
straordinaria sia soddisfatta intieramente con parte 
della ricchezza che ha il valore menomo di 6 me- 
diante la transazione anzidetta. Essa ha luogo perchè 
esiste una differenza nel valore comparativo delle ric- 
chezze private, differenza la quale presuppone il di- 
verso grado finale di utilità dei beni presenti, che 
nel primo caso è stabilito a 6 e nel secondo ad 8, 
e produce un guadagno eh' è diviso fra i vari con- 
traenti secondo la misura che risulta dalla domanda 
reciproca. È questa la ragione obbiettiva economica che 
rende preferibile il prestito all'imposta. Data come a 
la quantità di ricchezza occorrente, la quale ha per gli 
uni il coefficiente di valore 6 e per gli altri il coeffi- 
ciente di valore 8, e come x X interesse pagato dai con- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 61 

tribuenti debitori, la transazione in parola avrà luogo 
finché il valore di a6-hxè minore di quello di a 8, e 
cesserà quand' è uguale. Avviene una specie di scam- 
bio, subordinato ad un consumo o ad una spesa pub- 
blica, fra a 6 (ricdiezza presente) e tf 6 4- a? (ricchezza 
futura), perchè il valore di a 6 + a? è ad un tempo mag- 
giore di quello di « 6 pei creditori, e minore di quello 
di « 8 pei debitori. La differenza del valore compara- 
tivo risulta, considerando la ricchezza presente e la 
futura dal punto di vista dì ciascuna delle due parti 
contraenti. I creditori cedono oggi il valore a 6 per avere 
domani un valore più alto aò-^-x; e i debitori cede- 
ranno domani il valore a 6 •+• a?^ perchè conservano oggi 
un valore più alto a 8. Gli uni e gli altri si accordano 
nel termine aò-^x, che rappresenta la restituzione 
futura ; ma dififeriscono nella valutazione della ricchezza 
presente, a cui attribuiscono un coefficiente diverso, 
6 ed 8. E da ciò la ragiona dello scambio, ossia la dif- 
ferenza del valore comparativo della ricchezza presente 
e futura, differenza che relativamente ai creditori è 
come a6 <a6-\-x, e relativamente ai debitori come 
aò-hx <aS, E se la transazione ha luogo, e i primi 
preferiscono di ricevere nel futuro aò-^-x, piuttosto 
che conservare nel presente a 6, la ragione si è che 
ottengono un guadagno, un valore più grande ; come del 
pari ottengono un guadagno gli altri che nel futuro pa- 
gano a 6 -+- a?, conservando nel presente a 8. Un inte- 
resse comune ad entrambe le parti stabilisce quel vin- 
colo, e determina V atto dello scambio, implicito in ogni 
forma di credito. Il pagamento differito per parte dei 
contribuenti debitori presuppone T anticipazione dei cre- 
ditori, e costituisce in pari tempo un sacrificio minore 
per gli uni e un guadagno per gli altri. Il che non po- 
trebbe avvenire, se non ammettendo che la ricchezza 
futura aG-h-x ha un valore diverso relativamente alla 



LIBRO PRIMO. 

«sente a, posseduta da vari individui, ossia 
la divergenza di valore sovraccennata. E 
fra i due termini è necessaria e reciproca, 
ti debitori possono pagare a6~hx nel fu- 
eno di « 8 nel presente, solo perchè a 6 -f- j; 
italisti un valore maggiore di a 6 nel pre- 
eversa i capitalisti creditori possono rice- 
iro « 6 4- X, soltanto a condizione che abbia 
'i un valore minore di a 8 nel presente. 
diventano creditori, e i contribuenti di- 
itori, a condizione che la ricchezza o re- 
tura (a-6-+-a;) abbia nel bilancio degli uni 
ù alto, e nel bilancio degli altri un valore 
quella presente ossia quando esiste la dif- 
valore comparativo. La medesima quantità 
(a) passa da prima dai bilanci economici 
in quelli dei contribuenti (debitori), e viene 
la spesa pubblica, perchè ha valore più 
ritorna con un aumento di valore nei bi- 
ditori. Né l'una cosa né l'altra sarebbero 
LSiderate isolatamente, perchè nel loro nes- 
fferenza del valore comparativo è la ra- 
ria dello scambio anzidetto, 11 quale, es- 
nato alle spese pubbliche, non diminuisce 
materiale delle ricchezze necessarie a tal 
termina 1" uso di quelle che hanno il valore 
le per i contribuenti racchiudono la minore 
«riftci. 

^ in questo modo tra i privati una specie di 
iso dal tempo e determinato dalla diffe- 
ilore comparativo delle ricchezze private, 
tesse ricchezze considerate e valutate di- 
dai singoli individui, secondo lo stato dei 
quantità dei beni individuali, in due mo- 
sivi, nel presente e nel futuro. Se la di- 




LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBW.ICA. 63 

vergenza di valore è nel momento presente, come ab- 
biamo supposto, di 8-6, e l'elemento co uguale ad 1, il 
guadagno che ne deriva è diviso egualmente fra le 
due parti contraenti, per modo che i creditori otten- 
gono una elevazione di valore da 6 a 7 della loro ric- 
chezza corrispondente, e i debitori sopperiscono alla 
spesa straordinaria con sacrifici minori, cioè coir im- 
piego di una quantità di beni che ha un valore come 7, 
invece della quantità eguale di altri beni che ha un 
valore come 8, e eh' essi conservano in proprio potere. 
Cosi avviene la trasmissione della ricchezza, e si ef- 
fettua il primo atto dello scambio, il quale si compie 
nel futuro, quando i due termini sono invertiti o scom- 
parsa la differenza di valore, avviene la restituzione 
del capitale dai debitori ai creditori. In questo modo 
potrà spiegarsi la influenza che il saggio dei prestiti 
esercita sulla costituzione del debito pubblico, in quanto 
costituisce un elemento variabile che contribuisce nei 
singoli casi a determinare la differenza di valore so- 
vraccennata, che ne forma la base. Lo scambio in tal 
caso è coordinato allo scopo di supplire alla spesa straor- 
dinaria nel modo meno svantaggioso, col sacrificio mi- 
nore pei contribuenti, sottraendosi la ricchezza alla sod- 
disfazione dei bisogni privati, non solo presenti, ma 
futuri di minore importanza e intensità. E cosi si al- 
larga il calcolo utilitario in ogni privata economia in 
una sfera più vasta, e il principio del valore sogget- 
tivo si applica alle varie partite del bilancio econo- 
mico individuale riguardo ad una serie più o meno 
lunga di anni. Il risultato è che la ricchezza si ado- 
pera nel modo più conveniente e proficuo in vari pe- 
riodi di tempo, e che in ognuno di essi si rinunzia alla 
soddisfazione dei bisogni meno necessari o di un grado 
inferiore. 

§ 25. — La natura essenziale di un fenomeno cosi vasto 



<'i'^'^^^-^^--- 



64 LIBRO PRIMO. 

e importante di circolazione, subordinato air uso di una 
quantità di ricchezze per i bisogni straordinari dello 
Stato, non è facilmente riconoscibile nelle sue forme 
apparenti. Il concetto che molti si formano del debito 
pubblico, come di un peso enorme che incombe air in- 
tiera economia nazionale per una seri^ di anni, è un' im- 
magine illusoria e fallace. E sono tanto erronee le sen- 
tenze profferite da molti, che per mezzo dei prestiti si 
tramandi alle generazioni future il carico delle spese 
pubbliche, quanto il detto famoso deir Hume, che « se 
la nazione non ispegneva il debito, il debito avrebbe 
ucciso la nazione. » I beni che si adoperano per quello 
scopo, sono beni esistenti nel presente, e la perdita 
' economica, se cosi tuoIsì, avviene in quel periodo in 
cui sono contratti i prestiti ; il che sarebbe egualmente 
avvenuto, se in quella vece si fosse adottato T altro 
sistema possibile di un'imposta straordinaria. Per la 
nazione tutta quanta e per le generazioni successive, 
prese nel loro complesso, non vi sono altri danni e sa- 
crifici possibili, air infuori del consumo della ricchezza 
in quel dato momento. Il credito non cambia sostan- 
zialmente, ma trasforma e rende più complicato il modo 
ordinario di sopperire alle spese pubbliche mediante 
una operazione economica che rientra nella più vasta 
circolazione delle ricchezze. Si effettua uno scambio di 
partite relative ai bilanci economici degl' individui, il 
quale si compie in due periodi diversi di tempo, ed ha 
per risultato un uso più proficuo della ricchezza e Y ap- 
plicazione a quello scopo della parte meno valevole, di 
quella parte che relativamente costituisce il minore sa- 
crificio per i privati. Posta la necessità delle spese pub- 
bliche, ordinarie e straordinarie, la ragione che deter- 
mina le due forme di scambio, la monetaria e quella 
a credito in ordine alla loro soddisfazione è la mede- 
sima, cioè quella di raggiungere il fine col minor danno 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 65 

o costo possibile, sottraendo i beni occorrenti ai bisogni 
privati meno forti ed urgenti. 

Se non che alcuni scrittori, che pure non incorsero 
neir errore accennato di sopra, e valutarono giusta- 
mente le conseguenze delle spese straordinarie, hanno 
affermato che i prestiti pubblici sono prelevati ordina- 
riamente sul capitale effettivo, mentre V imposta si sot- 
trae per intiero dal fondo di consumo. È questa V opi- 
nione del Ricardo, del Nebenius, del Soetbeer e di altri, 
secondo cui il primo sistema è più oneroso dell'altro 
per i cittadini, non solo a causa degr interessi e delle 
maggiori spese che arreca, ma perchè assorbe una parte 
cospicua del capitale necessario alla produzione, e rende 
più lento il processo dei nuovi risparmi per la rinno- 
vazione della ricchezza consumata ; laddove un' imposta ' 
straordinaria esercita una forte pressione su tutte le 
classi e segnatamente sulle inferiori, restringe il con- 
sumo e limita il danno al periodo attuale, e provoca 
una forte reazione in favore del ristauro dei beni per- 
duti. Questi argomenti non reggono, perchè contrari al 
principio del valore che governa la produzione e V uso 
delle ricchezze in tutte le sue forme ; né il consumo si 
può restringere né il capitale attenuare al di là di quel 
limite segnato dal grado relativo di utilità, il quale de- 
termina le proporzioni della ricchezza consumata nel 
presente e di quella riservata pel futuro. L'imposta 
straordinaria si converte naturalmente in un prestito 
privato per coloro, pei quali sarebbe eccessiva, vale a 
dire in quei casi, in cui violerebbe la legge di equili- 
brio che governa il bilancio della economia privata ; e 
d' altra parte il prestito pubblico per quei contribuenti 
che possiedono ricchezza disponibile o meno proficua, 
si converte facilmente in imposta per mezzo dell' acqui- 
sto di una somma equivalente di titoli emessi. E quindi, 
secondo lo stato dei bilanci economici individuali, pre- 

M. B. — 3. 5 



■a r uno ora l' altro modo di soppei'ii'e alle spese 
he, e cambiano le parti di ricchezza, sottratte 
Idisfazìone dei hisogni privati, presenti e futuri, 
le dei privati supplisce in tutti i casi all'opera 
Ite dello Stato, il cui compito sta nel! ' adattare 
> r altro sistema finanziario alle condizioni eco- 
e della maggioranza dei cittadini, e scegliere fra 
[Oello che sarà preferibile. Il debito pubblico ef- 
nente costituito è la risultante delle molteplici 
;ioni e transazioni economiche degl'individui, che 

accennato, e delle quali alcune tendono ad eli- 
e gli effetti nella pratica, pi'oducendo la sua con- 
io parziale in un" imposta equivalente, mentre la 
la parte converge at medesimo punto, che è la 
inza data alla soddisfazione dì altri bisogni più 
in od importanti nel momento presente e quindi 
saervazione di una quantità di ricchezza, che, 
[recando un sacrificio, porta con sé tma mag- 
tilità. Ma riguardo ai singoli contribuenti, es- 
iiversissimo lo stato dei loro bilanci individuali. 

1 le ragioni di preferenza per l' imposta o per il 
), come variano le proporzioni con cui la rio- 
da loro posseduta è distribuita fra i bisogni pri- 
i pubblici, fra i presenti e i futuri. 

itica dottrina critica dei prestiti pubblici si ap- 
ra a queste erronee premesse : che il consumo 
icchezza non tosse regolato da quello stesso prin- 
i relativa utilità, che determina la formazione 
(itale e risponde alla diversa importanza dei bi- 
mani, presenti e ftituri; e cbe lo Stato potesse 
ì durabilm^nte un sistema o istituto finanziario 
debito pubblico senza una ragione economica. 
itrariamente alle leggi ordinarie della economia. 
ó la contraddizione fra la teoria e la pratica, fra 
i contrari e le disapprovazioni degli scrittori e 






LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 67 

la incrollabile persistenza e F aumento continuo di un 
fatto che ha le sue basi nella meccanica degl'interessi 
privati. 

§ 26. — Non è mancata tra gli stessi teorici la rea- 
zione naturale a quella dottrina negativa eh' ebbe per 
molto tempo la prevalenza. E, tacendo di alcune opinioni 
esagerate, che s' informano ad un falso concetto del cre- 
dito e delle spese pubbliche, accenniamo alla teoria mo- 
derna, propugnata dagli scrittori più autorevoli, come 
il Wagner, il Nasse ed altri, secondo la quale i prestiti 
pubblici trovano la loro giustificazione e la ragione di 
preferenza relativamente alle imposte nelF esistenza 
della « ricchezza disponibile » air interno o all' estero. 
E mentre l'antica dottrina considerava gli effetti dei 
prestiti secondo la nozione ristretta di una economia 
produttiva; la nuova teoria ne stabilisce i limiti e detta 
le norme secondo un principio di politica finanziaria. 
L'uso del credito pubblico è giustificabile soltanto per 
le spese straordinarie, ed è preferibile all'imposta, 
quando esiste ricchezza disponibile, che può prelevarsi, 
lasciando intatto il capitale e il consumo. Ma questo 
concetto, benché contenga qualche parte di vero, è assai 
manchevole e indeterminato. In entrambe le dottrine 
accennate non troviamo la ragione scientifica di quel 
fenomeno, il perchè della sua comparsa e del suo svol- 
gimento. 

E invero se per ipotesi la ricchezza disponibile fosse 
egualmente ripartita fra tutti gl'individui, ossia se la 
valutazione dei beni posseduti da loro fosse uguale per 
tutti, mancherebbero le condizioni e i motivi del cre- 
dito, e i prestiti pubblici sarebbero sempre nel fatto 
soppiantati dall'imposta. Cosi se tutti i contribuenti 
valutassero ad un modo le loro ricchezze, distinte, po- 
niamo, in tre parti, alle quali è assegnato un valore 
di 10, 8 e 6, ciascuno sarebbe disposto a prelevare sul- 



e identico grado finale 
contributo per la spesa 
iver luogo altra transa- 
inti non diventerebbero 
bbero una ricchezza pre- 
ra futura, che valutano 
on potrebbero diventare 
bbero quell'aumento di 
i cessione di una certa 
, futura. Mancherebbero 
Eioni reciproche dei con- 
) scambio. 

esistenza della ricchezza 
te r uso dei credito pub- 
;uale di essa fra i bilanci 
)re che ne deriva. È que- 
idimenta queir interesse 
ii prestiti, eh' è comune 
e diviso tra loro secondo 
roca, a norma dei quali 
[*idue limiti sovraccen- 
10 scambio speciale della 
atribuenti in ordine alla 
i straordinari, uno scarn- 
iti divisi da un intervallo 
ndo le leggi oidìnarìe del 
imbio si elidono pratica- 
in tribuenti, che, compe- 
1, mostrano di possedere 
preferire al debito per 
per tutti i contribuenti 
lito in un dato momento 
' sono determinate dallo 
principio del valore ap- 
lomenti accennati, 11 de- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 69 

bito è preferito air imposta, finché lascia una somma 
di ricchezze più valevole in potere dei contribuenti, o 
la cui utilità è maggiore della spesa corrispondente ; 
ma quando le parti s' invertono cessa la convenienza 
del debito, ed ha luogo la restituzione del capitale. Il 
che avviene parzialmente tra i privati mediante il tra- 
sferimento dei titoli dagli uni agli altri, e generalmente 
per tutti i contribuenti mediante T estinzione del debito. 
Il principio, che regola questa serie di scambi, ha per 
base le differenze di valore nel tempo, ed è in tutto 
analogo a quello che governa il commercio internazio- 
nale e si fonda sulle differenze del valore nello spazio. 

§ 27. — Conviene distinguere per questo rispetto i 
paesi che diconsi vecchi dai giovani o nuovi, i quali di- 
versificano grandemente fra di essi. Nei paesi vecchi è 
più facile la stipulazione dei 'prestiti, maggiore T aumento 
e più lunga la durata del debito pubblico, ma più diflacile 
e lento il rimborso; perchè da una parte abbonda la 
ricchezza disponibile che cerca investimento nei titoli 
di rendita, non trovando altri impieghi proficui, e dal- 
l' altra la pressione tributaria è assai grave, e spinta 
ancor più oltre, toccherebbe il minima dei profitti e 
dei salari, violerebbe la legge di equilibrio dei bilanci 
individuali. E per contro nei paesi nuovi si contraggono 
i prestiti per sopperire a spese straordinarie, ma la 
loro durata è più breve, e T estinzione avviene facil- 
mente e rapidamente ; stantechè la pressione tributa- 
ria è quivi molto lieve e certo lontana dal toccare il 
minimo dei profitti e dei salari, copiosi i proventi che 
derivano dalle imposte, e ancora esteso il campo na- 
turale d' impiego del capitale e della ricchezza dispo- 
nibile. 

Di questi fatti ci rende completa ragione il prin- 
cipio economico, più volte accennato, che forma la base 
del credito privato e pubblico. La differenza del valore 



fate è maggiore e tende 
dove sono più grandi 
ne e di possesso, e dà 
pili vasta e duratura 
disformi le proporzioni 
maggiore la distanza 
nel grado finale di uti- 
1 campo assai più largo 
per risultato il debito 
ambio è li mezzo a cui 
accesso, e in cui si ac- 
juenti e dei capitalisti, 
;io. Perocché nella eco- 
pensi decrescenti, si at^ 
mpiego produttivo della 
jguaglianze economiche 
3ntre non pochi capita-- 
Stato, la maggioranza 
20 tributario assai grave 
in proporzione consi- 
ioni degl'interessi pri- 
ale della ricchezza ac- 
facoltosi tra le classi 
10, 8, 6 a 4 e 2 ; e dal- 
utìlìtà presso le classi 
ledeaima altezza 8 o ri- 
ìnza naturale è quella 
ic ambio a eredito, che 
termine indefinito nel 
o nella rendita perpe- 
minori contribuenti ha 
i di molto il sacrificio 
ostituiscono un vantag- 
; disponibile. Da ciò la 
stitì e la dìllicoltà della 



"» * 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 71 

loro estinzione nei paesi più vecchi e popolati. Nei quali 
il credito pubblico è determinato dalla crescente pres- 
sione della popolazione sui mezzi di esistenza e dalle 
più grandi disparitài delle fortune private, e costituisce 
uno scambio di partite fra i bilanci economici indivi- 
duali, coordinato allo scopo di destinare alle spese pub- 
bliche la parte meno valevole della ricchezza, cioè 
quella eh' è sottratta a bisogni privati di minore im- 
portanza, presenti e futuri. È un effetto della neces- 
sità, che incombe ai. cittadini di adoperare i beni ma- 
teriali in un modo strettamente economico, e che dà 
origine nelle sue diverse graduazioni alle varie forme 
di scambio. Ma nei paesi nuovi, predominando condi- 
zioni diverse, è minore la differenza del valore com- 
parativo delle ricchezze private, e sono meno estese le 
transazioni private che determinano il debito pubblico, 
il quale ha più breve durata. 



Capitolo VI. 

I principii fondamentali della politica 
e della legislazione finanziaria. 

§ 28. — Le leggi naturali, che governano la finanza 
pubblica e sono dimostrate dalla scienza pura, costitui- 
scono la base, a cui si appoggiano le massime deir arte 
finanziaria sotto le due forme principali della politica e 
della legislazione. Il compito dell'arte è essenzialmente 
pratico, e consiste nel mettere di accordo gl'istituti della 
finanza colle tendenze morali e civili della società, sce- 
gliendo quelli che sono più opportuni e convenienti in 
un luogo e tempo determinato. Ma Y adempimento di 
questo ufficio non può avvenire che dentro una cerchia 



LIBRO PRIMO. 

lonformità di quei rapporti invariabili di 
itti, posti in luce dalla scienza. E come 
ir esempio l'architettura, la muaica, nella 
ietà di forriie e di combinazioni, prodotte 

e dai gusti degli uomini, devono obbe- 
meccaniche del moto, ebe ne costituiscono 
; cosi r arte politica e legislativa nella 

d'istituzioni finanziarie non può eccedere 
I dalle leggi meccaniche della utilità, e 
si dentro la sfera della loro azione. A 
)ne soltanto è possibile l'applicazione dei 
n, giuridici e morali alia finanza pubblica 
successive e nelle sue varie parti, che ne 
no suscettibili. Un edificio architettonico 
a una forma qualsiasi, a seconda del gusto 

essere costruito in .qualunque stile, ma 
azione non è conforme alla legge di gra- 
cabile la sua rovina. E similmente un 

istituto finanziario assumerà forme di- 
i e luoghi differenti, e sarà regolato da 
e che non sono sempre identiche; ma, 
a ugualmente e risponda allo scopo, de- 
.io sulla legge fondamentale dell' econo- 
oni che passano {r& la scienza e l'arte 
ite dal loro ufficio diverso, che riguarda 
esimo oggetto, ma si coordina a scopi dif- 
ipii politici, giuridici e sociali, che costi- 
la della politica e della legislazione finan- 
10 secondo le circostanze di tempo e di 
ifllcacia ed importanza, in quanto riflet- 

economiche, da cui derivano la loro 
splendono, per cosi dire, di luce pro- 
sila luce che a loro perviene dal centro 
la, entro la cui orbita si aggirano per- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA, 73 

La finanza pubblica ci presenta aspetti diversi, ed è 
giustamente considerata come uno degli elementi es- 
senziali e complessi, che costituiscono la potenza degli 
Stati, la prosperità delle nazioni e la giustizia distri- 
butiva degr individui. In ogni istituto finanziario si tro- 
vano implicate quistioni di ordine politico, giuridico e 
sociale. E dair ordinamento concreto della finanza, dal 
modo con cui si provvede alle spese pubbliche e dalle 
proporzioni eh' esse assumono dipende in gran parte la 
forza e Fattività dello Stato, la condizione delle classi 
sociali e il conseguimento di certi scopi citili. I prin- 
cipii, che, secondo la politica e la legislazione finan- 
ziaria, determinano e regolano le relazioni fra le spese 
e le entrate pubbliche o gli ordini della finanza, sono 
un principio di politica necessità, un principio di con- 
venienza sociale e un principio di giustizia distribu- 
tiva, e possono esprimersi in questi termini : che sia 
mantenuto V equilibrio nella economia dello Stato ; che 
vi sia corrispondenza fra i servigi pubblici e le pre- 
stazioni private nella economia nazionale ; e che la 
ripartizione dei carichi si effettui con criteri di egua- 
glianza fra le private economie. Ma non vuoisi attribuire 
a ciascuno dei principii accennati la stessa importanza. 
Le considerazioni riguardanti la giustizia distributiva e 
la prosperità nazionale tengono un posto subordinato 
alle ragioni più gravi e decisive che dipendono dal- 
l' esistenza dello Stato e dal conseguimento dei suoi 
scopi. Il primo e immediato ufficio della finanza pub- 
blica è di fornire allo Stato i mezzi necessari alla con- 
servazione della sua potenza e air esercizio delle sue 
funzioni; vengono poi in seconda linea i riguardi giu- 
ridici economici e sociali nella misura consentita da 
queir intento supremo. E in questo modo sogliono giu- 
stificarsi non pochi ordini e istituti finanziari che sa- 
rebbero per sé stessi dannosi ed ingiusti, ma che in 



r«i"'"* 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 75 

ficace, libera, non interrotta degli individui nella tra- 
sformazione utile della materia per i vari scopi della 
vita umana. Ma poiché tra questi scopi alcuni riguar- 
dano r interesse comune di tutti i consociati nello Stato 
e prendono la forma di bisogni collettivi degli stessi 
individui, si comprendono i motivi per cui è destinata 
alla loro soddisfazione una parte della ricchezza pro- 
dotta. 11 fatto è semplice e rientra neir ordine naturale 
deir economia, benché presenti caratteri propri, che di- 
pendono dai fini e dalla naiura speciale della vita col- 
lettiva, e sia od appaia superiore al volere e all'azione 
dei singoli cittadini. Posta la intensità varia dei bisogni 
umani, individuali e collettivi, e le intime attinenze col- 
r attività economica, colla produzione e coir uso delle 
ricchezze, il potere finanziario dello Stato é circoscritto 
dentro limiti definiti, oltrepassando i quali, ogni costrin- 
gimento sarebbe inefficace e nullo. Una pressione illi- 
mitata e arbitraria, che vorrebbe esercitarsi sullo stato 
dei bisogni e delle ricchezze private, s'infrange a un 
certo punto contro ostacoli insormontabili. E quindi il 
principio politico, che informa di sé gl'istituti della 
finanza pubblica, si risolve essenzialmente nel principio 
economico della relativa urgenza e importanza dèi bi- 
sogni collettivi in confronto di quelli privati ; il suo 
valore, la sua efficacia dipendono dalla legge . fonda- 
mentale deir utilità che governa T economia e non ol- 
trepassano i limiti segnati da essa. La necessità delle 
spese pubbliche, T obbligo assoluto di pagare le imposte 
e simili hanno questo significato, che vi sono bisogni 
collettivi che devono essere soddisfatti a preferenza di 
molti altri privati, perché più forti ed intensi, e recla- 
mano una parte proporzionata delle ricchezze. 

I caratteri politici delle istituzioni finanziarie e delle 
massime che si applicano nel loro ordinamento dimo- 
strano la natura particolare e la urgenza relativa dei 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 77 

simili, si attenua la produzione, e il danno si riflette nella 
finanza pubblica. Lo stesso avviene riguardo ai bisogni 
privati, ai quali è destinata da ciascuno una quantità 
di ricchezze relativamente proporzionata alla loro im- 
portanza. Quando alcuni di essi, detti di prima neces- 
sità, diventano per circostanze eccezionali più intensi 
ed urgenti, come accade nei tempi di carestie, assor- 
bono una parte maggiore della ricchezza nei bilanci 
economici degr individui, la quale è sottratta ad altri 
bisogni di minore importanza, che in condizioni nor- 
mali ottengono soddisfazione. Ma tutto ciò ha luogo con 
proporzioni diverse relativamente allo stato delle varie 
economie private, in conformità delle norme stabilite e 
dentro i limiti segnati dalla legge del valore sogget- 
tivo delle ricchezze. 

§ 30. — L'altro principio della convenienza e della op- 
portunità sociale, a cui s' informa la politica e la legisla- 
zione finanziaria, esprime in maniera vaga ed empirica 
il concetto delle leggi naturali che governano ì" economia 
e la finanza pubblica. E sia che si parli della utilità 
delle spese pubbliche ; o della scelta migliore delle en- 
trate e dei modi più acconci di prelevare i tributi ; o 
della corrispondenza generale fra le spese e le entrate ; 
si vogliono dimostrare le ragioni di convenienza de- 
gF istituti finanziari. La finanza, in quanto costituisce 
un consumo di ricchezza e rappresenta un complesso 
di sacrifici per i cittadini, deve servire agli scopi più 
vantaggiosi o arrecare il minor danno possibile alla so- 
cietà. Questo principio s'intende e si applica in varie 
guise o riguardo agli oggetti per cui si adoperano i 
proventi fiscali, o riguardo alle fonti da cui derivano. 
.Ed ora si tratta di fare o non fare alcune spese; ora 
si tratta di riscuotere o non riscuotere certe entrate ; 
in tutti i casi di un interesse da promuovere o di un 
danno da evitare, che si riferisce ad una o più indù- 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 79 

di sacrifici, inerenti alla produzione delle ricchezze de^ 
stinate a soddisfare bisogni collettivi. Si spiega in questa 
. guisa la trasformazione delle entrate demaniali antiche 
nelle contribuzioni moderne, e molti cambiamenti che 
avvengono nei sistemi tributari del tempo nostro. Quando 
dicesi che una spesa o un' entrata pubblica non è con- 
veniente, che un' imposta è inopportuna dannosa ai 
privati, alle industrie, si vuol significare una di queste 
cose : o che alcuni bisogni collettivi sono soddisfatti a 
preferenza di altri più importanti ed intensi ; o che la 
somma dei sacrifici occorrenti è maggiore di quella as- 
solutamente necessaria ; o eh' essa non corrisponde alla 
natura e intensità dei bisogni. In tutte le istituzioni 
finanziarie si riflettono queste leggi fondamentali del- 
l' economia. Un disavanzo permanente nella finanza pub- 
blica è effetto di spese eccessive o di entrate de- 
ficienti, e quindi di una sproporzione fra le varie parti 
della ricchezza destinate alla soddisfazione dei diversi 
bisogni, privati e collettivi. Lo squilibrio del. bilancio pub- 
blico, non è, che un riflesso di uno squilibrio corrispon- 
dente dei bilanci privati. Un assetto inopportuno, dan- 
noso d' imposte nuoce all' industria e offende gì' interessi 
di molti, perchè arreca sacrifici non proporzionati ai 
compensi ed implica una violazione del principio utili- 
tario che governa l'attività economica. La politica finan- 
ziaria, seguendo le norme pratiche della convenienza e 
dell' opportunità nella determinazione delle spese, nella 
scelta delle entrate, nell'ordinamento delle imposte, ob- 
bedisce all'imperio di quelle leggi, secondo cui l'eco- 
nomia sociale è costituita e si mantiene durevolmente. 
§ 31. — Infine il principio della eguaglianza civile nella 
finanza pubblica, nella distribuzione dei carichi e dei be- 
neficii fra i singoli cittadini è norma direttiva, aspirazione 
e meta costante della politica e della legislazione finan- 
ziaria. I voti espressi dagli scrittori, le riforme proposte 



LA TEORIA GENERALE DELLA FINANZA PUBBLICA. 81 

reali della economia, che ne costituiscono l'oggetto e 
la base. I rapporti giuridici, gli obblighi e diritti de- 
gl'individui, legati fra di loro in un* associazione poli- 
tica, e tenuti a prestazioni varie per conseguire scopi 
comuni, dipendono dalle cause obbiettive economiche, 
che determinano la possibilità delle une relativamente 
agli altri per rispetto a ciascun cittadino. Così la cor- 
rispondenza fra la natura delle spese pubbliche, parti- 
colari generali e la natura delle contribuzioni non 
significa altro che corrispondenza fra la ricchezza pro- 
dotta e i bisogni soddisfatti. Le spese e i servigi pub- 
blici che rappresentano bisogni di tutti i cittadini in- 
distintamente sono soddisfatti coir attività produttiva 
di tutti ; laddove alle spese e ai servigi che riguar- 
dano un numero determinato di cittadini si provvede 
coi contributi o coir opera produttiva di essi. E pari- 
mente r equa distribuzione fra i privati dei carichi 
pubblici o delle imposte necessarie al conseguimento 
degli scopi comjuni, generali dello Stato, vuol dire in 
altri termini che le contribuzioni dei privati alle spese, 
occorrenti per soddisfare i bisogni collettivi, siano pro- 
porzionate allo stato dei bisogni e delle ricchezze indi- 
viduali conformi al principio del valore soggettivo che 
regola Fuso delle ricchezze in tutte le sue forme. I prin- 
cipii giuridici e morali, a cui si informano la politica 
e la legislazione linanziaria, si risolvono quindi nelle 
leggi naturali dell' utilità relativa, che governano Y in- 
tiera attività economica; da esse ricevono la forza e 
il valore pratico, né possono applicarsi efficacemente 
che dentro i limiti e. nella sfera d'azione delle mede- 
sime leggi. E però si comprendono le diversità che ci 
presenta in luoghi e tempi diversi, non solo l'applica- 
zione effettiva, ma la determinazione astratta delle 
massime giuridiche riguardo alle materie finanziarie, 
quando si considerano le differenze nella produzione e 

3f. B. — 3. 6 



•i<J<« 



• LA TEORIA GENERALE "DELLA FINANZA PUBBLICA. 83 

ricchezze, eh' è indispensabile allo svolgersi regolare e 
duraturo deir attività economica, e viene determinata 
dal principio utilitario, accennato di sopra. È qui la ra- 
gione obbiettiva delle riforme anzidette, della loro op- 
portunità e riuscita. Adunque i principii deir arte finan- 
ziaria, acciocché siano praticamente efficaci, cioè lontani 
egualmente dair empirismo e dalF utopia, devono avere 
per base le leggi naturali meccaniche della economia, 
quaH sono dimostrate dalla scienza. I concetti astratti 
di giustizia e gli scopi troppo alti di politica, che tra- 
scendono i limiti segnati da quelle leggi, non hanno 
alcun valore nella finanza pubblica. 



■^' 



Libro Secondo, 
le istituzioni speciali della finanza pubbuca. 



Titolo I. — SPESE PUBBLICHE. 

Capitolo I. 
La natura e gli oggetti delle spese pubbliche. 

§33. — Le spese pubbliche consistono nell'uso effet- 
tivo e diverso che gli enti collettivi fanno di una parte 
della ricchezza nazionale. Secondo il loro fine e il risul- 
tato si distinguono innanzi tutto in due grandi categorie ; . 
delle quali la prima comprende le spese cosi dette pro- 
duttive, cioè destinate a nuova produzione di ricchezze 
materiali ; e la seconda si compone di quelle improdut- 
tive veramente pubbliche, cioè destinate agli scopi e 
uffici propri dello Stato. Le une costituiscono un inve- 
stimento di capitale nel senso puramente economico ed 
una forma di attività industriale : le altre rappresen- 
tano la soddisfazione reale dei bisogni collettivi mercè 
il pagamento dei servigi necessari e il consumo della 
ricchezza occorrente. E tutte nel loro insieme riflettono 
r estensione e T ordine delle funzioni amministrative 
dello Stato. 

La proporzione fra le due categorie, in cui si divide 
la somma complessiva delle spese, varia grandemente 



LIBRO SECONDO. 

paese, e non è sempre la stessa nel mede- 
Di guisa che bisogna, applicare nei singoli 
nzione accennata a fine di apprezzare l'im- 
il yalore preciso dei vari bilanci. Cosi noù 
tituirsi un paragone esatto fVa il bilancio 
a Inghilterra, della Francia e dell' Italia col 
la Òermania, della Prussia e della Baviera, 
conto degli elementi diversi, di cui si com- 
tantechè la quota delle spese industriali è 
i primi Stati relativamente al 9, 1, al 14,8 e al 
, e negli altri al 35, 2, al 47, 8 e al 55, 9 per 100. 
pposte pari le cifre che rappresentano la 
I, è molto diversa la parte corrispondente 
:x>pri dello Stato, e che ha carattere pubblico 
oddisfozìone di bisogni collettivi. Dall' intiero 
iivo di ciascuno Stato bisogna detrarre quelle 
costituiscono un impiego veramente pro- 
icchezza, come sarebbero le spese per l' am- 
ie del demanio fiscale, per l'esercizio di 
aste ed altre proprietà fruttifere dello Stato, 
.ntenimento d'istituti economicamente pro- 
ferrovie, poste, telegrafi, monete e simili. 
leste spese non possono considerarsi come 
«I vero senso della parola, cioè spese defl- 
Tispondenti a servigi resi dalle pubbliche 
;utti i cittadini ; e d' altra parte non devono 
sfatte col provento generale delle contribu- 
ii prodotto stesso dell'industria, a cui ser- 
no ordinariamente un avanzo. E però, ove 
10 con la somma effettiva delle spese pubbli- 
d un'idea erronea dei bilanci passivi degli 
1 potranno istituirsi confronti plausibili. 
Bssa amministrazione finanziaria, propria- 
), si distìnguono il bilancio lordo e il bilancio 
! di determinare esattamente il costo rela- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 87 

tivo dei servigi pubblici. L'intiera somma delie spese, 
che possono dirsi pubbliche nel senso accennato di sopra, 
si divide in due parti ; delle quali la principale ha re- 
lazione diretta cogli scopi dello Stato, e serve air acqui- 
sto dei beni e delle prestazioni d'opera necessari al 
loro conseguimento; mentre la parte minore ha con 
quegli scopi una relazione indiretta, in quanto che co- 
stituisce un mezzo indispensabile per ottenere i pro- 
venti finanziari, riscuotere le imposte, mantenere le 
privative fiscali e simili. Si comprende facilmente come, 
date pari le cifre dei bilanci lordi, abbiano un valore 
molto diverso, quando contengono bilanci netti disu- 
guali ; stantechè il dato variabile delle spese puramente 
amministrative o fiscali ha importanza non lieve nei 
calcoli esatti e nei confronti d' ogni genere. E quindi il 
costo di una serie o categoria determinata di servigi 
pubblici non consiste soltanto nella spesa immediata e 
riguardante T opera delle persone e V uso dei beni oc- 
correnti a tal uopo, ma altresì nella spesa necessa- 
ria per la riscossione delle entrate pubbliche corri- 
spondenti. A norma di questa distinzione dovranno 
apprezzarsi i bilanci passivi degli Stati per avere dati 
omogenei e comparabili, e determinare con precisione 
la corrispondenza fra le spese effettive e i servigi pub- 
blici, i mezzi adoperati e gli scopi raggiunti. 

§ 34.— Posta in tal modo la quantità delle spese che 
diciamo pubbliche, e accertato il loro valore relativa- 
mente agli ufiìci propri dello Stato, conviene chiarire 
alcuni quesiti che riguardano la loro essenza e natura, 
i loro caratteri ed oggetti per giudicarne esattamente 
i risultati. 

Le opinioni erronee, che prevalsero un tempo circa la 
sostanza delle spese pubbliche, sono oramai generalmente 
abbandonate dagli scrittori, benché presso il maggior nu- 
mero degli uomini non abbiano perduto intieramente il 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 89 

cessità od utilità della spesa. Bisogna considerare an- 
zitutto il rapporto, la proporzione tra la somma delle 
spese e i risultati ottenuti, tra la quantità dei beni ado- 
perati e r importanza degli scopi raggiunti. Ciò che più 
importa neir interesse generale dei cittadini è, non già 
che lo Stato spenda poco in modo assoluto, ma che spenda 
bene, e proporzioni la spesa ai servigi che rende. La 
massima del risparmio non ha dunque nella finanza quel 
significato assoluto, che molti solevano attribuirle, rite- 
nendo che le spese dovessero ridursi al minimo possi- 
bile ; ma un significato relativo air importanza dei bi- 
sogni corrispondenti e alla quantità delle ricchezze 
disponibili. In alcuni casi il tralasciare una spesa pub- 
blica, necessaria o conveniente, è danno grave per la 
nazione, colpa per il Governo. Potrebbe dirsi provvido 
ed economo uno Stato che per un risparmio di spesa 
trascura gV interessi più vitali del popolo, la sicurezza 
e la giustizia, l'istruzione e la coltura, la potenza e 
r onore della nazione ? Il giudizio intomo alle spese pub- 
bliche deve avere per base un confronto fra i mezzi 
che lo Stato chiede ai privati, e i vantaggi che loro 
procura, fra le ricchezze adoperate e V importanza re- 
lativa dei servigi o degli scopi corrispondenti j e deve 
quindi informarsi al principio della utilità relativa della 
ricchezza, applicato alla soddisfazione dei bisogni col- 
lettivi e individuali. E per mezzo di questo confronto 
si dimostra come alcuni Governi, ^he spendono poco, 
sono relativamente più costosi, perchè meno utili ai cit- 
tadini; e come negli Stati più civili, a misura che la 
civiltà progredisce, si aumenta la somma delle spese 
pubbliche, a cui fa riscontro un incremento di servigi 
pubblici, un maggior numero di bisogni, soddisfatti in 
modo meno imperfetto. Ecco la ragione principale per 
cui la quota media di spese pubbliche si calcola a 
lire 11, 87 per abitante in Turchia, a lire 22, 65 in Rus- 



LIBRO SECONDO. 

' in Austi-ia-Ungheria, a lire 56,41 nei 
e 57, 79 in Inghilterra, a lire 70 in Fran- 
io. 

.tura speciale delle spese pubbliche da- 
do con cui avviene la soddisfazione dei 
. Nell'ordinamento politico ed organico 
era individuale è necessariamente le- 
necessaria dell' intiero corpo sociale, e 
ito è subordinato all' interesse comune. 
Liva, ch'è propria di tutte le istituzioni 
ette altresì nelle spese pubbliche ; le 
j dalle private per certi caratteri este- 
ino simili nella aostanza, ed abbiano un 
une. 

pubbliche non sono determinate nella 
ielle singole parti da tutti gl'individui 
arvi il loro contributo, ma dagli organi 

dello Stato, deputati a valutarne V uti- 
etare la intensità dei bisogni corrispon- 
oita che siano deliberate, dalle autorità 
jtono per i singoli cittadini un carattere 
iitivo, e sono imposte a ciascuno di loro, 
liasi apprezzamento o sentimento con- 
iroprio di qualunque istituzione o legge 
, a cui deve sottoporsi ogni individuo. 

la prevalenza degli elementi sociali 
, costituzione dello Stato, variano gli 
ir attività di esso, e diversifica la ne- 
:se ; le quali portano in sé l' impronta 
rganizzazione, propria degli enti col- 
individui SODO legati indissolubilmente, 
» la loro individualità, indispensabile 
dell' intiero corpo. Da ciò le forme le- 
enti costituzionali, con cui si deliberano 
he ; da ciò le condizioni speciali di pri- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 91 

viiegio e di apparente arbitrio governativo, in eui si 
eJffettuanò . e si svolgono ; e da ciò il modo singolare con 
cui vengono soddisfatte mediante il concorso forzato di 
tutti i cittadini che ne approvano o disapprovano le 
applicazioni. La natura e la forza della organizzazione 
politica è relativamente agl'individui come quella del 
fato, che trascina i volenti e r nolenti. E i caratteri 
delle spese pubbliche derivano logicamente dair essere 
e dalla natura collettiva degF istituti e dei bisogni cor- 
rispondenti. 

Le forme esteriori sono tali, cosi diverse e compli- 
cate, che rendono assai difficile il riconoscere la iden- 
tità sostanziale delle spese pubbliche e delle private. 
Pure questa identità appare evidente solo che si con- 
sideri essere le une e le altre consumo immediato o 
mediato di ricchezze materiali per la soddisfazione di 
bisogni determinati. E come per certi bisogni privati, 
a cui provvedono i servigi personali del medico, del- 
l' avvocato deir insegnante e simili, sono indispensabili 
i beni materiali ; così per i bisogni collettivi della si- 
curezza, della potenza, della civiltà e simili, per i quali 
occorre V opera di agenti speciali, è necessario V uso di 
una certa quantità di ricchezze, che serve al manteni- 
mento delle stesse persone intermediarie, e forma un 
mezzo indispensabile alle loro prestazioni. I servigi pri- 
vati e pubblici sono possibili soltanto a questa condi- 
zione ; e in ciò consiste l'essenza comune delle spese, 
nel senso proprio della parola, intese cioè come uso 
immediato o definitivo della ricchezza. 

§ 36. — Le relazioni intime fra le spese pubbliche e le 
funzioni dello Stato e il loro carattere organico, col- 
lettivo si manifestano chiaramente negli oggetti vari, 
a cui si riferiscono, e nel modo con cui si ripartono fra 
di essi, in ogni momento dato. Quale sia T attività po- 
litica e sociale dello Stato, fino a qual punto si estenda, 



pi e con quale ■ indirizzo si eserciti e coiùe 
(pdinata fra il centro e le comunitft locali ; 
lare, evidente nella somma e nell'ordine 
ubbliche. Considerando lo Stato moderno 
suo attribuzioni presenti, e prescindendo 
ze accidentali e dalle- variazioni avvenute 
j-ersi, possiamo distinguere le spese pub- 
grandi classi, secondo gli oggetti a cui si 
;• spese relative agli scopi di diritto, di 
i potenza ; 2' spese relative agli scopi di 
i civiltà e di coltura ; 3' spese comuni o re- 

gli scopi. È una classificazione che non ha 
e non deve intendersi in senso meccanico, 
ica piuttosto il modo diverso di considerarle 
i al fine per cui sono erogate. 
;ono alia prima classe le spese per la giù- ' 

criminale, comprese le carceri, e per la 
t milizia all'interno {esercito e armata, navi 
ler le ambasciate, legazioni e per i conso- 
, Alla seconda elasse appartengono le spese 
trazione intema propriamente detta (tutela 
'a, sanità pubblica, pubblica beneficenza, 
3iale, censimenti e simili), in quanto può 
a,gli altri servigi connessi che riguardano 
i la giustizia ; per l' istruzione pubblica, le 
. culto (scuote, biblioteche, musei, chiese 
ler r amministrazione economica (opere di 
tà, istituti e leggi riguardanti gì' interessi 

cittadini, V incremento delle industrie, dei 
imilì). E nella teraa classe vanno collocate 
erali, indispensabili al conseguimento di 
. o inerenti all' esistenza dello Stato me- 
5ono le spese per la costituzione politica 
Mo, rappresentanze nazionali e governo 

spese per l' amministrazione finanziaria 



LE ISTITUZIONI SPECI^^LI DELLA FINANZA PUBBLICA. 93 

propriamente detta; e quelle pel servizio del debito 
pubblico. La distinzione pratica per ministeri e divi- 
sioni dello stesso ministero non corrisponde a quella 
razionale, dipendente dalla diversità, degli scopi. 

§37. — La ripartizione delle spese fra i vari oggetti 
sovraccennati avviene con proporzioni assai differenti. 
Cosi confrontando i bilaiici passivi dei principali Stati 
europei, si trova che una parte considerevole delle spese 
pubbliche consiste nel pagamento degF interessi e della 
quota annua di ammortamento del debito pubblico. In 
complesso queste spese si riferiscono a vari scopi, al- 
cuni dei quali sono veramente economici, come quelli 
che riguardano le opere di utilità pubblica, ferrovie, 
canali e simili ; ma in massima parte rispondono a bi- 
sogni straordinari di sicurezza esterna e di potenza, e 
sono spese straordinarie di guerra. Un'altra partita 
cospicua dei bilanci passivi in tutti gli Stati è quella 
delle spese annuali per la milizia ; ed è tanto più grande 
quanto è maggiore il potere di ciascuno Stato o più 
elevate le sue aspirazioni di dominio e d' influenza po- 
litica. La spesa annuale per gl'interessi e T ammorta- 
mento del debito pubblico negli Stati di Europa si cal- 
cola a 4 V4 miliardi circa, mentre la spesa per T esercito 
e la marina ammonta a 3 Vi miliardi, e V una e V altra 
arrivano ad una cifra che supera la metà deir intiera 
somma di spese. Variano le proporzioni notevolmente da 
Stato a Stato, ma non alterano l'importanza del fatto 
generale. Così mentre la spesa pel debito pubblico costi- 
tuisce, secondo un calcolo recente, il 12,5 per 100 in 
Germania, il 27,5 in Austria-Ungheria, il 22 in Russia, 
il 34 in Italia, il 34 in Francia, e il 34 in Inghilterra 
delle spese ordinarie complessive ; la spesa di guerra 
forma il 19,2 per 100 in Germania, il 15,5 in Austria- 
Ungheria, il 35 in Russia, il 20 in Italia, il 31 in Francia, 
e il 33 in Inghilterra. Pertanto le necessità prime del- 



politica, della difesa e dell' offesa, t bisogni 
zza e gli scopi della potenza assorbono la 
ispicua delle apese pubbliche negli Stati mo- 
ia parte che si aumenta di anno in anno. 

scopi e specialmente per quelli di prospe- 
Itura la quota delle spese è più o meno 

la spesa per !' istruzione pubblica si cal- 
ser 100 in Francia, al 2,5 in Italia, al 4,3 in 
horia, al 4,7 in Inghilterra, al 6,5 in Prus- 
!el Belgio, al 9,1 in Baviera. E similmente 
I servizio igienico, le guarentigie del lavoro 
trazione sociale è calcolata al 0,2 per 100 
al 0,4 in Italia, al 0,5 in Prussia, al 0,5 in 
1,7 in Baviera e al 0,8 in Inghilterra. E però, 
'azione dalle somme impiegate nelle opere 
utilità e principalmente nella costruzione 
ie, la massima parte delle spese pubbliche 
agli scopi della sicurezza, del diritto e della 
r questo rispetto i bilanci degli Stati più 
itano una grande somiglianza con quelli 
li appartenenti alle classi inferiori, in cui 
mi dell'esistenza assorbono la parte di apesa 
a maggiore, e lasciano un margine relativa- 
ristretto per gli scopi di civiltà e di coltura. 



Le spese pubbliche 
' ordinamento del bilancio. 

i spese pubbliche relative a qualsiasi scopo 
o in particolare secondo la forma concreta 
0, secondo l'oggetto immediato a cui si rife- 
condo il periodo di tempo in cui si rinno- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 95 

vano. Queste distinzioni sono indispensabili per calcolare 
gli elementi di cui si compongono in ogni momento dato, 
valutarne Pentita probabile o certa ed apprezzare lo 
stato effettivo o stabilire l'ordine del bilancio. 

Per ciò che riguarda la forma «i distinguono le spese 
in natura (merci derrate), e le spese pecuniarie (in 
moneta o danaro). La distinzione ha un' importanza 
storica ed economica, e si rannoda alle vicende prin- 
cipali della finanza pubblica. Le spese in natura forma- 
vano la base della finanza in quei tempi, in cui prevaleva 
r economia naturale ; e consistevano neir uso di beni 
materiali, che lo Stato produceva da sé od otteneva 
direttamente 'dai privati. , Gli elementi, di cui si compo- 
neva r erario pubblico, erano pressoché fissi, indipen- 
denti dalle variazioni del valore della moneta, e non 
suscettibili d' incrementi continui ; V amministrazione 
rivestiva i caratteri di un' azienda privata che produce 
ricchezze d'immediato consumo. Ma poi tutte quelle 
cause che nei tempi moderni hanno trasformato 1'. eco- 
nomia naturale in monetaria, diedero altresì la preva- 
lenza alle spese pecuniarie ; le quelli oramai formano la 
regola generale e consistono o nell' acquisto dei beni o 
nel pagamento dei servigi per mezzo della moneta. E 
in questo modo il bilancio passivo degli Stati, ridotto 
ad un' espressione omogenea, alla forma monetaria, è 
divenuto più uniforme, più variabile e. capace di mag- 
giori incrementi; il valore delle spese pubbliche dipende 
altresì dalla potenza di acquisto della moneta in diversi 
periodi di tempo e si connette colle fasi successive della 
circolazione monetaria. Prescindendo però dalle varia- 
zioni della moneta, la differenza essenziale fra le spese 
naturali e le spese pecuniarie consiste in ciò, che le 
prime dipendevano dalla produttività di una limitata 
estensione di terreno, e di una quantità determinata di 
lavoro ; mentre le altre dipendono dalla produttività 



ndustria nazionale, come si rivela nella 
lavoro e nello scambio delle ricchezze. Da 
ore espansione della lìnanza moderna, e 
i successivi delle contribuzioni monetarie 
! pubbliche, E quindi le spese pubbliche 
ili sono il risultato delle molteplici cause 
rodotto Io stato attuale della economia, e 
I direttamente coli' aumento della ricchezza 
egato di sopra. 

[■ valutare l'entità delle spese pubbliche od 
tlcolo degli elementi finanziari che compon- 
sio passivo in ogni momento dato, occorre 
|lt oggetti immediati, a cui si riferiscono, 
tinzione delle spese in personali e reali, 
riguardano la retribuzione dei servigi degli 
ici, il mantenimento delle persone necessa- 
;io delie pubbliche funzioni, oppure l'aequi- 
oecorrenti all'amministrazione pubblica, 
irci e materiali di ogni genere,- compra od 
izi, terreni e simili. Gli elementi calcolabili 
ielle altre sono vari, e dipendono da cause ' 

personali sono fissate in modo determinato 
tite invariabile tra i rappresentanti e gli 
Stato mediante convenzioni espresse o ta- 
ma di quel valore soggettivo che regola 
cchezze materiali in relazione coi servigi, 
ido le forme apparenti, l' autorità pubblica 
attamente e in modo unilaterale la retri- 
inzionari e degli agenti governativi. Il fatto 
essenzialmente e in complesso dalle va- 
i cittadini fanno della ricchezza per ri- 
rvigi pubblici. E solo indirettamente si 
gli eflTetti del valore oggettivo delle ric- 
antai esso esercita un' influenza sul tenore 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 97 

di vita delle varie categorie dei cittadini e quindi de- 
gP impiegati dello Stato. Indi la quistione amministira- 
tiva degli stipendi, degli assegni e delle pensioni, che 
devono proporzionarsi alla durata e qualità dei servigi, 
alle condizioni sociali ed economiche e specialmente ai 
prezzi dei generi d' uso. 

Le spese reali dipendono invece direttamente dal 
valore oggettivo dei prodotti richiesti, una volta che 
sia determinata la loro quantità ; e subiscono quindi 
gr influssi di quelle cause, che producono le variazioni 
del valore corrente e i mutamenti del valore normale. 
I beni materiali che occorrono per gli scopi molteplici 
deir amministrazione pubblica, merci, derrate, stru- 
menti d'ogni genere, sono di solito comperati per 
mezzo della moneta nei mercati comuni, ad un prezzo 
diverso, secondo le circostanze di tempo e di luogo. Nei 
momenti di crisi, ad esempio, in cui la moneta è de- 
preziata, e tanto più se trattasi di moneta cartacea, le 
perdite del fisco sono considerevoli relativamente a tali 
spese, perchè colla stessa quantità di moneta, ricavata 
dalle imposte, non si ottiene la quantità di beni materiali 
che prima si acquistava. Ed è questa una delle cause, 
che rendono incerto e difficile T equilibrio finanziario 
nei tempi accennati. Ma a lungo andare predomina di- 
rettamente sulle spese reali, e indirettamente sulle 
spese personali V influenza delle cause che determinano 
il valore normale delle ricchezze ; il quale, elevandosi 
a mano a mano, ch'esse sono prodotte sotto il do- 
minio crescente della legge limitatrice della natura, 
contribuisce air aumento delle spese pubbliche. 

§ 40. — Le distinzioni accennate ci forniscono le con- 
dizioni e gli elementi di fatto, secondo cui deve apprez- 
zarsi lo stato del bilancio passivo in un momento deter- 
minato, cioè r ammontare complessivo delle spese e le 
cagioni immediate da cui dipende. Ma per valutarne i 

M, S, — 3. 7 



IBRO SECONDO, 

cessione del tempo e gli effetti che 
dere le ragioni della continuità e 
, e dimostrare i principii regola- 
bile neir ordinamento generale del 
Itra distinzione, molto più impor- 
ione delle spese omitutrie e delle 
la quale si rìferisce o alla loro 
icacìa, o alla base costituzionale 

riterio sono spese ordinarie quelle 
indefinito, che si rinnovano in ogni 
lercizio), benché non sempre nelle 

e rispondono a bisogni continui, 
dell' amministrazione pubblica : e 
in quelle transitorie, che non si 
te o costantemente, ma appaiono 
effetto di circostanze accidentali 
ì. La differenza della durata delle 
atti i periodi finanziari, o limitata 
nportanza capitale per le garanzie 
b, del bilancio e la scelta dei mezzi 
le saldo V equilibrio. Il quale esige, 
lensabìle, che alle spese continue, 
lano entrate parimente durevoli, 
ese straordinarie possono coprii^i 
se straordinarie. La natura, il ca- 
:ircostanza essenziale, secondo cui 
ntrata corrispondente, 
spese straordinarie deriva da tre 
i circostanze eventuali, che pro- 
nomento l'effetto di accrescere 
. collettivi e dei servigi all' uopo 

esempio il caso delle spese di 
i pubblica utilità, le quali costi- 
mto produttivo della ricchezza, 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 99 

un' applicazione di capitale in forma collettiva, riguaiv 
data in tal caso come la più consentanea air interesse 
economico di tutti i consociati ; o infine da cause ine- 
renti alla stessa amministrazione pubblica nel suo corso 
normale, come sarebbero lavori, strumenti, edifizi, ter- 
reni ed altri oggetti simili, duraturi e necessari per 
r esercizio delle funzioni amministrative ordinarie. La 
spesa relativa ad ogni servigio pubblico si divide in 
due quote ; V una consiste nella quantità di ricchezze 
che si consumano intieramente di anno in anno per 
conseguire lo scopo, e V altra neir uso proporzionale o 
annuale dei beni adoperati allo stesso fine durevol- 
mente, per una serie più o meno lunga di anni. È la 
distinzione analoga, ma non iàentica,. come afferma ta- 
luno erroneamente, a quella del capitale circolante e 
fisso nelle aziende private. 

Si distinguono pertanto novamente le spese pub- 
bliche in ordinarie e straordinarie secondo la loro effi- 
cacia od utilità diversa, temporanea o durevole. In 
questo senso diconsi ordinarie quelle spese, i cui effetti 
benefici non oltrepassano il periodo finanziario, in cui 
son fatte, e si consumano, per cosi dire, intieramente 
nei servigi resi durante lo stesso esercizio. E sono in- 
vece straordinarie le spese, erogate in un dato perio- 
do, e di cui le conseguenze benefiche si estendono ad 
una serie più o meno lunga di anni, e V utilità è quindi 
duratura. Tali conseguenze consistono : o nei migliora- 
menti dei servigi pubblici, in seguito air introduzione 
di riforme amministrative o di nuove opere civili e mi- 
litari ; oppure in alcuni vantaggi finanziari, come sa- 
rebbe un risparmio di spese ordinarie o un aumento di 
entrate, prodotto da un riordinamento opportuno de- 
gV istituti fiscali, deir assetto di qualche imposta (cata- 
sto fondiario, regime doganale e simili); o finalmente 
in vantaggi puramente economici, cioè nella produzione 



100 LIBRO SECONDO. 

di beni materiali, mercè V esecuzione dei lavori proficui 
(costruzione di ferrovie, scavo di canali e simili) o 
r acquisto o il miglioramento di beni fruttiferi, boschi, 
miniere, terreni, fabbriche e via dicendo. Solo in que- 
st' ultimo caso può parlarsi di un vero e proprio inve- 
stimento produttivo della ricchezza, e considerarsi la 
spesa come una trasformazione effettiva di capitale. 
Laddove negli altri casi non si tratta che di un' appli- 
cazione diversa della ricchezza agli scopi dello Stato, 
calcolabile in rate differenti per ogni esercizio finan- 
ziario. 

Per r ultimo rispetto, cioè relativamente alla base 
legale, la distinzione delle spese pubbliche in ordinarie 
e straordinarie equivale a quella del bilancio in due 
parti ; delle quali una stabile, fondata per un tempo 
indefinito sopra leggi speciali ; e V altra mutabile, cioè 
dipendente dair approvazione annuale del Parlamento. 
* La distinzione non coincide colle altre, di cui si è par- 
lato, e non ha che un significato politico costituzionale, 
come diremo in appresso. 

§ 41. — Ora da ciò che si è detto intorno alla natura, 
alla durata e agli effetti delle spese pubbliche si possono 
desumere alcuni criteri pratici riguardo ai modi più 
convenienti e opportuni di mantenere intatto T equili- 
brio del bilancio, ossia di stabilire le relazioVii normali 
colle varie fonti di entrate. E la prima conclusione im- 
portante che si ricava dalle distinzioni accennate è, che 
tutte quante le spese ordinarie nel senso più largo de- 
vono essere soddisfatte con entrate ordinarie, egual- 
mente capaci di rinnovarsi periodicamente, come le 
imposte. 

È questo un principio fondamentale di politica finan- 
ziaria, la cui applicazione rigorosa è condizione indi- 
spensabile di un equilibrio effettivo e durevole nella 
finanza. In tutte le spese ordinarie si ritrovano queste 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 101 

due note caratteristiche : la necessità della loro rinno- 
vazione periodica a fine di ottenere i servigi corrispon- 
denti ; e r utilità, V efficacia degli stessi servigi limitata, 
ad ogni esercizio finanziario. È quindi evidente che per 
supplirvi in modo stabile e sicuro occorrono entrate 
che si rinnovino colla medesima periodicità, quali le 
imposte. Adoperandosi invece per le spese ordinarie 
entrate straordinarie, come ad esempio T alienazione 
del demanio fiscale o i prestiti pubblici, è inevitabile il 
disavanzo con tutte le conseguenze disastrose che ne 
derivano ; stantechè le spese si ripetono e si aumen- 
tano di anno in anno, mentre quei proventi straordi- 
nari si esauriscono in breve tempo e non ritornano 
più. L* esempio di alcuni Stati europei, quali la Russia, 
r Austria e T Italia, in cui si è violata spesso questa 
legge del bilancio, ne dimostra chiaramente gli effetti 
dannosi, il rapido aumento del disavanzo, la depressione 
del credito pubblico, le difficoltà e gì' imbarazzi che in- 
contra la gestione della finanza e i pericoli da cui è 
circondata la sua esistenza. 

Oltre di ciò lo squilibrio finanziario è segno evidente 
di un' alterazione dei rapporti normali della economia, 
secondo cui deve avvenire la distribuzione e V uso della 
ricchezza. Esso in sostanza significa, che da una parte 
si sono stabiliti alcuni scopi all'attività dello Stato ed 
esistono i bisogni collettivi, riconosciuti dai rappresen- 
tanti del popolo ; e dall' altra mancano i mezzi pecu- 
niari, od è insufficiente la .quantità di beni materiali 
destinati alla loro soddisfazione. È turbata quella pro- 
porzione armonica secondo cui si effettua Fuso delle 
ricchezze per la soddisfazione di tutti i bisogni privati 
e pubblici ; e la crisi non può durare lungamente, per- 
chè si aumentano le entrate ordinarie o scemano le 
spese, una maggiore quantità di beni è destinata agli 
scopi e ai servigi dello Stato, o bisogna rinunziare ad 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 103 

quanto che si riferisce a un dato periodo prestabilito 
(anno od esercizio . finanziario) per ragioni di oppor- 
tunità amministrativa. In realtà le spese pubbliche, 
al pari delle private, si succedono senza interruzione, 
e si ripetono a distanza diversa secondo gli oggetti 
a cui si riferiscono. E come quelle che diciamo ordi- 
narie, relativamente al periodo annuale, differiscono 
fra dì esse per il momento e la durata più o meno 
breve ; così le altre che diconsi straordinarie, conside- 
rate in relazione con uno spazio di tempo più lungo, 
acquistano un certo carattere di periodicità. Il vero .si 
è che le spese riflettono la natura dei bisogni corrispon- 
denti ; dei quali alcuni si rinnovano in un breve giro 
di tempo, ed altri in un corso più o meno lungo con 
una gradazione continua, indefinita. E quindi la diffe- 
renza essenziale consiste in ciò, che dato un termine 
fisso di un giorno, di un mese, di un anno, di dieci anni, 
di venti anni e via dicendo, le spese pubbliche, al pari 
delle private, devono ripetersi un numero maggiore o 
minore di volte, secondo la natura del bisogno a cui si 
riferiscono. Il che vuol dire, che della ricchezza dispo- 
nibile in una serie di anni una quantità diversa è de- 
stinata alle spese che si rinnovano divereamente ; ossia 
deir intiera attività economica una parte maggiore è 
necessaria per soddisfare i bisogni più frequenti, e una 
parte minore per soddisfare i bisogni meno frequenti, 
supposte pari le altre circostanze. In ogni periodo di 
tempo ed anche in una serie di periodi, la somma dei 
beni è ripartita o la produzione eseguita in guisa che 
sia assicurata' la soddisfazione dei bisogni sucessivì, più 
importanti ed intensi, conformemente al principio del 
valore soggettivo. 

Ora preso come termine medio di confronto il pe- 
riodo annuale si distinguono le spese pubbliche secondo 
che si rinnovano entro i limiti dello stesso periodo o al 



104 LIBRO SECONDO. 

di fuori di esso. E ciò, non solo presuppone bisogni dif- 
ferenti, ma porta la necessità di un impiego diverso 
della ricchezza disponibile. Le spese ordinarie richie- 
dono un lavoro che deve ripetersi di anno in anno per 
la produzione della quantità occorrente di beni mate- 
riali ; mentre le spese straordinarie richiedono un la- 
voro che si effettua a intervalli più lunghi, in uno spaziò 
maggiore, proporzionato di tempo. Intesa a questo modo 
la distinzione accennata, cioè in via media e approssi- 
mativa, è feconda di conseguenze utili nella finanza, ed 
è -conforme al principio generale della economia. 11 bi- 
lancio dello Stato ha la sua base nei bilanci economici 
dei cittadini, di cui è una risultante e con cui deve tro- 
varsi definitivamente in armonia. Alle spese pubbliche 
distinte in varie categorie secondo la specie e la durata 
corrisponde una parte proporzionata diversa delFatti-^ 
vita economica degli uomini, una maggiore o minore 
quantità di ricchezza ; e quando questa corrispondenza è 
alterata, si manifesta lo squilibrio finanziario, di cui si è 
parlato. Cosi provvedere a spese ordinarie con entrate 
straordinarie significa destinare a quei dati bisogni una 
quantità di beni minore del necessario, dedicarvi una 
parte sproporzionata dell' attività economica ; e da ciò 
le conseguenze dannose e le perturbazioni nella finanza 
pubblica. L'equilibrio effettivo e durevole del bilancio 
dello Stato ha per fondamento il pareggio dei bilanci 
privati quella legge fondamentale, secondo cui la ric- 
chezza è ripartita variamente fra gli scopi molteplici 
della vita umana, e la produzione in tutte le sue forme 
commisurata ai diversi bisogni, privati e pubblici, pre- 
senti e futuri. 

§ 43. — Questo principio si riflette nella pratica finan- 
ziaria di tutti gli Stati ; nei quali V equilibrio del bilancio 
è considerato come lo stato normale della finanza, e la 
prova di condizioni economiche soddisfacenti dell' intiera 



k 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 105 

nazione. E quindi prevale la massima, che le spese, una 
volta che siano deliberate, o riconosciute pubblicamente, 
secondo le norme vigenti, come necessarie od utili, de- 
terminano le entrate, così riguardo alla quantità, come 
riguardo alla specie o alla fonte da cui derivano. Gli 
elementi, di cui si compone il bilancio passivo, devono 
trovare riscontro perfetto negli elementi, eh' entrano a 
comporre il bilancio attivo. E questa determinazione 
anticipata o posticipata di spese e di entrate pubbli* 
che, fatta regolarmente dal Governo per ogni esercizio 
finanziario e presentata air approvazione del Parlamen- 
to, dicesi appunto bilancio (budget, état, Yoranschlag). 
Donde la distinzione del bilancio in preventivo e con- 
suntivo secondo che si riferisce ad un periodo che deve 
iniziarsi o ad un periodo che si è compiuto, secondo 
che si compone di partite probabili o realizzate. Nella 
pratica italiana si distingue il bilancio di competenza 
e il bilancio definitivo o di cassa ; V uno comprende le 
spese e le entrate che sono assegnate ad un periodo od 
esercizio finanziario ; e T altro quelle che hanno luogo 
effettivamente in quel dato periodo. Il bilancio di com- 
petenza rappresenta la condizione normale o perma- 
nente della finanza, e il bilancio di cassa la condizione 
reale, ma transitoria o relativa ad un periodo deter- 
minato. 

Ora a mantenere V equilibrio fra le spese e le en- 
trate in forma stabile e continua, occorrono queste due 
condizioni ; che alla somma delle spese corrisponda la 
somma equivalente delle entrate in ogni esercizio finan- 
ziario ; e che i termini di pagamento delle une coinci- 
dano coi termini di riscossione delle altre entro i limiti 
dello stesso esercizio. Ove non si avveri quest'ultima 
condizione, si ha una deficienza momentanea di cassa, 
che scompare alla fine dello stesso periodo; ed ove 
non si avveri la prima condizione, si ha un vero dis- 



»1 



106 LIBRO SECONDO. 

avanzo (deficit), il quale, ripetendosi di anno in anno, 
passa dallo stato acuto al cronico, e rappresenta . uno 
stato anormale o patologico della finanza. 

. Per colmare le semplici deficienze di cassa si adopera 
una forma speciale e transitoria di credito, di cui di- 
remo in appresso. Il disavanzo effettivo non può cu- 
rarsi efiacacemente, se prima non si conosce la causa 
da cui deriva, e la natura delle spese a cui deve rife- 
rirsi. Se esso proviene da un di più di spese ordinarie, 
non vi è altro rimedio che un aumento equivalente di 
entrate ordinarie. Ma se dipende unicamente da un ec- 
cesso di spese straordinarie, potrà colmarsi con entrate 
straordinarie, come si è dimostrato di sopra. La poli- 
tica finanziaria nella scelta delle fonti di entrate deve 
prendere norma dalla natura delle spese per adattare 
i mezzi più idonei agli scopi prefissi. 

L'equilibrio finanziario non è una cosa che si può fis- 
sare determinare precisamente, in modo assoluto, in 
qualunque momento ; ma varia secondo V intervallo di 
tempo e secondo il termine con cui si raffronta. Può av- 
verarsi relativamente ad un anno e non relativamente 
ad un mese o ad un semestre; o viceversa: e da ciò gli 
avanzi e i disavanzi più o meno temporanei. Un equili- 
brio durevole non è che la risultante o la media di una 
serie numerosa di oscillazioni varie, che collimano al 
punto indicato. Anzi, propriamente parlando, e preso 
il fatto nella sua continuità, esso non è che l'effetto 
di quel complesso di forze e di relazioni economiche, 
che riguardano la produzione delle ricchezze e la sod- 
disfazione dei bisogni' umani e ne assicurano la cor- 
rispondenza normale. E quindi può dirsi che, data la 
permanenza delle cause le quali agiscono in modo uni- 
forme, r equilibrio finanziario è a lungo andare imman- 
cabile, secondo le leggi della maggiore probabilità. 






LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 107 



Capitolo III. 

Le norme giurìdiche e politiche 
delle spese pubbliche. 

§ 44. — La determinazione delle spese pubbliche è sot- 
toposta nei singoli casi a certe norme di diritto e accom- 
pagnata da guarentigie costituzionali, coordinate allo 
scopo di «tutelare gF interessi dei consociati, e assicurare 
una retta e opportuna interpretazione dei bisogni collet- 
tivi. Si tratta di criteri pratici e disposizioni formali di 
legge, che regolano razione dello Stato, perchè sia con- 
sentanea a quel bene voluto dall'intiera società o da 
coloro che ne formano T elemento predominante. E costi- 
tuiscono in sostanza principii medi, che rappresentano 
una condizione determinata di civiltà e di progresso eco- 
nomico, e in cui si riflette il concetto delle leggi natu- 
rali che governano Fuso della ricchezza e T ordinamento 
generale della finanza. 

Le spese al pari dei servigi pubblici gi connettono 
cogli uffici e cogli scopi dello Stato, cogli oggetti in cui 
si svolge la sua attività ; di guisa che ogni apprezza- 
mento sulla loro convenienza od utilità implica un giu- 
dizio intorno a quelle funzioni e a quegli scopi. È questo' 
propriamente il compito, non della scienza delle finanze, 
ma della scienza e dell' arte politica, intesa nel più am- 
pio significato. Però senza entrare nel campo politico e 
amministrativo, poiché cogli uffici dello Stato si colle- 
gano le spese pubbliche, è uopo stabilire le regole che 
ne dimostrano la legalità e la legittimità, e ne deter- 
minano i rapporti coi servigi corrispondenti. L'argo- 
mento entra nella materia dell'arte o della politica 
finanziaria. 



;he per )a determinazione 
seguenti. In primo luogo la 
e dipende dalla matura dello 
sae generale che ai attri- 
zione esatta di questa mas- 
casi ; né intesa ugualmente 
crittori. La generalità del 
I luogo alle persone, non 
o, per cui è fatta la spesa, 
se che essa ha per tutti i 
'dano alcuni punti determi- 
o un numero ristretto di 
j un carattere generale e 
a considerare le spese pub- 
L luoghi e alle persone, per 
ma relativamente a coloro, 
mo il beneficio dei servigi 
he lo scopo è proposto e si 
! il suo conseguimento, la 
'iva è pubblica, qualunque 
:ui si riferisce e la forma 
itti di opere e costruzioni, 
Titorio nazionale, o di ser- 
jblici o di sussidi accordati 
) classi determinate della 
) lo stesso per i cittadini 
comune e quindi alla spesa, 
.elle spese pubbliche deriva 
igli scopi stabiliti, ossia dal- 
tivi, 

Ica delle spese pubbliche è 
la quale sì desume da tre 
igenae imprescindibili della 
line pubblico ; o dalle de- 
leir attività privata; o dal- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 109 

resistenza di conflitti d'interesse fra le classi sociali, 
e di monopoli naturali, che bisogna evitare. E però lo 
Stato e gli altri enti collettivi fanno le spese per rendere 
quei servigi che i privati o non devono rendere, per- 
chè connessi colle funzioni essenziali delF autorità civile 
(difesa nazionale, sicurezza pubblica, amministrazione 
della giustizia e simili), o con certe ragioni e guarentigie 
di ordine generale (monete, poste, telegrafi e simili); 
oppure non vogliono rendere per difetto di cognizioni, 
di mezzi e d'istituti idonei (istruzione pubblica, opere 
di civiltà e di coltura, sussidi, beneficenza e simili) ; o 
infine non possono rendere in modo equabile e soddi|fa- 
cente^per uno squilibrio tra le forze economiche indi- 
viduali, la mancanza di effettiva libera concorrenza, la 
preponderanza di una classe sull'altra e simili (ferrovie, 
banche, legislazione industriale, forestale e via dicendo). 
Queste ragioni si trovano qualche volta divise, e più 
spesso si uniscono variamente nei singoli rami di am- 
ministrazione pubblica. Giustificata in tal modo V azione 
dello Stato, e determinati gli scopi eh' esso deve rag- 
giungere per il bene e nell' interesse di tutti i conso- 
ciati, rimane dimostrata la necessità o convenienza delle 
spese correlative. . 

E finalmente la terza massima giuridica è la corr i- 
spondenza e la pr oporzione fra le spese fatte e i ser- 
vigi resi. Il che vuol dire che ogni spesa presuppone 
uno scopo determinato, trova riscontro in un servigio, 
e deve contenersi dentro i limiti prescritti da ciò, eh' è 
necessario al conseguimento del fine. La regola s'in- 
tende in senso assoluto e relativo, e costituisce il prin- 
cipio della economia nella finanza pubblica, inteso nel 
modo più ragionevole. E la violazione di essa per parte 
dei governanti deve considerarsi come un'offesa agl'in- 
teressi dei cittadini, un consumo ingiustificabile di ric- 
chezza, una limitazione ingiusta e dannosa delle facoltà 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. Ili 

novarsi in ogni esercizio finanziario ; e prende le due 
forme dell' esame preventivo e del sindacato parlamen- 
tare dei singoli capitoli del bilancio. La discussione che 
precede e il voto che accompagna ogni determinazione di 
spese pubbliche servono, non solo a impedire gli arbitrii 
e gli abusi governativi, ma a chiarire i motivi di conve- 
nienza e di necessità, d' ogni singola spesa, a dimostrarne 
gli effetti, i vantaggi e la corrispondenza coi servigi 
pubblici. Il governo tende ordinariamente ad esagerare 
il bisogno r utilità, delle spese, ad accrescere le sue 
attribuzioni e gli uffici pubblici ; mentre le rappresen- 
tanze popolari mostrano una tendenza opposta, quella 
di limitare V azione governativa e frenarne le esigenze, 
impedendo o temperando gV incrementi delle spese. 
Dalla libera discussione e dair influenza reciproca fra 
queste due parti, ne derivano compromessi utili, e in 
generale conformi alla necessità, delle cose, al bene co- 
mune dei cittadini e alla legge fondamientale del valore 
applicato alle spese pubbliche. In questo senso è giusta 
r osservazione del Wagner, il quale dice, che solo in 
uno Stato costituzionale, dove le spese e le entrate 
formano parte di un compiuto sistema di diritto pub- 
blico, può parlarsi di un ordinamento razionale della 
finanza e di criteri giuridici che ad esso si riferiscono. 
Egli è certo che a conciliare nei singoli casi le esi- 
genze della vita pubblica con quelli della vita pri- 
vata e a contemperare opportunamente le ragioni della 
finanza e deir amministrazione pubblica con quelle della 
economia nazionale il mezzo migliore è il consenso de- 
gli stessi contribuenti alle spese pubbliche e V accordo 
continuo del governo colle rappresentanze popolari in- 
torno alla quantità, di beni materiali che di volta in 
volta devono destinarsi ai bisogni collettivi. 

§ 47. — Ma posto il principio generale, intomo al 
quale non occorrono ulteriori dimostrazioni, ne viene 



112 LIBRO §BC0^a)O. 

la quistione del modo particolare, con cui è intesa e 
praticata la legge del bilancio, o con cui vuol inten- 
dersi, perchè abbia un' efficacia corrispondente al suo 
fine. Deve il consenso del Parlamento manifestarsi di 
anno in anno e il suo sindacato esercitarsi relativa- 
mente air intiero bilancio, o ad alcune parti di esso 
soltanto, mentre per le altre rimane implicito nelle 
leggi stabilite? QuaFè la natura e la portata dell'atto 
parlamentare che dicesi approvazione o legge del bi- 
lancio? Ecco il quesito controverso, riguardo al .quale 
esiste una differenza essenziale fra il sistema vigente 
in Inghilterra e quello degli altri Stati europei. 

11 bilancio dello Stato in Inghilterra si divide in due 
parti : una permanente, durevole, fondata su leggi or- 
dinarie; l'altra variabile e sottoposta al voto annuale 
del Parlamento. Il sindacato parlamentare si riferisce 
a titoli speciali, determinati di spese e ad alcune fonti 
di entrate, per cui occorre di anno in anno il consenso 
esplicito della rappresentanza nazionale. I limiti fra le 
due parti del bilancio cambiano di tempo in tempo se- 
condo la natura e gl'incrementi delle singole spese, e 
secondo le conseguenze che ne derivano nell'ammini- 
strazione pubblica. Ma generalmente parlando, la parte 
stabile del bilancio (consolidateci fund), sottratta al sin- 
dacato annuale del Parlamento, si compone dei capitoli 
relativi a quei servizi, a cui si attribuisce un carattere 
di sicurezza, d'indipendenza e di continuità, che non 
ammette alcun dubbio o discussione, come sono gl'in- 
teressi del debito pubblico, la lista civile, gli appan- 
naggi e le dotazioni della famiglia reale, gli stipendi dei 
magistrati e simili. In tutto ciò la politica militante non 
trova argomenti fecondi di controversie, e un terreno 
propizio alla sua azione. È conveniente che v' imperi la 
legge più che il volere delle maggioranze parlamentari 
a fine di garantire la fiducia dei creditori dello Stato, 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 113 

la dignità e il prestigio della Corona, T indipendenza 
della magistratura, V adempimento dei buoni uffici in- 
ternazionali e simili. E per contro la parte variabile del 
bilancio, la quale è soggetta air approvazione annua 
del Parlamento, consta delle partite destinate air eser- 
cito, alla marina, air amministrazione civile e air am- 
ministrazione finanziaria. La ragione di ciò si com- 
prende facilmente. Queste spese reclamano un esame 
accurato periodico e un consentimento esplicito, perchè 
si connettono con interessi e quistioni di ordine politico 
e sociale, che mutano continuamente di aspetto ed' im- 
portanza col variare ddle circostanze, e si riferiscono 
a servigi, suscettibili di notevoli cambiamenti e di ri- 
forme continue. Laddove relativamente alle altre spese, 
che riguardano il debito pubblico, le dotazioni della Co- 
rona, gli stipendi della magistratura, gli assegni della 
diplomazia, appena è possibile la discussione da un anno 
ad un altro e spesso non ha valore pratico, né potrebbe 
in certe condizioni e per lunghi intervalli di tempo con- 
durre a modificazioni di sorta. . 

Oltre a ciò il diritto che la Camera inglese ha nelle 
materie finanziarie, non solo è circoscritto ad alcuni 
capi detepminati del bilancio, ma si contempera op- 
portunamente colle attribuzioni degli altri organi del 
potere legislativo. Perocché da una parte essa non può 
votare maggiori spese di quelle proposte dalla Corona ; 
e dair altra, se unisce al voto del bilancio condizioni e 
clausole divèrse, incontra T opposizione della Camera 
Alta, che rifiuta il suo consenso. In questo modo V ap- 
provazione del bilancio è un atto, che differisce dalle 
leggi ordinarie, ed assume una forma speciale com- 
plessa, che s' immedesima collo spirito delle istituzioni 
costituzionali deir Inghilterra. 

Negli Stati delF Europa continentale, sia per una 
interpretazione fallace del diritto pubblico inglese, sia 

M. B. -z. 8 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DBLLA FINANZA PUBBLICA. 1 15 

una parte ; e dall' altra gli sforzi vani d' indipendenza 
e di autorità e le concessioni eccessive del Governo ai 
voleri delle Camere elettive. La pratica costituzionale 
in questo punto dovrebbe accostarsi al sistema inglese 
temperato ed efficace, da cui si è allontanata per una 
interpretazione erronea ed esagerata dei diritti del 
Parlamento e non senza gravi danni e pericoli. 

Le altre guaren.tigie relative alle spese pubbliche 
sono : il sindacato amministrativo esercitato da speciali 
organi dello Stato ; e il sindacato pubblico dipendente 
direttamente dai cittadini, ed espresso per mezzo della 
opinione pubblica o della stampa. Riguardo al primo 
basta osservare che un corpo amministrativo dotato di 
sufficiente indipendenza e composto di un personale 
idoneo, come è la Corte dei Conti, rende utili servigi 
air amministrazione pubblica, curando l'esatta eroga- 
zione delle spese e la loro corrispondenza alle disposi- 
zioni di legge. Quanto air altra forma e la più comune 
di sindacato, è noto come la pubblicità dei bilanci e dei 
documenti annessi e la pubblicità delle discussioni che 
si fanno intorno ad essi nelle assemblee nazionali, pro- 
vinciali e comunali, costituiscono una guarentigia ne- 
cessaria degr interessi privati e pubblici e un canone 
fondamentale di diritto costituzionale. 



Titolo II. — ENTRATE ORDINARIE. 

Capitolo I. 
Le entrate ordinarie in generale. 

§ 48. — Entrate ordinarie diconsi quei proventi fiscali 
che si rinnovano di periodo in periodo, e, generalmente 
parlando, di anno in anno. Esse fanno riscontro alle spese, 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 1 17 

perchè coordinati alla soddisfazione di bisogni egual- 
mente periodici. E però le entrate ordinarie dfello Stato, 
essendo una quota del reddito annuale della nazione, son 
dovute ad una parte corrispondente delF attività econo- 
mica che si rinnova di anno in anno per soddisfare biso- 
gni che ritornano dair uno air altro periodo con una con- 
tinuità indefinita : laddove le entrate straordinarie son 
dovute ad un' attività economica proporzionata e gra- 
datamente distribuita, che si svolge e si esaurisce in 
un giro di tempo più o meno lungo, e risponde a bi- 
sogni temporanei, limitati. La corrispondenza fra le 
ricchezze prodotte, ossia fra gli sforzi e i sacrifici 
occorrenti alla produzione e i bisogni diversi, è il per- 
nio deir economia, e costituisce T equilibrio di ogni bi- 
lancio. LMntiera attività economica degl'individui è 
ordinata e ripartita in tal guisa da assicurare la sod- 
disfazione dei bisogni presenti e futuri, costanti e va- 
riabili, continui e temporanei, che richiedono V uso delle 
ricchezze con proporzioni differenti. E quindi trattan- 
dosi di bisogni privati e collettivi, che ricompaiono di 
periodo in periodo, occorre una quantità proporzionata 
di ricchezza che sia riprodotta colla stessa periodicità, 
ossia una attività produttiva che basti a tal uopo, e si 
rinnovi ugualmente. In ciò vi ha il fondamento econo- 
mico delle entrate ordinarie e il carattere comune. 

§ 49. — Le distinzioni che sogliono farsi di esse ri- 
guardano le forme diverse e i modi speciali con cui 
gli stessi proventi vengono appropriati dallo Stato, ossia 
le fonti da cui derivano nella finanza pubblica. Ed 
anzitutto lo Stato può ottenere una parte del reddito 
o direttamente mercè T esercizio di un'industria o il 
possesso di beni fruttiferi, secondo le norme del di- 
ritto comune e nel campo della libera concorrenza; 
oppure indirettamente, mediante la cessione della ric- 
chezza prodotta dai singoli cittadini, e per vari motivi 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 119 

ordinarie dello Stato: il demanio fiscale, le tasse e le 
imposte. Si distinguono per la ragione speciale econo- 
mica che ne giustifica V esistenza, ossia per il titolo se- 
condo cui lo Stato ne fa la riscossione, o in «quanto è 
possessore di un' industria, o rende servigi particolari, 
o provvede al conseguimento di scopi comuni. 

§ 50. — Per intendere il significato e il valore di que- 
sta classificazione, bisogna porre mente, non alle forme 
esteriori e mutabili delle istituzioni finanziarie, ma al 
contenuto economico e al rapporto essenziale che passa 
fra i cittadini e lo Stato. Le nozioni prevalenti nella 
pratica legislativa di tempi e luoghi diversi non sono 
sempre conformi al concetto obbiettivo dei fatti econo- 
mici, che formano la base della finanza pubblica. Ed 
altra cosa è lo svolgimento storico degl* istituti finan- 
ziari, altra cosa il loro ordinamento razionale o teorico. 
Elementi diversi si trovano spesso congiunti nel mede- 
simo istituto, nello stesso cespite di entrate ; e i carat- 
teri formali variano col tempo, e talora nascondono la 
natura essenziale di esso. 

Queste avvertenze hanno mancato di fare alcuni 
scrittori di scienza delle finanze, che seguono altri cri- 
teri di distinzione, trasportando nella teoria le nozioni 
e categorie formali della pratica. La classificazione an- 
tica delle entrate ordinarie, adottata da molti trattatisti 
autorevoli, per esempio, dal Rau, mantenuta in parte 
dallo Stein, ed anche recentemente dal Roscher, è la 
seguente : redditi industriali, che lo Stato ottiene dal 
possesso di beni o dair esercizio d' industrie nel campo 
della libera concorrenza (demani) ; proventi fiscali che 
derivano dall' usufrutto di monopoli e diritti esclusivi 
della sovranità (regalie) ; contribuzioni speciali, corri- 
spondenti a servigi particolari, resi a singoli cittadini 
(tasse) ; e contribuzioni generali, prelevate dallo Stato 
sulla ricchezza privata, per il conseguimento di scopi 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 121 

tento fiscale era comune a molti uffici dello Stato, e ne 
alterava i caratteri essenziali. 

Ma col progresso della economia sociale e delle isti- 
tuzioni civili, la separazione di quegli elementi è av- 
venuta in massima parte per effetto di quella specifi- 
cazione di organi, di lavori e di funzioni, eh* è legge 
della società e della natura. Il regalismo si è via via 
dileguato, e ha dato luogo a istituti finanziari, diversi, 
più omogenei, distinti ed efficaci. Alcune regalie per- 
dettero il carattere monopolistico, e diventarono pro- 
prietà dello Stato, amministrata secondo le norme del 
diritto comune, senza privilegi e restrizioni ; cioè si sono 
trasformate in una parte del demanio fiscale, come ad 
esempio le foreste, le miniere e simili. Altre regalie, 
come quelle del sale, del tabacco, delle lotterie, hanno 
conservato il monopolio governativo, ma quale mezzo 
o forma speciale di tassazione ; e sono ammesse e giu- 
stificate, in quanto formano parte del sistema tributa- 
rio. E difatti le privative fiscali vanno annoverate tra 
le imposte indirette di consumo. Infine altre regalie, 
conservando pure i caratteri del monopolio, si sono 
trasformate anch'esse in istituti di utilità pubblica, 
come le monete, le poste, i telegrafi, le ferrovie e via 
dicendo. Le ragioni che rendono necessaria od utile T in- 
gerenza dello Stato in tali casi e nella forma indicata, 
non sono ragioni d' interesse finanziario, ma d' interesse 
generale, non riguardano i mezzi pecuniari, ma i fini 
politici, sociali ed economici dell' amministrazione pub- 
blica. L' elemento fiscale è qui subordinato a motivi più 
importanti di ordine diverso e più elevato, e si riduce 
air applicazione del principio delle tasse, come corre- 
spettivo dei servigi resi ai privati e rimborso delle spese 
occorrenti. Considerati semplicemente quali cespiti di 
entrata pubblica quei monopoli governativi, non avreb- 
bero ragion di essere, e non potrebbero giustificarsi in 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 123 

riodo, finché abbondano le terre fertili e la produzione 
è facile e copiosa, si provvede alle spese dello Stato 
con prestazioni naturali e col prodotto di un lavoro 
esercitato sovra una estensione determinata di terreni. 
Il possesso demaniale implica una limitazione deir in- 
dustria privata, T uso diretto di una parte 'delle forze 
produttive per la soddisfazione dei bisogni pubblici nella 
forma più semplice di una produzione speciale, distinta ; 
e risponde alle condizioni primitive della economia. Ma 
quando si cominciano a risentire, gli effetti delle cre- 
scenti difficoltà e deir aumentato -costo di produzione; 
r attività individuale dev' essere più intensa, si specifica 
il lavoro e si recano ad effetto i mezzi idonei e le ga- 
ranzie necessarie per accrescerne la efficacia. A mi- 
sura che si va costituendo la proprietà individuale e 
si estende la coltura dei terreni, il demanio fiscale 
scema di estensione e d' importanza, mentre si accre- 
scono i bisogni pubblici e diventa maggiore la necessità 
di proventi finanziari. Lo Stato allora si serve dei di- 
ritti e monopoli posseduti, e di tutti gli uffici ch'eser- 
cita per prelevarne alcune imposte ; e T elemento fiscale 
o tributàrio si congiunge variamente con tutte le fun- 
zioni deir amministrazione pubblica. Il regalismo co- 
stituisce il secondo periodo della storia finanziaria, in 
cui il demanio vien meno, e le contribuzioni non hanno 
ancora acquistato una forma distinta e uno svolgimento 
considerevole ; il periodo in cui i diritti demaniali e i 
diritti tributari del fisco si trovano ancora in un certo 
equilibrio, ma confusi colle altre istituzioni civili. E 
questa fase della finanza pubblica corrisponde ad uno 
stato analogo, intermedio e transitorio, della economia 
sociale, in cui non sono ancora considerevoli, o rile- 
vanti le influenze della legge limitatrice della natura 
sulla produzione delle ricchezze. Ma le stesse regalie, 
i diritti monopoli fiscali vincolavano in varia guisa 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 125 

fiscale sono inerenti fini e interessi di ordine generale ; 
cosi negF istituti di pubblica utilità, alle tasse ordinarie 
si unisce spesso in proporzioni più o meno tenui T im- 
posta. E cosi tenendo conto delle origini e delle vicende 
storiche dei vari cespiti di entrata pubblica si spiegano 
certe anomalie o combinazioni ancora esistenti, che for- 
mano gli argomenti a cui si appoggiano gli scrittori 
che ammettono, benché in limiti ristretti, il concetto 
delle regalie. Ma ciò che bisogna considerare è il ca- 
rattere predominante delle istituzioni finanziarie e am- 
ministrative, la ragione immediata o il principio in 
virtù del quale lo Stato assume un dato servizio pub- 
blico, riceve un' entrata e via dicendo. Le cosi dette 
regalie della moneta, della posta, delle strade ferrate 
e simili non, sono realmente e non possono considerarsi 
e giustificarsi che quali stabilimenti di utilità pubblica, a 
cui si applica largamente il principio delle tasse ; quan- 
tunque vi si trovi congiunto ancora u;i elemento tribu- 
tario fiscale, che appare nel prodotto netto o guadagno 
superiore al costo. Ma questo elemento è scemato via 
via d* importanza e tende a scemare sempre più, come 
ci dimostra evidentemente la storia. E lo stesso indirizzo 
pratico delle riforme finanziarie nei tempi nostri si 
svolge nel medesimo senso per le identiche ragioni. 

La classificazione teorica delle entrate ordinarie in 
tre specie, secondo tre fonti immediate diverse, da cui 
derivano, o tre principii a norma dei quali sono per- 
cepite, deve intendersi in un senso relativo, come una 
formazione lenta, graduale, continua d' istituti speciali, 
che ha luogo nella storia, e produce cambiamenti no- 
tevoli neir assetto di ciascuno di essi, nelle loro rela- 
zioni reciproche e nelF intiero ordinamento della finanza. 
E mentre si separano gli elementi diversi, prima con- 
fusi, e si distinguono i caratteri propri del demanio 
fiscale, delle contribuzioni speciali e delle contribuzioni 



0. 

i e -varia !' importanza 
asform azione avviene 
o, in quanto che gli 
lagii altH ' e si coor- 

tre prineipii aceen- 
enianiali si riferiscono 

fruttiferi, le contri- 
ine di servigi indivi- 

alla soddisfazione di 
'altra parte un cam- 
lazioni esteriori e re- 
ella loro relativa ini- 
a; importanza die il 
mano, ed aequi stano 
anno una decisa pre- 

moderni. Il che di- 
dal principio comune 
'ie ; le quali essendo 

nazionale, da qna- 
ino, sono economica- 

1 costituiscono un sa- 
.mpegnano un'eguale 
àcliè il demanio dsca]e 
misura che crescono 
, e sotto pari condi- 
tosi è sostituito in più 
he costituisce il modo 
dì soddisfare ie spese 
iflcazione dei singoli 
ordinamento comples- 
mo dalle stesse cause, 
ento successivo della 
I via via più conve- 
luttive. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 127 



Capitolo IL 
Il demanio fiscale. 



§53. — Il demanio fiscale comprende tutti i beni pos- 
seduti e amministrati dallo Stato e dagli*altri enti collet- 
tivi, e le industrie esercitate da essi in un regime di li- 
bera concorrenza o secondo le norme del diritto comune 
e collo scopo di ottenere un prodotto netto, un profitto, 
una rendita e simili per sopperire alle spese pubbliche. 
Esso costituisce la fonte immediata delle entrate ordi- 
narie ; e richiede il concorso deile seguenti condizioni 
formali. Anzitutto lo Stato nell'amministrazione dei 
beni e diritti demaniali, nell* esercizio di quelle imprese 
industriali, n on deve_g Qdfìre alcun privilegio relativa- 
mente agli altri possessori e imprenditori. E quindi il 
demanio fiscale differisce sostanzialmente dalle priva- 
tive fiscali, che sono industrie esercitate dalF autorità 
pubblica sotto il regime del monopolio, escluse le norme 
del diritto comune e della libera concorrenza, e collo 
scopo diretto di ottenere un provento superiore al pro- 
fitto ordinario, ossia di prelevare un'imposta. In secondo 
luogo il possesso dei beni demaniali dev'jessere laoti- 
vato da un fine p uramente_finanziario, come quello di 
ricavare un provento che supplisca alle spese pubbli- 
che ordinarie, non da ragioni di ordine diverso. E però 
il demanio fiscale si distingue da quei servigi e istituti 
amministrativi, come poste, telegrafi, coniazioni mone- 
tarie e simili, che lo Stato assume nelF interesse gene- 
rale o per iscopi di utilità pubblica, e che^gli danno 
un provento, il quale non è che semplice rimborso, 
parziale o totale delle spese già fatte. E finalmente è 
necessario che i beni demaniali siano in vera e piena 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 129 

mente finanziaria (fabbriche e stabilimenti modello e 
simili). 

L' altro fatto notabile è V importanza e V estensione 
grandemente scemata dei beni demaniali nelle finanze 
moderne in confronto colle finanze dei secoli scorsi e 
specialmente del medio evo. In quel tempo la quantità 
di gran lunga maggiore delle entrate pubbliche ordi- 
narie era ricavata dal possesso fondiario della Cot'ona 
e dei Principi (bona fiscalia, domama)yCÌ\e consisteva in 
campi, prati, foreste, fabbricati e simili ; e la finanza 
dello Stato si confondeva con quella del Sovrano e pre- 
sentava a un di presso i caratteri di un' azienda pri- 
vata più meno vasta. Ora le parti sono invertite ; 
i beni demaniali si sono ridotti nella finanza pubblica 
a tenui proporzioni ; e le imposte hanno acquistato 
grandissima prevalenza. La diminuzione del demanio 
fiscale è avvenuta nei secoli moderni in vari modi e 
per motivi occasionali diversi : o mediante le largizioni, 
fatte dai Principi ai signori feudali, di terreni in com- 
penso di servigi personali, segnatamente in casi di 
guerra ; o sotto la forma di concessioni ai privati, alle 
classi servili o semiservili in contraccambio di pre- 
stazioni d' opera o di ricchezze materiali, mercè il pa- 
gamento di canoni e tributi ; o a causa di dotazioni 
e assegni in natura, connessi con uffici e cariche pub- 
bliche che diventavano ereditari in certe famiglie per 
modo che si confondevano coi beni feudali, come questi 
non si distinsero più dagli allodiali ; o infine per mezzo 
di vere e proprie alienazioni di terre, che si sono ef- 
fettuate in larga misura dalla maggior parte degli Stati 
in momenti di strettezze finanziarie e per l'influenza 
di certe cause, di cui non si comprendeva sempre la 
vera ragione. Non mancarono in questo intervallo di 
tempo altri fatti che hanno avuto per effetto tempo- 
raneo di aumentare i possessi demaniali, come sareb- 
jf. a - 3. 9 . 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 131 

reni e via dicendo. La più larga specificazione degli 
elementi produttivi si effettua a mano a mano in tutte 
le forme delF attività economica, e un calcolo utili- 
tario più rigoroso si applica alla produzione e all'uso 
delle ricchezze ; perocché la soddisfazione completa dei 
bisogni individuali e collettivi non potrebbe ora av- 
venire che a questa condizione e nel modo indicato 
dalla legge deir utilità o importanza relativa di essi. 
Le spese pubbliche, in quanto richiedono una quantità 
corrispondente di ricchezze materiali, devono sottostare 
al principio generale che governa lo svorgimento della 
economia. E a ciò sarebbe contrario il mantenimento 
del demanio fiscale, che implica unajroduzione meno 
feconda, un uso meno, proficuo delleforze produttive. 
Dati i bisogni collettivi, la quantità di ricchezze indi- 
spen salpili alla loro soddisfazione richiederebbe nel si- 
stema demaniale una somma maggiore di sforzi e di 
sacrifici, di quella che occorre col sistema delle con- 
tribuzioni; il quale ha per base la più larga e libera 
attività dei privati e la produzione fondata sul lavoro 
diviso e sullo scambio. 

Da questo principio dipendono le varie ragioni, che 
sogliono allegarsi contro il demanio fiscale : la scarsa 
produttività dei beni posseduti e amministrati dallo 
Stato in confronto di quelli privati ; i difetti e gli oneri 
di qualunque amministrazione pubblica nelle faccende 
industriali ; la mancanza di garanzie sufiicienti e di 
un sindacato efficace nella gestione amministrativa e 
neir uso del prodotto che se ne ricava ; la insuffi- 
cienza dei proventi demaniali, fìssi e limitati, rela- 
tivamente alle spese pubbliche, variabili e sempre 
crescenti; e via dicendo. Si comprende perciò la dimi- 
nuzione costante del demanio fiscale negli Stati moderni, 
e la prevalenza crescente delle imposte, le quali co- 
stituiscono il mezzo economicamente meno costoso di 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 133 

E però dai principii che abbiamo accennato possono 
dedursi le conclusioni seguenti. Trattandosi dMndustrie 
manifattrici, commerciali e simili, in cui predomina la 
più larga ed attiva concorrenza è insostenibile ogni 
possesso od esercizio governativo, che abbia per iscopo 
un adeguato, profìtto. E lo stesso dicasi dell* industria 
agraria, propriamente detta, e anche della proprietà in 
tutti i casi in cui è congiunta colla coltura diretta e inten- 
siva, media o piccola dei terreni- Essendo indispensabili 
ad una produzione efficace assidue cure, lavoro inces- 
sante e interesse personale diretto, i possessi demaniali 
non reggono al paragone dei privati, perchè non danno 
uguale prodotto netto. Se invece si tratta di terreni 
.posseduti in grandi estensioni da un numero relativa- 
mente piccolo di proprietari e coltivati col sistema del- 
l' affitto , il demanio fiscale non incontrerebbe forti 
ostacoli, e lo Stato potrebbe esercitare e usufruire 
convenientemente il diritto di proprietà, come i pri- 
vati possessori, riscuotendone la rendita. In questo 
modo il Wagner sostiene la convenienza di un possesso 
demaniale sovra i terreni di coltivazione ; e cita V esem- 
pio deir Inghilterra, in cui le grandi proprietà congiunte 
al sistema degli affitti sarebbero condizioni favorevoli 
al suo mantenimento. Certo, limitandosi il compito 
deir amministrazione pubblica alla stipulazione dei con- 
tratti, alla riscossione delle rendite e alla vigilanza 
deir esecuzione, essa potrà competere colla gestione 
privata. E intanto è assicurato al fisco un provento, che 
tende ad aumentarsi nel corso ordinario della economia. 

§57.— Non mancano obbiezioni al sistema degli affitti 
e specialmente degli affitti governativi. Ed anzitutto si 
fa valere contro di essi la possibilità di un conflitto 
d' interessi fra il concedente, a cui importa la integrità 
dei beni posseduti, e Y affittuario, che ne vuol ricavare 
il massimo prodotto, peggiorandone la condizione nor- 



134 LIBRO SECONDO. 

male. Si parla inoltre degli accordi colpevoli tra gli 
affittuari e gli agenti governativi, incaricati di stipu- 
lare i contratti e invigilarne T esecuzione. Ma questi e 
simili inconvenienti possono attenuarsi grandemente, 
se non impedirsi del tutto, mercè le opportune cautele 
che lo Stato deve prendere circa la scelta degli affit- 
tuari, la durata dell'affitto, T estensione dei beni con- 
ceduti, le guarentigie per Y adempimento esatto degli 
obblighi assunti (cauzioni, inventari e simili), e le nor- 
me relative alla gestione. Affitti concessi a lunga sca- 
denza, a persone degne di fede e pratiche degli affari, e 
rivestiti di poche ma eifficaci garanzie, riescono pro- 
fìcui ad entrambe le parti, e servono a conciliare gl'in- 
teressi del fisco con quelli della coltura dei terreni e 
dell' industria agraria. E difatti la gestione del demanio 
fiscale si è trasformata in questo senso nel corso dei 
tempi, segnatamente riguardo ai terreni di coltiva- 
zione. Da prima prevalse Y amministrazione diretta 
dello Stato, il sistema della regia, che corrisponde ai 
primordi della coltura estensiva, e che nelle condizioni 
in cui si è formato Y antico demanio poteva reggersi 
senza gravi inconvenienti. Indi cominciò a farsi strada 
\ì sistema deir affitto, a misura che si allargava la col- 
tura intensiva e si aumentava la necessità di un lavoro 
più efficace ed assiduo. E lo stesso affitto, stipulato in 
principio a brevi scadenze e vincolato a certi metodi 
di coltivazione, diventava a mano a mano più libero e 
più duraturo, si rinnovava a periodi più o meno lun- 
ghi e acquistava i caratteri di un istituto amministra- 
tivo ordinario, unito al possesso dei beni demaniali. E 
finalmente Y enfiteusi, o concessione di terreni ai pri- 
vati mercè il pagamento di un canone, s'informa allo 
stesso principio di agevolare Y introduzione dei miglio- 
ramenti agrari e la coltura più proficua; e costituisce 
una forma intermedia di amministrazione, che rende 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 135 

più facile il passaggio dei beni demaniali nella pro- 
prietà privata, mediante il riscatto del canone pat- 
tuito. E quindi benché nella economia generale sia stata 
cagione di benefici effetti, pure ha prodotto perdite 
gravi alla finanza. In ogni modo essa si coordina allo 
scopo di un'alienazione graduale del demanio fiscale. 

§ 58. — Oltre dei casi accennati in cui è possibile ed 
utile il mantenimento di un possesso demaniale, fondato 
principalmente sulla rendita fondiaria, ve ne sono altri, 
nei quali esiste la medesima base, e non mancano altre 
ragioni favorevoli d' interesse generale. Cosi non è cosa 
arbitraria o a'ccidentale che in molti Stati moderni una 
estensione considerevole della superficie boschiva sia 
proprietà demaniale, la cui conservazione in vari luoghi 
è consigliata da tutti per motivi di pubblica utilità. Son 
note le relazioni dei boschi collo stato generale dell'agri- 
coltura, e gV influssi, eh' essi esercitano sul corso delle 
acque, sulla configurazione e solidità del suolo; come si 
conoscono gli effetti disastrosi d'inconsulti diboscamenti, 
verificatisi spesso in Italia e altrove. Una certa esten- 
sione di superficie boschiva è indispensabile in ogni 
paese all' assetto migliore dell' economia agraria, al- 
l' equilibrio naturale fra le varie parti del territorio. 
E a ciò deve servire il mantenimento del possesso de- 
maniale sui boschi. ' 

D' altra parte l'industria forestale è essenzialmente 
estensiva, fondata sull' elemento natura, non richiede 
le cure assidue e il lavoro eflftcace di una coltura in- 
tensiva, e presenta alcune proprietà, che la rendono 
suscettibile di una gestione pubblica. È un'industria 
che non può esercitarsi utilmente, se non con grandi 
possessi e lunghe scadenze ; stantechè per effettuare 
un ciclo razionale e proficuo di tagli occorre una esten- 
sione sufficiente e lunghi intervalli di tempo. Il pro- 
dotto corrispondente non si ottiene che a condizione di 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 437 

le diversità, che esistono fra gli uni e gli altri Stati, si 
constatano facilmente, e sono sempre notevoli ; stante- 
che il reddito puramente demaniale, che in Inghilterra, 
in Francia e altrove si è ridotto a tenuissime propor- 
zioni, conserva ancora nelle finanze degli Stati germa- 
nici un'importanza non lieve. 

Abbiamo escluso dal demanio fiscale quegF istituti 
amministrativi che lo Stato mantiene, e certe imprese 
industriali ch'esercita per ragioni di pubblica utilità, 
perchè sono coordinati ad uno scopo diverso, e, finan- 
ziariamente parlando, sono soggetti al principio delle 
tasse, di cui diremo nel capitolo seguente. 



Capitolo III. 
Le contribuzioni speciali. 

Tasse. 

§ 60. — Le contribuzioni speciali, che diciamo sempli- 
cemente tasse, corrispondono a servigi che lo Stato 
rende singolarmente e in misura diversa ai privati. 
E benché nei vari casi ci presentino forme e proporzioni 
diverse, pure si coordinano intorno allo stesso principio 
finanziario ed economico, eh' è quello delle prestazioni 
reciproche e dei bisogni individuali. 

In tutti i rami di amministrazione pubblica si pos- 
sono distinguere due parti essenziali o due specie d' in- 
teressi, di beneficii ; V uno privato o particolare e V altro 
pubblico generale. E nel complesso dei servigi e delle 
spese corrispondenti è rappresentata la soddisfazione 
di bisogni individuali e collettivi, secondo le norme co- 
muni deir economia, ma con procedimenti e modi di- 
versi, mercè le contribuzioni speciali e generali, le 
tasse e le imposte. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 139 

Un principio di diritto comune, il principio delle pre- 
stazioni reciproche, ne regola le forme esterne e le re- 
lazioni fra le due parti contraenti. Laddove la ragione 
sostanziale è determinata dalla legge del valore sog- 
gettivo delle ricchezze relativamente a quegli oggetti 
e scopi determinati. Ma ciò deV essere inteso in modo 
diverso a seconda delle due serie di casi che al3biamo 
accennato, e che bisogna chiarire particolarmente. 

§ 61. — La prima categoria di tasse si riferisce alle 
imprese industriali che lo Stato esercita per ragioni di 
pubblica utilità, e riguarda servigi di ordine economico 
relativi alla prosperità dei cittadini. Tali sono le tasse 
di monetazione ; le tasse sulla verificazione dei pesi e 
delle misure e sul marchio dei metalli preziosi ; le tasse 
sulle ferrovie, sulle poste, sui telegrafi, sui canali e si- 
mili. L'applicazione del concetto delle tasse a tutti questi 
casi è regolata dalle stesse norme, subortlinata alle me- 
desime condizioni, fondata sulla identica base delF in- 
tiero costo di produzione. Anzitutto è necessario pre- 
supporre la convenienza ed opportunità di un' impresa 
pubblica, che abbia la sua giustificazione in certi scopi 
di interesse generale ; e in secondo luogo bisogna di- 
mostrare il beneficio o servigio reso ai privati e da 
essi retribuito intieramente per mezzo delle tasse. 

Per ciò che riguarda la coniazione delle monete, sono 
a tutti note le gravi ragioni di sicurezza e di utilità 
pubblica che rendono necessaria in questa materia V in- 
gerenza dello Stato. L' intiera società è interessata alla 
costituzione e alla conservazione di un sistema mone- 
tario che soddisfaccia i bisogni della circolazione, e goda 
la fiducia completa dei privati. Lo strumento degli 
scambi, cosi delicato e importante, viene adoperato da 
ciascuno sotto la condizione tacita che il suo valore 
nominale risponda al valore reale, e che ogni pezzo di 
moneta contenga una determinata quantità di metallo 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 141 

qualità, una garanzia che prima non aveva, ed ha 
quindi acquistato un nuovo valore. Che se contraria- 
mente a questo principio dovesse effettuarsi nella pratica 
la identità perfetta tra il valore metallico o primitivo 
e il valore nominale o concreto della moneta, sarebbero 
inevitabili i danni provenienti dalle speculazioni degli 
orefici, dei cambisti e dei banchieri a scapito del pub- 
blico. Stantechè, operandosi la fusione e l'emigrazione 
delle monete nuove, coniate di fresco, non rimarrebbero 
nel mercato che le logore e scarse. 

E però il sistema delle tasse di monetazione, tenui 
e proporzionate alle spese di zecca, si appoggia a ra- 
gioni fondate di economia e di finanza. E qualunque 
metodo pratico si adotti per la fabbricazione delle mo- 
nete, la regia o V appalto, quel sistema si effettua nel 
modo seguente. Anzitutto è fissato un limite cosi detto 
di tolleranza nel peso e nel titolo della moneta, stabi- 
lita una certa proporzione tra il metallo fino e la lega ; 
donde deriva una differenza in meno fra la quantità di 
metallo contenuto nella moneta e quella che sarebbe 
equivalente al suo valore nominale. E in conformità di 
questa differenza, si fa pagare una tassa particolare 
per le spese di fabbricazione (assaggio, partizione e 
conio) a coloro che portano verghe metalliche alla zecca 
per farle convertire in moneta. Infine lo Stato ritrae 
un provento notevole dalla fabbricazione delle monete 
sussidiarie, di rame o d' altro metallo inferiore, attri- 
buendo loro un valore nominale, che supera di molto 
il reale. E ciò non arreca perturbazioni negli scarabi, 
perchè queste monete occorrono per le più piccole 
contrattazioni, e non si adoperano che dentro limiti ri- 
stretti di emissione, di corso forzato e d'inconvertibi- 
lità. In questo modo si provvede alle spese di coniazione. 
Ma la rifusione delle monete logore, che oltrepassano 
il limite di tolleranza del peso, essendo un effetto del 



■».v 



142 LIBRO SECONDO. 

loro uso generale, deve andare a carico di tutti i con- 
sociati, ed effettuarsi col provento delle imposte. 

§ 62. — Simili a quelle di monetazione sono le tasse 
sui pesi, sulle misure e sul marchio dei metalli preziosi. 
Tutti i cittadini sono interessati alla costituzione e alla 
conservazione di un sistema di pesi e di misure, che sia 
uniforme nelle varie parti del territorio, invariabile di 
tempo in tempo, e corrispondente alle esigenze impre- 
scindibili dello scambio. Ed anche qui è opportuna, ne- 
cessaria r azione dello Stato, come quella che presenta 
le migliori garanzie di esattezza e inalterabilità. Il sin- 
dacato ch'esso esercita per mezzo di ufficiali pubblici, 
deputati alla verificazione dei pesi e delle misure, è 
motivato da un interesse generale della società ; ma in 
pari tempo arreca benefìcii particolari e rende servigi 
ai privati, in quanto riveste di una garanzia. pubblica, 
di un carattere ufficiale quegli strumenti di scambio. Da 
ciò il pagamento delle tasse, prima da parte dei fab- 
bricanti di pesi e monete, e periodicamente da parte 
dei commercianti che ne fanno uso. 

In egual modo le tasse prelevate sul marchio, ob- 
bligatorio o facoltativo, dei metalli preziosi corrispon- 
dono al servigio che l'autorità pubblica rende ai privati, 
attestandone il peso e il titolo. Il commercio dell' oro 
e deir argento presuppone in ogni caso V accertamento 
della quantità e del grado di finezza ; ma questo accer- 
tamento richiede mezzi idonei e non è facile per tutti 
gV individui in qualunque momento. Egli è per ciò che 
lo Stato interviene a fine di agevolare le contrattazioni 
private, ed esegue queir operazione, prestandone la ga- 
ranzia mediante il marchio, che può essere un obbligo 
una facoltà degl' interessati. La tassa, pagata dai fab- 
bricatori e dai commercianti di metalli preziosi, viene 
ordinariamente rimborsata dai compratori nel prezzo 
(li acquisto : stantechè ad essi è veramente reso il ser- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 143 

vigio e fornita la garanzia relativa alla natura e qua- 
lità della merce. 

Le tasse postali, telegrafiche, ferroviarie e simili 
hanno la medesima base e sono regolate dallo stesso 
principio, benché siano applicate in maniera più larga 
e con criteri più precisi. Le ragioni che giustificano o 
reclamano in questi casi T azione diretta dello Stato, e 
che trasformano le imprese industriali in rami di am- 
ministrazione pubblica sono ragioni d'interesse generale 
e riguardano scopi e bisogni della vita collettiva. Si 
trattia cioè di certe garanzie d'ordine e di sicurezza 
Sociale, di condizioni indispensabili alla uniformità e 
regolarità del servizio in tutte le parti del territorio 
nazionale, o d' interessi comuni che in altra guisa po- 
trebbero essere offesi o non efficacemente ed egual- 
mente promossi. La giustificazione teoretica, o i motivi 
di convenienza e di opportunità di queste istituzioni 
pubbliche devono ricercarsi nei fini deir amministrazione 
economica, ossia nelle circostanze che rendono neces- 
saria o profìcua un' azione diretta del potere collettivo, 
la formazione delle imprese pubbliche. Ma poiché al- 
l' interesse generale è congiunto in questi rami di 
amministrazione l'interesse privato, 11 quale assume 
proporzioni considerevoli e assai differenti da individuo 
a individuo ; poiché in sostanza si tratta di opere fatte 
e servigi resi particolarmente ai singoli, da cui sono 
richiesti; così è giusto, opportuno il pagamento indivi- 
duale, coordinato all'intiero rimborso delle spese oc- 
correnti ed eseguito direttamente da coloro che usu- 
fruiscono di quegli istituti pubblici. E su questa base 
deve farsi l' applicazione del principio delle tasse fer- 
roviarie, postali, telegrafiche e simili, le quali costitui- 
scono il prezzo normale dei servigi corrispondenti, il 
mezzo più acconcio per la soddisfazione di bisogni in- 
dividuali. Che se da una parte non devono degenerare 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 145 

giuridici, che si distinguono in tasse giudiziarie e tasse 
sugli atti civili, e che possono considerarsi come il tipo 
normale di tutte le altre simili, a cui sovrastanno per 
estensione ed importanza. Innanzi tutto conviene no- 
tare che le denominazioni comuni di tasse sugli atti 
in genere, tasse sugli affari, sui contratti e simili sono 
vaghe e incomplete ; e quelle più generalmente usate 
di tasse di registico e bollo sono erronee, perchè si ri- 
feriscono al metodo di riscossione e non denotano esat- 
tamente la natura dalla materia imponibile. In molti 
Stati, e specialmente in Inghilterra e in . Germania, il 
bollo comprende non solo le tasse propriamente dette, 
ma certe imposte di consumo, accise, le imposte sul 
trasferimenti di proprietà e via dicendo. E d' altra parte 
non poche tasse sugli atti giuridici vengono riscosse 
con altri metodi, diversi dal bollo. E quindi, prescin- 
dendo dal metodo di riscossione, bisogna considerare 
r oggetto a cui si riferiscono, per cliiarirne la ragione 
e determinarne i limiti di applicazione. 

Ora tutti gli atti giuridici o le funzioni pubbliche re- 
lative alla sicurezza personale e reale dei cittadini si 
possono raccogliere intorno ai due concetti della giu- 
stizia preventiva e della giustizia repressiva, intesi 
nel senso più largo. Lo Stato da una parte emana delle 
prescrizioni legali, stabilisce delle formalità, sancisce 
delle misure, acciocché i diritti privati siano ricono- 
sciuti e convalidati ; e dall'altra parte adotta disposi- 
zioni di legge, esegue procedure, perchè gli stessi diritti, 
lesi o messi in dubbio, siano definiti e ripristinati. A 
mantenere le relazioni giuridiche, stabilite fra i citta- 
dini, contribuiscono le due serie di atti, di cui V una 
mira air avvenire, V altra al passato. E in questa sfera 
amplissima di funzioni governative, che diciamo attua- 
zione del diritto o protezione sociale, vi è una somma 
di servigi che tornano a vantaggio deir intiero corpo so- 

i/. 5. — 3. 10 



. 146 I.IHRO SECtWIlO. 

ciale, dell'ente collettivo, vi è un interesse generale, 
comune a tutti i consociati ; e vi è altresì un interesse 
particolare, diverso da individuo a individuo, una somma 
di servigi, richiesti da ciascuno in differente misura. I cit- 
tadini per la gai'anzia dei loro diritti devono ricorrere 
spesso alle autorità pubbliche, delle quali reclamano 
r intervento e la cooperazione in varie guise ; ma, se- 
condo r importanza e la molteplicità dei loro affari, se- 
condo le condizioni economiche e sociali in cui si tro- 
vano, differisce grandemente la media dei servigi che 
domandano, il grado di protezione ch'esigono, il numero 
e la qualità degli atti giuridici che provocano. Essi nsu- 
fì'uiscono in maniera diversa le istituzioni pubbliche, da 
cui ritraggono vantaggi più o meno grandi. E a questo 
elemento differenziale, a questa misura differente di 
benefici! e di vantaggi che gf individui ricavano dall' at- 
tuazione del diritto nel doppio ordine della giustizia 
preventiva e della, giustìzia repressiva, corrispondono 
le tasse sugli atti giuridici, le quali per ciò si distin- 
guono in due categorie corrispondenti ai due concetti 
sovraccennati. 

§ 64. — Pertanto le tasse sugli atti civili, che fòr- 
mano la prima categoria, si riferiscono a quei servigi 
speciali che i privati ricevono dalle autorità pubbliche 
nella formazione e nella convalidazione dì quegli atti 
legali, con cui sono riconosciuti, determinati e assicurati 
i diritti personali e reali, o di quegli atti che sono 
coordinati al principio della protezione o giustizia pre- 
ventiva. La nozione di atto civile o documento giurìdico 
è caratteristica di questa specie di tasse, e della loro 
materia imponibile, la quale si distingue nel modo se- 
guente ; 1° scritture, presentate dai cittadini ai funzio- 
nari dell' amministrazione civile, a fine di ottenere un 
dato beneficio o servigio, come suppliche, istanze e si- 
mili ; o rilasciate dagli stessi funzionari ai privati con 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 147 

simile scopo, come titoli di privative industriali, di con- 
cessioni governative, licenze d' armi, di caccia e simili : 
2* atti e documenti, che fanno testimonianza di diritti 
personali dei cittadini (patenjii, diplomi, attestati, pro- 
cure e simili) dei loro diritti reali, di proprietà, di 
possesso, di uso, di convenzione (contratti di ogni ge- 
nere, testamenti, estratti d' ipoteche e via dicendo). 

Per ciò che riguarda la prima specie di atti civili, 
appare evidente il beneficio privato, che risale al prin- 
cipio della protezione preventiva. Si tratta infatti di 
certe facoltà domandate allo Stato, e di diritti concessi 
riconosciuti dall' autorità pubblica, previo V adempi- 
mento delle condizioni prescritte ; si tratta di servigi 
speciali che lo Stato rende ai privati neir attribuire 
efficacia giuridica alle loro pretensioni legittime e nel 
garantire loro una certa sfera di azione. E posto che 
tutti i cittadini possano egualmente aspirare a quelle 
concessioni e garianzie, sta il fatto eh' essi ne richiedono 
e ne ottengono una misura molto' diversa, secondo i re- 
quisiti posseduti e le varie maniere del vivere. 

Quanto alla seconda specie di atti civili, riguar- 
danti diritti personali e reali, bisogna considerare due 
cose. Anzitutto la legge stabilisce alcune forme solen- 
ni, di cui devono essere rivestiti i documenti relativi, 
perchè abbiano forza obbligatoria, perchè possano far 
fede in qualunque caso dei' fatti e rapporti giuridici, 
ossia perchè impegnino in certa guisa Fazione dello 
Stato, ed implichino od assicurino la sua guarentigia. 
Le tasse che si connettono con T adempimento di quelle 
prescrizioni formali e colla stessa stipulazione degli 
atti, corrispondono ai servigi speciali, che le autorità 
pubbliche rendono ai privati col loro intervento pre- 
sente futuro, certo o probabile nel dare le garanzie 
richieste di volta in volta, secondo la varietà dei 
casi. Un'ingerenza dello Stato è perciò indispensabile 



ire, come necessaria al carat- 
Tientì accennati ; e diversifica 
% degr interessi, dei rapporti e, 
lui. In secondo luogo l'esistenza 
possibilità di esercitarli, goderli 
10 dagli uffici dello Stato, dalla 
sso garantisce ; ma, ascondo la 
ed importanza, ne richiedono un 
! per ciò che negli atti, in cui si 
delta protezione sociale, negli 
cita per sanzionare, conservare 
di proprietà, sono resi ai privati 
prezzarsi e devono retribuirsi da 
ero si distinguono le tasse sugli 
M dette, dalle imposte sui trasfe- 
iiiti di proprietà ; perchè hanno 
sé stessi, non la ricchezza tras- 
, servigi speciali, non a servigi 
dinate ad un rimborso parziale 
ad un semplice provento finan- 

imo alle tasse sugli atti civili è 
lomplessa dei servigi pubblici, e 
(pinioni opposte egualmente esa- 
lali non ammette che le tasse, 
;iuridiche dello Stato e ai bene- 
,i privati, affermando implicita- 

la materia acconcia e 11 titolo 
sne di vere imposte (Bésobrasof), 
;li atti della vita civile, nei cam- 

simili alcune forme o manifesta- 
L capacità contributiva, della ric- 
i appropriati d'imposta; ma non 

per prelevare le contribuzioni 
. polche non pu6 negarsi che negli 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 149 

ulfici civili dello Stato si congiungono variamente due 
parti, due interessi o vantaggi, V uno comune uguale per 
tutti, l'altro particolare, diverso; e poiché ai servigi 
generali si uniscono i servigi speciali, che differiscono 
da persona a persona; è più conforme al vero il con- 
cetto che abbiamo espresso di sopra, e secondo il quale 
la ripartizione dei càrichi deve farsi in due modi, sotto 
forma d'imposte e di tasse, a norma degli effetti e dei 
beneficii, generali o particolari, che derivano dalle spese 
pubbliche. I due principii trovano applicazione oppor- 
tuna e diversa, né possono confondersi senza ingene- 
rare errori e danni assai gravi. 

Le tasse sugli atti civili acquistano maggiore esten- 
sione ed importanza a misura che si aumenta la col- 
tura e prosperità, degli Stati. E la ragione si è, che il 
progresso industriale e civile diffonde sempre più V uso 
delle scritture, dei documenti ; perchè da una parte 
moltiplica i fatti, le occasioni, i motivi che ne richie- 
dono r applicazione ; e dall' altra accresce le abitudini 
dell'ordine e della legalità nella popolazione. Diventa 
sempre maggiore il numero delle persone che doman- 
dano i servigi speciali delle autorità pubbliche in molte 
parti della vita civile, e più grandi le differenze per 
questo rispetto fra 1' una e V altra persona, per modo 
che la materia imponibile delle tasse deve necessaria- 
mente aumentarsi. Nuove specie di beni appaiono nella 
società, nuove transazioni private e stipulazioni di ogni 
genere, che vogliono essere rivestite di forme legali ; si 
moltiplicano e si complicano i rapporti giuridici, non solo 
fra cittadini e cittadini, ma fra cittadini e Stato ; e si 
aumentano le richieste di quei servigi che danno luogo 
al pagamento delle tasse. Sono queste le ragioni de- 
gl'incrementi continui e della forza di espansione, ch'esse 
dimostrano negli Stati più ricchi e civili. 

Oltre di ciò, considerate dall' aspetto finanziario, le 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 151 

come la retribuzione speciale dei servigi resi dallo Stato 
ai singoli cittadini in tutti quegli atti e quelle funzioni che 
si riferiscono alla giustizia repressiva. In questo, come 
nell'altro ramo di amministrazione civile, si trovano con- 
giunti gì" interessi particolari degr individui agl'interessi 
generali della società ; vi è una media di servigi resi a tutti 
i cittadini indivisibilmente, ed una parte che differisce 
da persona a persona e che è suscettibile di distinzione 
e di graduazione. Si può dunque applicare il principio 
delle tasse nel senso vero della parola. Ma se trat- 
tandosi degli atti civili V applicazione non incontra 
difficoltà, perchè si distingue agevolmente T elemento in- 
dividuale dal comune, appare evidente il beneficio rice- 
vuto, e il pagamento delle tasse si effettua in momenti 
e condizioni favorevoli ; non può dirsi lo stesso degli 
atti giudiziari, relativamente ai quali V applicazione del 
principio delle tasse non può farsi oltre certi limiti e 
senza inconvenienti, né va esente da obbiezioni e cri- 
tiche di vario genere. 

Per lunga serie di anni due opinioni opposte in- 
torno a questo argomento si sono combattute con al- 
terna vicenda nella pratica e nella teoria: delle quali 
r una afferma che V amministrazione della giustizia sia 
cosa riguardante esclusivamente T interesse privato 
delle parti, e le cui spese debbano essere pagate per 
intiero con speciali contribuzioni, con tasse giudizia- 
rie ; e r altra ammette invece che la giustizia sia il 
compito proprio, naturale dello Stato, in cui è com- 
preso r interesse generale di tutti i consociati per 
modo che essi devono sopportarne il carico, o pagarne 
le spese per mezzo delle imposte. 

La prima opinione prevalse generalmente nei secoli 
scorsi. Cominciando dall'antichità classica e passando per 
il medio evo fino al secolo decimottavo, si trova sempre 
applicato alFamministrazione giudiziaria, sotto forme dif- 



■\—.- .\ - - .>..- ^-r- 



^* 



p. 



152 LIBRO SÌECONDO. 

ferenti, questo concetto : che lo Stato debba stabilire gli 
orgai^i del giudizio, ma che la lite sia una faccenda che 
riguarda in tutto ed esclusivamente i priv8,ti, i quali 
debbono supplire alle spese secondo V esito sfavorevole 
della causa. E T espressione di questo concetto erano 
le sportules, pagate dalle parti direttamente a indiret- 
tamente ai giudici. Il carattere generale, comune de- 
gV istituti giudiziari era sopraffatto da quello indi- 
viduale, privato. Le conseguenze pratiche di questo 
sistema dovevano essere molto dannose alla esecuzione 
della giustizia, la quale dipendeva dai rapporti imme- 
diati fra i giudici e le parti, e dalle influenze diverse 
deir interesse particolare. E però si comprende la rea- 
zione che si manifestò nella teoria e nella pratica con- 
tro la forma antica dell* amministrazione giudiziaria nei 
tempi moderni ; nei quali vennero introdotti notevoli 
cambiamenti, si sottrassero i giudici agi* influssi diretti 
delle persone interessate nelle liti, assegnando loro 
stipendi fissi per conto dello Stato, e furono stabilite 
alcune contribuzioni speciali. Si volle innanzi tutto as- 
sicurare r applicazione uniforme della giustizia, come 
interesse supremo della società ; e in pari tempo fu 
posto in atto il principio delle tasse, corrispondente 
agr interessi privati che vi si connettono in varia pro- 
porzione, ai vantaggi o servigi diversi che i singoli 
cittadini ne ricevono. 

Se non che non mancano obbiezioni e critiche a que- 
sto concetto medio per parte di alcuni teorici, eh* esage- 
rano nel senso opposto, e arrivano alla conclusione estre- 
ma della giustizia intieramente gratuita, o, per meglio 
dire, pagata col provento delle contribuzioni generali. 
Così il Bentham, osservando i danni del sistema troppo 
grave-, eccessivo di tasse giudiziarie, vigente in Inghil- 
terra, le ha condannate del tutto, come ingiuste, op- 
pressive. Le tasse, egli dice, dovrebbero prelevarsi nei 



In 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 153 

momenti più favorevoli, ih cui si manifesta la ric- 
chezza, la prosperità dei cittadini ; e qui invece si ri- 
scuotono nelle condizioni meno propizie, nel corso di 
una lite, quando essi non si trovano in grado di pa- 
garle, perchè compromessa la loro sostanza, arre- 
stata r industria, scemato il reddito, gemono sotto la 
mano degli oppressori .e chiedono la protezione dello 
Stato. Altri poi aggiunge, non esser vero che le parti 
interessate in un giudizio ricevano servigi o vantaggi 
speciali dagl'istituti giudiziari; ne profittano anzi meno. 
Mentre tutti gli altri riposano tranquilli sotto la pro- 
tezione delle leggi, di cui godono intieri i beneficii, 
coloro che trovansi coinvolti in una lite, vedono con- 
testati o lesi i loro diritti, che devono difendere, per 
la imperfezione, la inefficacia delle istituzioni civili. E 
non sarebbe quindi giusto costringerli per ciò al paga- 
mento di nuove tasse. Ma tutti questi argomenti non 
valgono contro il principio delle tasse giudiziarie. Qua- 
lunque siano i motivi e le cause occasionali delle liti, 
come pretese erronee, false preoccupazioni, imprevi- 
denza, negligenza, malvolere di una o di entrambe le 
parti, egli è certo che in ogni caso abbiamo diritti pri- 
vati che richiedono un concorso speciale delF autorità, 
pubblica per essere determinati, riconosciuti, convali- 
dati ; abbiamo interessi particolari, a cui non basta 
quella protezione media generale, e sufficiente per tutti 
gli altri, e i quali reclamano un' ingerenza speciale, 
differenziale dello Stato. Il concetto delle tasse trova 
qui la sua applicazione opportuna. E V errore del Ben- 
tham consiste neir avere confuso le tasse propriamente 
dette colle imposte, e le tasse eccessive, come esiste- 
vano in Inghilterra, colle tasse proporzionate e con- 
venienti. 

Adunque la ragione delle tasse giudiziarie sta nel 
vantaggio particolare che gV istituti e gli atti della giù- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 155 

retti di tassazione, come sarebbero : il grado della ma- 
gistratura giudicante ; Timportanza delle decisioni emes- 
se ; la natura formale degli atti assunti in giudizio ; il 
valore dell' oggetto della lite ; la specie e la durata 
delle procedure e simili. 

E infine nella riscossione delle tasse giudiziarie e delle 
tasse sugli atti civili si contemperano in varia misura 
i due sistemi della riscossione immediata, eseguita per 
mezzo dei pubblici ufficiali, e della riscossione mediata, 
posta in opera coir espediente del bollo. Il primo siste- 
ma più facile diretto e meno fiscale trova riscontro nei 
cosi detti «diritti di cancelleria» (droits degreffè), spet- 
tanti allo Stato, e riscossi dai funzionari che ricevono 
gli atti ne fanno la compilazione, oppure la registra- 
zione. E prevale nelle tasse giudiziarie, specialmente 
quando sono mantenute dentro limiti di moderazione. 
L' altro sistema più spedito, celere ed efficace, non che 
meno costoso, predomina nella riscossione delle tasse 
sugli atti civili ed anche delle tasse giudiziarie, quando 
esse sono alte e danno proventi cospicui all' erario. 



Capitolo IV. 
Le contribtizioni generali. 

Imposte. 

§ 66. — Le contribuzioni generali o imposte sono parti 
della ricchezza privata, che i cittadini consacrano alla 
soddisfazione dei bisogni collettivi ; o che si riferiscono 
a servigi, resi dallo Stato, non ai privati singolarmente, 
ma alla società intiera. Si tratta infatti di spese che i 
cittadini, come singoli, non provocano direttamente, ma 
che devono pagare per uno scopo o interesse comune. 
Lo Stato, in quanto rappresenta e incarna V essere col- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 157 

mento tributario, le quali sono praticamente efficaci, 
in quanto si appoggiano alla legge economica deir uti- 
lità, e si applicano dentro la sfera d' azione della mede- 
sima legge. Qui si appalesa novamente il nesso intimo 
fra le regole pratiche della politica e della legislazione 
finanziaria e i principii teorici che formano il patri- 
monio della scienza pura. 

§ 67. — Le norme giuridiche o regole di giustizia che 
. si applicano all' imposta sono la generalità e la unifor- 
mità del carico tributario. L' una e T altra si riducono 
alla massima deir eguaglianza dei cittadini davanti la 
legge, la quale si riferisce a tutti i rapporti del vivere 
civile. La generalità dell' imposta s' intende nel senso che 
nessuna persona, la quale appartiene allo Stato o parte- 
cipa in altra guisa ai benefìcii che derivano da esso, 
deve andare esente dall' obbligo di pagare le contribu- 
zioni dovute. Ogni privilegio di qualsiasi natura non è 
giustificabile in questa materia, come non si ammette 
nelle altre parti della vita politica. Stan teche in uno 
Stato di diritto i carichi pubblici devono ripartirsi fra 
tutti i cittadini nella stessa guisa che i beneficii tornano 
a vantaggio di tutti. E similmente la uniformità dell' im- 
posta s'intende nel senso di una corrispondenza gra- 
duale fra il contributo pagato da ciascun cittadino e la 
sua condizione economica. L'eguaglianza è relativa, 
proporzionale in questo caso, come in molti altri. Una 
ripartizione uniforme, giusta ed uguale dell'imposta 
consiste in eiò, eh' essa sia graduata in modo, che i cit- 
tadini di pari condizione economica paghino le stesse 
quote, e i cittadini di condizione diversa quote diffe- 
renti. Il che non solo è conforme al concetto razio- 
nale, astratto della giustizia, ma consentaneo alle esi- 
genze pratiche di una tassazione efficace ; stantechè 
quote d'imposta assolutamente eguali sarebbero o del 
tutto insufficienti o inattuabili. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 159 

• 

cupezza e dell' ordine sociale, qualcuno fa menzione 
degli scopi di prosperità e di coltura. Ma il concetto fon- 
damentale, comune a tutti e proprio di questa dottrina, 
è, che r imposta formi un termine di quella specie di 
scambio che ha luogo fra lo Stato e i cittadini, secondo 
una nórma convenzionale e particolare, eh* è quella 
delhe prestazioni reciproche. Lo scambio avrebbe luogo 
in ogni caso fra il contributo pagato da ciascun indi- 
viduo e il servigio o vantaggio ricevuto. 

Ora, mettendo a riscontro questo principio coi vari 
oggetti per cui è prelevata V imposta e i molteplici casi 
a cui deve applicarsi, si può dimostrare facilmente 
com' esso contraddica alle condizioni di fatto. L' errore 
principale della dottrina relativa consiste in ciò, che 
si attribuisce un carattere privato a rapporti di ordine 
pubblico, e si considerano come bisogni individuali quelli 
che sono bisogni collettivi. E invero si tratta di servigi 
generali, indivisibili, di cui non è possibile determinare 
r importanza relativa a ciascun contribuente, e neppure 
la parte di spesa che dovrebbe spettargli. È assurdo 
immaginare questa specie di scambio fra la contribu- 
zione e il beneficio individuale, quando di questo non 
si può stabilire il valore e neanche la quantità parti- 
colare. La maggior parte degli scrittori accennati o 
scambiano le imposte colle tasse, di cui si è parlato ; 

cercano di adottare un principio di valore permuta- 
bile, che non può applicarsi air uno, né air altro caso. 

1 servigi veramente generali costituiscono un bene co- 
mune a tutti i consociati, e rappresentano bisogni col- 
lettivi, la cui soddisfazione avviene mediante un consumo 
di ricchezza per parte di tutti i cittadini, secondo una 
norma di utilità relativa. E però i criteri della spesa 
cagionata e del vantaggio ricevuto sono impraticabili 
negr istituti pubblici, a cui si riferisce l'imposta, della 
quale travisano completamente la natura e i caratteri ; 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 161 

tuzioni pubbliche. E soggiunge, che, qualunque espe- 
diente si adotti, qualunque forma di tassazione sia pra^ 
ticata, il carico delle imposte si proporziona sempre 
air uso effettivo della ricchezza e ai vantaggi che se he 
ricavano da ciascheduno nella società. Ma questo fatto 
non è dimostrato in nessuna guisa, né può ridut'si ad 
elementi concreti. E T intiera dottrina è concepita in 
maniera vaga, incerta ed empirica. I piaceri, i godi- 
menti d' ogni privato non sono che T effetto, il risultato 
dell'uso della ricchezza, e rappresentano una serie di 
bisogni soddisfatti. L' imposta eh' è la parte di ricchezza, 
destinata alla soddisfazione dei bisogni collettivi, con- 
tribuisce a quel medesimo effetto, e dipende dalle cause 
generali che determinano in tutti i casi la ripartizione dei 
beni fra i vari scopi della vita. La somma dei godimenti 
privati non ha in sé la propria ragione, ma la ritrova 
nel principio utilitario, applicato alF attività economica 
degli uomini, alFuso delle ricchezze ; e non può quindi 
fornirci un criterio di ripartizione dell' imposta la quale 
fa parte di quest' attività, ed è un coefficiente di quel- 
r insieme di fatti, di quel risultato finale. E quindi le 
proporzioni dell'imposta sono determinate dallo stesso 
principio, che regola l' impiego delle ricchezze secondo 
la diversa importanza dei bisogni, non dal complesso 
delle soddisfazioni che ne sono l'effetto, E d'altronde sa- 
rebbe molto difficile di stabilire con qualche precisione 
in che consiste veramente questo criterio di tassazione, 
tranne che non voglia ciecamente affidarsi all'opera 
della natura e al giuoco degli umani interessi. 

Di questa opinione sono stati e sono alcuni scrittori, 
i quali credono, che sia opera vana di ripartire diret- 
tamente con una norma dL giustizia il carico dei tri- 
buti fra i privati, essendo impossibile di raggiungere lo 
scopo prefisso in tanta varietà di casi e di circostanze 
mutabili. E ritengono che lo Stata debba scegliere i modi 

Jf. Z?. — 3. 11 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 163 

tre persone sopportano dalla loro. E infatti conside- 
rando r imposta dal punto di .vista dei contribuenti, 
cioè dal suo vero aspetto, come un carico, un sacrifi- 
cio, a cui si sottopongono per il conseguimento degli 
scopi comuni, prefissi air azione dello Stato, la ripar- 
tizione equabile uniforme di essa consiste in ciò, che 
arrechi un peso eguale a tutti i consociati. Se non che 
il Mill, attribuendo air eguaglianza di sacrificio un si- 
gnificato astratto e semplicemente soggettivo, non ci 
dà la ragione obbiettiva, scientifica, e neppure un cri- 
terio determinato e pratico che possa servire di norma 
nell'assetto delle imposte. Sarebbe necessario a tal uopo 
di definire quel concetto con elementi concreti, apprez- 
zabili, che formino la base e la misura della tassazione. 
Ma ciò che più importa si è, eh' egli non ha dimostrato 
le cause generali, per cui naturalmente si ottiene e si 
conserva V eguaglianza di sacrificio nel regime tributa- 
rio ; non ha chiarito dentro quali limiti trova appli- 
cazione, e in qual senso deve intendersi nelF ordine 
generale della economia. Il concetto del Mill, giusto e 
accettabile nella sua forma astratta, generica, rimane 
come campato in aria ; e se da una parte non contiene 
una norma determinata per la politica e la legislazione 
( finanziaria ; dair altra manca di una completa dimo- 
' strazione teorica, che ne riveli la base naturale e le 
• intime relazioni colle leggi che governano la produzione 
e r uso delle ricchezze. 

§ 71. — La dottrina, eh' è oramai sostenuta dagli 
scrittori più autorevoli, specialmente tedeschi, quali il 
Wagner, lo Schàflie, il Neumann ed altri, è quella che 
assume come criterio di tassazione la « capacità contri- 
butiva » dei cittadini. Non mancano divergenze notevoli 
di opinione cosi nelle premesse, come nelle conseguenze 
che se ne deducono ; ma il concetto generale comune si 
può riassumere nel modo seguente. L'imposta è una 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 165 

corrispondenti ; e le proporzioni con cui si riparte fra i 
singoli cittadini dipendono dallo stato diverso dei bilanci 
economici individuali, cioè dal grado diverso di utilità, 
attribuito alle ricchezze private. Ciascun individuo con- 
tribuisce alle spese pubbliche nella misura consentita 
dal principio del valore, ossia Ano a quel punto, in 
cui per soddisfare bisogni collettivi non debbano sot- 
trarsi i beni necessari a bisogni individuali più intensi. 
E però il criterio della capacità contributiva presup- 
pone la valutazione diversa della ricchezza, secondo le 
varie condizioni economiche dei privati ; e si risolve in 
quel principio utilitario, a riorma del quale è siaMita 
in ognp bilancio individuale la parte disponibile per 
gli scopi comuni dello Stato. Lo stesso concetto del 
reddito, che rappresenta una media periodica di sforzi, 
di .sacrifìci e di ricchezze per la soddisfazione dei vari 
bisogni, dev' essere subordinato a quel medesimo prin- 
cipio ; stantechè né il reddito comprende tutta la ric- 
chezza,, che nei vari casi si adopera per le spese 
pubbliche, né per sé indica la quota individuale di 
contribuzione. La capacità contributiva non coincide 
perfettamente col reddito ; perché da una parte si 
estende ad altri beni che non sono propriamente red- 
dito, come vedremo in appresso ; e d'altra parte den- 
tro i limiti dello steisso reddito é determinata dalla 
legge intrinseca di valore, dianzi accennata. 

§ 72. — Ma posto il criterio di ripartizione dell' impo- 
sta può variare il modo di effettuarne la graduazione, se- 
condo che si pratica la ragione proporzionale o la pro- 
gressiva. È proporzionale V imposta, quando il rapporto 
percentuale di essa coir oggetto tassato é invariabile 
per tutti i contribuenti, in guisa che le singole quote 
aumentano in correlazione perfetta coir aumento della 
ricchezza. Dicesi invece progressiva V imposta, quando 
quel rapporto varia per modo che le quote particolari 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 167 

sicurazione, ma a parecchie e diverse, le quali, avendo 
oggetti vari, devono essere governate da norme dif- 
ferenti. E tenendo conto di questo elemento varia- 
bile, delle difficoltà più o meno grandi che incontra la 
protezione sociale, a seconda che trattasi di proprietà 
o di persone, di beni immobili o di beni mobili, di va- 
sti tenui possessi, conviene per motivi di giustizia 
distribuire V imposta in ragione progressiva della quan- 
tità e della qualità delle ricchezze. A ciò si aggiunga 
che le spese pubbliche, quand' anche abbiano un carat- 
tere generale e scopi d* interesse comune, pure ridon- 
dano sempre, in via diretta o indiretta, a maggiore 
vantaggio dei possidenti, e in ispecie delle classi più 
ricche, in quanto promuovono gV incrementi di reddito 
privato la somma delle soddisfazioni che ne derivano. 
E quindi, applicandosi il principio delle prestazioni re- 
ciproche air imposta, bisogna concludere in favore della 
ragione progressiva, anche in vista degli effetti diversi 
che ne risentono le singole economie. 

Oltre di ciò, i fautori delF imposta proporzionale af- 
fermano che la proporzione è, non solo conforme ai det- 
tati della giustizia, ma ad una garanzia completa ed 
efficace degF interessi privati. E in primo luogo essi di- 
cono che sarebbe arbitraria la determinazione della 
scala progressiva, il cui aumento, per non confiscare 
tutta la ricchezza dei maggiori contribuenti, deve ne- 
cessariamente arrestarsi a un certo punto, e precisa- 
mente là, dove il rigore del principio esigerebbe una 
applicazione più severa per i redditi più cospicui. Osser- 
vano poi che r imposta progressiva farebbe diminuire 
il desiderio effettivo del risparmio e scomparire una 
parte considerevole del capitale, attenuandone il pro- 
fitto ; e quindi arrecherebbe molti danni air industria e 
allo stato delle classi lavoratrici. Sarebbe in complesso 
una specie di punizione inflitta alla maggiore operosità, 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 169 

chezza privata, che sopravanza il minimo necessario 
alla vita degli uomini, si aumenta rapidamente, in una 
maniera più che proporzionale nelle classi più agiate, 
a misura che il reddito cresce. Ma In questa guisa o si 
afferma semplicemente che la progressione esprime il 
graduale aumento della capacità contributiva ; o si 
scambia questo criterio con quello della eguaglianza di 
sacrificio, di cui si è detto di sopra. E le affermazioni 
di simil genere non costituiscono una dimostrazione 
precisa delle cause obbiettive che determinano natural- 
mente la graduazione dell'imposta. Il concetto formu- 
lato a quel modo ha sempre i caratteri di un apprezza- 
meùto particolare, soggettivo, manca di base inconcussa, 
offerta dalla natura stessa dei fatti economici e posta 
in luce dalla scienza. 

§ 73. — 11 vero si è che la ragione proporzionale e la 
ragione progressiva non sono principii teorici, propria- 
mente detti, ma espedienti pratici, o criteri di politica 
e di legislazione finanziaria, la cui opportunità od ap- 
plicazione varia secondo le circostanze particolari", la 
distribuzione delle ricchezze, le forme diverse di tas- 
sazione e via dicendo. E come il criterio della capacità 
contributiva in generale, cosi le norme e l'ordine di 
graduazione dell'imposta dipendono, non da concetti o 
massime astratte, ma da cagioni 'e rapporti di meccanica 
economica ; e sono applicabili, opportuni, in quanto rie- 
scono conformi a tali cagioni. Il principio fondamentale 
la legge economica, dell' imposta è, eh' essa non sot- 
tragga ai privati una parte di ricchezza necessaria per 
bisogni individuali più forti ed urgenti dei collettivi, e 
sia determinata, ripartita secondo le proporzioni che 
costituiscono l' equilibrio del bilancio d' ogni singola eco- 
nomia. Questo equilibrio non può essere turbato per- 
manentemente, né violata la legge di utilità relativa 
che ne governa le singole partite. E quindi, general- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 171 

mata, propugnata od anche applicata la progressione ad 
una imposta speciale sul reddito collo scopo di tassare 
maggiorniente le classi più ricche, meno aggravate dalle 
imposte di consumo. Il risultato parziale deve in tali 
casi porsi a riscontro col risultato generale del sistema 
tributario, da cui si desumono ,i motivi per Y applica- 
zione di queir imposta progressiva, che serve come 
nuovo elemento di equilibrio ed è coordinata ad uno 
scopo di eguaglianza e di proporzione. Ma tutto ciò non 
avviene che in conformità della legge economica dianzi 
accennata, e dentro la sua sfera di azione, in cui si ag- 
girano le misure e le forme varie di tassazione. 

Pertanto le ragioni di opportunità favorevoli all'im- 
posta proporzionale o progi'essiva dipendono da due 
serie di cause ; cioè dallo stato dell' economia sociale e 
dalla distribuzione più o meno disuguale delle ricchezze 
private ; e dalle condizioni del sistema tributario, dagli* 
elementi diversi di cui si compone, e dai modi con cui 
è ripartito il carico fra i contribuenti. A misura che 
si accrescono le disparità delle fortune, le divergenze 
nella divisione della ricchezza prodotta, o si aumenta 
il peso dei tributi che gravano sulla generalità dei cit- 
tadini, diventa maggiore la convenienza e la probabi- 
lità dell'imposta progressiva. I due termini della tas- 
sazfone, praticamente considerata, sono : da una parte 
la quantità dei beni disponibili, posseduti da ciascun 
individuo, da ogni classe e dair intiero corpo sociale ; 
e dair altra la quota che vien prelevata in varia guisa 
da un contribuente, da un certo numero di contribuenti 
da tutti. Il rapporto naturale fra questi due termini 
è stabilito dalla legge che regola T uso e la produzione 
delle ricchezze. E come le imposte di consumo, inver- 
samente progressive, sono effettivamente praticabili ed 
esistono solo finché vi ha una parte di reddito dispo- 
nibile nelle classi inferiori, e il saggio dei salari non 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 173 

tono in alcuni punti essenziali e si coordinano ad uno 
scopo, ad un risultato comune. Consiste in ciò Y ordina- 
mento generale delle imposte. 

Bisogna distinguere anzitutto questi tre elementi: 
il soggetto dell* imposta, o la persona, a cui appar- 
tiene la ricchezza e spetta l'obbligo della contribuzio- 
ne ; la fonte dell* imposta, eh* è il reddito o la ricchezza 
disponibile, nella sua forma particolare, nella propor- 
zione determinata ; e 1* oggetto dell* imposta o la specie 
di possesso. Tatto di produzione, di consumo e simili, 
che si connette con quella ricchezza. Tutte le quistioni 
relative ali* ordinamento delle imposte riguardano i tre 
capi anzidetti : l' oggetto, sovra cui devono stabilirsi, 
la fonte, da cui prelevarsi, e la persona, dalla quale esi- 
gersi. Agli stessi elementi si riferiscono le norme am- 
ministrative della tassazione ; da essi derivano gli ef- 
fetti economici e i risultati finanziari diversi ; e a norma 
di essi si distinguono le varie categorie di contribuzioni. 
Considerare un* imposta nella sua attuazione concreta 
significa determinarne 1* oggetto, la fonte e il soggetto, 
ossia r ordinamento interno in relazione con quello delle 
altre imposte ; e vuol dire dimostrare il posto eh* essa 
occupa e gli effetti che produce nell* intiero sistema tri- 
butario. 

Le norme amministrative o politiche, dette anche 
logiche, dell* imposta si riducono alle tre regole se- 
guenti, formulate da Adamo Smith. Primo, 1* imposta 
dev* essere certa, cioè determinata in modo chiaro e 
preciso, riguardo alla quota che bisogna pagare, al- 
1* oggetto per cui deve pagarsi, ai modi e ai termini 
del pagamento e alla persona, eh* è obbligata a farlo. 
Questa regola è 1* applicazione di quel principio costi- 
tuzionale della pubblicità, che informa tutti gli atti 
dell* amministrazione pubblica, ed è guarentigia efficace 
degl* interessi e diritti privati contro i possibili arbitrii 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 175 

d'altra parte è mestieri che la riscossione non sia 
troppo molesta e vessatoria pei contribuenti. L'abuso 
di pratiche eccessivamente fiscali, di giuramenti, di vi- 
site, perquisizioni domiciliari, esibizioni di documenti e 
simili, mentre è dannoso ai privati, non riesce proficuo 
allo Stato, i cui rapporti coi contribuenti diventano 
anormali e diffìcili. Si comprende pertanto nelF ammi- 
nistrazione finanziaria la necessità e Timportanza di 
norme e misure temperate, provvide, efficaci e conci- 
lianti così relativamente al fisco, come relativamente 
ai privati. L' eccesso in un senso di rigore aggrava la 
condizione dei contribuenti, accresce il malcontento 
che le imposte sogliono produrre e le rende insoppor- 
tabili, nocive e pericolose. E l'eccesso in senso oppo- 
sto arreca gravi perdite all'erario e nel tempo stesso 
un carico sproporzionato ai contribuenti, e indebolisce 
l'azione del fisco di fronte ai privati e in ordine allo 
scopo che vuoisi raggiungere. 

Per ciò che riguarda in ispecie la riscossione, si 
disputa da molti scrittori intorno alla preferenza da 
darsi alla regia o all' appalto colle loro variazioni prin- 
cipali, la regia cointeressata e la riscossione eseguita 
e garantita dai Comuni allo Stato. Un 'tempo soleva 
condannarsi del tutto l' appalto : e si adducevano con- 
tro di esso le rapacità, gli arbitrii e l' impopolarità de- 
gli appaltatori, e i danni che ne derivavano all'inte- 
resse dei privati e all' ordine pubblico. Ma questi abusi 
degli antichi appalti dipendevano, più che da altro, 
dal modo difettoso con cui erano ordinati, dalle insuf- 
ficienti garanzie e dallo stesso sistema imperfetto delle 
imposte. L'appalto, sottoposto a condizioni precise e 
disciplinato da leggi provvide, rigorose, può evitare Ila 
maggior parte di quei contrasti e di quei danni; ed ha 
fatto ottima prova nei tempi moderni, specialmente 
nella riscossione di alcune imposte dirette. Infatti men- 



rato un provento fisso, a sca- 
■iacossione sì efEettua colla cura 
l'amministrazione privata. E in 
> ottenere un notevole riapap— 
effetto della concorrenza, va a 
jaìDdi degli steasì contribuenti, 
è un sistema più mite, benché 
}plica preferibilmente in quei 
[■andi te dìfflcoltà e )e spese di 
tempo dev' essere lasciata una 
agli agenti fiscali. Ad un ap- 
ad arbitrii e speculazioni dan- 
ite la regia, 

istrative, di cui si è parlato 
■aticbe e le gaarentigie formali 
rapporti cbe passano fra i con- 
vamente all'oggetto e alla fonte 
' disposizioni legislative e rego- 
ite a questo scopo, che il paga- 
cun privato, corrisponda all' ob- 
dalla ricchezza posseduta, dal 
ili. L'>ttuazione pratica, effet- 
e ssere conforme al concetto 
ilito dalla legge. Ed è per ciò, 
ioDe certa nella sua base, age- 
nìì, efficace ed equabile nei ri- 
, secondo la quale ogni contri- 
in relazione dell'oggetto che 
la cui deriva il suo reddito, 
riguardano gli elementi concreti 
tura essenziale degli oggetti tas- 
ostituzione organica e l'ordina^ 
imposte. E sono le norme eco- 
eve farsi la scelta opportuna 
■elazinne colla ricchezza dìspo- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 177 

nibile e le persone a cui si appartiene. Per questa ra- 
gione difTeriscono sostanzialmente i caratteri e gli ef- 
fetti delie singole imposte. 

Ed anzitutto perchè si possa giustificare un'impo- 
sta, occorre una materia tassabile, cioè un oggetto che 
riveli in qualche modo la capacità contributiva, od ab- 
bia un nesso determinato col reddito o colla ricchezza 
disponibile, come sarebbe un possesso, un'industria, 
una spesa e via dicendo. La ragione d'ogni singola im- 
posta, praticamente considerata, consiste in un rapporto 
naturale fra l'oggetto tassato e la fonte a cui si rife- 
risce. In sopendo luogo tra gli oggetti molteplici e vari 
bisogna scegliere quelli che formano una base acconcia 
di tassazione, e donde possano derivare le minori per- 
turbazioni possibili nella economia e un carico unifor- 
me ai singoli contribuenti. Differiscono notevolmente i 
caratteri e gli effetti dell' imposta, secondo eh' essa col- 
pisce i generi di consumo, o le materie prime d' indu- 
stria,, o il reddito stesso, parziale o totale, dei cittadini; 
in tutti questi casi è più o meno lungo e complicato il 
processo della tassazione, diversi i risultati finanziari ed 
economici. La scelta degli oggetti tassati è opportuna, 
quando risponde meglio allo scopo dell'imposta e lo 
raggiunge nei modi relativamente più diretti e meno 
dannosi, cioè quando la prelevazione dei contributi si 
effettua in conformità delle condizioni economiche dei 
cittadini. Oltre di ciò, le varie imposte devono coordi- 
narsi fra di esse in un sistema completo, e in guisa che 
abbiano per risultato complessivo la distribuzione equa- 
bile e non troppo onerosa del carico fra i singoli contri- 
buenti. Di guisa che nella scelta degli oggetti molteplici 
di tassazione, bisogna far si che gli uni servano di com- 
plemento agli altri, e conviene stabilire fra di essi rap- 
porti di correlazione, secondo la diversità della loro 
natura e dei loro effetti particolari. E infine, per de- 

U. B. — 3. 12 



LIBRO SECONDO. 

iti effetti, è necessario chiarire l'aziono 
Btta d' ogni singola imposta, la quale ora 
I dei contribuenti prima colpiti, ora grava 
i su altri. Dalla natura dell' oggetto im- 
i forma di tassazione dipende questo fe~ 
ripercussione, di cui bisogna tener conto 
to dei tributi, per calcolarne o conoscerne 
lo i risultati. Pertanto la scelta degli og- 
no. formare la base di un sistema tribu- 
efticaCe ed equabile, è fondata, oppor- 
va e sicura, quando s'informa ai criteri 

tnomeno della ripercussione (diffusione, 
cldenza) merita di essere considerato par- 
che di speciale importanza. Non si pos- 
aterminare con certezza i risultati di 
a ripartizione effettiva del suo carico, 
i chiarito bene questo pnnto, e accertati 
reali. Ora ogni singola imposta nella sua 
tica e relativamente all'oggetto imme- 
colpisce, può considerarsi o come parte 
produzione di una data industria, o come 
) necessario alla sussistenza dei produt- 
ma semplice quota del reddito disponi- 
juenze economiche che ne derivano sono 
1 questi tre casi. Quando l' imposta col- 
fi rami d' industria o nei mezzi adope- 
lotto ottenuto, è considerata dai produt- 
nuova spesa di produzione, che dovrebbe 
propizie ricomparire nel valore normale 
a ciò la tendenza alla ripercussione di- 
io tributario dai produttori ai consumaf 
levazione dei prezzi, la quale in alcuni 
riscontro nella realtà. E, lasciando da 
'i temporanei, provenienti dai rapporti 



. LB ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 179 

mutabili della domauda e dell' offerta, bisogna distin- 
guere anzitutto se V imposta colpisce un solo ramo 
d* industria o tutti i rami egualmente. Nel primo caso 
è immancabile la ripercussione, perchè altrimenti, sceso 
il profitto al di sotto del saggio ordinario, il capitale 
sarebbe attratto da altri impieghi più proficui, e quella 
produzione dovrebbe scemare in misura analoga. Nel- 
r altro caso non è jwssibile la ripercussione anzidetta, 
la quale, movendo da tutte le parti, si eliderebbe nei 
risultati, perchè i produttori di alcune merci sono nel 
medesimo tempo consumatori di altre merci. Che se 
il saggio dei profitti è disceso al minimo, e non può 
ammettersi una ulteriore diminuzione, il rimbalzo del 
carico tributario avverrà, non mediante una eleva- 
zione di prezzi, che essendo generale non avrebbe al- 
cun effetto, hia in altra maniera, mercè un ribasso 
proporzionato del saggio dei salari. E similmente quando 
i produttori di manufatti sono colpiti da un'imposta 
troppo grave, che lascerebbe loro un profitto minore 
di quello che ottengono i produttori di materie prime, 
si effettua il rimbalzo dagli uni agli altri, mediante la 
diminuzione del prezzo di queste materie. In tal guisa 
ha luogo la ripercussione inversa dagli imprenditori ai 
lavoranti, e dai produttori di manufatti ai produttori 
di materiali. 

Considerando poi l'imposta come parte della spesa 
necessaria al mantenimento della classe lavoratrice, e 
prescindendo anche qui dalle variazioni temporanee o 
accidentali, la ripercussione avviene quando i salari 
reali, ridotti al minimo, non sono suscettibili di ulte- 
riore diminuzione ; e si manifesta sotto pari condizioni 
in una elevazione del salario nominale. In questo caso 
l'imposta va a carico degl'imprenditori, pei quali co- 
stituisce un aumento del costo di lavoro. Ma nel caso 
contrario, in cui il saggio dei salari reali è al disopra 



180 Lii 

del iQiQimo, la, ripercussione dell' imposta dai lavorauti 
ai capitalisti Don avviene necessariamente, e il suo peso 
rimane sovra dei primi tassati. L' una e l' altra cosa 
accadono egualmente, sia che si tratti d'imposte stabilite 
6U generi di consumo della classe lavoratrice, sia che si 
tratti d'imposte collocate direttamente sulle persone, 

E infine considerando l' imposta come una semplice 
quota della ricchezza disponibile, sì esclude a priori 
qualunque specie di ripercussione ; stantechò sì am~ 
mette eh' essa entri quale parte integrante nel bilancio 
economico dei privati, e non arrechi perturbazione di 
sorta, né uno squilibrio, né un ribasso eccessivo di pro- 
fitti o di salari. Ma in tal caso la sua attuazione pra- 
tica dev' essere conforme al principio di valore o legge 
di utUità relativa, che regola le varie partite dello 
stesso bilancio, come si è' detto di sopra. E al medesimo 
' risultato approdano le diverse tendenze della ripercus- 
sione, quando essa ha luogo e in quanto serve a rista- 
bilire un equilibrio d'interessi turbato, un certo ordine 
di distribuzione delie ricchezze alterato, e a rimettere 
in vigore quei rapporti tributari che ne sono la conse- 
guenza necessaria. La ripartizione dei carichi pubblici 
per vie dirette e indirette si accosta a quel principio 
che, determinando il valore delle ricchezze per ogni 
singola economia in misura diversa, e quindi l'ordine 
economico della produzione e delia distribuzione, si ri- 
lette nell'ordinamento generale dei tributi. 

§ 78. ~ Dagli stessi elementi concreti di tassazione, ' 
dal soggetto, dall'oggetto e dalla fonte dell'imposta, 
considerata nella sua attuazione pratica, si desumono 
i criteri per alcune, distinzioni che hanno importanza, 
non solo nell' amministrazione, ma nella economia finan- 
ziaria. Una esatta classificazione delle imposte giova 
a dimostrarne la natura diversa, e il posto che rela- 
tivamente occupano nel sistema tributario; com'è in- - 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 181 

• 

dispensabile ad ogni esame o trattazione- scientifica 
dólle singole parti, di cui si compone. 

Le principali distinzioni, che difiPeriscono notevol- 
mente per il significato e l'importanza, sono le seguenti. 
Secondo la specie o qualità delle ricchezze, fornite di- 
rettamente dai cittadini allo Stato, si distinguono: le 
imposte in natura (derrate, merci, prodotti d* uso' im- 
mediato) ; e le imposte in moneta. È una distinzione 
analoga a quella delle spese pubbliche, ed ha il me- 
desimo significato storico ed economico; stantechè le 
prestazioni naturali, che prima avevano considerevole 
estensione ed importanza, si sono via via trasformate 
in imposte pecuniarie, le quali oramai costituiscono ne- 
gli Stati civili la forma ordinaria, generale delle con- 
tribuzioni pubbliche. E le ragioni di questo fatto fUrono 
dichiarate largamente di sopra. 

Un' altra distinzione riguarda il carattere perma- 
nente transitorio delle imposte, ossia lo scopo e la 
durata della loro istituzione. Ed abbiamo quindi le m- 
poste ordinarie, \^ quali devono pagarsi costantemente 
in ogni esercizio finanziario e formano parti integranti 
di un ordinamento completo, riormale di tributi, e fonti 
di entrate ordinarie ; e le imposte straordinarie, che 
rispondono ad esigenze eventuali della finanza, per 
esempio nei casi di guerra, hanno un'esistenza tem- 
poranea comunque limitata a un certo periodo di 
tempo, e devono considerarsi -come fonti di entrate 
straordinarie. E però se la distinzione è importante 
nella pratica per le conseguenze diverse che ne deri- 
vano, e le differenti relazioni fra i contribuenti e il 
fisco ; è importante anche nella teoria, perchè implica 
presuppone l'applicazione di principii diversi alle 
une e alle altre, secondo il concetto .delle spese ordi- 
narie e straordinarie, di cui si è detto in un altro ca- 
pitolo precedente. 



182 UBRO SECONBO. 

§79. — La distinzione piii nota e controversa è quella 
delle iniposte dirette e indirette, iiiteBa e applicata in 
modi diversi. Molti, e specialmente i pratici, chiamano 
dirette le imposte che stabiliscono relazioni permanenti 
6 determinate fra i contribuenti e il fisco, e sono ri- 
scosse a termini o periodi fissi, mediante ruoli Domi- 
nativi, intestazione di persone e simili ; e ' indirette 
quelle che stabiliscono rapporti accidentali, indetermi- ' 
nati fra i contribuenti e il fisco, e si riscuotono per 
mezzo di semplici tarifi'e. Colle prime lo Stato si ri- 
volge direttamente alle persone, proprietari, capitalisti, 
industriali e simili, per averne contribuzioni periodiche 
in ragione della loro ricchezza ; colle altre riscuote dai 
cittadini un provento in via indiretta, all'occasione di 
uno scambio, di un consumo, di una spesa privata^ con 
cui va connesso il tributo. Intesa a questo modo la 
distinzione è empirica, cioè stabilita in base a carat-i 
teri esterni, particolari, non ad una ragione intrinseca, 
generale. D' altra parte alcuni teorici antichi, come per 
esempio il Rau, hanno adottato un criterio di distin- 
zione vago ed incerto. Chiamano dirette le imposte ri- 
scosse immediatamente dai contribuenti effettivi, o 
quelle che di fatto o secondo le intenzioni del legisla- 
tore restano a carico di coloro, che prima le pagano ; 
e indirette le imposte pagate al fisco in anticipazione 
da certi intermediari, che per mezzo della ripercussione 
ne ottengono il rimborso dai veri contribuenti. Ma poi- 
ché la ripercussione non è un fatto normale, sicuro, 
costante e determinato, non può servire di norma ad 
una classificazione esatta delle imposte. La medesima 
forma di tassazione sarebbe diretta o indiretta, secondo 
che ha luogo o non ha luogo la ripercussione, e avrebbe 
un carattere variabile a secooda dei contribuenti, a cui 
si riferisce. 

Per intendere 11 vero significato della distinzione hi- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 183 

sogna considerare la natura deir oggetto imponibile, o 
meglio il rapporto che passa fra T oggetto e la fonte 
deir imposta. Se trattasi di unarelazionB immediata, ab- 
biamo l'imposta diretta; e se trattasi di una relazione 
mediata, vi è l'imposta indiretta. E cosi le imposte 
dirette son quelle che colpiscono le manifestazioni im- 
mediate della capacità contributiva, cioè oggetti come 
le persone, il patrimonio, le industrie, le. professioni 
e slmili, che si riferiscono direttaipente alla fonte, al 
reddito o alla ricchezza disponibile : e sono indirette 
le imposte che colpiscono manifestazioni mediate della 
capacità contributiva, ossia cadono sovra oggetti, che, 
come le spese private, i consumi, i trasferimenti di 
proprietà è simili, si riferiscono indirettamente alla 
fonte, eh' è il reddito o la ricchezza disponibile. Le 
prime si appoggiano ad un fatto accertato, il possesso, 
r industria e simile, eh' è cagione immediata della ric- 
chezza ; le altre si fondano sulla presunzione inconte- 
stabile, che un atto di consumo, di scambio e simile sia 
determinato e dipendente dalla stessa ricchezza. E da 
ciò derivano le altre differenze dianzi notate circa i 
modi e i risultati della tassazione. Perocché nel primo 
caso vi è un rapporto diretto fra l'oggetto tassato e 
la fonte dell' imposta, e neir altro caso un rapporto 
indiretto. 

Le imposte dirette si suddividono in alcune catego- 
rie, che presentano caratteri diversi, i quali dipendono 
dalla natura ed estensione della mate-ria imponibile e 
dai metodi di accertamento e di riscossione. Si distin- . 
guono in primo luogo le imposte reali (oggettive), e le 
imposte personali (soggettive), secondo che si riferi- 
scono direttamente alla cosa o alla persona. Le prime 
colpiscono i beni, le industrie e simili, tenendo conto 
delle persone in via subordinata, e solo in quanto co- 
stituiscono i soggetti della contribuzione, i contribuenti. 



184 LIBRO SECONDO. 

La altre tassano le parsone o in egnal modo e senza 
riffiinrdo alla loro condizione economica, oppure disti'i- 
n varie classi e tenendo conto della Hccliezza 
dono, del reddito, del palrìnionio. In secondo 
istinguono le imposte speciali sul prodotto 
ì industrie o dei possessi privati, e le im- 
rali sul patrimonio o sul reddito, a seconda 
da no partitamente le singole manifestazioni 
cita contributiva o il loro complesso. E tanto 
reali quanto, le personali, possono essere 
speciali, cioè relative a tutto o alle parziali 
lei palriinonio e del reddito. 
Le altre distinzioni si riferiscono ai metodi, 
prelevano le quote particolari di contribu- 
tivamente al provento totale, e si rilevano' 
»nte gli oggetti tassabili. Per il primo ri- 
listinguono le imposte di contingente (o di 
e) e le imposte di quotila, secondo che la 
i contributi individuali è determinata in anti- 
oppur no. Col primo Sistema lo Stato, (issato, 
l" ammontare complessivo dell' imposta per 
«se, ne fa poi la distribuzione allo varie parti 
rio, Provincie, comuni e simili (contingenti 
, comunali e simili) secondo certi criteri ap- 
rì ; e infine ha luogo la ripartizione fì-a i singoli 
ti ìfi base alt' ultimo contingente e senza stabi- 
te anticipatamente. Coli' altro sistema invece 
.ta prima alcuna somma da prelevarsi na- 
<nte, ma solo è determinata la misura uni- 
saggio dell'imposta per rispetto ad ogni 
te, donde poi risulta il provento totale, che 
e in sènso diverso. Sono questi due proce- 
posti di tassazione, dei quali 1' uno potrebbe 
ico e l'altro analitico. Quando vi ha un co- 
della ricchezza imponibile e pub ftirsene un 



LE ISTITUZIONI SPECIAL; DELLA FINANZA PUBBLICA. 185 

calcolo preciso, la differenza fra i due sistemi è più for- 
male che sostanziale. Negli altri casi derivano da questa 
diversità di metodo conseguenze varie e importanti. Il 
sistema del contingente assicura allo Stato un provento 
fisso, una somma invariabile; ma in pari teiitpo dà 
luogo a misure diverse, a forti disuguaglianze nella ri- 
partizione dei carichi pubblici. 11 sistemff^ di quotità 
risponde meglio al concetto della eguaglianza tributa- 
rla, perchè stabilisce una quota fissa di contribuzione 
per tutti, ed è conforme alle variazioni della ricchezza 
imponibile. 

I metodi di accertamento sono approssimativi od 
esatti, secondo che si appoggiano a semplici indizi o 
presunzioni legali, oppure a processi diretti di valuta- 
zione degli oggetti tassati, 1 metodi esatti possono avere 
per baso o le dichiarazioni dei contribuenti, o le stime 
degli agenti fiscali o un procedimento misto (dichiara- 
zioni sindacate). E le imposte si distinguono in ultimo 
a norma di questo criterio, cioè a seconda che prevale 
in esse la tassazione ufficiale, effettuata direttamente 
dal fisco, la tassazione autonoma, eseguita in parte 
più o meno grande dagli stessi contribuenti e da com- 
missioni locali. Vi ha in ciò, come vedremo in appresso, 
una delle cause principali, che determinano la diffe- 
renza tra le forme di tassazione vigenti in diversi Stati 
e relative ai medesimi oggetti. 

§ 81. — Ora le imposte molteplici e varie sovraccen- 
nate, se nel fatto costituiscono modi differenti di prele- 
vare le contribuzioni generali, corrispondenti alle manife- 
stazioni diverse del reddito o della capacità contributiva 
in genere, devono coordinarsi f^a df esse in un sistema 
completo, con relazioni reciproche, determinate da quel 
principio fondamentale comune. Non potrebbero inten- 
dersi i loro effetti, né apprezzarsi la importanza rela- 
tiva e r ufficio finanziario, se dovessero considerarsi 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 187 

• 

si coordinano insieme nella stessa guisa, in cui sono 
coordinate. naturalmente le manifestazioni particolari 
dell'attività industriale. Si tratta in breve d* imposte 
che, invece di ta'ssare Y intiero patrimonio o reddito dei 
privati, ne colpiscono ad un tempo le singole parti, ac- 
ciocché si abbia in complesso un risultato equivalente. 
E similmente le imposte indirette di consumo, anch' esse 
molteplici e vàrie, gravano sovra oggetti di natura di- 
versa e si riferiscono con proporzioni differenti a tutte 
le classi sociali. Poiché colpiscono le manifestazioni me- 
diate e speciali della capacità contributiva, formano 
parti integranti dell'intiero sistèma tributario, ed oc- 
cupano in esso un posto diverso, ossia producono effetti 
disformi, secondo l'oggetto tassato, la misura di tas- 
sazione, la classe di contribuenti colpiti in grado mag- 
giore. Né potrebbero giudicarsi esattamente in tutti i 
casi, se. non si considerano nei loro effetti, e in relazione 
collo stato e coli' ordinamento generale dei tributi. Infine 
le imposte sul reddito, non adempiono solo ad un uf- 
ficio complementare, ma fanno le veci talvolta ed eser- 
citano le funzioni di tutte o di alcune imposte dirette, 
di cui formano una semplice trasformazione. E quindi 
sono, non un complemento, ma una parte essenziale, 
costitutiva del sistema tributario. 

Pertanto distinte le imposte secondo i criteri accen- 
nati di sopra, gli oggetti a cui si riferiscono e i carat- 
teri ohe presentano, ne dimostreremo l'assetto parti- 
colare e l'ordine generale» considerandole nelle loro 
relazioni reciproche e nei risultati finali. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 189 

tale. E si forma in tal modo a distanza di molti anni 
quella' serie d'imposte reali e speciali, che incomincia 
colla fondiaria, ed ha per oggetto di colpire tutte le 
fonti immediate del reddito, tutte le singole manife- 
stazioni dell'attività produttiva. 

§ 83. — Di questo processo troviamo gì' inizi neir ul- 
timo periodo del medio evo, specialmente nella repub- 
blica fiorentina, e in tutto il volgere dell' età moderna, 
in cui ha avuto il suo compimento. Splendida testimo- 
nianza di ciò è la formazione dei catasti e in ispecie del 
famoso Censimento milanese (1718-1759), il quale ha ef- 
fettuajto il concetto e verificato il voto, che i politici e 
gli economisti, cominciando dal Guicciardini, dal Bodin 
e dal Boterò, avevano espresso e ripetuto per molto 
tempo ; il concetto e il voto delle imposte reali, stabi- 
lite e ripartite in base alla stima della ricchezza effet- 
tiva, e .segnatamente della proprietà stabile. Così l'im- 
posta fondiaria è la prima fra le dirette speciali,- che 
assume una forma distinta, un assetto proprio ; e di- 
venta come il centro di formazione dell'intiero siste- 
ma, in cui entrano a mano a mano le altre somiglianti. 
Ora si riferisce alla rendita o al reddito dominicale dei 
terreni, ora a tutto il prodotto dell' agricoltura ; e 
talora riguarda lo stato ordinarlo dei fondi , talora 
gli elementi molteplici della produzione ; da prima è 
stabilita con procedimenti sommari, approssimativi, poi 
colla stima diretta e particolare del reddito, o della 
ricchezza imponibile. Quando la coltivazione delle terre 
diventa intensiva, s'impegnano in esse capitali cospi- 
cui, la produttività territoriale si differenzia da luogo 
a luogo e si svolge il fenomeno della rendita per ra- 
gione di feracità naturale, di distanza e di coltura; i. 
metodi indiziari o semplicemente descrittivi di esecu- 
zione dell'imposta diventano sempre più insufiicienti, 
per modo che devono cedere il posto ad operazioni e 



I 



leasi tee dì ci ed eco- 
geometri co par- 
parate le differenze 
to da terreno a ter- 
certamento diretto, 
guisa che an e Ile per 
etto del Vocke, se- 
bbe colpire sempre 
ìgrità e riferirsi al- 
è conforme ai pria- ■ 
le imposte reali in 
;ie SLÌ singoii rami 
e concreta e un og- 
prodotto netto o il 
ompleasivo, eho si 
le spese di prodn- 
^rato dal punto di 
'er farne un'esatta 
costo di produzione 
pitale circolante e 
litale Asso; e in se-, 
debiti che gravano 
rrlsporidente. Oltre 
ide il profitto agra^ 
B al lavoro, 
lertamento del pro- 
tecniche geome- 
prime consistono : 
appoggiata ad una 
fondi, ed eseguita 
varie loro parti e 
la descrizione gra- 
irazione, ossia il dì- 
erse- particelle, che 
per ragione di prò- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 191 

pri etari e di culture. Le operazioni economiche (stime) 
consistono nella esatta valutazione del prodotto netto o 
della ricchezza imponibile. Ma dovendosi da una parte 
apprezzare la produttività effettiva di ogni parcella, e 
d' altra parte essendo difficile di eseguirne la stima per 
tutte singolarmente, si adotta V espediente ingegnoso 
ed efficace della classificazione ; mediante il quale, va- 
lutato direttamente il prodotto medio di alcune par- 
celle tipiche in ogni comune^ censuario, e composta la 
relativa tariffa dei prezzi delle derrate, si distribui- 
scono per classi tutte le altre parcelle, tenuto conto 
dei generi di coltura e del grado di fertilità. 

Ma contro il catasto quale base dell* imposta fondia- 
ria si son mosse e si muovono sempre forti obbiezioni, le 
quali riguardano o la sua formazione lenta, costosa, dis- 
forme da luogo a luogo nel medesimo paese, o la sua sta- 
bilità, contraria alle variazioni continue che si verificano 
nella ricchezza imponibile. È certo però eh' esso è opera 
importante di civiltà e strumento efficace di tassazio- 
ne, perchè effigia per così dire lo stato reale dei fondi 
a un dato momento, la estensione, i confini, la produt- 
tività effettiva, e. approda a risultati, che, quantunque 
approssimativi, non potrebbero ottenersi con altri si- 
stemi, i quali in molti casi non ci darebbero un assetto 
eguale dell' imposta. E quindi nella maggior parte degli 
Stati è sempre il sistema preferibile, quello che, rela- 
tivamente, presenta i minori inconvenienti, e produce 
effetti maggiori, un provento fiscale più cospicuo e una 
ripartizione del carico meno disuguale fra i privati,^ 
D'altronde anche il catasto deve subire grinflussi del 
tempo, e non può mantenersi in vigore, che modifican- 
dosi e rinnovandosi in conformità dei mutamenti, che 
avvengono nelle proprietà stabili. E a questo scopo ser- 
vono le lustrazioni censuarie o rettificazioni periodiche, 
richieste dall' introduzione di nuovi enti imponibili, dalla 



192 LIBRO SECONDO. 

eliminazione di altri scomparsi e dalla correzione.di er- 
rori materiali ; e le revisioni straordinarie o perequa- 
zioni, praticate a lunghi intervalli per arrecare nelle 
basi deir estimo quelle modificazioni che sono reclamate 
dallo stato dei terreni, notevolmente cambiato nella 
coltura e nella produttività. L'esempio più recente di 
perequazione è quella ordinata in Italia e già in corso 
di esecuzione. 

§ 84. — L' imposta sui fabbricati si è distinta negli 

* 

Stati moderni dalla fondiaria in genere, ed ha ricevuto 
un assetto proprio e diverso, più semplice e variabile. 
Ha per oggetto le case di abitazione, in quanto si consi- 
derano come fonte di reddito o specie d'industria, da 
cui si ricava un profitto oppure un godimento imme- 
diato equivalente. Gli altri edifizi che servono a scopi 
diversi ed entrano direttamente nell* esercizio delle in- 
dustrie agricole, manifattrici e commerciali (case colo- 
niche, opifici, magazzini e simili), devono riguardarsi 
come parti o strumenti di queste industrie, e tassarsi 
con criteri analoghi. Abbandonati i metodi antichi, iPr 
diziari e imperfetti, di accertamento, come quelli che 
Si attenevano all' area dei fabbricati o al numero dei 
focolari, delle stanze, delle porte e finestre, è adottato 
oramai quasi generalmente un sistema misto, il quale 
si appoggia agli affitti delle case, tien conto delle di- 
chiarazioni dei contribuenti, sindacate e corrette dal- 
l' op§ra degli agenti del fisco o di Commissioni locali, 
e si effettua mercè una classificazione opportuna degli 
oggetti tassabili. In questa guisa si forma un registro 
di tutti i fabbricati di abitazione, il quale viene rive- 
duto e rinnovato a brevi intervalli di tempo collo stesso 
procedimento, e fbrma la base dell'imposta speciale. 
Dall'affitto dal reddito equivalente, accertato nei 
modi accennati, bisogna detrarre una quota necessaria 
per le spese di riparazione e di assicurazione e varia- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA'FINA'NZA PUBBLICA. 193 

bile secondo che trattasi di case di abitazione o di edifici 
industriali, per ottenere il prodotto netto o la ricchezza 
veramente imponibile. 11 migliore ordinamento dell'im- 
posta sui fabbricati esiste in Austria, dove per effetto 
della legge 20 dicembre 1820 fu limitata alle case di abi- 
tazione, stabilita in massima sugli affitti, da cui viene 
sottratto il 15 per cento per spese di manutenzione. In 
Italia colla legge 26 gennaio 1865, separata T imposta 
del fabbricati dalla fondiaria, si adottò un sistema misto 
di accertamento, fondato sulle denunzie, e furono com- 
presi nell'oggetto gli edilizi industriali insieme colle 
case di abitazione, escluse le case coloniche, stabilen- 
dosi come quota di manutenzione, esente dal tributo. 
Va del reddito per quelli e V4 per le altre. 

§ 85. — 11 principio della tassazione speciale, obbiet- 
tiva, applicato da prima ai terreni e ai fabbricati con esito 
soddisfacente, venne esteso di poi alle altre specie di 
proprietà e forme d* industria, ma con successo diverso. 
Seguendo il medesimo concetto, si dovrebbero colpire 
ad una ad una le varie fonti del reddito manifesta- 
zioni immediate della capacità contributiva con metodi 
somiglianti e particolari; ed allora soltanto potrebbe 
parlarsi di un ordinamento completo d' imposte dirette, 
reali. Le ragioni teoriche sono le stesse in tutti i casi 
e riguardano V oggetto proprio della tassazione diretta. 
Una volta che la ricchezza immobiliare è soggetta a 
carichi tributari, non può giustificarsi qualunque esen- 
zione relativa alla ricchezza mobiliare. Alle imposte 
sul prodotto dei terreni e dei fabbricati fanno riscon- 
tro le imposte sul prodotto delle industrie manifattrici 
e commerciali, delle professioni e delle arti, del capi- 
tale dato a mutuo. 

Oggetto di simili imposte sono T esercizio di qua- 
lunque attività industriale, professionale, e il possesso 
del capitale (escluso tutto ciò che' riguarda i terreni e 

M. B. — 3. 13 



194 LIBRO SECONDO. 

i fabbricati), in quanto arrecano un profitto o un red- 
dito ai privati. E quanto alle industrie propriamente 
dette e ai commerci, si considera ì\ prodotto netto dal 
punto di vista di ogni singolo imprenditore o produt- 
tore, tenendo conto cioè, non solo ^el costo assoluto di 
produzione, valore intiero del capitale circolante e quota 
percentuale del capitale fisso ; ma di tutte le' spese re- 
lative, come salari, interessi e simili, che costituiscono 
un reddito di altre classi sociali. Perocché solo in tal 
modo si evitano le doppie tassazioni e le esenzioni 
egualmente dannose e ingiustificabili ; e si colpisce ogni 
parte di reddito relativamente alla persona che la per- 
cepisce, conformemente al principio della tassazione 
speciale e della capacità contributiva. 

Se non che riguardo ai redditi professionali e per- 
sonali (salari, onorari, stipendi, pensioni, assegni) sor^ 
gono alcune difficoltà, discusse particolarmente dagli 
scrittori, e si muovono forti obbiezioni alla tassazione 
diretta, che si ritiene troppo grave e rigorosa per i 
singoli contribuenti. Si dice infatti che V imposta è arbi- 
traria per i redditi incerti, eventuali, come gli onorari 
e i profitti ; vessatoria ed ingiusta su quelli fissi o pat- 
tuiti, come gli stipendi ; e dannosa, inefficace su quelli 
minori, come salari e simili. Ma se la tenuità dei redditi 
è una ragione ammissibile di opportunità per stabilire 
un minimo di esenzione, come diremo in appresso; 
tutti gli altri argomenti che si adducono^ non hanno 
alcun valore dinanzi al principio generale deir impo- 
sta, proporzionata al reddito, da qualunque fonte derivi. 
E per questo rispetto non vi ha differenza alcuna tra le 
varie àpecie d' industria e tra queste e le diverse forme 
di acquisto della ricchezza, annualmente prodotta. Nò 
le difficoltà pratiche di esecuzione e le imperfezioni 
degr istituti tributari possono formare obbiezioni valide 
contro il concetto sovraccennato della tassazione diretta. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 195 

E infine per ciò che riguarda gV interessi del capitale 
dato a mutuo, l'imposta deve considerarsi come un 
complemento necessario di tutte le altr# dirette, di cui 
si è parlato finora, e dalle quali sono escluse le passività 
di ogni genere. Se nella tassazione dei terreni, dei fab- 
bricati, dell^ industrie e simili, non è compreso il ca- 
pitale che si appartiene a terze persone, ragion vuole 
che sia tassato egualmente e per conto di esse. Oggetto 
dell* imposta è il debito, in quanto costituiàce un impiego 
speciale e fruttifero di capitale pel creditore ; e as- 
sume le tre fornie seguenti: debito chirografario, de- 
bito ipotecario e debito pubblico o rendita pubblica. E la 
tassazione, benché sia legittima e necessaria per tutte 
le parti della materia imponibile, è assai difficile nel 
primo caso, più agevole ed efficace negli altri due. La 
fonte deir imposta è il reddito intiero o V interesse del 
capitale, senza diminuzioni di sorta. 

§ 86. — L' assetto delle imposte anzidette ci presenta 
alcuni caratteri comuni, quelli che dipendono dalla tas- 
sazione diretta, speciale, obbiettiva delle singole fonti, 
mediate e immediate del reddito; ma differisce dall'una 
air altra in certi particolari, secondo la natura dell' og- 
getto tassato. Si adoperano ordinariamente metodi misti 
di accertamento, e spesso si uniscono le dichiarazioni 
private alle stime ufficiali e alle presunzioni legali. Cosi 
per gli stipendi, gli assegni e la rendita pubblica si è 
adottato in vari Stati 1* espediente della ritenuta; in 
tutti gli altri casi si alternano con diverso successo o 
si contemperano opportunamente i due sistemi della 
ricerca diretta e della ricerca indiretta del reddito 
soggetto all'imposta. Ma qualunque sistema incontra 
difficoltà gravi nella pratica e presenta difetti, special- 
mente riguardo ai redditi industriali e professionali. 
La tassazione indiretta o legale, fondata sopra una 
classificazione della materia imponibile secondo criteri 



196 LIBRO SECONDO. 

prestabiliti e desunti dalla natura tecnica od economica 
deir industria e della professione, dalla popolazione as- 
soluta del luogo in cui è esercitata, dal valore locativo 
degli ediflzi, dall' ammontare del capitale fìsso e cir- 
colairte, dal numero degli operai impiegati e simili, 
benché sia più facile e meno molesta, è poco efficace, 
non consentanea alla grande variabilità della ricchezza 
mobiliare e troppo grave per i minori contribuenti. È 
cosa impossibile proporre una classificazione esatta di 
tutte le industrie e di tutti i mestieri e stabilire per 
legge opportuni criteri di accertamento. D' altra parte 
la tassazione diretta del reddito effettivo, effettuata per 
mezzo d' indagini e stime ufficiali, quantunque possa 
apparire più conforme alla molteplicità e varietà dei 
casi e al principio di proporzionare di volta in volta 
V imposta alla ricchezza dei contribuenti, è non meno 
difficile nelle sue applicazioni, e dà luogo ad arbitri e 
vessazioni pericolose. Parrebbe conveniente un metodo 
misto, col quale, stabilite alcune norme di tassazione, 
si desse agli agenti fiscali entro limiti definiti libertà 
di apprezzamento e di azione. Ma anche la giusta com- 
binazione dei requisiti che occorrono a questo scopo, 
non è cosa facile e sempre praticabile. 

L' esempio più importante, che ci si offra, di simili 
imposte sui redditi industriali e professionali, è la così 
detta tassa di patente in Francia, ordinata colla legge 
4 thermidor a. Ili, riordinata più largamente ed effica- 
cemente colla legge 1° brumaire a. VII, e poi rimutata 
di continuo con altre leggi successive, tra cui notiamo 
quelle del 25 aprile 1844, 18 maggio 1851, e 4 giugno 1858. 
Si distingue un saggio fisso di contribuzione, stabilito 
secondo i due criteri della importanza economica del- 
l' industria e della popolazione del luogo abitato, e un 
saggio variabile proporzionato al valor locativo degli 
edifici occupati dai contribuenti. E Tinìposta messa in 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 197 

pratica col sistema della tassazione indiretta, in base a 
certe presunzioni legali e ad una classificazione imper- 
fetta delle varie industrie, è òagione di forti disugua- 
glianze e aggrava troppo i minori contribuenti. Sul 
sistema francese era modellata l'imposta di patente, 
stabilita in Piemonte colla legge 7 luglio 1851, ch'ebbe 
vigore fino ai primi anni del nuovo regno italiano. 

§ 87. — Le difficoltà che s* incontrano nella tassazione 
delle industrie, delle professioni e del capitale, le imper- 
fezioni e gV inconvenienti inevitabili da una parte, e da 
. un' altrj^ i processi lunghi e costosi delle stime ufficiali 
e dei catasti riguardo ai terreni e ai fabbricati sono gli 
argomenti principali che sogliono arrecarsi contro il 
sistema delle imposte reali e in favore di una completa 
trasformazione del loro assetto e specialmente del me- 
todo di' accertamento. Per queste ragioni alcuni pro- 
pugnano r abbandono dei metodi antichi, dianzi accen- 
nati, e un riordinamento più semplice ed uniforme di 
tutte le imposte dirette sulla base delle denuncio degli 
stessi contribuenti. Ma se una riforma generale di tal 
natura non è praticabile dappertutto e non potrebbe 
dare risultati soddisfacenti, cioè un eguale provento per 
il fisco e una ripartizione equabile del carico per i con- 
tribuenti, perche richiede condizioni che non si avve- 
rano sempre ed anche ai tempi nostri sono piuttosto 
rare ; non mancano però vari esempi di utili modifica- 
zioni del sistema tributario e di elementi nuovi che 
s'introducono in esso per renderlo più completo, ed 
equilibrato. Ed anche dov' è incontrastato il predominio 
delle imposte dirette reali sul prodotto delle varie in- 
dustrie si troiano alcuni saggi e tentativi parziali di 
trasformazione, che si raccolgono intorno al concetto 
dell' imposta sul reddito, la quale segna un notevole 
progresso nelle istituzioni finanziarie degli Stati mo- 
derni. 



198 LIBRO SECONDO. 

Essa differisce dalle imposte reali, di cui si è di- 
scorso, per i seguenti caratteri essenziali : 1*» È perso- 
nale e soggettiva, perchè si riferisce direttamente alla 
persona che possiede un reddito qualsiasi; mentre le 
altre sono oggettive e colpiscono immediatamente una 
cosa, un possesso, un'industria e simile. 2® Riguarda 
la capacità contributiva nel suo complesso, nella forma 
intiera ed efficace del reddito; laddove le imposte 
speciali ne colpiscono, le singole manifestazioni, i pro- 
dotti delle diverse industrie, L' una tassa il reddito 
della persona senz'altro, il reddito che proviene da 
fonti molteplici e varie, e le altre i prodotti dei ter- 
reni, dei fabbricati, delle manifatture, dei commerci, 
delle professioni, dei capitali. 3*» Un* ultima differenza, 
non meno importante, riguai*da i metodi di accerta- 
mento ; i quali nelF imposta sul reddito si riducono alle 
dichiarazioni dei contribuenti, sindacate e corrette dal- 
l' autorità pubblica e da commissioni apposite ; e nelle 
altre si appoggiano a ricerche dirette e valutazioni del 
fisco, misure, stime, calcoli ed altrettali operazioni. Da 
tutto ciò discendono alcune conseguenze che hanno non 
lieve importanza pratica. Anzitutto l'imposta sul red- 
dito deve logicamente prelevarsi su tutti i cittadini 
dello Stato, se pure ricevono la ricchezza dall' estero, 
ma non sugli stranieri, quand'anche ritraggano un 
provento da fonti nazionali: laddove le imposte reali 
seguono l' ordine inverso e colpiscono tutti i beni pos- 
seduti e le industrie esercitate da qualsiasi persona nel 
territorio dello Stato. È questa una differenza; che nella 
pratica non è sempre osservata, ma che può dar luogo 
a risultati diversi, secondo i casi e le circostanze. E 
secondariamente l'imposta sul reddito, personale sog- 
gettiva, presentasi sempre come vera contribuzione 
pubblica, non fa parte delle spese di produzione di 
un' azienda privata, né si confonde col prezzo dei prò- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 199 

dotti. Le relazioni tra il fìsco e i contribuenti sono im- 
mediate, e rimangono tali, quali sono stabilite dalla 
legge, né possono alterarsi per T influenza di cause 
esteriori od accidentali. 

§ 88. — Considerata poi nella sua varia attuazione, 
r imposta sul reddito ha un significato e un valore di- 
verso nei sistemi tributari degli Stati moderni. E tenendo 
conto delle idee, delle tendenze predominanti nella opi- 
nione teorica, e degli esperimenti, dei progressi com- 
piuti nella pratica finanziaria, possiamo ammettere la 
seguente distinzione, secondo cui essa deve intendersi 
in due maniere differenti : o come un principio nuovo, 
piuttosto che una véra e semplice forma concreta di 
tassazione, un principio che vale a trasformare in parte 
il sistema delle imposte dirette, segnatamente nei me- 
todi di accertamento ; oppure come un' imposta com- 
plementare, la quale si sovrappone alle altre esistenti 
per integrarne l'assetto, colmarne le lacune e correg- 
gerne i difetti. Nel primo caso vi ha sempre un ordi- 
namento d'imposte dirette e speciali, un ordinamento 
però che s' informa fino ad un certo punto al principio 
deir imposta generale sul reddito, di cui presenta alcuni 
caratteri personali. Tale è T income-iax, in Inghilterra, 
e l'imposta sui redditi della ricchezza mobile in Italia. 
Neir altro caso abbiamo una vera imposta generale sul 
reddito, la. quale serve di complemento nel sistema tri- 
butario vigente, in cui adempie utili uffici, come av- 
viene ^éiV Einkommensteuer in Germania. 
, L' income^tax fu istituita da prima nel 1799 col si- 
stema della tassazione generale ; e riordinata nel 1803 
con criteri diversi, mercè la tassazione speciale del 
reddito nelle sue varie parti, alle sue fonti immediate, 
diede per alcuni anni risultati soddisfacenti fino al 1815, 
in cui venne abolita. Ma ripristinata da Roberto Peel 
colla legge 22 giugno 1842, ebbe vita più lunga e mi- 



' assetto sonò le medesime, 
3 ; e la materia imponibile 
rie o schedule, segnate da 
chedula A son registrati i 
hbbricati; nella scfaedula £ 
:ola, propriamente detta, o 

nella schedala C i redditi 
)tto qualsiasi forma o con- • 
■edditi industriali, commer- 

e nella achedula E gli sti- 
ri, le pensioni e simili. Il 
da prima al 2,87 per 100, 
lito a 150 lire sterline, ed 
me subito continui.cambiii- 
ma l' ordinamento generalo 
Tme-toiK costituisce per sé 
na completo delle imposte 
•i misti, personali e reali. 

speciale del reddito, pra- 
n differisce dalle imposte 

fabbricati, delle industrie, 
ralgono n»gli Stati dell' Eu- 
'.Te alle diverse categorie 
i applicano criteri e pre- 
tamento del reddito, effet- 
. rispetti, per il minimo di 
tte ai redditi m^di, per la 
)ntribuente, che trae il suo 
la facoltà data ai locatari 

loro quota non raggiunge 
e, e soprattutto per il me- 
sulle denuncie, essa avvici- 
e sul reddito. Que- 
si dimostra anche 
gli stranieri che ricavano 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 201 

il loro reddito da beni posseduti e da industrie eserci- 
tate in Inghilterra, quanto i nazionali Qhe ritraggono 
il loro reddito dall' estero. 

Però il carattere saliente dell' imposta è il metodo di 
accertamento, per il quale si distingue dalle altre so- 
miglianti. Abbandonati i processi diretti di valutazione, 
catasti, stime ufficiali, indagini fiscali, revisioni e simili, 
in Inghilterra si è fatto assegnamento sulle dichiara- 
zioni degli stessi contribuenti e sul!' opera sindacatrice 
e suppletiva delle commissioni locali. Si è applicato 
con esito soddisfacente il princìpio àéììsi sei f-taooation, 
eh' è una forma speciale dell'autonomia amministrativa, 
del self-government y e che deve considerarsi nei cit- 
tadini e come contribuenti e come tassatori. In tal modo 
si è costituito un sistema d'imposte dirette, che con 
assetto facile, ordinato, mobilissimo, senza gravi appa- 
rati tecnici e troppa ingerenza fiscale, dà proventi co- 
spicui all'erario, e gravando di più sulle classi agiate, 
arreca una distribuzione più equabile dei carichi pubblici. 

È modellata sullo stesso tipo l'imposta italiana sui 
redditi della ricchezza mobiliare, simile nell' assetto, ma 
più ristretta nell'oggetto imponibile. Può dirsi un'm- 
come-tax limitata ai redditi industriali, commerciali, 
professionali e simili ; mentre riguardo al prodotto dei 
terreni e dei fabbricati esistono altre imposte speciali e 
reali. Ordinata colla legge 14 luglio 1864, ha subito con- 
tinui e notevoli cambiamenti per effetto di leggi succes- 
sive, tra cui giova ricordare quelle del 1874 e del 1877. È 
posta in atto col sistema della tassazione speciale del 
reddito alle sue fonti immediate ; la quale si vale della 
ritenuta per gli stipendi, assegni e per gì' interessi del 
debito pubblico; e si appoggia alle denuncio per tutti 
gli altri redditi, denuncio rivedute e corrette da. com- 
missioni locali. È stabilito un minimo di esenzione, ed 
applicato il principio della diversificazione dei redditi. 



202 LIBRO SECONDO. 

In complesso è ordinata in modo opportuno e ha dato 
risultati» che possono dirsi soddisfacenti. 

Neir altro senso, a cui abbiamo accennato di sopra, 
si è introdotta Y imposta sul reddito in alcuni Stati della 
Germania e della Svizzera, e specialmente in Prussia ; 
dove fu stabilita colla legge 1*» maggio 1851, e riordinata 
colla legge 25 maggio 1873. Le note essenziali che con- 
trassegnano y Einkommensteuer prussiana, e la distin- 
guono dair income-tax inglese, sono le seguenti : 1*» la 
tassazione generale del reddito preso nella sua integrità 
e in relazione colla persona a cui definitivamente si ap- 
partiene; 2° r ufficio complementare, moderatore ch'essa 
adempie nel sistema delle imposte dirette e in tutto l'or- 
dinamento tributario. Esistono in Prussia le imposte reali 
sui terreni, sui fabbricati e sul prodotto delle diverse 
industrie (Grund-Haus-und Gewerbesteuer)^ a cui si 
sovrappone la nuova imposta sul reddito per colmarne 
le lacune e renderne più equabile la distribuzione. Stabi- 
lita in base alle denuncio degli stessi contribuenti, sinda- 
cate da commissioni locali, con un minimo di esenzione 
e con una ragione lievemente progressiva, costituisce 
un utile complemento del sistema dei tributi ed uno 
strumento efficace di savia politica finanziaria. È consi- 
derata giustamente dal Nasse e dal Wagner come un 
elemento compensatore del maggior peso che deriva 
alle classi meno agiate dalle imposte indirette su generi 
di universale consumo. E per questo motivo si recla- 
mano alcune riforme, un minimo di esenzione più alto 
ed una progressione più forte ed estesa, in modo che 
il carico gravi di più sui contribuenti più ricchi. 

§ 89. — In tal guisa V ordinarnonto delle imposte di- 
rette si compone a mano a mano nella storia di elementi 
vari e molteplici, e diventa sempre più complesso a mi- 
sura che si accrescono i bisogni dello Stato e si svolge 
l'attività economica del popolo. La grande estensione e 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 203 

I 

r aumento continuo delle spese pubbliche da una parte, 
e dall' altra le forme svariate e i progressi deir indu- 
stria richiedono quei modi vari di tassazione che ora 
esistono in tutti gli Stati, e che sono i più adatti a pre- 
levare in maniera equabile ed efficace i proventi ne- 
cessari. Anche qui troviamo quella moltiplicazione e 
specificazione continua di organi e d'istituti, eh' è il 
carattere saliente di ogni evoluzione naturale e di ogni 
progresso civile. Ma sarebbe gravissimo errore attri- 
buire questo fatto a cagioni vaghe o teleologiche, come 
sarebbe la forza organica, vitale della società, di cui 
parlano lo Spencer, lo Schàffle e qualche altro, o la 
espansione storica del principio socialistico, come af- 
ferma il Wagner, o il predominio di concetti giuridici e 
morali, di cui dicono molti altri, trascurando le vere 
e immediate cause efficienti, che risiedono nel!' ordine 
sociale delle ricchezze. Lo svolgimento delle imposte di- 
rette, la maggiore complicazione ed efficacia del loro 
assetto, la prevalenza della ragione progressiva e del 
minimo di esenzione, e insomma la possibilità pratica 
e la più grande e crescente estensione della tassazione 
diretta dipendono principalmente dai mutati rapporti 
della distribuzione, dalla maggiore accumulazione delle 
ricchezze nelle mani dei possessori del capitale e della 
terra e dalla diminuzione del valore che ne deriva. Si 
tassano direttamente i possessi immobiliari e mobiliari, 
le industrie, i commerci, le professioni e simili, perchè 
una quantità considerevole di prodotti, sotto forma di 
rendita, di profitto e di compenso per servigi perso- 
nali si riparte fra le classi medie ed agiate in una mi- 
sura che oltrepassa via via il minimo necessario ai bi- 
sogni privati più forti ed intensi delle medesime classi. 
In questo modo si è formata e si allarga sempre più 
la base economica delle imposte dirette. 



204 LIBRO SECONDO. 

■ 

Capitolo VII. 
La formazione del sistema tributario. 

^Imposte indirette. 

§ 90. — Nella formazione storica del sistema tributa- 
rio sono notevoli soprattutto questi due fatti o queste due 
tendenze salienti : da una parte le imposte dirette si mol- 
tiplicano, si specificano via via, si riordinano con mag- 
giore efficacia, e subiscono incpementi continui ; e dairal- 
tra le imposte indirette si riducono nel complesso, e si 
semplificano nel loro assetto, né si aumentano nella 
stessa proporzione, e piuttosto scemano d'importanza,^ 
relativamente parlando. Le ragioni essenziali di ciò fu- 
rono dette in un capitolo precedente, e risiedono nelle 
mutazioni avvenute in tutto Y ordine della distribuzione 
delle ricchezze. Ma T intiero ordinamento dei tributi 
assume, caratteri diversi, e dà luogo a vari risultati, 
secondo che le imposte indirette hanno in esso una pre- 
valenza maggiore o minore, e si differenziano per il 
numero e la qualità degli oggetti a cui si riferiscono. 

Giova innanzi tutto dimostrare queste differenze, e 
classificare le imposte indirette secondo certi criteri 
intrinseci ed estrinseci. Esse possono riferirsi o alle 
spese private, agli atti ordinari di consumo della ric- 
chezza, oppure a certi atti straordinari d' uso dei beni 
mobili e immobili, che si considerano come indizi o 
manifestazioni mediate della capacità contributiva; e 
quindi abbiamo le imposte indirette di consumo, e le 
imposte indirette sui trasferimenti di proprietà. Le im- 
poste di consumo si distinguopo poi relativamente al 
metodo di tassazione, alla natura e alla specie degli 
oggetti tassati. Per ciò che riguarda il metodo di tas- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 2()5 

sazione abbiamo : 1° le privative fiscali, quando, per la 
riscossione più efficace dell' imposta, lo Stato si riserva 
il diritto esclusivo (monopolio) della produzione e dello 
spaccio dei generi su cui vuole prelevarla (sale, ta- 
bacco e simili) ; 2® le imposte di .riscossione imme- 
diata, prelevate direttamente dai contribuenti effettivi, 
mediante ruoli e registri (imposte sull* abitazione, sui 
domestici, sulle vetture e simili) ; 3° le imposte di ri- 
scossione mediata^ dette anche di consumo in senso 
stretto^ le quali sono riscosse, prima che i prodotti 
tassati arrivino ai consumatori, o air atto della fabbri- 
cazione «0 dello spaccio (accise) oppure durante la cir- 
colazione ^entro lo Stato (dazi interni) o da uno Stato 
air altro (dazi esterni o di confine). Quanto alla qua- 
lità e natura economica degli oggetti, che formano la 
materia imponibile, conviene considerare la estengione 
più meno grande del consumo e la intensità dei bi- 
sogni corrispondenti. Si distinguono pertanto a norma 
di questo criterio : ì^\e imposte sovra oggetti ùiprim^ 
necessità, come sale, cereali, alcuni combustibili e tes- 
suti di uso universale e simili; 2° le imposte sovra 
oggetti di consumo generale, ma relativamente non 
indispensabili (thè, caffè, vino, tabacco, birra, e simili)-; 
3* le. imposte .sovra oggetti di lusso (stoffe ed orna- 
menti preziosi, vetture, cavalli, domestici e simili). 
Quest' ultima distinzione deve intendersi in un senso 
approssimativo e relativo alle circostanze di tempo e 
di luogo ; perchè alcuni oggetti, di cui può farsi senza 
in qualche paese, sono invece di prima necessità in 
altri paesi, secondo le condizioni del clima e della ci- 
viltà, i bisogni, le abitudini, le tradizioni e via dicendo. 
Il consumo della birra e del caffè, che 'in Inghilterra 
e in Germania si considera come necessario, non è tale 
in Italia. E secondo la maggiore o minore intensità dei 
bisogni relativamente agli oggetti tassati, secondo la 



206 LIBRO SECONDO. 

estensione più o meno grande del consumo, differiscono 
gli effetti economici e finanziari delle imposte indirette, 
la copia dei proventi e la ripartizione del carico fra i 
cittadini e le classi sociali. 

§ 91. —Le privative fiscali sono un avanzo delle an- 
tiche regalie, e consistono nel monopolio che lo Stato si 
riserba intorno alla produzione e allo spaccio di certi 
generi col fine di ricavare un provento maggiore, ven- 
dendoli a prezzi alti, ossia col fine di prelevare le im- 
poste in maniera rigorosa, efficace. Assai numerose un 
tempo, ora si riducono a poche, cioè a quelle del sale, 
del tabacco, del lotto e qualche altra d' importanza mi- 
nore, essendo abolite nella maggior parte degli Stati 
quelle delle polveri ardenti, delle carte da giuoco, del- 
l' acquavite e simili. Le ragioni di questo fatto si 
comprendono facilmente quando si considerano i danni 
inevitabili di qualunque monopolio governativo per 
l'economia nazionale, e gli scarsi risultati finanziari 
che se ne ottengono in vari casi, in cui la natura del- 
l' oggetto imponibile non è suscettiva di una forte tas- 
sazione e di una gestione amministrativa relativamente 
facile e poco costosa. E però negli Stati moderni le 
privative fiscali si sono ristrette a poche industrie che 
possono esercitarsi in grandi proporzioni e circoscri- 
versi ad alcuni punti determinati del territorio, a un 
numero limitato di luoghi, senza pratiche difficili e 
complicate di produzione e di vendita e senza danni 
troppo gravi per l' economia generale. In tal modo si 
usufruisce largamente la capacità contributiva di pochi 
generi di consumo e si riducono entro i più stretti limiti 
i mali dei monopoli governativi. 

E tacendo del lotto, eh' è oramai condannato da 
tutti gli scrittori ed anche abolito negli Stati «più civili, 
come quello eh' è contrario alle norme della più sana 
economia, ed ha per base l'ignoranza e la supersti- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 207 

zìone del popolo, specialmente delle classi meno agiate, 
a cui nuoce grandemente, fomentandone V ozio e le 
speranze illusorie di guadagni, che sono sempre supe- 
rati dalle perdite ; non restano oramai che le due pri- 
vative del sale e del tabacco. 

La privativa del sale può essere più o meno com- 
pleta, secondo che riguarda tutte le operazioni, neces- 
sarie air industria (raccolta, preparazione e spaccio del 
prodotto) soltanto alcune di esse. Le obbiezioni che 
sì muovono contro di essa sono desunte, non tanto dai 
difetti e inconvenienti propri del monopolio, quanto 
dalla natura della materia - imponibile, eh' è di prima 
necessità. Si dice infatti, e con piena verità, che V im- 
posta sul sale grava di più sulle classi povere, e spe- 
cialmente sulle agricole, perchè coir alto prezzo ne 
restringe il consumo e peggiora la loro alimentazione ; 
è una specie di Testatico che arreca un carico inver- 
samente progressivo collo scemare della ricchezza; e 
nuoce a quelle industrie nelle quali si adopera il sale 
come materia sussidiaria. Ma senza porre in dubbio 
menomamente la esattezza e la importanza di queste 
ragioni, diciamo che un giudizio completo intorno a 
questa imposta non può darsi, e neppure intorno alla 
necessità e alla opportunità della sua abolizione, se 
non si considerano le altre parti del sistema tributario 
e i bisogni corrispondenti dello Stato. E intanto no- 
tiamo due fatti egualmente incontestabili. 11 primo è 
che l'applicazione della privativa in tal caso non in- 
contra gravi difficoltà, e torna assai vantaggiosa pel 
fìsco, perchè il monopolio è ristretto naturalmente in 
alcuni luoghi determinati, e viene esercitato conve- 
nienteìnente dagli agenti governativi ; V imposta è ri- 
scossa con molta agevolezza, perchè confusa nel prezzo 
di un prodotto che d'ordinario si adopera in piccole 
frazioni per V uso quotidiano. L' altro fatto è che nei 



208 ^ LIBRO SECONDO. 

vari' disegni e tentativi di riforma e di una maggiore 
semplificazione delle imposte indirette di consumo, si 
accenna da molti air imposta del sale col fine di effet- 
tuarne la diminuzione od anche Y abolizione. Ed è certo 
che, a misura che si allarga e diviene più forte questo 
movimento riformatore, dovrà comprendere anche il 
sale, eh' è un oggetto di consumo indispensabile. 

L'altra privativa del tabacco ha caratteri intrinseci 
molto diversi. Si tratta infatti di un genere, che non può 
dirsi certo di prima necessità, ma eh' è pure di gene- 
rale consumo, il quale differisce e si aumenta secondo 
lo stato di agiatezza delle varie classi sociali. In questo 
senso lo Stein parla di una grande capacità imponibile 
e produttività fiscale del tabacco. L'imposta non arreca 
danni e neppure un carico essenzialmente disuguale ai 
privati, e dà allo Stato proventi considerevoli, che si 
aumentano di tempo in tempo. Ma finché essa viene 
prelevata con altri sistemi diretti, o stabilita sui ter- 
reni coltivati a tabacco, o percepita sulla fabbricazione, 
sullo spaccio sulla importazione dei prodotti, non può 
evitare il contrabbando, e riesce poco proficua all'era- 
rio. Ragioni finanziarie di vario genere prescrivono in 
questo caso la privativa fiscale, che dà un'entrata 
cospicua e crescente, e non arreca soverchi danni al- 
l' industria, come dimostrano gli esempi di vari Stati, 
Francia, Austria e Italia. Un sistema simile per i risul- 
tati finanziari, benché molto diverso per la forma e per 
gli effetti economici, è quello vigente in Inghilterra; 
dove, posto il divieto assoluto alla coltivazione del ta- 
bacco all'interno, sono stabiliti alti dazi air importa- 
zione dei prodotti. 

§ 92. — Diconsi imposte di riscossione mediata quelle 
che si riferiscono a generi di consumo, ma vengono pre- 
levate in uno stadio anteriore, nell' atto della produzione 
dello spaccio. Perocché se esse sono pagate in antici- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 209 

pazioDe dai produttori e dai commercianti degli oggetti 
tassati, ricadono poi sui consumatori che devono com- 
perarli ad un prezzo più alto, e sono i contribuenti 
effettivi. Differiscono, non solo per la natura economica 
della materia imponibile, ma per i modi pratici di attua- 
zione, la quale può aver luogo nello spazio che corre fra 
i primi atti di produzione e la vendita definitiva del 
prodotto compiuto; ma il concetto fondamentale, co- 
mune a tutte, è quello che riguarda la forma della 
tassazione mediata. Tali sono, ad esempio, le imposte 
sullo zucchero, sulla birra, sul vino, sugli spiriti ed 
altre bevande simili, sulla macinazione dei cereali b 
sulla macellazione degli animali e simili. Riguardano 
oggetti di generale consumo o di prima necessità, e 
diversificano grandemente nella pratica per V efficacia 
della tassazione e V importanza dei risultati che se ne 
ottengono. 

Le imposte sulla fabbricazione sono più facili ed 
opportune relativamente a quelle merci, la cui produ- 
zione si effettua in proporzioni considerevoli, ed è con- 
centrata in pochi luoghi, per modo che la riscossione 
diventa meno molesta, ed è più agevole e rigorosa la 
vigilanza. Le più importanti sono quelle sullo zucchero, 
sulla birra e sugli spiriti, che per l'esteso consumo 
degli oggetti tassati e le relazioni con altre parti del 
sistema tributario occupano un posto elevato nelle 
finanze degli Stati moderni. Possono stabilirsi o sulle 
materie prime o sui prodotti che hanno subito in tutto 
in parte le modificazioni dell' industria manifattrice, 
sugli apparecchi inservienti alla medesima industria. 
Ma r esperienza dimostra che tutti i metodi indiziari 
indiretti di tassazione, coi quali si vuol desumere il 
valore dell'oggetto imponibile (dello zucchero, della 
birra, dello spirito) o dalla quantità di materiali greggi 
semimanufatti, oppure dalla capacità degli strumenti 

Jf. B. - 3. 14 



210 LIBRO SECONDO. 

che servono alla fabbricazione, sono praticamente poco 
efficaci, e non valgono a dare un assetto conveniente 
ed equabile alle imposte. Il metodo preferibile è quello 
che si fonda sulla osservazione diretta e suir accerta- 
mento del prodotto effettivo, ed è ordinariamente ap- 
plicato, col sussidio di speciali strumenti (alcoolometri, 
saccarometri e simili). La riscossione delle imposte 
diventa in tal guisa più efficace e rigorosa, ma in pari 
tempo più equabile; perchè si evitano le frodi e le 
disuguaglianze inseparabili dagli altri sistemi ; le quali 
derivano dalle differenze continue e variabili fra le pre- 
sunzioni legali (i cosi detti rendimenti ufficiali), rela- 
tive alla capacità produttiva delle materie prime o 
degli apparecchi di fabbricazione e i prodotti reali. 
Tutti gli espedienti adottati nei vari Stati per fissare 
questi rapporti sono stati contraddetti dal fatto ed hanno 
alimentato le frodi, nocendo in pari tempo ai privati 
e alla finanza. E però va sempre più acquistando pre- 
valenza il metodo della tassazione diretta riguardo alle 
imposte di fabbricazione, specialmente sulle bevande 
spiritose. L' esempio dell' Inghilterra dove il provento 
di simili imposte e dei dazi corrispondenti arriva alla 
metà circa del bilancio attivo, dimostra come si pos- 
sano usufruire largamente queste materie imponibili 
con forti ordinamenti e processi di tecnica finanziaria 
(sistema di esercizio). 

Le imposte sullo spaccio si applicano d' ordinario a 
quegli oggetti, che per la produzione sparsa e suddi- 
visa, non comportano né le privative fiscali, né le tasse 
di fabbricazione, e per la prontezza, generalità 'e va- 
riabilità del consumo non possono tassarsi direttamente 
presso il consumatore. E vengono riscosse nella forma 
di un diritto sulla vendita al minuto degli oggetti tas- 
sati, come sarebbero il vino e le carni ; diritto che trova 
riscontro in un dazio equivalente sulla circolazione. In 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 211 

questo modo si percepiscono in alcuni Stati anche le 
imposte sugli spiriti, sul tabacco e simili, che altrove 
e nella maggior parte dei casi sono imposte di fabbri* 
cazione o privative fiscali. 

§93.-1 dazi, secondo il concetto espresso di sopra, 
sono imposte indirette, che colpiscono generi di con- 
sumo durante la loro circolazione o fra i luoghi del me- 
desimo Stato, da Stato a Stato : nel primo caso diconsi 
dazi interni, nel secondo dazi esterni o di confine. 
Differiscono dalle altre imposte di consumo per la forma 
e i metodi di tassazione, ma non per gli effetti che ne 
derivano ; i (juali dipendono dalla natura economica 
degli oggetti tassati e dalle loro relazioni coi bisogni 
della popolazione. E formano un complemento delle im- 
poste sulla fabbricazione e sullo spaccio, colle quali 
devono coordinarsi in un sistema comune, con propor- 
zioni uniformi, specialmente riguardo a quelle merci 
che ad un tempo sono prodotte all' interno e importate 
dall'estero, come zucchero, birra, spiriti e simili. ' 

Distinguiamo tre grandi periodi nella storia dei dazi, 
connessi intimamente colle fasi più notevoli e coi ca- 
ratteri successivi della economia sociale e della costi- 
tuzione degli Stati. Da prima prevalgono i dazi interni, 
locali, com' erano prelevati nel medio evo dalle Signorie 
feudali e dai Comuni alle porte delle città o in certi 
luoghi di mercato, porti di mare e piazze commerciali. 
Molteplici, disformi comprendevano elementi diversi 
(contribuzioni speciali e generali), ch'erano subordinati 
a vari scopi, economici e fiscali. Ebbero importanza 
considerevole nelle repubbliche medioevali, in cui fu 
maggiore il progresso delle industrie e dei commerci ; 
e costituiscono ■ le prime forme d'imposte indirette, 
donde derivano le accise e i dazi moderni. Ma in sul 
principio dell' età moderna, a misura che si costituivano 
i grandi Stati sulle rovine dei Comuni e del feudalismo. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA OBBLIGA. 213 

oramai sono scomparsi dagli Stati più civili. Perocché, 
eccettuati i casi assai rari di un monopolio, che la na- 
zione goda riguardo a certi prodotti richiesti dalF estero, 
i dazi di esportazione costituiscono un aggravio degli 
stessi produttori nazionali, e i dazi di transito un carico 
ingiustificato dei commercianti, un ostacolo dannoso al 
libero svolgimento dei trasposti. 

§94.-1 dazi d'importazione hanno acquistato invece 
un'importanza sempre mj^giore, e danno proventi cospi- 
cui anche nei paesi in cui si è temperato notevolmente il 
rigore del sistema protettore, com' è, per esempio, V In- 
ghilterra. Si sono via via ridotte e grandemente sem- 
plificate le tariffe, esentandosi in ispecie le derrate 
alimentari di prima necessità e le materie prime e sus- 
sidiarie deir industria, a misura che si aumentava la 
produttività fiscale di altri oggetti importati e più su- 
scettibili di un'efllcace tassazione. Ed oramai i dazi 
d'importazione si riferiscono principalmente ai generi 
coloniali (thè, caffè, cacao, droghe), a prodotti di con- 
sumo generale, non indispensabile (zucchero, vini, spi- 
riti), i quali sono tassati anche all'interno da imposte 
analoghe di fabbricazione, e nei paesi, in cui prevale 
ancora il protezionismo, anche a manufatti di vario 
genere (filati, tessuti e simili). Se non che gli elementi, 
di cui si compone il regime daziario nei vari Stati, dif- 
feriscono grandemente, non solo a cagione degli scopi 
diversi, fiscali ed economici, a cui deve servire, ma 
secondo la posizione commerciale e industriale di ogni 
paese, il numero e la qualità delle merci importate e 
simili. Egli è certo che, prescindendo dai fini più estesi 
e controvertibili del sistema protettore, bisogna adat- 
tare le tariffe alle circostanze del luogo e segnatamente 
alla natura e importanza di quei prodotti d'importa- 
zione che figurano nel consumo interno della popola- 
zione. Un ordinamento di dazi cosi semplice, come esiste 






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214 



LIBRO SECONDO. 



in Inghilterra, ridotto ai generi coloniali e a poche ma- 
terie alimentari, non potrebbe introdursi collo stesso 
successo in altri Stati, dove il consumo di quegli og- 
getti è minore e sarebbe quindi meno profìcuo per V era- 
rio. Nei regime doganale si riflettono le condizioni 
economiche del paese, la natura e Y efficacia della pro- 
duzione, il carattere dell* industria, V estensione di certi 
consumi e simile. In generale può dirsi che le merci 
più adattate per i dazi d* importazione, intesi sempli- 
cemente come dazi fiscali, sono quelle prodotte all'estero 
in un regime di monopolio assoluto o relativo in con- 
fronte colla produzione interna; stantechè in tal caso 
la tassazione è completamente efficace, nò possono aver 
luogo efTetti perturbatori o complicazioni dannose. Ma 
trattandosi di oggetti che possono essere prodotti con- 
temporaneamente, a condizioni simili, tanto all'estero, 
quanto air interno, è necessario per raggiungere lo scopo 
fiscale ed evitare le perturbazioni di un protezionismo 
inopportuno 6 larvato di combinare in una misura con- 
veniente il dazio d'importazione coir imposta sulla pro- 
duzione nazionale. E benché non sia difficile in astratto 
di stabilire questa proporzione, secondo cui V industria 
interna e l'esterna dovrebbero sopportare un carico 
uguale, pure nella pratica le difficoltà non sono lievi, 
derivanti principalmente dai metodi imperfetti delle 
tasse di fabbricazione, e non pochi i danni del fisco e 
dei privati. L' esempio dell' imposta sugli zuccheri di- 
mostra come siano inevitabili e gravi questi inconve- 
nienti, finché non si adottano misure dirette ed efficaci 
di tassazione. 

Infine per ciò che riguarda la graduazione e l' ap- 
plicazione delle tariffe, il sistèma dei così detti dazi 
specifici, stabiliti secondo il numero, la misura e più 
spesso il peso delle merci, va sempre più sostituendosi 
al sistema dei dazi ad vaXorem, proporzionati semplice- 



LE ISTITUZIONr SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 215 

mente al valore dichiarato, accertato o presunto delle 
stesse merci importate. Le ragioni della preferenza si 
comprendono facilmente. I dazi ad vàlorem, quantunque 
in astratto possano sembrare più giusti e proporzionati, 
difettano nella pratica di determinazione precisa, di 
certezza e di stabilità ; perchè le dichiarazioni dei con- 
tribuenti sono poco sicure, e sempre variabili, oscil- 
lanti; gli apprezzamenti degli agenti fiscali spesso ar- 
bitrari non attendibili, per imperizia o per frode ; e 
lo stesso valore delle merci continuamente mutabile. 
Invece i dazi specifici, più semplici, determinati e inva- 
riabili, sono anche meno accessibili alle controversie e 
alle fì^odi, perchè stabiliti in base air unità di peso e 
di misura. Ma, essendo fissi, nonostante le mutazioni 
continue dei prezzi, non riescono sempre proporzionati 
alle diverse gradazioni di qualità e di valore delle merci ; 
e o sono troppo lievi per quelle che hanno grande va- 
lore in piccolo volume, o troppo gravi per quelle che 
possiedono un valore relativamente piccolo. Si può ov- 
viare a questi inconvenienti, variando le tariffe secondo 
le variazioni più notevoli dei prezzi e graduandole a 
norma di certe qualità tipiche della stessa merce. 

I dazi interni diconsi anche dazi di consumo in senso 
stretto {octrois)^ si prelevano su certe derrate alimen- 
tari e materie prime nel momento in cui sono intro- 
dotte nei comuni cosi detti chiusi, cioè muniti di bar- 
riere custodite da speciali agenti. 11 provento che se 
ne ricava è d' ordinario diviso tra la finanza dello Stato 
e le finanze comunali, di cui forma un'entrata cospi- 
cua. E così per questa confusione d'interessi fiscali, 
come per i danni che derivano dalle barriere locali e 
da carichi troppa gravi e molesti, i dazi di cpnsumo 
incontrano forti obbiezioni e critiche severe. Ma se 
r abolizione completa di essi non è praticabile in n^is- 
sun modo, diverrà sempre più necessario un riordina- 



216 ' LIBRO SECONDO. 

mento più razionale e meno complicato, che definisca 
meglio i rapporti e i diritti dello Stato e dei Comuni e 
ne scemi la gravità e gli svantaggi, limitandone il peso 
a quegli oggetti che ne sono più suscettibili o per ra- 
gione del consumo o dell'industria a cui servono. 

§ 95. — Le imposte di riscossione immediata si prele- 
vano direttamente dai consumatori su certe spese ^conti- 
nue per beni e servigi, che sì considerano come indizi 
sicuri di un reddito corrispondente. Esse presentano al- 
cuni caratteri esteriori delle imposte dirette, in quanto 
che, trattandosi di manifestazioni durevoli, normali 
della capacità contributiva, si riscuotono ad epoche 
stabilite e in base a ruoli nominativi. Ma queste ma- 
nifestazioni son sempre indirette, percliè consistono, 
non in una specie di possesso della ricchezza, ma in 
una forma di consumo. E la riscossione immediata, 
eh' è certo la più razionale e la più economica, ma che 
negli altri casi non è applicabile, dove gli oggetti im- 
ponibili sono di facile occultazione e di rapido consu- 
mo; si applica qui, perchè si tratta di spesa che non 
può nascondersi, di beni o servigi che durano. Tali 
sono le imposte suir abitazione (valor locativo), sui do- 
mestici, sulle vetture private, sui cavalli, sui cani e 
su poche altre spese di lusso. 

La più importante è certamente quella suU' abita- 
zione, la quale colpisce la spesa dei cittadini come sin- 
tomo manifestazione indiretta del reddito, e potrebbe 
dare proventi considerevoli alle finanze dello Stato e* 
specialmente a quelle dei Comuni. Infatti è propugnata 
da molti come una delle più acconcie imposte locali per 
la opportunità della materia imponibile, e la relativa 
facilità dell'accertamento e della riscoSsione, Ma poiché 
esistono diversità notevoli riguardo al valore locativo 
tr» i vari centri di popolazione e tra famiglie diverse 
per numero e condizioni sociali, né può sempre ammet- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 217 

tersi che vi sia un* esatta e identica proporzione tra la 
spesa di abitazione e il reddito dei cittadini ; cosi per 
e-vitare le disuguaglianze e i danni che potrebbero deri- 
varne, bisogna adottare i seguenti temperamenti, con- 
sigliati dagli scrittori ed applicati nella pratica : 1° sta- 
bilire un minimo di esenzione, esonerando dall' imposta 
le pigioni che non lo sorpassano ; 2<» tener conto delle 
differenze locali nelle spese di abitazione, secondo i 
centri m-aggiori o minori di popolazione ; 3** ripartire 
il tributo in ragione progressiva del valor locativo. In 
tal modo T ordinamento dell'imposta sovra una spesa 
necessaria, com'è quella dell'abitazione, potrà acco- 
starsi nei risultati definitivi al principio della propor- 
zione. 

§ 96. — Mentre le imposte di consumo in generale 
hanno per oggetto le spese ordinarie o gli atti continui, 
con cui si adoperano certi prodotti per soddisfare bi- 
sogni privati ; le imposte sui trasferimenti di proprietà 
riguardano alcune spese straordinarie o quegli atti 
eventuali, con cui si usa della ricchezza per fini, che 
non sono un vero consumo, e neppure un impiego 
produttivo nel senso che suolsi attribuire a queste 
espressioni. Esse colpiscono infatti i trasferimenti one- 
rosi (o bilaterali) e gratuiti, tra vivi o per causa di 
morte, tanto dei beni immobili quanto dei beni mobili 
fruttiferi; e non solo i trasferimenti di proprietà, ma 
anche quelli dell'usufrutto, del godimento e simili. Ma, 
si noti bene, oggetto di simili imposte non è il consumo 
nelle sue varie forme, le quali si considerano come 
manifestazioni mediate estrinseche della ricchezza di- 
sponibile o del reddito ; né il possesso del capitale, 
dell'industria, il! quanto è fonte immediata, cagione 
determinante dello stesso reddito, come avviene nelle 
imposte dirette; ma un fatto straordinario intermedio, 
che sta f^a il consumo e la produzione, e eh' è, se- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 219 

capacità economica, e da cui risulta in inedia un guada- 
gno straordinario alle parti contraenti. Si deve sempre 
supporre ragionevolmente, e fatta astrazione da cir- 
costanze e casi speciali, che i trasferimenti onerosi di 
proprietà, compiuti in vario numero dai privati, siano, 
a parità di condizioni, un nuovo indizio di ricchezza e 
fonte di guadagni particolari. E però quando le impo- 
ste sono applicate con . giusta misura, proporzionate, 
non solo al valore dei beni trasmessi, ma altresì alla 
qualità diversa, più o meno proficua, dei trasferimenti, 
non possono rigettarsi del tutto. Sono necessarie però 
alcune esenzioni per quegli atti di tenue importanza, 
relativi alle persone meno agiate, e per quelli che na- 
turalmente non comportano una tassazione efficace, la 
quale dovrebb' essere troppo molesta e dannosa alla 
circolazione delle ricchezze. 

Meno combattute nella teoria e nella pratica sono le 
imposte sui trasferimenti gratuiti, che secondo V opinione 
di alcuni dovrebbero essere coordinate a fini di politica 
sociale. Ma lasciando da parte questi Ani assai discutibili 
e non conciliabili cogli uffici della tassazione, egli è certo 
che imposte simili, non eccessive, equabilmente distri- 
buite ed opportunamente riscosse non incontrano diffi- 
coltà gravi. Si obbietta, eh' esse arrecano un carico so- 
verchio e sproporzionato ai contribuenti, specialmente 
nelle successioni in linea retta discendente di famiglie 
poco agiate, in cui si tratta di un semplice e talora svan- 
taggioso spostamento, non di un aumento della ricchezza 
per i singoli eredi; e che non potendosi prelevare in quei 
casi il tributo sulla ricchezza disponibile o sul reddito, 
deve intaccare spesso il capitale e diminuire in pro- 
porzione il patrimonio ereditato. Il che sarebbe certa- 
mente contrario ai principii fondamentali della econo- 
mia. Ma questi argomenti, che non mancano di verità 
e d* importanza in alcuni casi speciali e relativamente 



2^0 LIBRO SECONDO. 

ad imposte male ordinate e distribuite, perdono in mas- 
sima parte il loro valore, posti a riscontro con un or- 
dinamento razionale delle stesse imposte. E invero bi- 
sogna riconoscere il vantaggio o guadagno straordinario, 
che deriva in media generale dalle successioni e dalle 
donazioni ai privati (eredi e donatari), e che differisce 
secondo la quantità dei beni e il grado di parentela, è 
in ragione diretta del primo elemento e in ragione in- 
versa dell- altro (della prossimità del grado). E però 
ammettendo un minimo di esenzione per i patrimoni 
più tenui, e un saggio assai mite nei casi di succes- 
sione in linea retta, dovrà stabilirsi V imposta con ali- 
quota proporzionale al valore delle ricchezze trasmesse e 
diversa secondo la maggiore o minore distanza di paren- 
tela, e dovranno colpirsi più fortemente le successioni 
fra collaterali che non quelle fra ascendenti e discen- 
denti, e ancora più fortemente le successioni di estranei. 
Le imposte complementari sui trasferimenti si ap- 
plicano per motivi di analogia e di compensazione a 
certi beni, i quali o non sono trasmissibili, o si tra- 
smettono con grande rapidità, in guisa da non essere 
suscettibili di una tassazione metodica e facile. Si ri- 
feriscono ai beni delle corporazioni e degl'istituti di 
beneficenza, che per disposizione di legge sono inalie- 
nabili; e ai beni delle società industriali e commer- 
ciali, che si trasmettono spesso e rapidamente per 
mezzo dei titoli di credito. Nel primo caso si pagano 
di periodo in periodo, secondo un saggio prestabilito e 
ragguagliato alla media di ciò che pagano in pari tempo 
gli altri beni che si trovano in libera circolazione ; e 
nel secondo caso son pagate in forma di un diritto pro- 
porzionale al capitale effettivo o supposto dei titoli 
emessi. In entrambi i casi costituiscono l'equivalente 
deir imposta, a cui sono soggetti i trasferimenti di pro- 
prietà onerosi e gratuiti, di cui si è prima discorso. 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 221 

§ 97. — Ora per quanto siano molteplici e ancor pre- 
valenti le imposte indirette nella maggior parte degli 
Stati, esse hanno perduto importanza e continuano a 
perderne relativamente alla maggiore estensione e 
agr incrementi successivi delle imposte dirette. Abbiamo 
notato la riduzione considerevole delle accise e dei dazi 
e la grande semplificazione del loro ordinamento, che 
si appoggia a un numero sempre minore di articoli 
tassati; né potrebbe disconoscersi il significato delle 
riforme introdotte in vari luoghi, l'abolizione e il ri- 
basso dei tributi su generi di prima necessità e simile. 
Confrontando lo stato presente delle imposte indirette 
con quello di alcuni secoli scorsi, in cui era assoluto 
il loro predominio, e si parlava di un* accisa generale, 
di un tributo sulle abitazioni, come si parla oggi del- 
l' imposta unica sul reddito, le differenze risaltano su- 
bito agli occhi. Sta il fatto, che la tassazione indiretta 
ha assunto via via negli Stati moderni proporzioni mi- 
nori; mentre si sono ingrandite e tendono a ingrandirsi 
quelle della tassazione diretta. E di questo fatto, che 
costituisce un progresso delle istituzioni tributarie, al- 
cuni trovano le ragioni nella maggiore prevalenza dei 
principii di giustizia e di moralità sociale, ed affermano 
ch'esso è subordinato al fine di una ripartizione più equa- 
bile dei carichi pubblici. Che anzi il Vocke, sostenendo 
questa tesi in un' opera per più rispetti notevole, dice 
che gl'istituti finanziari si accostano sempre più alla 
loro meta ideale, alla perfezione civile, a misura che 
si restringe il campo delle cosi dette imposte indirette, 
le quali rappresentano uno stato di bisogni naturali e 
di violenza, e prevale l'imposta diretta e vera, chVè 
conforme a ragione. Lo svolgimento storico dei tributi, 
al pari di ogni altro progresso* della civiltà, si compie 
in questo modo; che ciò, eh' è semplice effetto di ten- 
denze incoscienti e di sforzi arbitrari, si trasforma a 



222 LIBRO SECONDO. 

poco a poco in un ordine razionale, determinato in con- 
formità di un principio etico. Ma questo concetto idea- 
listico della evoluzione tributaria, in cui sì confondono 
certe tendenze soggettive parziali colle ragioni obbiet- 
tive degr istituti finanziari, manca di base reale e ve- 
ramente scientifica. Perocché la trasformazioire delle 
imposte indirette nelle dirette e le mutate proporzioni 
fra le une e le altre non possono intendersi in senso 
assolu^p, ma in senso relativo: e sono Y effetto di cause 
efficienti, più che di principii astratti, cioè di quelle 
cause che hanno prodotto i cambiamenti nella distri- 
buzione delle ricchezze, la riduzione dei salari al mi- 
nima, gr incrementi della rendita, T accumulazione della 
ricchezza disponibile presso le classi capitalistiche, e 
quindi lo sviluppo crescente della tassazione diretta, 
di cui si è detto altrove. < 



Titolo III. —ENTRATE STRAORDINARIE. 

Capitolo I. 
Le entrate straordinarie in generale. 

§ 98. — Diconsi entrate straordinarie quei proventi 
che lo Stato riceve e adopera di volta in volta a seconda 
del bisogno, ma senza alcuna periodicità, per sopperire a 
spese parimente straordinarie o colmare disavanzi tem- 
poranei del bilancio. La ragione finanziaria deir uso con- 
veniente che può farsi di questo genere di entrate sta 
nel carattere straordinario della spesa corrispondente. 
Ma la base economica consiste in una certa quantità di 
capitale o di ricchezza accumulata o comunque dispo- 
nibile per i bisogni straordinari dello Stato ; mentre le 
entrate ordinarie si riducono ad una parte del reddito 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 223 

annuale della nazione. Da ciò la diversa natura e gli 
uffici differenti che adempiono nella finanza pubblica. 
Le fonti principali delle entrate straordinarie sono 
le seguenti : 1® T alienazione del demanio fiscale ; 2® il 
tesoro pubblico (o di guerra) ; 3**. V aumento delle im- 
poste esistenti o le nuove contribuzioni straordinarie ; 
4® i prestiti pubblici ; 5* la moneta di carta a corso for- 
zato. La opportunità e importanza di questi vari modi 
di provvedere alle spese straordinarie è molto diversa, 
secondo i tempi e le circostanze ; ma, nonostante le 
apparenze disformi e le diversità particolari assai no- 
tevoli, la loro sostanza è a un di presso la stessa; 
e consiste neir uso pubblico di una ricchezza rispar- 
miata o disponibile, la quale nei primi due casi tro- 
vasi già in potere dello Stato, e negli altri tre nel 
possesso dei cittadini ò deir intiera società. E invero la 
vendita dei beni demaniali significa per tale rispetto la 
loro trasformazione in una quantità equivalente di ric- 
chezze di uso immediato, che costituiscono la spesa pub- 
blica ; il tesoro è la sottrazione preventiva di una parte 
del capitale monetario da destinarsi a quello scopo nei 
casi del bisogno; le imposte straordinarie e i prestiti 
pubblici consistono nella prelevazione della somma oc- 
corrente alla medesima spesa sulla ricchezza disponi- 
bile dei cittadini ; e il corso forzato dei biglietti di banca 
implica r alienazione delF intiero capitale monetario, 
imposta alla nazione dalle necessità finanziarie dello 
Stato. Variano dunque le forme e le origini delle en- 
trate straordinarie, e con esse variano anche gli effetti 
particolari, più o meno dannosi, le proporzioni loro e le 
ragioni di convenienza: ma rimane pur sempre il fondo 
comune, e la identità sostanziale che si riduce air im- 
piego di una parte della ricchezza nazionale nelle spese 
pubbliche corrispondenti, o, per meglio dire, ad una 
certa quantità di lavoro eseguito in periodi diversi, ad 



224 LIURO SECONDO. 

una proporzionata attività economica, die sì svolge in 
vario tempo per soddisfare ad un momento dato i bi- 
sogni straordinari dello Stato, in ogni caso è la ricchezza 
attuale, esistente all'interno o all'estero, che costituisce 
la vera fonte delle entrate straordinarie ; ma i metodi 
finanziari, con cui è prelevata, oltrepassano i confini 
di un esercizio, e impegnano altresì le forze contribu- 
tive del passato (tesoro) o dell' avvenire (prestiti). 

§ 99. — L'alienazione del demanio fiscale è una fonte 
di entrate straordinarie assai limitata, poco duratura e 
che a lungo andare va incontro ad un esaurimento totale. 
Non occorre di ripetere qui ì motivi, già esposti, che 
giustificano in molti casi, ed hanno prodotto quest'alie- 
nazione in grande misura nella maggior parte degli 
Stati moderni. Piuttosto giova insistere sul carattere 
straordinario dei proventi che se ne ricavano, i quali, 
ove siano adoperati per uno scopo corrispondente, come 
l'estinzione dei debiti esistenti o la soddisfazione di 
spese straordinarie, per cui sarebbe stato necessario 
stipularne di nuovi, danno luogo nella finanza ad una 
utile trasformazione dell'impiego della, ricchezza, se- 
condo le norme ordinarie di ogni azienda economica. 
Altre avvertenze particolari riguardano l' uso speciale 
che può farsi di questa forma di entrate pubbliche e 
il modo pili conveniente di ottenerne la somma mag- 
giore, ossia riguardano la loro importanza finanziaria 
ed economica. 

La vendita dei beni demaniali, cosi per le circo- 
stanze in cui dev' esser fatta e il tempo che richiede, 
come per il valore a cui può ammontare, non si ef- 
fettua utilmente che in tempi di tranquillità politica e 
di prosperità industriale, e non serve che agli scopi e 
ai bisogni della pace. Le spese straordinarie della guerra 
avrebbero in ciò un mezzo inadeguato, costoso ed in- 
certo di sopperimento. Ma le spese per le opere di 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 225 

pubblica utilità, quando non sia preferibile V estinzione 
di una parte del debito esistente, possono essere co- 
perte utilmente coi proventi che derivano dair aliena- 
zione del demanio. E in tal caso ha luogo una trasfor- 
mazione proficua di capitarle per parte dello Stato, cioè 
la conversione della proprietà demaniale, poco frutti- 
fera, neir acquisto di altri beni o neir applicazione più 
feconda della ricchezza equivalente. In ogni modo, sia 
che si tratti di estinguere un debito vecchio o di sup- 
plire ad una spesa straordinaria, la ragione economica, 
che giustifica e determina T alienazione del demanio 
fiscale, sta in ciò, che in tal guisa si adopera per i bi- 
sogni pubblici la parte di ricchezza disponibile nieno 
valevole o necessaria. Ma non vuoisi dimenticare che 
questa fonte di entrate straordinarie, considerevole in al- 
cuni tempi, va scemando via via d' importanza, e tende 
ad esaurirsi, a misura che viene usufruita dal fisco in 
proporzioni più o meno grandi. 

Le norme pratiche di amministrazione che devono 
regolare la vendita dei beni demaniali sono coordinate 
allo scopo di ottenere il risultato più vantaggioso cosi 
per la finanza come per V economia nazionale. Anzi- 
tutto conviene scegliere il momento propizio alla buona 
riuscita di queste operazioni, quando il valore degli sta- 
bili è abbastanza elevato, e copiosa la quantità dei ca- 
pitali che cercano investimento nella compera di essi. 
Inoltre bisogna metterli in vendita, non di un tratto e 
per grandi masse, ma gradatamente e in quantità de- 
terminate, affine di non sovraccaricare il mercato, ac-' 
crescendo di troppo l'offerta e cagionando un ribasso 
di prezzi. E del pari è necessario dividerli in quote 
rispondenti alle necessità della coltura, alle condizioni 
economiche del paese, e specialmente alle variazioni 
della domanda. La concorrenza dei compratori sarà mag- 
giore, e quindi meglio assicurato T interesse del fìsco, se 

M. B, ^ 9. 15 



LIBRO SECONDO. 

zione dei beni demaniali risponde a quelle esi- 
elativament* parlando, è fatta in tenui por- 
:he ha pure un'importanza economica e so- 
'ando in tal guisa l'alienazione del demanio 
ire la classe dei proprietari agricoltori, alla 
iltivazione delle terre e simile. Cosi è awe- 
Bsempio, in Prussia, dove furono emanati or- 
nativi nel -1846, e rinnovati nel 1874 per la 

beni demaniali, distribuiti in quote di 60 ar- 
arpento eguale a 25 are e 50 centiare), fra 
I residenti in quei luoghi a fine di ovviare al- 
one crescente. Altre avvertenze riguardano 
I acquirenti e le garanzie che devono presen- 
tato. Bisogna schivare, per quanto è possibile, 
a monopolìstica ed onerosa di agenti e società 
lione, che mirano ad acquistare grandi partite 
poppo bassi con l' allettativa di forti anticipa- 
pedire e punire ogni frode o accordo inganne- 
nmesso generalmente che la vendita'sì faccia 
lubbtica, e sia circondata di tutte le formalità 

ad assicurarne la piena esecuzione, mercè la 
la più larga ed cfflcaee dei compratori. 
« norme non rispondono che imperfettamente 
oni di simil genere compiute negli Stati mo- 
quali talora hanno avuto un esito sfìivore- 
6830 han servito a soddisfere bisogni urgenti 
I. In Italia, per esempio, dal 1860 a questa 
ano alienati beni demaniali per più di un mi- 
. con poco vantaggio dello Stato. La vendita 
da prima e mal condotta ha dato scarsi ri- 
anziari ed economici ; ed il provento adope- 
o più a coprire spese ordinarie non ha avuto 
tto durevole ; mentre d' altra parte è scemato 
patrimonio fruttifero dello Stato. 
— Il tesoro pubblico si riferisce in ispecie alle 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 227 

spese straordinarie di guerra. Era usato comunemente 
nei secoli passati e consigliato dagli scrittori di politica, 
principalmente a causa delle difficoltà gravi, che gli 
Stati incontravano nel contrarre prestiti o riscuotere 
imposte nei momenti difficili e per i' bisogni urgenti 
della guerra. Né può negarsi che in molti casi è stato 
di grande utilità ai più potenti e fortunati conquista- 
tori. Ma ora non si ammette, e non è praticato che in 
via di eccezione ed entro limiti molto ristretti ; perchè, 
mentre sarebbe sempre insufficiente per le spese enormi 
delle guerre moderne, arreca il danno molto maggiore 
di sottrarre alla circolazione e rendere per molto tempo 
inattiva una parte cospicua del capitale monetario. Per 
questo rispetto esso si assomiglia in parte, come ab- 
biamo osservato, all'altro sistema disastroso, eh' è il 
corso forzato dei biglietti di banca, e che ha per effetto 
r alienazione o sottrazione di tutta la moneta metallica 
dalla circolazione. E se dovesse mettersi in opera dagli 
Stati e in proporzioni considerevoli, i danni sarebbero 
immensi, e incalcolabile la contrazione del meccanismo 
degli scambi. Ma poiché nei tempi moderni Y uso del cre- 
dito é divenuto più facile per gli stessi governi, in con- 
seguenza dell'aumentata quantità di ricchezza disponi- 
bile, e le stesse imposte sono capaci di dare prontamente 
in alcuni casi proventi straordinari, é cessata la neces- 
sità, e mancano le ragioni di convenienza favorevoli al 
tesoro pubblico ; il quale arreca una perdita certa che 
supera il vantaggio probabile, e porta un costo maggiore 
di quello inerente agli altri sistemi. Cosi mantenere un 
tesoro di 100 milioni per 10 anni è lo stesso che rinun- 
ziare ad un interesse certo di 50 milioni, poniamo in vista 
di un caso probabile di guerra; e ciò accresce nella stessa 
proporzione la spesa straordinaria. Laddove mediante il 
credito o l'imposta si provvederà alla spesa, nel mo- 
mento in cui occorre, con sacrifici minori. 



LIBRO SECONtO. 

oro nella sua formazione, sottraendo 
a certa quantità di moneta e atte- 
contriÌDuisce ad elevarne il valore, 
sso di prezzi ; nel periodo consecu- 
si adopera nell' acquisto dì merci, 
in circolazione, si verifica il feno- 
imento del medio circolante e l' eie- 
Neil' uno e nell' altro caso abbiamo 
lei rapporti economici, da cui deri- 
[annose per alcune classi sociali e 

notevoli per le altre. E se il te- 
proventi delle imposte, raccolti e 
ma monetaria fino al momento in 

1 beni d" uso ; esso costituisce una 
I di tassazione, perchè ne aggrava il 
i disuguale la ripartizione fra gì' in- 
dinario aggiungendo il danno pro- 
zione dei prezzi. 

ribuzioni straordinarie e T aumento 
nti costituiscono semplicemente un 
le forze contributive dei cittadini, il 
dalle varie classi sociali fino al limite 
«zza disponibile, ossia dalla relativa 
lità dei bisogni privati, che dovreb- 
Idisfattì. E benché vari la loro ap- 
itato all'altro, in ragione inverea 
utaria, pure in generale non è pos- 
retti confini, per una limitata quan- 
1 per ciò, che trattandosi di spese 
poli, superiori alla capacità econo- 
tJ in un dato momento, si preferl- 
ioni straordinarie i prestiti pubblici, 
strato, arrecano loro un sacrificio 

moneta a corso forzato è l'estremo 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 229 

e più dannoso espediente finanziario, a cui ricorrono gif 
Stati in momenti di bisogni straordinari ed urgenti, e 
quando riesce loro impossibile qualunque altro mezzo, in 
ispecie r aumento dei tributi e la stipulazione dei prè- 
stiti. Dair aspetto finanziario essa è una specie di pre- 
stito forzato, infruttifero e variabile, che lo Stato preleva 
dai cittadini senza riguardo alla loro condizione econo- 
mica, ma in proporzione del bisogno ch'essi hanno di 
medio circolante. L' obbligo, imposto a tutti di riceverla 
in pagamento (corso legale, forzato) senza diritto alla 
conversione o al rimborso immediato in moneta metal- 
lica (inconvertibilità), forma il carattere saliente di que- 
sta misura finanziaria. Ma poiché il valore rappresen- 
tativo della carta moneta, inconvertibile, va soggetto à 
continue e forti variazioni, e subisce un depreziamento 
più meno considerevole; cosi il primo effetto è la 
scomparsa della moneta metallica dalla circolazione ; e 
le conseguenze ulteriori una elevazione disforme e mu- 
tabile dei prezzi, che produce grandi perturbazioni nei 
rapporti dello scambio. In sostanza lo Stato contrae un 
debito di fronte a tutti coloro che ricevono di mano in 
mano la moneta cartacea ; e si serve di questo mezzo 
per sopperire alle spese, e comperare anche air estero 
merci e derrate, alienando il capitale monetario* che 
prima adempiva gli uffici della circolazione. Il peso che 
ne deriva ai contribuenti, i danni e le incertezze della 
circolazione cartacea, gravano in modo assai disuguale 
sulle varie industrie e classi della società ; e costitui- 
scono una cagione di debolezza e d' isolamento per V in- 
tiera economia nazionale. 

Pertanto delle varie fonti di entrate straordinarie 
alcune, come il tesoro e la carta moneta, sono dannose 
e incompatibili collo stato normale della economia ; al- 
tre, come r alienazione del demanio fiscale e le contri- 
buzioni straordinarie, hanno importanza ed efficacia assai 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 231 

alla natura stessa del credito, che presuppone com- 
pleta spontaneità e fiducia reciproca fra i contraenti. 
E similmente i prestiti assicurati con ipoteca sovra 
qualche reddito fiscale, destinato anzitutto al paga- 
mento degl'interessi e poi al rimborso del capitale, 
erano adoperati un tempo dai governi che si trovavano 
in istrettezze finanziarie, e non potevano provvedervi 
altrimenti. E spesso prendevano la forma di vendite 
temporanee di certe entrate pubbliche (contribuzioni, 
monopoli fiscali e simili) ai privati, che anticipavano 
alcune somme, e ottenevano in contraccambio il pos- 
sesso e r usufrutto temporaneo di quei cespiti di en- 
trata ; i quali, diventando oggetto di speculazione e di 
commercio privato, davano luogo a molti abusi e con- 
trasti d* interesse. Per questi motivi sono oramai scom- 
parsi dalle finanze moderne, in cui di regola i prestiti 
si fondano sul credito generale dello Stato, senz* altra 
garanzia reale ; eccetto il caso di qualche debito con- 
tratto per r esecuzione di opere pubbliche e fruttifere, 
e garantito perciò coi proventi che si ricavano dal loro 
esercizio. 

§ 104. — Prescindendo dai modi adoperati in tempi 
più o meno remoti, e ponendo mente alla pratica de- 
gli Stati moderni, le forme tipiche del debito pubblico 
sono due: il debito fluttuante e il debito consolidato; 
le quali si differenziano secondo la diversità di durata, 
di sistemazione e di rimborso, e ammettono una grande 
varietà di combinazioni e distinzioni particolari. È di- 
verso il loro ordinamento amministrativo, come sono dif- 
ferenti le relazioni giuridiche fra i creditori e lo Stato. 

Il debito fluttuante (ondeggiante, galleggiante, non 
fondato) comprende tutti quei prestiti che non hanno 
ricevuto uno stabile assetto, e il cui servizio non è de- 
finitivamente stanziato o sistemato nel bilancio ; quei 
prestiti che variano, fluttuano continuamente, e che 



LIBRO SECONDO. 

via provvisoria per sopperire a bi- 
lomentaneì, per colmare disavanzi 
nze di caesa ; quei prestiti iasomma 
'6 durala, perchè devono scorn- 
ilo stesso esercizio finanziario o ri- 
^onaecutivi una sistemazione deSni- 
atinguB perciti dal debito consolidato 
serve, la breve durata e i rapporti 
ne dipendono. La medesima facoltà 
■imborso è riserbata ad entrambe le 
alia scadenza dei termini stabiliti, 
chiedere la restituzione del capitale 
L promessa, e lo Stato deve farlo ; o 
iste le note caratteristiche del de- 
>so nel senso più largo, come la 
hi pecuniari dello Stato, che non 
;i«alunq«e siano del resto le forme 
mono e le cause da cui derivano, 
ilisi e l'apprezzamento dei vari ele- 
ono e rappresentano nella finanza, 
ì, partite vere di debito, sono di 
benché nella pratica esecuzione 

ighi anzidetti dipendono dall' ammi- 
iemaniali, come per esempio, conti 
:ausa della grande diminuzione del 
hanno ora che tenue importanza. 
iti dall'esercizio delle atesse fan- 
ti come i depositi giudiziali, le eau- 
icali, i depositi delle casse di ri- 
! e simili. E similmente i pagamenti 
ià ecadute costituiscono un obbligo 
e nei grandi Stati possono arrivare 
oli. Occorre un sistema di coni 
latto per tenere distinte queste ^ 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 233 

rie partite, acciocché non ingenerino confusione nel- 
r amministrazione finanziaria. 

Ma la parte di gran lunga maggiore del debito flut- 
tuante, quella che ne costituisce propriamente la so- 
stanza, deriva dalle seguenti cause : da spese maggiori 
imprevedute, da. spese anticipate oppure da entrate 
ordinarie, mancate o ritardate. Da ciò hanno origine 
le tre forme principali del debito fluttuante^: 1® I pre-- 
siiti a brevissima scadenza, che lo Stato ottiene dalle 
banche, le quali sono per lo più obbligate ad accordarli 
entro certi limiti e in contraccambio di speciali favori 
e privilegi ricevuti. E consistono in anticipazioni fatte 
dalle stesse banche in conto corrente o mutui sovra 
pegno di rendita pubblica o di altri titoli fiduciari. Si 
possono ascrivere alla stessa, categoria i prestiti a sca- 
denza immediata, che lo Stato ottiene mediante V emis- 
sione di biglietti a corso legale, ma convertibili a vista 
(carta moneta, impropriamente detta) ; ed anche i pre^ 
siiti a scadenza indefinita mediante l'emissione dei 
biglietti a corso forzato e inconvertibili (carta moneta 
in senso proprio). Di quest* ultima forma di debito flut- 
tuante che per le circostanze a cui è dovuta, e gli 
effetti che produce, ha importanza e caratteri speciali, 
abbiamo detto nel capitolo precedente. 2° Le obbliga- 
zioni fruttifere., emesse di solito per utilizzare innanzi 
tempo il provento futuro di certe imposte ; espediente 
ingegnoso e proficuo, ma che può diventar pericoloso, 
quando le obbligazioni si rinnovano continuamente, in- 
vece di estinguersi, subito che cessa il bisogno. In ori- 
gine erano semplici anticipazioni volontarie o forzate 
di imposte ; anticipazioni che arrecavano spesso molto 
disordine nella gestione finanziaria degli anni consecu- 
tivi. Ne abbiamo un esempio nel pagamento anticipato 
della fondiaria, eseguito in Italia negli anni 1864-1865. 
Indi si trasformarono nelle obbligazioni accennate, di 



tati. Ma gì" inconvenienti 
i operazioni, e gli abusi 
he la loro base noD è sem- 
nitarne 1" uso entro stretti 
I {Easchequer bills in In- 
lola parte più importante 
duttante ; e consistono in 
brevissimo termine, di 3, 
I, rilasciate dal ministro 
volta in volta ai bisogni 
nte. Essa portano un in- 
,0 che suol essere molto 
si prestiti, a cagione della 

;e in parte è conseguenza 
zioni amministrative, e in 
omplemento utilissimo del 
za pubblica. Le sue forme 
dei boni del Tesoro, si 

esigenze dnanziarie degli 
:o alle condizioni ecooo- 
vili. Mentre da una parte 
ere facilmente a bisogni 

momentanei senza ricor- 
.a ed onerosa del debito 
cono un impiego conve- 
che diventano disponibili 
ed offrono ai privati un 
eoamente iloro risparmi 
) da forti oscillazioni di 
to rimborso è condizione 
acquisto dei titoli, i quali 

e con tenue intei 
Disogno può procuri 
zo somme considei 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 235 

« 

che altrimenti non otterrebbe, se non a prezzo elevato. 
Oltre di ciò, la temporaneità del prestito arreca un van- 
taggio alla finanza in tempi poco favorevoli al credito 
pubblico, perchè dà modo air erario di evitare le mag- 
giori perdite del consolidato. Suppongasi, per esem- 
pio, che il consolidato 5 per 100 sia disceso ad 80, e che 
il Tesoro abbisogni urgentemente di 100 milioni, che 
debbono ottonerai per mezzo del credito. Stipulando un 
nuovo prestito 5 per 100 ad 80, esso dovrebbe pagare 
effettivamente 6 V» per 100 d' interesse, e farebbe inol- 
tre sul capitale una perdita di 20 in seguito al rialzo 
dei corsi. In tal caso sarà più conveniente per V erario 
di differire il prestito consolidato a tempi più propizi, 
e provvedere intanto al bisogno mediante remissione 
di boni del Tesoro a breve scadenza, pei quali dovrà 
pagarsi, poniamo, un interesse del 6, dell' 8 od anche 
del 10 per 100 secondo le circostanze e la durata del- 
l' emissione. Ora supponiamo che debba attendersi per 
due anni il momento favorevole, in cui il rialzo della 
rendita 5 per 100 al pari permetta di consolidare in essa 
il nuovo debito fluttuante ; un bone al 10 per 100 sarà 
costato frattanto al Tesoro 20 per 100; laddove un' iscri- 
zione di rendita 5 per 100 ad 80 avrebbe cagionato un 
sacrificio del 12 V, sull'interesse, ed uno del 20 sul ca- 
pitale, ossia una spesa totale del 35 per 100 circa. 

E però i boni del Tesoro adempiono due uffici egual- 
mente importanti nel sistema finanziario degli Stati 
moderni : servono a colmare le deficienze di cassa che 
si verificano di volta in volta nel corso di un esercizio ; 
Gf giovano altresì a provvedere in via provvisoria a 
certi disavanzi effettivi, offrendo l' agio di differire la 
stipulazione del prestito consolidato a tempi meno sfa- 
vorevoli. E a questi due uffici, che potrebbero dirsi 
r uno ordinario e l' altro straordinario, corrisponde la 
espansione diversa dei debito fluttuante ; il quale varia 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 237 

mento : tali sono i prestiti, a scadenza fissa o perio- 
dica, i prestiti a premio, le annualità a tempo fisso e 
le rendite vitalizie. Alcune di queste combinazioni mi- 
ravano un tempo ad allettare i creditori colla prospet- 
tiva di un rimborso prestabilito e di guadagni even- 
tuali ; altre sono coordinate alla estinzione graduale 
del debito consolidato. 

Nei prestiti a scadenza fissa il pagamento degl'in- 
teressi avviene regolarmente senza diversità alcuna, e 
il rimborso del capitale ad uno o più termini presta- 
biliti. Il che può farsi anche, dividendosi in serie le 
obbligazioni relative e sorteggiandosi quelle che devono 
essére estinte. Differiscono da essi i prestiti a premio 
od a lotteria, che sono suscettibili di varie combina- 
zioni; perchè, mentre il capitale è rimborsato a sca- 
denze fisse e mediante sorteggio ; gì' interessi, in tutto 
più spesso in parte, non. sono pagati uniformemente 
a tutti i possessori delle obbligazioni, ma vengono di- 
stribuiti a quelli delle obbligazioni premiate o vinci- 
trici. Quest'ultima forma di debito redimibile, conte- 
nendo un elemento aleatorio, il giuoco di una parte o 
dell'intiera somma degl'interessi, ha tutti gl'inconve- 
nienti delle lotterie, senza arrecare vantaggi conside- 
revoli allo Stato, al quale non riuscirà di attirare il 
maggior numero dei capitalisti che desiderano ottenere 
un profitto sicuro. 

Le annualità, dette anche rendite a termine o a 
fondo perduto, si distinguono dalle altre forme di de- 
bito consolidato, per ciò, che in esse la restituzione del 
capitale si effettua gradatamente, mediante il paga- 
mento annuale di una somma fissa, che comprende due 
parti ; cioè l' interesse e la quota di ammortamento, la 
quale si aumenta progressivamente, mentre va sce- 
mando la prima parte. Si dividono in annualità a tempo 
fisso e annualità vitalizie: nelle prime, fissato il termine 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 239 

segnatamente in Inghilterra, come un mezzo efficace 
di trasformare la rendita perpetua in temporanea e 
prepararne a mano a mano T estinzione. Di ciò dovremo 
parlare in appresso. 

§ 107. — Le varie forme del clebito redimibile hanno 
oramai un'importanza secondaria negli Stati moderni, 
in cui prevale sempre più la forma ordinaria del debito 
irredimibile. L' obbligo di un rimborso prestabilito, cir- 
coscritto dentro limiti definiti, quantunque non brevi, e 
ordinato in maniera inalterabile, arreca un grave peso 
air erario, il quale, non potendo talora adempierlo, 
deve ricorrere a nuovi prestiti, più onerosi, che ne ag- 
gravano le condizioni. Indi la tendenza a ridurre da 
prima e. poi ad abolire completamente V ammortamento 
obbligatorio, riserbando allo Stato soltanto la facoltà, 
il diritto di eseguirlo nel tempo e nel modo più oppor- 
tuno. Da debiti che bisognava estinguere in breve spa- 
zio di tempo e con forti quote annuali di rimborso si 
è passato a debiti che si estinguono in termini più lun- 
ghi e con quote annuali assai piccole ; da un sistema 
imposto e rigoroso di ammortamento al sistema di un 
fondo libero e parziale di ammortamento, di un fondo 
destinato ad alcuni debiti soltanto, di un fondo, non 
preordinato, ma proveniente naturalmente da un avanzo 
di entrate ordinarie. Il debito irredimibile è diventato 
da per tutto la forma normale e prevalente dei pre- 
stiti pubblici. 

Le cause di questa trasformazione continua di un 
istituto cosi importante qual è il debito pubblico, sono 
molteplici; ma le principali e più efficaci devono ri- 
cercarsi nelle mutate condizioni economiche della so- 
cietà moderna, le quali permettono ed esigono, che 
s' impieghino ingenti somme di capitale a scadenza in- 
determinata. La vigorosa e feconda potenza del rispar- 
mio e r aumento del capitale disponibile, che tende a 



240 LIBRO SECONDO, 

sorpassare ogni limite del campo d' impiego ordinario, 
ogni richiesta da parte dell'industria, rendono possibile 
quel fatto veramente straordinario, e all' intutto fiior 
dell'usato nei paesi e tempi meno civili. Da una parte 
si accresco la disparità delle fortune private, e la ric- 
chezza disponibile si accumula con proporzioni difle- 
rentissime nelle mani dei cittadini ; e dall' altra si 
restringono e diventano meno proficui gl'impieghi in- 
dustriali di essa. Si aumentano grandemente le diffe- 
renze del valore comparativo delle riccliezze private, 
le quali coatituiacono la base economica dei prestiti 
pubblici ; e ne risulta naturatoente la trasformazione 
anzidetta del debito, cioè la prevalenza del debito ir- 
redimibile, che ha grandissima estensione e una durata 
indefinita. La stessa legge fondamentale che governa 
l' esistenza del debito pubblico nelle sue origini, vicende 
e conseguenze necessarie, determina altresì lo svolgi- 
mento delle sue forme storiche e amministrative ; le 
quali corrispondono, specialmente per ciò che riguarda 
il termine del rimborso, ai diversi gradi di divergenza 
ohe ci presenta il valore comparativo delle ricchezze. 
E però dove e finché questi sono ristretti prevalgono 
le forme del debito redimibile ; ma poi, allargandosi via 
via, portano seco naturalmente la prevalenza del de- 
bito irredimibile, 

A ciò si aggiungono altre circostanze d'ordine di- 
verso che agiscono nel medesimo senso e valgono a 
confermare e regolare i fatti che risultano dalle con- 
dizioni e dalle leggi dell'economia, Tah sono le più 
ampie guarentigie che lo Stato moderno offre ai credi- 
tori circa r esatto adempimento delle proprie obbliga- 
zioni e il mantenimento della fede pubblica. I nuovi 
ordini costituzionali e i criteri di legalità, che i 
gono nell'amministrazione pubblica, esercitano 
fluenza diretta sugl'istituti finanziari e apeciai 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 241 

SU quello dei prestiti. Ed inoltre lo Stato, avendo una 
durata perenne, e rappresentando gì; interessi collet- 
tivi di tutte le generazioni successive che compongono 
un popolo, unite da un vincolo di solidarietà, è in grado 
di contrarre obbligazioni a scadenza indetinita. Il cre- 
dito pubblico porta i caratteri formali e V impronta dei 
corpi politici di cui è un mezzo efficace, coordinato a 
scopi elevati. E infine contribuiscono al medesimo ef- 
fetto, cioè alla prevalenza crescente del debito irredi- 
mibile, alcune forme semplici e facili di amministra- 
zione, mediante le quali i titoli del debito consolidato 
si trasmettono da persona a persona, si alienano o si 
acquistano da un momento all'altro, disponendosi in 
egual modo del capitale corrispondente. 

Questo svolgimento di fatti e d' istituti finanziari può 
riscontrarsi a larghi tratti in tutti gli Stati europei, 
benché in alcuni non sia ancora compiuto. Il debito 
irredimibile, in cui lo Stato debitore si assume soltanto 
r obbligo di pagare gì* interessi ai titolari e portatori 
di obbligazioni, riserbandosi la facoltà esclusiva del 
rimborso mediante la ricompra dei titoli al prezzo cor- 
rente, si considera oramai come la forma ordinaria, 
normale e la più acconcia di contrarre prestiti, perchè 
consentanea alla natura del credito pubblico, alle esi- 
genze della finanza e alle condizioni economiche dei 
popoli moderni. Esso riesce vantaggioso air erario, eso- 
nerandolo da un rimborso obbligatorio, grave e inop- 
portuno, e rendendo più libera ed ordinata la gestione 
finanziaria; e non è meno utile ai creditori e ai debi- 
tori effettivi, ossia ai capitalisti e ai contribuenti; per- 
chè agli uni offre un impiego sicuro, durevole e facil- 
mente alienabile del capitale, e agli altri giova per 
evitare una pressione tributaria intempestiva e con- 
traria ai rapporti naturali degl'interessi privati. La 
rendita perpètua è T espressione ordinaria, l'effetto. 



242 LIBRO SECONDO. 

immancabile di quelle cause permanenti, che rendono 
utili o necessarie per molto tempo alle due parti con- 
traenti quelle transazioni o forme di scambio, che hanno 
per risultatp la costituzione del debito pubblico. La 
durata indefinita di esso, al pari dell' aumento continuo 
ed immenso, dipende dalla costanza e dalla maggiore 
efficacia delle medesime cause, cioè dall' accresciuta 
disparità degli averi, e dalla maggiore differenza del 
valore comparativo delle ricchezze private. 



Capitolo III. 

La stipulazione e la consolidazione 
del debito pubblico. 

§ 108. — La formazione del debito pubblico, redimi- 
bile e irredimibile, comprende quella serie di atti am- 
ministrativi e di operazioni finanziarie che riguardano 
r emissione dei titoli, la stipulazione dei prestiti e il 
sistema di consolidazione. 

La rendita perpetua si può emettere in due modi 
diversi per ciò che riguarda la ragione dell' interesse : 
vale a dire o adottandosi il saggio che corrisponde esat- 
tamente alla somma effettiva di capitale ricevuto, op- 
pure il saggio che corrisponde ad una somma fittizia, 
nominale, che può stare al disopra o al disotto del pari, 
secondo le circostanze. Vi sono quindi due sistemi di 
emissione, che nella teoria e nella pratica si disputano 
il campo, e che sogliono appellarsi l'uno dell'alto e 
r altro del basso interesse. Col primo sistema sono in- 
dicati nei titoli emessi il capitale effettivo e l' interesse 
corrispondente, per modo che nell' atto di emissione il 
capitale e l'interesse nominale coincidono perfetta- 
mente coir effettivo, e differiscono nel periodi conse- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 243 

cuti vi, variando la ragione. Così per esempio si con- 
trae un prestito di 100 niilioni air 8 per 100 d' interesse 
reale, dichiarandosi apertamente V uno e V altro ter- 
mine; se poi i titoli salgono a 120, T interesse pri- 
mitivo si riduce al 6 Vi per 100, e se invece scendT)no 
a 80, si eleva al 10 per 100. È questo il modo più 
semplice, naturale ed antico di emissione, con cui si sti- 
pulano prestiti ragguagliati alla medesima cifra di ca- 
pitale, benché portino saggi vari e mutabili d' interesse 
in tempi diversi, secondo lo stato del credito e la con- 
dizione generale del mercato monetario e capitalistico. 
Adottandosi invece il secondo sistema, si calcola nei 
titoli emessi la ragione deir interesse, non già relati- 
vamente al capitale effettivo, ma relativamente ad un 
capitale supposto e che ordinariamente è superiore al- 
l' effettivo. E quindi se è sempre lo stesso nelle emis- 
sioni successive il saggio dell' interesse nominale, deve 
variare la cifra del capitale. Così emettendosi titoli da 
lire 100 alla ragione nominale del 5 per 100, e rice- 
vendo per ogni titolo la somma di lire 62 Vi» Tinte- 
resse effettivo sarà dell' 8 per 100. Col primo sistema è 
fissa la cifra del capitale e varia quella dell' interesse ; 
e col secondo rimane fissa la ragione dell'interesse e 
varia la cifra del capitale corrispondente. 

Il sistema del basso interesse, adottato prima in In- 
ghilterra e introdotto poi negli altri Stati per ragioni 
di opportunità, ebbe per qualche tempo il favore dei 
teorici; perchè arreca un certo risparmio d'interesse 
e molta semplicità nella gestione, riducendosi ad un 
tipo uniforme le varie categorie di prestiti e il relativo 
servizio. Così per esempio il Newmarch, volendo difen- 
dere il metodo adoperato dal Pitt nei primi otto anni 
della guerra francese, cercò di dimostrare con numerosi 
dati e calcoli statistici che i titoli emessi al 3 per 100 
riuscivano in sostanza più vantaggiosi alla finanza, che 



244 LIBRO SECONDO. 

non sarebbero stati titoli analoghi al 5 per 100. Ma forti 
obbiezioni furono mosse contro questo sistema dagli 
scrittori moderni, presso i quali prevale oramai V opi- 
nione contraria. Infatti si osserva che il vantaggio de- 
rivante dal risparmio degl'interessi non è tale da con- 
trobilanciare la perdita proveniente dall' aumento del 
capitale nominale. Inoltre la ragione principale che si 
allega in favore di quel sistema, cioè che i titoli a 
basso interesse possano raggiungere e mantenere un 
corso migliore, non corrisponde alla generalità dei fatti 
e alla maggiore probabilità dei casi. L'esperienza di- 
mostra che il corso relativo e con esso il saggio reale 
dei debiti ad alto e a basso interesse tendono a mettersi 
in condizioni pari e ad eguagliarsi, tanto più quanto 
sono meno propizie le circostanze del mercato finan- 
ziario. 11 prezzo corrente dei titoli pubblici non dipende 
soltanto dal valore della rendita, ma eziandio dalla ten- 
denza più meno apparente e probabile al rialzo, la 
quale influisce sull' animo dei compratori. Rimane quindi 
perfettamente vera la regola del Nebenius, che quanto 
è più grave la situazione politica, quanto meno favo- 
revoli le condizioni generali al credito pubblico, tanto 
più conviene dare la preferenza al sistema dell' alto in- 
teresse. E infine l'emissione dei titoli a basso inte- 
resse rende assai difficile, se non impossibile, la con- 
versione della rendita, e toglie allo Stato i beneficii che 
ne derivano ; mentre il rialzo dei corsi oppone forti 
ostacoli air ammortamento. E molti scrittori insistendo 
su questi punti, che riguardano le conseguenze finan- 
ziarie dell'emissione, affermano giustamente che il van- 
taggio lieve e temporaneo di quel sistema si converte 
in un danno grande e durevole. 

§ 109. — La stipulazione dei prestiti può farsi o diret- 
tamente fra lo Stato e i creditori, o indirettamente, per 
mezzo di alcuni intermediari, secondo le circostanze più 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 245 

meno favorevoli al credito pubblico, e la quantità di 
ricchezza disponibile, esistente nel paese. 

La stipulazione diretta si effettua o mediante la sem- 
plice vendita di titoli alla borsa o per mezzo di una 
sottoscrizione pubblica. Il primo metodo è utile al fisco, 
perchè arreca un risparmio di spese e riesce efficace 
quando si emettono piccole partite di rendita o partite 
successive in un certo periodo di tempo. In tal guisa 
si effettuarono recentemente le conversioni del debito 
pubblico negli Stati Uniti di America, mediante nuove 
emissioni, poste in vendita dal Tesoro ad un saggio d'in- 
teresse minore. Ma trattandosi di un prestito grande, 
con cui lo Stato debba procurarsi prontamente somme 
cospicue, questo metodo è inopportuno od anche im- 
praticabile. Potrebbe in tal caso lo Stato ricorrere alla 
sottoscrizione pubblica, eh' è un sistema adoperato lar- 
gamente in Francia negli ultimi tempi, e fecondo di 
ottimi risultati nei paesi ricchi di capitali e quando ai 
creditori è assicurato un compenso sufficiente e son 
date garanzie soddisfacenti. Si effettuano in tal caso i 
prestiti cosi detti nazionali o patriottici, nei quali la 
forma apparente nasconde, ma non cangia menoma- 
mente, la natura essenziale del fatto; perchè né le 
necessità dello Stato o V interesse pubblico, né V appello 
fatto al patriottismo o al sentimento nazionale dei cit- 
tadini darebbero origine ad un prestito considerevole, 
ove mancassero le condizioni economiche propizie, cioè 
la ricchezza disponibile, la sua distribuzione diversa fra 
i privati e il compenso sufficiente. Lo Stato con questo 
metodo annunzia le condizioni del debito, il corso e V in- 
teresse ; ammette tutte le sottoscrizioni che non oltre- 
passano un certo limite stabilito ; e infine le riduce, in 
caso di eccedenza delle somme offerte, o proporzional- 
mente, oppure con preferenza data alle sottoscrizioni 
minori. Ma è naturale che i grandi capitalisti e le case 



246 LIBRO SECONDO. 

bancarie figurino tra i primi e più forti sottoscrittori, 
per modo che difficilmente si evitano gli acquisti a 
scopo di speculazione. E parimente il risultato di 
tali prestiti è spesso più apparente che reale, perchè 
molti in previsione delle riduzioni future sottoscrivono 
per somme maggiori di quelle che sarebbero pronti 
ad acquistare. In ogni modo la sottoscrizione pubblica 
non isfugge alle influenze speculatrici del capitale ac- 
centrato. 

La stipulazione indiretta è praticata per mezzo d' in- 
termediari, a cui si vendono i titoli pubblici al di grosso, 
e da cui sono rivenduti al minuto col fine di ottenere 
un guadagno sulla differenza dei corsi. La cooperazione 
dei banchieri è necessaria, quando mancano le condi- 
zioni favorevoli al buon successo della sottoscrizione 
pubblica, e specialmente quando si tratta di somme 
cospicue, che occorrono urgentemente o che devono 
raccogliersi air estero. In tal caso sono inevitabili i 
danni e gì' inconvenienti della speculazione, che tende 
al rialzo dei corsi nella rivendita dei titoli e adopera 
mezzi nocivi air interesse dei compratori. 

Lo Stato che ricorre ad intermediari per la stipu- 
lazione di un prestito, può seguire due vie : o si ri- 
volge senz'altro ad alcune case bancarie, colle quali, 
sotto certe guarentigie, stabilisce gli accordi per V ese- 
cuzione deir operazione ; oppure mette all' incanto i 
nuovi titoli, aggiudicandoli a chi, sotto pari sicurezza, 
fa l'offerta più vantaggiosa. Coir ultimo metodo possono 
ottenersi in alcuni casi i beneficii della concorrenza e 
della pubblicità, e si evitano alcuni inconvenienti. Ma 
è un metodo che difficilmente può mettersi in pratica, 
schivandosi ogni specie di monopolio e di frode, e che 
non dà sempre risultati soddisfacenti, specialmente nei 
paesi poveri, in tempi difficili e per bisogni urgenti. 

I titoli del debito pubblico si distinguono in nomi- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 247 

nativi e al portatore. Gli uni presentano il vantaggio 
della maggiore sicurezza e stabilità, e si convengono 
specialmente ai minorenni e in generale alle persone 
soggette ad amministrazione o vincolate da contratti 
colle pubbliche autorità. Gli . altri sono preferiti dai più 
per la maggiore facilità di trasmissione. 

§ 1 10. — Un altro argomento non meno importante 
che riguarda la costituzione del debito pubblico, è quello 
dei metodi di consolidazione, cioè dei modi con cui si 
opera la sistemazione dei prestiti in rendite temporanee 
perpetue. Con quali norme e criteri deve ordinarsi 
stabilmente il debito consolidato, e specialmente V irre- 
dimibile ? Vi sono due sistemi di consolidazione : Y uno 
prevalente nella puatica e che potrebbe dirsi generale 
o comune; l'altro propugnato da qualche teorico au- 
torevole e che si chiamerebbe speciale o distinto. 

Secondo il primo sistema, i prestiti diversi e succes- 
sivi si trovano insieme confusi nell'azienda ammini- 
strativa, senza distinzione di origine e di condizioni 
diverse ; il servizio degF interessi è un solo per tutti ; 
unico del pari il fondo di ammortamento, ove esiste, il 
quale si accresce in proporzione delle nuove emissioni 
di rendita. Talora le varie rendite si dividono in più 
classi, rendite del 3, del 4, del 5 per 100; ogni classe 
può ottenere un separato servizio ; ma tJTascuna com- 
prende pur sempre l'intiera massa dei prestiti nego- 
ziati successivamente allo stesso saggio. In tal modo 
si tengono distinte le categorie di rendita, invece dei 
singoli prestiti. Qualche volta non vi è che una sola 
classe di rendite, nella quale prendono posto tutte le 
emissioni al prezzo corrente, e successivamente diverso. 
È questo il sistema generalmente usato nei vari Stati, 
e segnatamente in Inghilterra e in Francia. Coir altro 
sistema invece, che ha il favore di alcuni teorici e trova 
pure qualche raro riscontro nella pratica, i prestiti dif- 



ferenti sì consolidano separat 
UD servizio speciale d'interea 
i fondi applicati a questo serv 
non possono destinarsi od alt 
estinto il primo. 

Ora per decidere la questi 
dovrebbe darsi ad uno dei due sistemi accennati, bi- 
sogna considerarne 1 vantaggi e gli svantaggi relativi. 
Il primo sistema è certamente il più semplice ; e sta 
in ciò il suo merito principale. Un solo modo di emis- 
sione, di trasferimento o di riscatto per tutti i prestiti ; 
un solo servizio, un solo fondo di ammortamento ; e 
per conseguenza un solo corso dei titoli, un solo rego- 
latore, 0, come diceai, misuratore del credito pubblico. 
Stipulandosi un nuovo prestito, la sua consolidazione 
conaiate in ciò, che si aumenta della cifra corrispon- 
dente la rendita inscrìtta, e ai stabiliscono nel servizio 
generale i nuovi fondi per il pagamento degl'interessi 
e per 1' ammortamento ; laddove coli' altro aistoma do- 
vrebbe assegnarsi a ciascun prestito una gestione sepa- 
rata e istituirsi un fondo speciale pel servizio ordinarlo, 
rendendosi in questo modo più complicata l' ammini- 
strazione del debito pubblico. Ma il vantaggio della sem- 
plicità non è tutto in finanza, e può talora, come nel 
caso presente, avere per correspettivo danni e incon- 
venienti molto più gravi. Il sistema comune di conso- 
lidazione esercita un'influenza sfavorevole sul credito 
dello Stato e produce eflfetti pregiudiziali, tanto riguardo 
all'erario, quanto riguardo ai creditori. Equiparandosi 
in tutto e ingiustamente prestiti contratti in vari tempi 
e a condizioni diverse, si offendono gl'interessi legit- 
timi dei primi creditori e si nuoce al credito generale 
dello Stato, cbe diventa via via meno solido e più sog- 
getto a subite variazioni. Ogni nuovo prestito aoema 
le guarentigie, indebolisce la base dei debiti esistenti 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 249 

con cui si confonde, e aggrava lo stato della finanza 
accrescendone le obbligazioni assunte senz' altra di- 
stinzione. 

Ma le conseguenze più gravi e dannose, che ne de- 
rivano, si riferiscono all' aminortamento e alla conver- 
sione delle rendite pubbliche. La confusione in massa 
di tutti i delMti, prodotta dal comune sistema di con- 
solidazione, non solo muta di continuo le condizioni di 
quelli stipulati anteriormente, ma allontana via via 
indefinitamente i termini dell' ammortamento, che di- 
venta in tal guisa illusorio, e rende oltremodo diffi- 
cile la conversione; imperocché non è possibile effet- 
tuare bene 1' una e l' altra operazione, se non sono 
circoscritte dentro limiti determinati, e non si riferi- 
scono a singoli prestiti. Ma di ciò diremo in appresso. 
Intanto possiamo affermare che i danni e gli svantaggi 
del sistema vigente di consolidazione superano di gran 
lunga i vantaggi di una maggiore semplicità di ge- 
stione. Il credito pubblico procede più lento e meno 
spedito nel suo svolgimento naturale; perchè lo Stato 
incontra maggiori difflcoltà nel contrarre nuovi prestiti 
a misura che si accumulano i debiti, e si aumentano 
i suoi impegni. Né si può fare assegnamento sulla unità 
dei corsi, come misura del credito pubblico; questa 
unità non esiste effettivamente, quando vi sono più 
classi di rendite, e i ragguagli, che si stabiliscono da 
fondo a fondo, attribuiscono a ciascuno il suo proprio 
valore. Oltre a ciò, la confusione accennata dei titoli 
compromette le più delicate e importanti operazioni 
finanziarie, e arreca gravi perdite all'erario. E però 
una delle riforme più proficue ed 'urgenti nella conso- 
lidazione dei prestiti pubblici è quella di specializzare 
il servizio per ciascuno di essi. Il nuovo sistema giova 
a mantenere per ogni classe di rendite le proprie gua- 
rentigie e condizioni. Costituito ciascun debito sovra 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 25l 

istituzione di una Cassa speciale di credito per le pub- 
bliche costruzioni, di cui si comprende Timportanza 
finanziaria ed economica. 

Ciononostante anche per rispetto a tali prestiti è 
prevalso il sistema comune di consolidazione ; e il modo 
con cui si negozia e si amministra un debito contratto 
per aprire un canale navigabile o costruire urta strada 
ferrata non differisce da quello adoperato per stipulare 
i debiti destinati a mantenere un esercito sul piede di 
guerra o coprire disavanzi eventuali del bilancio. Le 
condizioni, i procedimenti sono del tutto analoghi; i 
titoli confusi nella massa generale del debito; e iden- 
tico il servizio corrispondente. Neil' un caso, come nel- 
r altro lo Stato impegna il proprio credito generale, ed 
offre ai creditori in garanzia la solidità delle sue isti- 
tuzioni e il fondo comune delle contribuzioni. La con- 
seguenza di questo sistema si è, che le difficoltà di 
contrarre prestiti a patti soddisfacenti crescono sempre 
più, e diventano insuperabili nei casi di bisogni estremi ; 
il credito pubblico si esaurisce tutto nella sua forma 
generica astratta, che non è sempre egualmente effi- 
cace ; e r arte finanziaria non ricava alcun vantaggio 
dalle circostanze di fatto, che potrebbero servire di 
sussidio e di appoggio a questa istituzione importante. 

Oltre di ciò, mancano nella confusione generale dei 
prestiti gli elementi e le norme pratiche per distin- 
guere ed apprezzare gli effetti economici e finanziari, 
eh* essi producono, e le condizioni che creano in ordine 
alla prosperità dello Stato e della nazione. A questi 
inconvenienti può solo ovviare il sistema speciale di 
consolidazione, che distingue i debiti secondo F oggetto 
e lo scopo a cui servono, ed assegna a ciascuno di essi 
un separato servizio e guarentigie diverse. 



252 LIBRO SECONDO. 



Capitolo IV. 

La conversione e l'estinzione 
del debito pubblico. 

§ i 12. — Il debito consolidato, redimibile e irredimi- 
bile, subisce nel corso del tempo alcuni cambiamenti so- 
stanziali, e va soggetto ad operazioni finanziarie, che 
hanno per effetto la sua estinzione parziale o totale. 
I modi generalmente usati e legittimi, con cui si ottiene 
questo risultato, sono due : Tarn mortamente libero del 
debito stesso e la conversione volontaria della rendita. 
Col primo mezzo lo Stato restituisce in tutto o in parte 
ai creditori il capitale, conformemente alla facoltà ri- 
servata e secondo le condizioni stabilite esplicitamente 
od implicitamente nella stipulazione dei prestiti. E col- 
r altro si vale dello stesso diritto di rimborso per ot- 
tenere nei momenti opportuni una riduzione dell' inte- 
resse a beneficio dei debitori effettivi o dei contribuenti. 
Oltre di ciò, si converte talora un debito irredimibile 
in qualche forma di rendita temporanea o vitalizia per 
conseguirne più facilmente e più sicuramente l'estin- 
zione dopo un certo numero di anni. E però abbiamo una 
serie svariata di operazioni, le quali si riferiscono al de- 
bito consolidato nel periodo che corre dalla sua costi- 
tuzione all' estinzione, e riguardano i cambiamenti ài 
forma, di ordinamento amministrativo e di ragione eco- 
nomica. Le principali e veramente importanti sono: 
l'ammortamento diretto, la trasformazione del debito 
e la riduzione dellia rendita. 

La necessità e l'utilità pratica dell'ammortamento 
facoltativo e opportuno si comprende da tutti, perchè, 
attenuandosi la cifra dei debiti, si rialza il credito pub- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 253 

blieo, si migliorano le condizioni della finanza, e si 
agevola la via alla stipulazione di nuovi prestiti in 
momenti di bisogno. Ma la politica finanziaria non s' in- 
forma generalmente a questo concetto. Variano le opi- 
nioni circa, i modi e i sistemi di effettuare Y ammorta- 
mento; e gli esperimenti fatti in questa materia non 
servono a confermare il principio teorico. La pratica 
oscilla per lo più tra due estremi egualmente difettosi : 
tra r ammortamento immaginario di un istituto spe- 
ciale e quasi automatico ; e V ammortamento semplice 
e irregolare, dovuto agli avanzi eventuali delle entrate 
ordinarie. Il primo sistema, praticato da prima in Inghil- 
terra e patrocinato dal Price, consiste nella istituzione 
di una cassa di ammortamento, dotata di un fondo in- 
tangibile, che, destinato alla compra dei titoli e raffor- 
zato dall'innata energia dell'interesse composto, do- 
vrebbe compiere il riscatto delia rendita. Le conseguenze 
dannose, le perturbazioni e le perdite che ne deriva- 
rono per più di un secolo misero in luce la sua base 
erronea, e diedero impulso ad una reazione salutare. 
Fu posto in sodo il principio fondamentale, dimostrato 
specialmente dall' Hamilton, che non può aversi un am- 
mortamento effettivo, se non proviene da un' ecce-, 
denza reale di entrate ordinarie ; fu distrutto l' abba- 
glio dell'interesse composto, a cui faceva riscontro una 
spesa equivalente od anche maggiore; stabilita la re- 
gola pratica di annullare a mano a mano le rendite 
riscattate per evitare le complicazioni e distrazioni no- 
cive ; e si è potuto rendere in tal modo semplice, chiaro 
ed efficace questo ramo importante di amministrazione 
finanziaria. Se non che l' ammortamento deve fondarsi 
bensì sugli avanzi annuali del bilancio, ma prendere ad 
un tempo in esso una forma regolare, godere di speciali 
guarentigie, essere fornito di un proprio servizio, e di- 
ventare sistematico e continuo. A questo concetto pra- 



ita in mezzo 1 
i via via negli 
igh il terra. E pi 
s^oni da statisti 
nne attuata dai 
imento stabi lit 
ettivi delle er 
lace (old sinki 
thcote trasfoni 
i UDa dotazion 
servizio del de 

ima totale e ciò che occorre per il semplice 
) degl'interessi [neto sinking fund). 
— L' estinzione del debito consolidato può ope- 
rettamente e non meno efficacemente per 
a conversione di una rendita perpetua in ren- 
aranea (vitalizia o a termine fisso): conver- 
ove sia opportunamente effettuata e continua 
anni, dà risultati meravigliosi. Di che una 
inosa ci porge la storia finanziaria deìl'In- 
dove fin dal principio di questo secolo furono 
primi disegni di simili operazioni ; le quali 
poi con maggiore larghezza e migliorate nelle 
ostituiscono una delle parti più lodevoli della 
lanziarta inglese. E benché qualche volta non 
'uto un esito fiivorevole, sia per l' influsso di 
lentali, sia per mancanza di giusta misura e 
le; pure nel complesso formano Jt sistema 
loso e sicuro di estinzione del debita, la forma 
li ammortamento. Quand'anche esista una 
fissa, destinata al servizio del debito pub- 
cui sia garantita la permanenza e perpe- 
può mettersi in dubbio la convenienza di un 
1. Perocché l'esperienza ha dimostrato che 
somma assegnata ulta estinzione del debito 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 255 

sotto qualsiasi condizione, può essere sottratta in mo- 
menti di bisogno; mentre T ammortamento che agisce 
mediante la trasformazione delle rendite perpetue in 
temporanee è inviolabile ^e continuo. E i risultati, che 
se ne sono ottenuti in Inghilterra, dimostrano la utilità 
e la efficacia pratica del sistema, il quale ha contri- 
buito grandemente alla estinzione del debito pubblico. 
L'opinione degli statisti jnglesi è concorde su questo 
punto, ed uniforme la pratica adottata in tempi diversi. 
§ 114. — Ma qualunque sia la forma del rimborso, 
la sostanza del fatto riducesi ad un trasferimento di 
una certa quantità di ricchezza o di capitale dai con- 
tribuenti ai creditori dello Stato, ossia alla restitu- 
zione delle somme fornite prima dagli uni invece de- 
gli altri per la soddisfazione «Ielle spese pubbliche, e 
quindi alt atto finale con cui si compie lo scambio diviso 
dal tempo. Questo concetto obbiettivo della estinzione 
del debito è tanto lontano dalle nozioni e immagini vol- 
gari di un carico più o meno grande che pesa sulla 
nazione e sulle generazioni future e che bisogna to- 
gliere a qualunque costo; quanto dall'idea erronea, 
che la rendita pubblica offra un utile impiego a molta 
parte della ricchezza disponibile che altrimenti do- 
vrebbe mancare. L'impiego fruttifero della ricchezza 
del capitale se non è fatto dagli uni, dev' essere fatto 
dagli altri allo stesso modo ; stantechè gì' interessi del 
debito devono essere prelevati sul reddito effettivo 
delle varie classi di contribuenti. Il rimborso non pro- 
duce che la trasmissione del capitale dagli stessi con- 
tribuenti ai creditori dello Stato ; come prima la stipu- 
lazione del prestito aveva avuto per effetto di lasciare 
la stessa ricchezza in possesso dei contribuenti. Ora 
può accadere in un dato momento che ai contribuenti 
sia meno vantaggioso di conservare la somma del ca- 
pitale, pagandone gì' interessi, piuttosto che cederla ai 



256 LIBRO SECONDO. 

creditori ; e la cessione avviene mediante il rimborso, 
ossia un provento straordinario delle imposte, le quali a 
tal uopo si mantengono ad un' altezza maggiore del ne- 
cessario. Il mutamento avviene nella distribuzione della 
ricchezza capitalistica, ed è un effetto naturale dello 
scambio a credito, quando è compiuto. E la ragione del 
fatto, cioè della preferenza data nel primo caso al pre- 
stito sull'imposta, e nell'altro all'imposta sulla conserva- 
zione del debito, è sostanzialmente la stessa ; e consiste 
nel calcolo dianzi accennato fra i vantaggi e svantaggi 
relativi dei due atti che compongono quella specie di 
scambio e T utilità finale della ricchezza nei due mo- 
menti anzidetti. Il debito è preferito all'imposta, fin- 
ché lascia in potere dei contribuenti una somma di 
beni più valevole, più produttiva o necessaria, la cui 
utilità è maggiore della spesa annuale, e, oome suol 
dirsi, finché giova ad evitare carichi troppo gravi, una 
pressione tributaria eccessiva, la quale appunto costi- 
tuirebbe' una violazione 'di quella legge del valore. Ma 
quando le parti s' invertono, e la ricchezza rimasta in 
possesso dei contribuenti diviene meno valevole, ar- 
reca loro un' utilità minore della spesa relativa, cessa 
la convenienza di mantenere il debito e appare evi- 
dente la ragione dell'ammortamento. 

Il che deve intendersi relativamente, non ai singoli 
contribuenti, ma alla maggioranza di essi ; e pratica- 
mente si può desumere dal grado diverso di pressione 
tributaria. L'estinzione del debito, al pari della sua 
costituzione, é, come abbiam detto, un fatto collettivo 
la risultante di una serie numerosa di atti indivi- 
duali, che s' informano al principio del valore, e danno 
luogo alla trasmissione della ricchezza nel senso accen- 
nato di sopra. Quanto é più lieve ed agevole l' imposta, 
quanto più lontana dal minimo dei profitti e dei sa- 
lari, altrettanto preferibile o facile il rimborso del de- 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 257 

bito. La rapidità dell' ammortamento procede in ra^ 
gione inversa della pressione tributaria. Le operazioni 
compiute e i risultati ottenuti recentemente negli Stati 
Uniti di America, dove il peso delle imposte è assai lieve 
relativamente alla grande e naturale produttività del- 
l' industria, costituiscono la più splendida dimostrazione 
di questa legge economica. E similmente in Inghilterra, 
se il debito pubblico si è potuto ridurre notevolmente 
e a più riprese, benché in più tenue misura e non senza 
interruzioni, è dovuto, non tanto alla pertinacia degli 
uomini di Stato, quanto alla crescente fecondità delle 
imposte, la quale è risultato di quella efficacia produt- 
tiva che r industria britannica possiede e acquista nel 
commercio internazionale. 

Che se per contro in Francia, in Italia e in altri 
Stati europei il debito pubblico si è aumentato consi- 
derevolmente, senza interruzione, e se, nonostante le 
ripetute conversioni, si è accresciuto V ammontare del 
capitale e degl' interessi, la ragione s'intende di leg- 
gieri. La pratica efficace dell'ammortamento presup- 
pone un avanzo reale di entrate ordinarie ed ha la sua 
base nella capacità contributiva dei cittadini, la quale 
non sia intieramente usufruita per sopperire alle spese 
ordinarie dello Stato. Ma sé le spese si aumentano, o 
appaiono continue le deficienze nel bilancio, qualunque 
nuovo provento viene assorbito dai maggiori bisogni 
dell'erario, e non rimane altro per la estinzione del 
debito. Certo contril?uisce a questo effetto negli Stati 
dianzi citati la mancanza di quelle provvide istituzioni 
e di quegli sforzi perseveranti che in Inghilterra si 
coordinano all' ammortamento ; ma la cagione princi- 
pale e obbiettiva del fatto è la forte pressione tribu- 
taria, troppo grave per i contribuenti, ed appena suf- 
ficiente od anche insufficiente alle spese ordinarie dello 
Stato." Perocché il rimborso del capitale, dovendo ef- 

M. A - 8. 17 



I 



258 



LIBRO SECONDO. 



fettuarsi coi proventi delle imposte, presuppone nei 
contribuenti una certa quantità di ricchezza disponi- 
bile, una ricchezza che superi ciò che occorre alla sod- 
disfh.zione immediata dei bisogni privati e pubblici ed 
abbia per loro un valore minore ; e quindi implica ne- 
cessariamente una tassazione media, che non sia ec- 
cessiva per rispetto alle loro forze contributive e che 
sia più che sufficiente alle esigenze ordinarie e continue 
deir erario. 

§ 1 15. — La conversione della rendita, che porta un 
alto interesse, in rendita ad interesse più basso, consiste 
in ciò, che lo Stato propone ai suoi creditori Y alterna^ 
tiva o di acconsentire alla riduzione dell' interesse o di 
accettare il rimborso del capitale al pari. In sostanza 
si tratta di un cambiamento dei rapporti economici fra 
le due parti interessate, i creditori e i contribuenti. Il 
diritto esclusivo o la facoltà del rimborso, di cui gode 
lo Stato, ne costituisce la base legale; e la possibilità 
di trovare somme equivalenti di capitale ad un saggio 
più tenue d* interesse è la ragione pratica di opportu- 
nità. La costituzione del debito irredimibile poggia su 
questi due principii fondamentali : che lo Stato è ob- 
bligato a pagare gF interessi finché non voglia far uso 
della prerogativa di rimborsare i possessori dei titoli 
al pari ; e che i creditori, i quali non possono esigere 
questo rimborso, devono in ogni caso accettarlo. Il pa- 
gamento esatto e sicuro degl' interessi e la facile tra- 
smissione dei titoli dall'uno all'altro possessore, sono 
condizioni sufficienti, perchè il credito pubblico sotto 
la forma di rendita perpetua abbia una larga e solida 
base. E la conversione libera significa appunto la sti- 
pulazione di un nuovo debito a condizioni migliori, pre- 
ferita dai creditori al rimborso del debito anteriore e 
virtualmente estinto. 

I prestiti pubblici per lo più sono contratti in tempi 



i 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 259 

difficili, per bisogni argenti e straordinari dello Stato, 
ad un interesse relativamente elevato. Ma poi toprag- 
giungono tempi più propizi all' accumulazione dei capi- 
tali e al lavoro intenso, in cui aumenta la ricchezza, 
cresce il provento delle imposte, si rialza il credito 
pubblico e possono facilmente ottenersi somme cospicue 
a condizioni più vantaggiose. E quindi nulla di più 
naturale in tal caso, che lo Stato, il quale dovette 
stipulare i prestiti ad alto interesse in circostanze 
sfavorevoli, si valga del suo diritto di rimborso per 
proporre ai creditori V alternativa o di acconsentire 
alla riduzione della rendita o di accettare la restitu- 
zione del capitale al pari, ottenendo in tal modo un 
risparmio considerevole di spesa. L'operazione* è tanto 
giuridicamente legittima e giusta, quanto finanziaria- 
mente proficua. E però gli scrittori più autorevoli, 
quali il Nebenius e il Laffitte, affermano che lo Stato 
ha, non solo il diritto di ridurre liberamente la rendita 
per rispetto ai creditori, ai quali è data la scelta tra 
la conversione e il rimborso ; ma un preciso dovere re- 
lativamente ai contribuenti, ai quali, se incombe l'ob- 
bligo di pagare gl'interessi del debito, non deve ad- 
dossarsi un carico maggiore del necessario, che forma 
un guadagno straordinario, ingiustificato dei possessori 
di rendita. Il compito dello Stato nell' amministrazione 
del debito pubblico è di mantenere salda la garanzia 
dei rapporti economici e inalterato l'equilibrio fra le 
pretese legittime delle due parti contraenti. 

L' efficacia pratica della conversione dipende prin- 
cipalmente da ciò, che sia proposta al momento op- 
portuno, quando il progresso reale della economia ha 
prodotto un ribasso nel saggio dell' interesse ordinario, 
per modo che la grande maggioranza dei creditori, non 
trovando nell'industria privata impieghi più lucrosi e 
sicuri della ricchezza disponibile, dovrà preferire la ri- 



! 

J 



260 LIBRO SECONDO. 

duzione della rendita al rimborso del capitale, o in 
altro modo e mediante il concorso di nuovi capitalisti 
sarà assicurato l'esito dell' operazione. A tal uopo gio- 
veranno alcune avvertenze, le quali riguardano il pro- 
cedimento che deve seguirsi nel recare ad effetto la 
conversione. Innanzi tutto vuol essere una vera e sem- 
plice riduzione d'interegse, operata col fine di dimi- 
nuire il carico annuale del debito senza aumento cor- 
respettivo della cifra del capitale od altro vantaggio 
equivalente concesso ai creditori. Le concessioni di 
questo genere alterano il significato dell' operazione, la 
rendono illusoria e ne distruggono gli effetti benefici. 
Indi bisogna accertarsi direttamente e con mezzi sicuri 
della sua opportunità e riuscita. Conviene attendere il 
ribasso effettivo dell'interesse ordinario, senz'affret- 
tarlo intempestivamente e con misure artificiali; pro- 
porzionare allo stesso ribasso il grado e la vastità della 
riduzione della rendita ; e assicurarsi le somme neces- 
sarie per offrire il rimborso ed eseguirlo nei casi in 
cui è richiesto. È un quesito d'indole pratica e assai 
complessa, che richiede nei politici della finanza una f 
profonda conoscenza dei tempi e delle condizioni rela- 
tive al mercato capitalistico. E gli esempi che ci for- 
nisce la storia finanziaria di vari Stati, segnatamente 
dell' Inghilterra, dimostrano chiaramente la verità e 
l'efficacia delle norme anzidette. 

Quando la conversione è offerta al momento oppor- 
tuno e nella giusta misura, è sempre tenuissiraa la cifra 
dei rimborsi reclamati, e il risparmio degl' interessi ef- 
fettivo, non bilanciato da altri compensi pei creditori, 
com'è avvenuto, per esempio, in Inghilterra nel 1830, 
nel 1844 e nel 1854, e in Francia nel 1883 e nel 1887. E per 
contro r operazione è fallita completamente o ha incon- 
trato grandi diflacoltà e arrecato scarsi e dubbi beneficii 
tutte le volte che si è voluta effettuare in condizioni 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 261 

sfavorevoli, prima del tempo opportuno, con propor- 
zioni eccessive ; o quando altri bisogni pubblici o pri- 
vati assorbivano nuove somme di capitale, come dimo- 
strano, fra molti altri, gli esempi delle conversioni 
proposte in Inghilterra dal Gladstone nel 1853 e dal 
Childers nel 1884 e non recate ad effetto. Ma, lasciando 
da parte le variazioni accidentali o momentanee del 
mercato capitalistico e gì' influssi di circostanze fortuite, 
nello stato ordinario della economia e col progresso 
naturale delle industrie, da una parte abbondano sem- 
pre più i capitali disponibili, i capitali che cercano un 
investimento profìcuo, e il saggio dell'interesse si ac- 
costa al minimo ; e dall' altra si accresce la fiducia 
nello Stato e nelle sue istituzioni, si moltiplicano e raf- 
forzano le guarentigie del credito pubblico, e i suoi 
titoli sono più ricercati. Di guisa che per l' una e per 
l'altra cagione il corso della rendita tende ad elevarsi, 
ribassandosi l'interesse effettivo, e si aumentano le 
probabilità favorevoli alla conversione. 

§ 1 16. — Un' altra quistione importante riguarda la 
forma che si attribuisce alla nuova rendita convertita, 
ossia il modo con cui avviene la riemissione dei titoli. 
La conversione libera, com'è praticata negli Stati ci- 
vili, implica questi due fatti, cioè l'estinzione del debito 
antico e la stipulazione del nuovo con patti diversi. Ma, 
perchè i nuovi titoli siano accettati e preferiti al rim- 
borso del capitale, devono arrecare agli acquirenti un 
qualche vantaggio speciale in compenso dell' interesse 
minore ; e ciò consiste, non solo nella certezza di non 
potere investire con maggior profitto il capitale in altri 
impieghi possibili, ma nell' assicurazione loro concessa, 
che il nuovo saggio della rendita non sarà alterato per 
un certo numero d' anni, e quindi nella prospettiva di un 
guadagno sicuro e soddisfacente per quel dato periodo. 
Ora mentre, secondo la pratica inglese, la conversione 



262 LIBRO SECONDO. 

si effettua uniformemente in un solo tipo di nuova ren- 
dita; questa,, secondo il sistema adottato negli Stati 
Uniti di America, è divisa in più categorie con saggi 
differenti e termini di rimborso più o meno lontani. Ne 
deriva quindi la quistione, che"|)uò formularsi nel modo 
seguente : è più utile al tìsco di operare frequenti e 
successive conversioni, ottenendo un lieve guadagno 
per volta, oppure effettuare più conversioni ad un tem- 
po, conseguendo un guadagno immediato maggiore e 
rinunziando per qualche tempo ad altre riduzioni d' in- 
teresse? Il sistema americano ha in suo favore queste 
due ragioni abbastanza valide, cioè la maggiore pro- 
babilità in un paese nuovo di più lenti e minori ribassi 
nel saggio deir interesse ordinario, e T istituzione del- 
l'ammortamento continuo, a cui sono destinati i gua- 
dagni della conversione. Ma negli Stati europei, dove 
prevalgono circostanze diverse, dove è#meno esteso il 
campo d* impiego dei capitali, più rapido e grande il ri- 
basso deir interesse, e dov'è meno larga e continua la 
pratica dell' ammortamento, potrà credersi preferibile 
r altro sistema. In ogni caso a norma di questo elemento 
variabile, cioè la tendenza minore o maggiore dell' inte- 
resse al ribasso, bisogna istituire il calcolo e fissare il 
rapporto fra la riduzione della rendita e il periodo 
d' irredimibilità concesso ai possessori dei nuovi titoli. 
Gli effetti economici e finanziari della conversione 
si riducono a un cambiamento nello scambio e nella 
distribuzione delle ricchezze. Perocché scema in pro- 
porzione analoga la spesa annua del debito, e questa 
diminuzione si risolve, sotto pari condizioni, in un al- 
leviamento del carico tributario. E sia che il guadagno 
fiscale si adoperi come fondo di ammortamento, sia 
che serva a soddisfare nuove spese, per le quali sa- 
rebbero occorse altre contribuzioni, sia che si traduca 
direttamente in una riduzione delle imposte esistenti, 



LE ISTITUZIONI SPECIALI DELLA FINANZA PUBBLICA. 263 

il risultato è sempre lo stesso, il ristabilimento di re- 
lazioni economiche normali fra i creditori dello Stato 
e i contribuenti. In tutti i casi la distribuzione dei ca- 
richi pubblici si effettua in maniera più equabile per 
mezzo della conversione della rendita; perchè i credi- 
tori cedono ai contribuenti la parte d* interesse cor- 
rispondente alla riduzione, o la rifasciano allo Stato 
per sopperire a spese che dovrebbero essere pacate 
dagli stessi contribuenti ; e insomma o rinunziano al di 
più d' interesse in favore degli stessi debitori, o si ad- 
dossano un carico nuovo in loro vece. 



Fine.